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Le pagelle del lunedì

Pubblicato: 01 feb 2010 da Massimo Falcioni

Dionigi Tettamanzi: monito. Voto + 9. Allarme dell’arcivescovo di Milano sullo stato della vita pubblica italiana: “Preoccupanti episodi di corruzione, aggressività e accanimento mediatico ledono le istituzioni. C’è un clima politico denso di veleni e sospetti”. Notte fonda.

Silvio Berlusconi: martire. Voto – 9. Il premier indossa l’elmetto e, lancia in resta, accusa: “Sono vittima di campagne mediatiche. Su di me calunnie giudiziarie e patrimoniali. Ho subito le più gravi aggressioni contro un capo di governo”. Chi mena per primo mena due volte.

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8 commenti

Commenti dei lettori

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  • magilla

    01 feb 2010 - 08:40 - #1
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    Visto che sembra parlare di una persona in particolare, qualcuno spieghi a tettamanzi che o c’è la corruzione o l’attacco mediatico, un pò incoerente lamentarsi che c’è il corrotto e c’è chi lo attacca perchè è corrotto.

  • Profilo di enrico-xc

    enrico-xc

    01 feb 2010 - 08:41 - #2
    -3 punti
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    vero, nessuno come sb e’ mai stato perseguirtato ingiustamente a tale livello.
    dovrebbero indagare su certi pm che sperperano denaro pubblico in processi senza prove.

  • Profilo di pellegrinoerminio

    pellegrinoerminio

    01 feb 2010 - 09:22 - #3
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    povero S.B. quante ne deve sopportare!!! Lui che è puro come un’angelo che spesso si deve ritirare sulla sua isola alle bermude per riprendersi dallo stress della vita quotidiana vissuta nella più grande onestà nei confronti del suo portafoglio che si è fatto strada con qualche aiutino certamente , ma sopratutto con la sua grande capacità di muoversi nella giungla finanziaria anche se gli è costata qualche bustarella a volte ma solo nel bisogno e qualche incauta amicizia , ma in perfetta buona fede tanto in buona fede da non sapere neppure quando i soldi uscivano dal suo portafoglio in maniera inopportuna. Chi vuol capire capisca. Quando si parte dal nulla c’è un solo modo per guadagnare somme spropositate! Ricordate che il denaro è come una grande torta non come il pozzo di san Patrizio e se poche persone si mangiano quasi tutte le fette ben poco rimane per tutti gli altri e se poi lo fanno in modo illecito è ancora peggio.

  • magilla

    01 feb 2010 - 09:22 - #4
    1 punto
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    Enrico, non sei a scuola a quest’ora?

  • Profilo di steve-robinson-hakkabee

    steve-robinson-hakkabee

    01 feb 2010 - 09:59 - #5
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    magila: va al cepu

  • Profilo di fc77

    fc77

    01 feb 2010 - 10:11 - #6
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    insieme a totti….
    regaliamo a sirvio un libro con le nuove frasi,ormai il suo repertorio lo conosciamo a memoria…..

  • Profilo di a1

    a1

    01 feb 2010 - 11:00 - #7
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    TANTO LA CRISI NON ESISTE ANZI è FINITA, SI DISCUTE SOLO DEI PROBLEMI GIUDIZIARI DEL NANO ORMAI, TUTTO IL RESTO NON CONTA VA TUTTO BENE.

    http://www.repubblica.it/cronaca/2010/02/01/news/disoccupati_e_cassintegrati_al_nord_scoraggiati_e_sommersi_al_sud-2148984/

    Il dossier Bortolussi (Cgia di Mestre): ecco l’Italia dei senza-lavoro
    Condannati dal crollo dell’export. Nel meridione pesa il lavoro nero
    Disoccupati e cassintegrati al Nord
    scoraggiati e sommersi al Sud
    di LUCA IEZZI

    Disoccupati e cassintegrati al Nord scoraggiati e sommersi al Sud

    I lavoratori Alcoa, ieri, in piazza San Pietro
    ROMA - Disoccupati e cassintegrati al Nord, scoraggiati e sommersi al Sud. L’onda montante della distruzione dei posti di lavoro ha colpito le regioni italiane in modo diverso aggravando le situazioni preesistenti, ma anche generando reazioni differenziate. Le regioni del Centro e del Nord hanno avuto l’aumento più marcato dei disoccupati: il Nord Ovest ha visto crescere il tasso di disoccupazione nel terzo trimestre 2009 al 5,5% dal 3,8% di un anno prima, il Nord Est dal 2,9% al 4,6%. Una tendenza confermata dai dati dell’Istat riferiti a dicembre: gran parte delle 392 mila persone che nel corso del 2009 hanno ingrossato le file dei disoccupati (ora a quota 2 milioni e 138 mila) vengono dalle regioni più industrializzate. Il tasso record di disoccupazione arrivato all’8,5% ha ancora “margine” per crescere preventivando che almeno una parte dei lavoratori al momento in cassa integrazione dovranno cercarsi un nuovo lavoro. La Cgil ha stimato che con i lavoratori in Cig la percentuale dei disoccupati è già sopra al 10%.

    La Cgia di Mestre, che ha analizzato la situazione del lavoro per regione, stila una classifica (dati settembre 2009) in cui sono Lombardia, Emilia Romagna e Veneto a subire l’aumento maggiore dei disoccupati, mentre Puglia, Lazio, Molise e Calabria vedono diminuire in maniera consistente i propri. Il tasso complessivo del Mezzogiorno è passato da 11,1% a 11,7%. Sono rimasti stabili, seppur su livelli allarmanti, in Puglia (10,8%) e Sicilia (13,3%), fanno comunque male Campania (12,2%) e Sardegna (12,7%) con un peggioramento superiore alla media nazionale.

    La maggior tenuta delle regioni meridionali è solo un effetto statistico: la diminuzione degli occupati effettivi nel corso del 2009 è paragonabile al resto del paese: 195 mila i lavoratori in meno nel Mezzogiorno contro i 150 mila del Nord Est e i 130 mila del Nord Ovest. L’illusione ottica della riduzione dei disoccupati al Sud è già stato inquadrato dalla Banca d’Italia che ha segnalato l’aumento degli “scoraggiati”, ovvero delle persone in età lavorativa (15-64 anni) che non cercano più un impiego: in Italia sono 14,8 milioni, il 37,6% del totale, una zavorra storica del nostro paese da sempre con il tasso di attività al livello più basso in Europa. Gli inattivi sono per lo più giovani, meridionali e donne. L’altro fenomeno che spiega la contrazione dei disoccupati “ufficiali” nel meridione è legata ad un aumento esponenziale del lavoro nero. Le occupazioni dell’economia sommersa funzionano da vero e proprio ammortizzatore sociale, fornendo sostegno al reddito ai senza lavoro e facendo sparire una parte dei disoccupati meridionali tra gli inattivi. Una funzione “speculare” a quella realizzata dalla Cig per le aziende del Centro e nel Nord.

    Dal punto di vista dell’economia ufficiale, preoccupa anche il tipo di aziende colpite dalla crisi, dove pagano soprattutto il settore manifatturiero (-386 mila gli occupati dell’industria in un anno) e tra queste le aziende che traggono gran parte del loro fatturato dall’export, vale a dire la parte che negli anni scorsi ha più contribuito alla crescita del Pil: “Al Nord ed in particolare lungo la dorsale Adriatica si è risentito in maniera molto forte della contrazione dell’export di queste regioni che ha investito soprattutto il settore manifatturiero tradizionale (tessile, abbigliamento, calzatura, metalmeccanica, legno e mobilio)” spiega il segretario della Cgia di Mestre Giuseppe Bortolussi. Migliaia di aziende in una crisi molto più ramificata di quanto i casi-simbolo dei grandi gruppi riescano a raccontare.

    © Riproduzione riservata (01 febbraio 2010)

  • Silar

    01 feb 2010 - 15:25 - #8
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    Berlusconi farebbe prima a mettere un disco. E’ dal 94 che ci sorbiamo la solita menata.

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