È finita la carriera politica di Romano Prodi. Un uomo che, nel suo piccolo, ha segnato la storia d’Italia.
L’attuale Presidente del Consiglio dimissionario ha infatti annunciato il ritiro dalla politica italiana. Già democristiano riformista, allievo e pupillo di Beniamino Andreatta, fece ufficialmente il suo ingresso nelle sale dei bottoni il 25 novembre 1978, quando fu scelto da Giulio Andreotti come Ministro dell’Industria del governo Andreotti III.
Nell’anno dei gloriosi mondiali di calcio del 1982, Giovanni Spadolini lo nominò Presidente dell’Istituto per la Ricostruzione Industriale (IRI), ente pubblico di fondazione fascista finalizzato ad aiutare le imprese in crisi. Per la prima volta da più di un decennio, nel 1987 Prodi riportò in attivo il bilancio dell’IRI (anche se, secondo Enrico Cuccia, vi riuscì con una specie di trucco, cioè imputando a riserve le perdite sulla siderurgia).
Nel 1993, il Presidente del Consiglio Carlo Azeglio Ciampi richiamò Prodi alla guida dell’IRI. Questi accettò e poi la abbandonò nel 1994, dopo la nascita del primo governo Berlusconi.
Dopo la cocente sconfitta del 28 marzo 1994, le forze del centro (i cui uomini di spicco erano all’epoca Mino Martinazzoli, Mariotto Segni e Gerardo Bianco) e quelle della sinistra moderata (il PDS di Massimo D’Alema) individuarono proprio in Romano Prodi il leader naturale del nuovo centro-sinistra post-moroteo, ribattezzato Ulivo.
Il 21 aprile 1996, la coalizione dell’Ulivo - grazie all’accordo di desistenza con Rifondazione Comunista, che non presentò candidati nella maggior parte dei collegi maggioritari - vinse le elezioni politiche generali. Nacque il primo governo Prodi, con l’obiettivo principale di sconfiggere definitivamente la crisi economica che aveva fatto uscire l’Italia dal progetto di moneta unica europea.
Per raggiungere l’obiettivo, il Presidente Prodi varò l’”eurotassa” o “tassa per l’Europa”, che permise al paese di riallinearsi alle grandi potenze industriali europee e quindi rientrare nella zona euro. Nel 1996 l’eurotassa venne restituita al popolo italiano per il 60%.
Nell’ottobre del 1998 il governo di Romano Prodi non ottenne - per un solo voto - la fiducia alla Camera dei deputati, dopo che parte di Rifondazione Comunista gli aveva voltato le spalle per le scelte operate in finanziaria. Dopo le dimissioni, il centro-sinistra produsse due governi D’Alema e un Amato II.
Il 1999 fu un anno fondamentale per Prodi. Il 27 febbraio fondò il partito “I Democratici“, con lo scopo di riunire in un’unica formazione, sul modello del Partito Democratico degli Stati Uniti, tutte le forze che si riconoscevano nel progetto dell’Ulivo. Il simbolo era appunto un asino, lo stesso del Partito Democratico americano. Tra i costituenti vi furono Massimo Cacciari, Enzo Bianco, Francesco Rutelli, Antonio Di Pietro, Leoluca Orlando, Antonio Maccanico e Gianni Rivera. Il Presidente de “I Democratici” fu Arturo Parisi.
Sempre nel 1999 Prodi venne nominato Presidente della Commissione Europea grazie al voto dei parlamentari sia del Partito Popolare Europeo, sia del Partito Socialista Europeo. Iniziò un periodo di grandi riforme: l’introduzione della moneta unica; l’ingresso in Europa di dieci nuovi paesi - quasi tutti dell’ex blocco sovietico; la firma a Roma della Costituzione europea (poi fallita, ma riapprovata quasi in toto sotto forma di Trattato di Lisbona).
Intanto “I Democratici” confluirono nella Margherita, che nel 2007 confluì a sua volta nel Partito Democratico, quello sì un vero e proprio partito unitario delle forze della sinistra moderata sul modello statunitense (qui un ottimo albero genealogico del PD, tratto da Wikipedia). Romano Prodi ne venne nominato Presidente.
Nel frattempo però aveva conquistato nuovamente la più alta poltrona di Palazzo Chigi, sconfiggendo - nell’anno dei gloriosi mondiali di calcio 2006 - la Casa delle Libertà di Berlusconi, Bossi, Casini e Fini, ma con soli venticinquemila voti di vantaggio.
Il Prodi II fu uno dei governi più travagliati della storia della Repubblica, nella legislatura più breve mai avuta dal dopoguerra.
Ancora una volta un mancato voto di fiducia, stavolta al Senato della Repubblica, fu fatale al professor Romano. Il 24 gennaio 2008 Prodi rassegnò le dimissioni, rimanendo in carica per l’ordinaria amministrazione. L’ultima pagina di questa storia è stata firmata il 9 marzo 2008. Incontrando per strada alcuni cronisti, Romano Prodi ha formalizzato ciò che da tempo era noto e stabilito: «io ho chiuso con la politica italiana», ha detto.
Diego D
10 mar 2008 - 13:38 - #1Uh… ero convinto che l’avremmo visto andar via in bici ;-))
Saluti D
a.nd.re.a (vero)
10 mar 2008 - 13:39 - #2dite quello che volete, ma se ne va un uomo onesto.
Angelo Fiorillo
10 mar 2008 - 16:06 - #3“Nel suo piccolo”?!? Gesù, dagli anni Ottanta a ieri mattina ha fatto quasi più danni di un’epidemia di Ebola…
Il suo “addio” di ieri non è altro che l’ennesima trovata d’immagine del Pd di Veltroni, un nuovo paragrafo nel capitolo “Noi Siamo Diversi Da Prodi”.
destra ovunque
10 mar 2008 - 20:03 - #4a casa,è il primo non c’è piu’
Gustavo Lapassera (al catasto)
10 mar 2008 - 23:08 - #5Quest’uomo ha impiantato nel suo DNA il “brutto” gene dell’onestà(fino a prova contraria..).
Prima ci ha portato nell’euro e poi ha tentato di risanare un paese con un debito pubblico tra i più alti al mondo.
I berluscones le hanno tentate tutte per incastrarlo.
Due fulgidi esempi sone le nascite sotto l’egemonia di silvio delle commisioni mitrokin e la telekom serbia(Naturalmente tutto a spese nostre)
La questione non fosse serissima ci sarebbe da sbellicarsi dalle risate su cosa hanno combinato i il fantastico Guzzanti(un uomo un perchè) e i suoi supertestimoni Scaramella e Igor Marini.