Qualche mese fa, proprio qui su polisblog, criticai i manifesti elettorali di Filippo Penati per le elezioni provinciali di Milano, che invitavano a “scegliere la persona” (e sottintendevano “non il così poco attraente PD”).
Oggi, dopo la mancata riconferma in Provincia, il centrosinistra ripresenta Penati come sfidante di Roberto Formigoni per la poltrona di Presidente della Regione Lombardia - utilizzando tra l’altro, nei nuovi manifesti, proprio la stessa foto di qualche mese fa.
Una scelta che potrebbe apparire paradossale ma che - se analizzata tenendo conto dei retroscena - rivela molte caratteristiche importanti del modo di fare politica di buona parte degli esponenti del Partito Democratico.
Perchè candidare Penati? Voci di corridoio, provenienti da ambienti piuttosto vicini all’ex sindaco di Sesto San Giovanni, danno questa versione della vicenda: il PD non ha mai considerato come realistica la possibilità di vincere in Lombardia, ed era alla ricerca di qualcuno pronto a candidarsi per perdere.
Nessuno però sembrava volersi fare carico di questa ingrata incombenza. Nessuno tranne il Penati, che però non aveva nessuna intenzione di fare il kamikaze gratuitamente. Stando sempre alle voci di cui sopra, l’ex coordinatore nazionale della mozione Bersani alle primarie avrebbe infatti chiesto come ricompensa niente meno che uno scatto di carriera all’interno del partito.
In altre parole: dopo la (prevedibile) sconfitta del 28 e 29 marzo, l’ex presidente della Provincia di Milano farà le valigie dal “territorio” del Nord per partire alla volta di Roma. Con un incarico nella macchina del partito o addirittura in una delle due camere, non appena sarà possibile.
La vicenda-Penati ci insegna che nel PD non fanno carriera le persone che ottengono la fiducia degli elettori: altrimenti un candidato doppiamente bocciato dal suo territorio verrebbe scartato senza appello. Fa carriera chi viene ritenuto degno della fiducia del partito: e questa si ottiene anche rendendosi disponibili a fare il candidato-suicida in tornate elettorali senza speranza.
Ed ecco spiegato il paradosso per cui nel PD chi più perde, più avanza. Resta però un’altra contraddizione, più difficile da risolvere: siamo sicuri che quel Penati così esperto nelle dinamiche interne del partito sia lo stesso che qualche mese fa implorava gli elettori di dimenticarsi del PD, e di scegliere invece la sua persona?
ice
03 feb 2010 - 10:08 - #1Berlusconi piglia tutto
poco si parla dei problemi della comunità interessate al voto, tutto è portato ad no scontro tra i partiti e le loro iniziative a livello nazionale
ricordo solo Soru costretto a fare campagna elettorale non contro Cappellacci, ma contro Belrusconi
alla fine, ahimè è capitato spesso che il voto non fosse dato al cnadidato, ma al partito
e non per il porgramma regionale, ma per le promesse romane
.
metti anche questa considerazione
.
In una regione fortemente schierata la vittoria del candidato non dimostra nulla sulle sue capacità
ma io aggiungo che ahimè la politica di oggi premia chi crea clamori e dichiara di risolverli
e non chi fa bene il suo lavoro evitando addirittura che i problemi arrivino a schierare media e opinione pubblica
faccio il sistemista di rete e nel mio lavoro, un lavoro di “servizio” accade lo stesso
se per fare un ottimizzazione o una manutenzione che permetta ai sistemi di funzionare al meglio e creo un disagio agli utenti di 15 minuti mi piovono tlefonate e urla da tutte le parti
se non faccio nulla e aspetto che i sistemi vadano in crash per intervenire a danno fatto e farli ripartire, con un fermo di magari un 1-2gg…invece sono stato bravo a risolvere un cosi grosso casino
vorrei che questo vi facesse meditare su come vengono riconosciuti i meriti
macleod
03 feb 2010 - 13:43 - #2Beh ovvio.. il PD… il partito dei Perdenti!!!
abiraghi
04 feb 2010 - 00:24 - #3L’aspetto “perdente” della candidatura Penati è il meno critico. Ben più importanti sono l’aspetto “metodo” (la calata dall’alto alla faccia degli elettori) e la persona Penati, prodotto della peggior degenerazione del Piddì.
Penati è stato uno dei peggiori amministratori dati dal centrosinistra al Nord. Dalla oscura vicenda dell’acquisto del 15% di Serravalle da Gavio (a quasi il doppio del valore di stima e la relativa voragine), attraverso le cessioni ad ASAM e i conseguenti sperperi, via via con le poltrone ad amici e sodali privi di titoli ed esperienza (per esempio Franco Maggi, dirigente della comunicazione a stipendio da nababbo senza avere i titoli ed esperienza), gadget di gomma a prezzo d’oro (”non faremo gadget!” aveva proclamato in campagna elettorale), autopromozione milionaria a spese della collettività, consulenze d’oro, favori agli assessori compiacenti (il fidanzato della Benelli direttore di un oscuro museo di Cinisello a stipendio da top manager). Ancora: le dichiarazioni razziste, la prepotenza sui più deboli, i finanziamenti alle ronde, eccetera, un vero Borghezio sotto mentite grisaglie, altro che centrosinistra.
Sia chiaro: in queste elezioni il centrosinistra perderà. Sarebbe stata un’ottima occasione per mandare in campo una faccia nuova e cominciare un percorso di ricostruzione di ranghi e metodi. Si è preferito mandare il funzionario rampante ma devoto, con pelo sullo stomaco e fame di privilegi, per raccattare un po’ di poltrone e tenere in piedi un meccanismo che - a conti fatti - fa comodo al PD. Tanto chi ci rimette siamo noi che in Lombardia ci campiamo, loro dormono tra lenzuola di lino.