Logo Blogo

Veritometro: Brunetta, l'Articolo 18 e la precarietà dei giovani

Pubblicato: 04 feb 2010 da Giulio Mattioli
“Noi concentriamo la flessibilità sui figli, l’articolo 18 garantisce i padri, che sono ipergarantiti”

Renato Brunetta

Scopri perchè dopo il salto

Dopo le dichiarazioni di due settimane fa sui 500 euro da dare ai giovani togliendoli alle pensioni, continua la conversione di Renato Brunetta - che solo qualche mese fa tesseva le lodi del sistema di welfare italiano - verso il riconoscimento di una verità palese a tutti gli esperti del tema: la regolamentazione del mercato del lavoro e lo stato sociale italiano sono congegnati in modo tale da discriminare i giovani in maniera brutale.

Nello specifico, la verità di quanto dichiarato ieri sera a “Porta a Porta” dal Ministro della Funzione Pubblica è facilmente dimostrabile. Prendiamo come cas de figure la reazione del sistema-Italia alla crisi: come hanno spesso fatto notare con spavalderia del tutto fuori luogo i ministri del governo, il tasso di disoccupazione del nostro paese si è mantenuto (almeno ufficialmente) sotto la media europea.

Peccato che il nostro paese sia uno di quelli con il tasso di disoccupazione giovanile più alto del continente, nonchè lo Stato in cui la differenza tra questo e quello degli adulti è più aumentata dall’inizio della crisi. Potete verificarlo da voi nei grafici che vi riporto in gallery.

La disoccupazione giovanile in Italia e in Europa
La disoccupazione giovanile in Italia e in Europa La disoccupazione giovanile in Italia e in Europa

Se quanto detto finora è vero, e se la matematica non è un’opinione, ne deriva che gli adulti italiani (i “padri” cui fa riferimento Brunetta) sono davvero iperprotetti: nel senso di più protetti dal rischio di restare senza lavoro dei loro figli, ma anche di maggiormente garantiti rispetto ai loro omologhi europei.

Questo accade perchè si è creato in Italia, nel corso degli ultimi 15 anni, un “mercato del lavoro duale: da un lato i lavoratori precari, prevalentemente giovani, che sono i primi a venire lasciati a casa quando la situazione si fa difficile. Dall’altra gli assunti a tempo indeterminato (in grande maggioranza adulti o anziani), tra lavoratori i più protetti d’Europa.

Quanto conta l’articolo 18 in tutto questo? In realtà non quanto molti vorrebbero far credere - sia tra i fautori della sua abolizione che tra i suoi più strenui difensori. Il problema è la più generale regolamentazione dei contratti di lavoro - argomento sul quale più di uno studioso ha avanzato interessanti proposte di riforma.

Resta il fatto che l’articolo 18 protegge effettivamente i soli lavoratori tipici (che comprendono la stragrande maggioranza della generazione dei “padri”) e non gli atipici (che si ritrovano in gran quantità tra le fila dei giovani). L’affermazione di Brunetta in esame può quindi essere considerata vera in ogni sua parte, anche se tendenziosa nel suo riferimento esclusivo all’articolo 18.

E non finisce qui: il ministro ha avuto altre parole di verità nel corso della trasmissione di ieri sera. Mi limito a riportarle nel seguito, senza ulteriori commenti: per quelli spazio ai lettori.

“Spendiamo troppo in cattivo welfare per i padri e troppo poco per i giovani. Spendiamo tantissimo per finte pensioni di invalidità, e quasi nulla per incentivi per gli affitti e le borse di studio per i giovani”

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (2 Voti | Media: 5 su 5)
condividi condividi
6 commenti

Commenti dei lettori

(Inserisci un commento - Nascondi commenti anonimi)
  • Profilo di emanuele777

    emanuele777

    04 feb 2010 - 01:48 - #1
    1 punto
    Up Down

    Non sono un esperto in materia, ma credo che basti usare un poco di buon senso per vedere come sono le cose.
    Dagli anni 70 in poi i sindacati hanno chiesto a gran voce una sola cosa: massima tutela per i lavoratori, che in poche parole si è tradotto con il non licenziamento e la pensione assicurata.
    Fatto in anni di benessere economico, può essere una cosa giustissima. Ma quando il benessere è venuto a mancare..
    I contratti precari sono stati introdotti perché le aziende non potevano più assumere, perché assumere voleva dire non poter più licenziare. Bene, e il risultato è stato semplice: da una parte, una quantità di giovani che lavorano GRATIS o quasi, e dall’altra, una marea di anziani con pensione garantita e lavoratori che non temono di perdere il posto.
    Praticamente, i giovani di oggi stanno pagando le pensioni degli anziani.
    E, colmo della beffa, viene mantenuta una intera classe di dipendenti pubblici che, non dico sempre ci mancherebbe, ma in parecchi casi presenta un grado di inefficienza fuori da ogni concezione.
    Senza dimenticare, i falsi invalidi, che percepiscono pensioni che lo stato, al di fuori di ogni cognizione logica e (se mi posso permettere) senza alcun rispetto per i cittadini onesti ha elargito per decenni.
    A tutto questo sommiamo gli sprechi della politica ed abbiamo un quadro generale del nostro paese.
    Questa è la situazione che, volenti o nolenti, si è venuta a creare. Facile dare la colpa alle crisi, e facile dire che se tutto continuava ad andare bene questa situazione non si creava.
    E’ anche però vero che, se uno si compra il televisore al plasma a rate, poi non deve lamentarsi di essersi indebitato

  • Profilo di albert1

    albert1

    04 feb 2010 - 08:11 - #2
    0 punti
    Up Down

    Amen, fratello Emanuele!
    Words of wisdom… soprattutto l’ultima parte.

  • Profilo di ice

    ice

    04 feb 2010 - 09:44 - #3
    0 punti
    Up Down

    @ #1
    alcuni spunti sono corretti, ma….
    mentre le aziende italiane perdevano competitività internazionale e si strapapvano i capelli lamentando il costo del lavoro….gli stipendi della classe dirigente sono andati a crescere in maniera costante (e direi dai risultati …ingiustificata)
    Tanto i manager qunto i politici hanno visto continuare a crescere i porpri stipendi, ben oltre la media europea
    mentre dirigevano il paese nel baratro
    com’è possibile che peasi con maggiori tutele sindacali della nostre come la francia o la germania, unite a stupendi piu alti per i alvoratori….riescano ad essere piu competitive?
    Se è vero che la nostra mnodopera è la piu qualificata, come dimostrano le eccellenze nell’artigianato…..allora non sono le braccia quelle che costano troppo per quello che porducono, ma sono le teste ad essere zucche vuote

  • Profilo di ice

    ice

    04 feb 2010 - 09:50 - #4
    0 punti
    Up Down

    e aggiungo: in una azienda italiana si lavora in media ben oltre le 8 oer, quanti uffici alle 19:00 sono ancora aperti!?!?!?
    in Germania se telefono dopo le 17 non mi risponde nessuno
    forse che i tedeschi vanno in ufficio alle 6:00am!?!?!?!?
    no, il fatto è che qui in Itlia x colpa di imprenditori, dirigenti e politici si lavora male
    E non è colpe di lacci e lacciuoli burocratici perchè io lavoro per una ditta con sedi anche all’estero e che vende servizi in tutto il mondo, solo 4 persone hanno a che fare con la parte burocratica (paghe, fatture, etc) il resto sono tutti produzione
    Eppure fino alle 19:00 si lavora

  • Profilo di chico-mendez

    chico-mendez

    04 feb 2010 - 10:30 - #5
    0 punti
    Up Down

    Ice sante parole, ma e’ evidente che se parli di lavoro nel CDX ben pochi ti ascoltino, che vuoi ne sappiano loro dilavoro ed orari? Nel CDX le bocche sono aperte 24h su 24, le gambe solo la sera, le schiene sono curve la mattina e il pomeriggio solo per consentire al nanetto di penetrare a fondo nel discorso :)

  • Profilo di emanuele777

    emanuele777

    04 feb 2010 - 16:43 - #6
    0 punti
    Up Down

    @ice:
    in Germania non esiste che un dipendente pubblico passa la mattina a guardarsi i film al computer. Qua, è la norma.
    In Germania i lavoratori sono ben tutelati, ma lavorano. In Germania nessuno chiede finte pensioni di invalidità: non perché siano meno furbi, ma perché hanno dignità e rispetto.
    Sull’orario di lavoro, finiscono un po’ prima ma di solito dalle otto son tutti in ufficio.
    Il discorso sarà banale, ma la solfa non cambia: se in Germania compri una lampadina e il giorno dopo la riporti al negozio dicendo che non funziona, te la cambiano senza aprir bocca.
    Ma in Italia questo non puoi farlo, perché non manca mai il disonesto che se ne approfitta e porta la lampadina vecchia.
    Finché non sradicheremo questa cultura del furbismo e del ‘i problemi importanti son ben altri’, rimarremo nel pantano.
    Personalmente, ho ben poche speranze per questo paese

In questo post possono commentare solamente gli utenti registrati