
Sarà Antonio Di Pietro oggi l’ospite di Lucia Annunziata a In 1/2 h, il che garantisce polemiche sicure e grandi titoli sui giornali di domani. Difficile infatti che il leader IDV si lasci sfuggire l’occasione di stigmatizzare l’arresto del consigliere comunale di Milano Pennisi, facendo un parallelo con gli eventi che 17 anni fa diedero il via a Mani Pulite.
Appuntamento con la trasmissione alle ore 14,30 su Rai3.
Stasera invece torna Presadiretta, che si occuperà di scuola tentando di mettere in risalto le contraddizioni delle dichiarazioni di Silvio Berlusconi: «Non ci sarà nessun taglio alla scuola. Sulla scuola troppe cose divorziano con la realtà. Dalla sinistra stanno arrivando messaggi assolutamente falsi e inutili allarmismi».
Cosi’ si era espresso il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nell’ottobre del 2008. E’ passato un anno e mezzo e “Presadiretta” ha deciso di dedicare un’altra puntata al tema scuola. Ci sono stati i temuti tagli? Il Ministero dell’Istruzione deve alle singole scuole 1 miliardo di euro per il funzionamento ordinario. Purtroppo gli inviati hanno potuto toccare con mano i salti mortali che ogni giorno i presidi italiani devono fare per garantire il funzionamento senza un soldo in cassa, dovendo stringere al massimo i cordoni della borsa, senza poter chiamare i supplenti, e dovendo limitare il tempo pieno.
“Presadiretta” e’ anche andata a vedere cosa vuol dire essere un insegnante precario: si deve buttare via la laurea, i master, i corsi di perfezionamento e anni di sacrifici per ritrovarsi senza lavoro, oppure essere costretti a emigrare da Sud a Nord per continuare a salire in cattedra. I soldi per l’edilizia scolastica e per mettere a norma le scuole troppo spesso fatiscenti piu’ volte promessi (subito dopo tragedie come quella del liceo Darwin di Rivoli) non ci sono proprio o arrivano con il contagocce. Circa l’80% delle scuole italiane non e’ a norma.
Presadiretta andrà in onda alle 21,30 circa, sempre su Rai3. Lo spazio di PolisBlog è come sempre a disposizione per commentare insieme la trasmissione.
jacques-de-molay
14 feb 2010 - 12:47 - #1Da Di Pietro, sentirò anche qualche proposta seria per uscire da questa crisi, o i soliti attacchi a Berlusconi? L’unico che propone delle ricette per uscirne è Casini.
seal
14 feb 2010 - 13:54 - #2Da Di Pietro sentirai le solite frasi..mezze italiano, mezze ingolfate.. i soliti modi d’accusa da giustiziere (polozziotto senza alcuna preparazione in legge…Mah..come cacchio ci sarà arrivato a mani pulite??) e le solite imprecazioni da bar, efficaci nel giustizialismo senza prove che s’è inventato
6tigre
14 feb 2010 - 14:11 - #3sara scena muta checiàzzecca non sà parlare oppure dira solamente delle cazz come solito a dire
nchomsky
14 feb 2010 - 17:33 - #4CARO DI PIETRO: RIPENSACI. (di M. Travaglio)
Tutto si può dire di Paolo Mieli, tranne che non misuri le parole. L’altra sera ad Annozero ha lanciato un vaticinio che somiglia tanto a una maledizione, o a una benedizione: “Come alla vigilia del 1992, sta per saltare il tappo”. Emma Bonino l’ha definito un timore, ma Mieli l’ha gelata: “Non è un timore, è una previsione”. Ieri, sulla Stampa, il direttore Mario Calabresi ha scritto: “Per cancellare il ricordo, ogni prudenza e la paura, per ricostruire la spavalderia, il senso di impunità e di arroganza, sono serviti 18 anni. Una generazione. Un giro completo di giostra che sembra riportarci alla casella di partenza: 17 febbraio 1992”.
Diciotto anni fa – mercoledì prossimo –, Mario Chiesa finiva in galera per una mazzettina di 7 milioni pattuita con un impresario di pulizie in cambio di un appalto al Pio Albergo Trivulzio. Anche allora, come oggi l’arresto di Milko Pennisi per una tangentucola di 5 mila euro, il caso Chiesa finì nelle pagine interne dei quotidiani, trattato come un caso di ordinaria corruzione. Come oggi Pennisi dalla Moratti e da Formigoni, Chiesa fu scaricato da Craxi come “mariuolo” e “mela marcia”. Poi Chiesa cominciò a parlare e descrisse il marciume di tutto il cestino. E venne giù tutto. Saltò il tappo.
Anche allora c’era la recessione. La spesa pubblica era fuori controllo, così come il debito. La corruzione era una tassa impropria sui cittadini che si mangiava – calcolò l’economista Mario Deaglio – 10 mila miliardi di lire all’anno. E si vedeva a occhio nudo, grazie alla spavalda imprudenza e impudenza dei ladri di Stato che rubavano sotto gli occhi di tutti. Proprio come oggi. Solo che oggi, per la Banca mondiale, la tassa-corruzione è arrivata a mangiarsi 40 miliardi di euro e, per la Corte dei Conti, addirittura 60. Da otto a 12 volte rispetto al 1992. Anche allora una classe politica decrepita, autoreferenziale e screditata tentò di salvarsi con l’impunità: negava tutte le autorizzazioni a procedere ai giudici, varava leggi salva-ladri come il decreto Amato-Conso. Poi la gente scese in piazza e li mandò tutti a casa, almeno per un po’. Anche oggi, a Milano come a Firenze, a Bari come a Palermo, ci sono inchieste che non si limitano a singoli episodi, ma hanno tutte le potenzialità per “sfondare” fino a far saltare il tappo del sistema.
Un sistema ampiamente screditato, indebolito, dilaniato da guerre intestine (la crescente insofferenza dei finiani e della Lega nella maggioranza, per non parlare dello scontro nella cruciale Sicilia tra gli amici di Schifani e Alfano e il clan Dell’Utri-Micciché che ha dato vita al Partito del Sud di Lombardo; e, dall’altra parte, la putrefazione del Pd e l’estinzione della sinistra radicale). Anche i poteri forti della Confindustria e del Vaticano sembrano vacillare, la prima per la crisi e il secondo per la guerra dei dossier. Lo scandalo che ha travolto Bertolaso è, se possibile, ancor più destabilizzante dei processi a Berlusconi: perché Bertolaso, uomo di Gianni Letta molto amato da una porzione del Pd e ben introdotto Oltretevere, è il punto d’intersezione di poteri ancor più antichi e inossidabili di quelli che sostengono l’eterno parvenu Berlusconi.
Intanto la mafia dà segni di crescente insofferenza per le “promesse tradite”. Solo chi non vuole o non può vedere quel accade se ne resta asserragliato nella sua piccola trincea, in attesa che “passi ‘a nuttata”, blindandosi con improbabili legittimi impedimenti, lodi e lodini, nuove immunità. Chi ha occhi per vedere, invece, dovrebbe prepararsi a raccogliere i cocci del pentolone che sta per saltare e a fornire un approdo di chi, verosimilmente, resterà presto senza punti di riferimento. Fino a una settimana fa, Di Pietro aveva più di una chance in questo senso. Poi se l’è giocata con l’operazione De Luca. I nostri lettori e migliaia di cittadini della Rete continuano a chiedergli di tornare indietro, finché è in tempo. Ammettere di avere sbagliato è molto meglio che perseverare nell’errore. (Il Fatto Quotidiano del 14 Feb. 2010)
——————————————————————————–
In Italia, le nascite si sono fermate…almena quelle degli italioti. L’Italia è un paese di “vecchi” che, purtroppo, dalla passata Storia recente non hanno imparato una “canna”…Si piazzano la sera davanti alla TV berlusconiana fregandosene degli eterni spot commerciali, guardano i telegiornali del “cavaliere dello stivale” ed ecco che si trovano informati e impacchettati per la prossima tornata elettorale…oplà, il gioco è fatto… Ed è quì che i giovano, o almeno spero, potrebbero entrare in gioco cercando di far capire ai vecchi Genitori che, se desiderano ricevere un minimo di informazione certi Canali televisivi li devono dimenticare…quello che li possono apprendere è un condizionamento della loro materia grigia….
enrico-xc
14 feb 2010 - 19:15 - #5di pietro e’ politicamente finito, il trionfo del pdl e lega alle regionali ne sancira’ il definitivo declino.
giangius
14 feb 2010 - 23:10 - #6Se la scuola fallisce, l’Italia è finita.
In 20 anni di governi di tutti i colori, hanno massacrato la scuola pubblica. Hanno rovinato una generazione. Se non è la scuola che da l’esempio, i giovani finiscono come vediamo tutti i giorni, diventano delinquenti, le massime aspirazioni che hanno sono diventare idioti (calciatori sono la stessa cosa) o prostitute (le veline sono la stessa cosa).
Perchè ad ogni nuovo governo c’è una riforma della scuola???
L’università ormai è una barzelletta, continuando così studiare per tutti questi anni per avere una laurea in Italia non serve a nulla.
La scuola è fallita, l’Italia è fallita.
cuddy
15 feb 2010 - 01:30 - #7Se la scuola fallisce, l’Italia è finita.
Da studente: la scuola è già fallita.