Umberto Bossi: ddl stop. Voto + 9. Anche il leader della Lega dice no alla Protezione civile Spa: “In politica, i controlli ci devono essere”. Il Senatur fiuta il pericolo e mette il veto. Premier avvisato, mezzo salvato.
Gianfranco Fini: ladri doc. Voto - 6. Il presidente della Camera: “Oggi chi ruba non ruba per la politica o per un partito, ma ruba perché è ladro, un volgare lestofante”. Discutibile. Ma il ladro “nobile” resta sempre ladro.
Flanker27
16 feb 2010 - 08:47 - #1Quoto Fini.
ice
16 feb 2010 - 09:10 - #2lho ascoltato le parole di Fini
la lettura è duplice
da una parte potrebbe sembrare una condanna ancora piu dura ai politici corrotti del mondo di oggi
dall’altra denunciando che questi politici “rubano solo per se stessi” cerca di salvaguardare il partito e la sua struttura da ogni responsabiità (fa un po fatica visto che dalla testa ai piedi FI è nata per usare la politica a fini privati)
.
un ragionamento lecito, ma applicabile solo quando le mele marce sono una minoranza e non l’ossatura stessa del partito
#gio#
16 feb 2010 - 09:32 - #3Il ragionamento di Fini fa più di una grinza. All’epoca di Tangentopoli i politici, con la scusa del partito, rubavano principalmente per sé.
Forse è anche vero che i partiti più ideologici come msi (ma non i suoi singoli) e pci prendevano soldi esclusivamente per il partito, ma questo non si può dire per gli altri, e in particolare per i simpatici so.cia.listi della Milano da bere.
Qualcuno si ricorda quel viaggio in Cina fatto da Cra.xi e da tutti i suoi amichetti a spese dello stato? Sono venuto in Cina con Cra.xi e i suoi cari”, aveva commentato Andreotti con un sorrisetto perfido, rivolgendosi al gruppone dei giornalisti. E Grillo ci fece uno sketch che gli costò caro…
Già, Fini, ruba.vano solo per il partito…
http://www.youtube.com/watch?v=pUOpZM2RCfE
nchomsky
16 feb 2010 - 09:54 - #4FINI RISPONDEVA A LUI:
Pennisi sui 10mila euro: “Li ho presi, la politica ha dei costi…in fondo ho solo risposto alla richiesta di aiuto di un imprenditore…”.
nchomsky
16 feb 2010 - 09:58 - #5Bertolao Meravigliao (di Marco Travaglio)
Un nuovo genere letterario si afferma sui giornali: il dadaismo informativo. Prendete il Geniale di Feltri. Delle migliaia di carte e intercettazioni dell’inchiesta giudiziaria se ne frega: ha già deciso, ipse Littorio dixit, che “Bertolaso non c’entra”. Chi lo dice? “Una controinchiesta dei nostri eccellenti cronisti investigativi Chiocci e Malpica chiarisce ogni dubbio. Mette il cuore in pace e restituisce fiducia in un uomo diventato simbolo di efficienza e tempestività del governo”. Le intercettazioni? “Ingannevoli per definizione”. Ciò che conta sono Chiocci e Malpica, mica bruscolini. Ai giudici non resta che “prenderne atto riconoscendo, si spera, di aver agito con troppa disinvoltura”. Tutte balle anche gli allegri festini al centro benessere sulla Salaria documentati dalle telefonate: nient’altro che “una onesta lavoratrice specialista nella rivitalizzazione di muscolature ingrippate, da molti richiesta per sistemare schiene dolenti”. O meglio: “Una bonazza fu davvero messa a disposizione di Bertolaso (da un imprenditore), ma questi la respinse con perdita, acquisendo il diritto all’assegnazione di una medaglia al valore, giacché rifiutare una brasiliana nel pieno della giovinezza è prova di eroismo”. Siamo tutti più tranquilli e pazienza se le intercettazioni – “ingannevoli per definizione” – dalle quali si desumerebbe tutt’altra storia. Telefonate che immortalano la memorabile serata del 14 dicembre 2008, mentre il Tevere esondava e San Guido giungeva trafelato e superscortato allo Sporting Village chiuso al pubblico e riservato in esclusiva alla protezione civile della sua muscolatura ingrippata e della sua schiena dolente: un Grande Evento. E’ a questo scopo che Simone Rossetti, il factotum di Anemone, si dava un gran daffare con Regina Profeta, già ballerina del Cacao Meravigliao arboriano, per assicurare la presenza di “due signorine di qualità, non due stelline del ca22o” da agghindare con “bikini di tipo brasiliano un po’ stretto”. Già, perché ogni rivitalizzazione bertolasa si trasformava in una grande opera da far impallidire due G8, tre campionati di nuoto, tre Expò, mobilitando decine di addetti in assetto antisommossa. Uno accendeva le luci, uno le spegneva, uno chiudeva porte e finestre, uno procacciava le signorine di qualità, uno procurava il bikini, uno attivava la sauna, uno innescava “la talasso”, uno si occupava dell’“aspirazione”, uno attendeva con ansia di ripulire la scena del delitto da eventuali profilattici dimenticati affondando le mani nei cestini della spazzatura (un esperto di emergenza rifiuti, giunto appositamente dall’Alto commissariato di Napoli), uno aspettava fuori “al parcheggio” intrattenendo la scorta, insomma faceva da palo e comunicava in presa diretta ad Anemone lo stato di avanzamento lavori con apposite walkie-talkie da Emergenza Bikini. Dall’interno giungevano notizie frammentarie, subito commentate e diramate via telefono minuto per minuto: “E’ tutto in atto… da un’oretta… l’ho messo subito a suo agio… l’appuntamento sta andando bene… ancora niente… appena esce ti chiamo…”. Ore 23.04 il dado è tratto. San Guido ha finito. Monica rassicura Regina che è rimasto “contento”. L’allegro squadrone addetto alla rivitalizzazione tira un sospiro di sollievo. Anemone esulta: “E’ come se avessimo guadagnato 500 punti”. Bingo! La famosa patente a punti. Ma c’è un ultimo problema: Bertolao Meravigliao si perde nel dedalo dei corridoi e rimane prigioniero per qualche lungo, interminabile minuto. “Come esco, Simone?”. Con scattante efficientismo Rossetti organizza i soccorsi di pronto intervento: “Sì, allora, guarda, c’è direttamente sulla destra o sulla sinistra. Vicino a una delle porte. Vicino a una rotella. Hai visto? Gira quella verso sinistra. Comunque sto venendo giù con la chiave”. Tutto è bene quel che finisce bene. La squadra della Prostituzione civile Spa si allontana in forze a passo di leopardo nella notte, lanciatissima verso nuove mirabolanti emergenze.
nchomsky
16 feb 2010 - 11:11 - #6«I grandi partiti del passato, quelli di governo - ha ricordato Fini - avevano in ogni città federazioni con decine di impiegati, c’erano strutture che oggi non esistono più. Oggi chi ruba non lo fa per il partito ma perché è un ladro». Fini ha precisato di non voler legittimare nessuno perché anche quelli della prima Repubblica «erano ladri» ma sulle loro spalle «c’era il peso di mastodontici apparati».
Fini ammonisce i deputati che ricoprono ancora doppi incarichi incompatibili: «Questa storia dell’incompatibilità sta superando il limite della decenza», ha detto incontrando gli studenti della Luiss. «Fare insieme il presidente della Provincia, il sindaco e il parlamentare - ha rilevato Fini - significa abusare della fiducia degli italiani. Gli italiani non hanno l’anello al naso». Quindi ha invitato: «Si cerchi di fare poche cose ma di farle bene».