A una settimana dalle celebrazioni per l’anniversario della rivoluzione in Iran, i conti sembrano non tornare. L’11 febbraio appena passato si attendeva una specie di resa dei conti tra la cosiddetta “onda verde” e il presidente Ahmadinjejad.
Visibilità mediatica altissima, notizie un po’ confuse su possibili morti e feriti (nel video di sopra la protesta a Teheran). Dopodiché abbiamo assistito invece a giorni in cui sono partite una serie di accuse verso l’Iran: da Hillary Clinton, da Israele, addirittura dai sauditi.
Cosa sta succedendo? E, soprattutto, siamo sicuri che quello che ci raccontano un po’ tutti i media su Iran e nucleare sia reale? Difficile credere al quadro dipinto dall’informazione mainstream, andiamo ad analizzare il perché.
Sono mesi che si susseguono manifestazioni di protesta, in cui un movimento, l’onda verde, ha fatto irruzione nella vita pubblica iraniana e sull’opinione pubblica mondiale; quest’ultima sembra aver sposato subito l’idea del lotta del popolo contro la tirannia, in maniera un tantino sospetta.
La democrazia iraniana, sicuramente non nel suo periodo migliore, è legittima e Ahmadinjejad, al contrario di quello che si pensa leggendo un qualsiasi quotidiano, ha comunque un grande consenso nel suo paese.
Verrebbe quindi da chiedersi quali siano le reali motivazioni dell’altissima pressione internazionale, addirittura della pretesa “occidentale” di definire cosa è democrazia e cosa no. Ci siamo già dimenticati forse dell’occupazione irachena e delle fantomatiche “armi chimiche” di Saddam?
Il movimento verde ha sicuramente un grande merito, quello di essere un valore positivo per la democrazia iraniana: ma difficile dare torto al presidente iraniano quando parla di ingerenze esterne nella politica del paese. Per esempio vogliamo parlare dei 20 milioni di dollari destinati da Obama alla USAID per promuovere la democrazia nel paese mediorientale?
A proposito dell’atteggiamento americano, molto diverso a seconda degli interessi a stelle e strisce nel paese, ci viene in aiuto un grande storico e intellettuale come Noam Chomsky, che in un’intervista rilasciata al sito del movimento verde iraniano ha dichiarato:
Il movimento per la democrazia in Iran avrà il sostegno americano solo se l’America trova i suoi interessi in questo movimento. Mentre quasi tutto il mondo riconosce il diritto dell’Iran di avere il nucleare civile, gli Usa costringono pochi paesi importanti a seguirlo sulla strada del no senza considerare che l’Iran come membro dell’AIEA e come firmatario del NPT (Non Proliferation Tratty) ha diritto a tutto ciò che sta facendo compreso l’arricchimento dell’uranio per l’uso civile !
Confrontiamo la posizione dell’America verso Israele, l’India e Pakistan considerando che nessuno dei tre ha firmato il NPT e che l’America fornisce a tutti e tre l’assistenza nel campo di nucleare militare, ma qualcuno al mondo potrà ancora prendere sul serio l’America con questo comportamento?
Ecco, non è affatto banale chiedersi perché questi temi paiano dimenticati quando si parla di Iran e considerare la disparità di trattamento riservato a ogni stato, indipendentemente dal suo livello di democrazia. Volgiamo lo sguardo verso l’interno del paese iraniano, dove la vera sfida è tra Ahmadinjejad e l’ayatollah Ali Khamenei contro Akbar Hashemi Rafsanjani.
Quest’ultimo, presidente del paese per 8 anni, rappresenta il blocco conservatore e clericale del paese, e l’opposizione ad Ahmadinjejad nasce soprattutto dall’attenzione di quest’ultimo verso i ceti bassi e dalla preoccupazione per la crescente influenza delle forze armate.
Il risultato elettorale iraniano, con tutti i dubbi del caso, conferma comunque che l’opposizione al presidente attuale ha di gran lunga numeri inferiori a livello di consenso (qui trovate una considerazione a questo proposito del Washington post, non del gazzettino ufficiale di Khamenei).
Le dichiarazioni sul nucleare e su Israele sembrano, a uno sguardo più attento, rispondere a delle strategie di politica interna in quest’ottica di scontro. E’ innegabile che l’Iran sia un paese ricco di risorse, e l’oltranzismo di Ahmadinjejad ha rovinato il sonno e i commerci di parte della classe benestante iraniana.
Qui torniamo ai rapporti con l’estero: chiaramente le pressioni internazionali sono frutto anche di quanto faccia gola un possibile Iran molto più accondiscendente verso l’Occidente, un Iran che faccia del neoliberismo il suo modello di sviluppo. Siamo sicuri che questo c’entri qualcosa con l’apertura democratica del paese?
Mentre Bush per anni ha parlato di “stato canaglia” Obama ha cambiato atteggiamento, ponendosi in un clima di dialogo che alla luce delle ultime dichiarazioni appare però fittizio; come fittizio è il tira e molla sul nucleare. Seriamente pensiamo che se l’Iran avesse voluto il nucleare per scopi armati avrebbe chiesto il permesso e un giorno si e l’altro pure ne parlerebbe?
Spesso l’opinione pubblica mondiale assomiglia sempre più alla commedia dell’arte, e si perde di vista completamente il dato concreto delle situazioni.
Ahmadinjejad non è certamente un politico lungimirante o un modello di democrazia, come dimostra la repressione dell’onda, ma non si può fingere di non vedere quali blocchi di potere e interesse si muovano dietro i presunti appelli democratici dei paesi del resto del mondo.
chico-mendez
17 feb 2010 - 15:10 - #1Nulla da eccepire, l’Italia da anni fa soldi vendendo tecnolgia all’iran, e’ pensabile che prima o poi ci sara’ una svolta autoritaria in Italia ed in Iran per sedare la crescente ribellione contro un potere Corrotto, Inadempiente e Autoreferenziale