Silvio Berlusconi: bianchetto. Voto – 8. L’impegno più gravoso del Premier è diventato quello di cancellare le dimissioni dei “suoi”: prima Bertolaso, poi Cosentino. Sceneggiata continua.
Augusto Minzolini: servetto. Voto – 8. Il direttore del TG1 dice “basta gogne mediatiche prima del voto”. TG1 organo di partito e il suo direttore “cane da guardia” di Premier e Governo.
aldebaran85
19 feb 2010 - 09:00 - #1minzolini è vergognoso!!! quando c’è da attaccare l’italia dei valori è sempre in prima fila!!!! VERGOGNA, DIMETTITI!!!
BOICOTTATE I TG!!! GUARDATE CIELO sul dtt e sul satellitte … è disponibile anche su internet www.cielotv.it
nchomsky
19 feb 2010 - 09:29 - #2C’è pure il caso che dopo aver scalato le vette della propaganda carismatica, issandosi sulle macerie de L’Aquila, sui morti, sulle tragedie dell’emergenza, incassando dirette televisive, carezze con telecamere, dichiarazioni commosse, funerali, spacciando promesse, lacrime e cantieri, il Cavaliere rotoli a testa in giù dentro ai burroni di queste nuove intercettazioni telefoniche e rivelazioni. Al fondo delle quali – oltre alle risate dei costruttori sciacalli – si rivela un sistema orizzontale di clientele che se ne frega di qualunque regola, si muove macinando appalti, promettendo ricompense, usando amicizie, appartenenze politiche, regali. Una rete che lega i costruttori ai politici, i politici agli spiccia faccende, gli spiccia faccende alle massaggiatrici.
E’ l’Italia berlusconiana rivelata in bianco e nero, depurata dalle luccicanze della propaganda, dal servilismo dell’informazione, dalle reciproche omertà di un sistema politico – maggioranza e opposizione intrecciate - che usa in gran parte le stesse agende, le stesse cene, le stesse modalità inclusive di casta, o cricca, o filibusta. Per spartirsi il denaro prima di tutto e poi il potere. Per assumere i figli, i cognati, le mogli, le amanti. Per scambiarsi favori. Per regalarsi automobili e orologi, week end e mobilia, passaggi in elicottero, prostitute. Divorando tutto il commestibile a cominciare dalle aragoste.
Può pure non piacere, ma i nerissimi scenari di mafia che si intravedono sul palcoscenico dei processi – l’origine dei soldi, la nascita di Forza Italia, le trame della trattativa, eccetera - indignano fino a un certo punto l’opinione pubblica, avvalorano convinzioni, ma anche sospetti, sono permeabili alle più stravaganti teorie del complotto, generano scandalo, ma anche incredulità. Ma se è la pelle dei terremotati a entrare in scena – attraverso gli appalti concordati, gonfiati, spartiti dentro a uno scambio fraudolento di incassi economici e vantaggi politici - allora la musica potrebbe cambiare in fretta. E radicalmente. Trasformando uno volta per tutte l’indignazione in furore.
aldebaran85
19 feb 2010 - 09:31 - #3adesso il pd e l’idv dovrebbero prendere seri provvedimenti
nchomsky
19 feb 2010 - 09:39 - #4Si vergogni, è incensurato (di Marco Travaglio)
Triste dirlo, ma è così: Berlusconi si conferma il politico
italiano più sintonizzato col sentire comune. Il suo proverbiale
fiuto, misto alle indubitabili doti di pubblicitario, l’ha portato a
cogliere immediatamente lo sconquasso che nella pubblica opinione
stanno suscitando gli scandali della Corruzione Civile Spa e le
mazzette e mazzettine sparse qua e là per l’Italia. Mentre Bersani sta
a Sanremo, il Banana annuncia norme più severe anticorruzione e pare
voglia addirittura condizionare le candidature in Campania
all’immacolatezza della fedina penale. Si tratta – lo sappiamo bene –
di spot, fumo negli occhi.
Un noto corruttore che approva leggi anticorruzione, se non facesse
pura propaganda per nascondere la vergogna della legge anti-
intercettazioni prossima ventura, sarebbe un caso di cannibalismo. Ma
è significativo che senta l’esigenza di lanciare il segnale. Del resto
il Pd gli ha regalato un assist da fuoriclasse, candidando in
Campania, regione-simbolo della questione morale anzi immorale, un tre
volte imputato. E l’Idv s’è lasciata sfuggire l’occasione di marcare
le distanze. Dell’errore di Di Pietro abbiamo già scritto e riscritto.
Ma qui il problema è il Pd: possibile che da quel partito non si levi
una sola voce di dissenso sulla dissennata candidatura di De Luca?
Possibile che siamo tutti d’accordo nel regalare al premier più
imputato della storia la battaglia, almeno mediatica, delle “liste
pulite”? Il fatto è che questa battaglia, per quanto popolare
(altrimenti il Banana non la cavalcherebbe), cade nel più assoluto
vuoto mediatico. Spiace citare sempre il Pompiere della Sera, ma non
si può farne a meno. Dopo aver linciato Di Pietro per una foto che lo
ritraeva a cena, nel 1992, con carabinieri e investigatori
incensurati, il quotidiano di via Solferino l’ha molto elogiato per
l’appoggio a De Luca, definito “svolta moderata”. Come se la
moderazione fosse direttamente proporzionale ai capi d’imputazione.
Poi però Di Pietro ha candidato, come capolista dell’Idv in Puglia, un
magistrato barese, Lorenzo Nicastro, che aveva addirittura osato
indagare sul ministro Fitto (poi rinviato due volte a giudizio da
altrettanti gip) e su esponenti del centrosinistra. Anziché
felicitarsi perché, dopo tanti ladri, la Puglia rischia di avere un
uomo di legge come assessore alla Sanità, il Pompiere ha istruito un
processo vagamente staliniano contro il povero pm candidato con l’ex
pm. “Davvero lei non prova imbarazzo?”, gli ha domandato
nell’intervista-terzo grado l’inviato pompieresco, “nemmeno un filo?”,
“ci pensi bene”, “a lei che è un giudice sembra morale
candidarsi?” (il pezzo si conclude con un decisivo accenno alla
“calvizie che lo tormenta inesorabile”). Ecco: se uno candida un
imputato o un condannato, è morale. Se uno candida un magistrato, è
immorale. Ha detto qualcosa del genere, perdendo un’ottima occasione
per tacere, anche l’Anm, che già si era segnalata per un vibrante
attacco alla candidatura di De Magistris, peraltro cacciato dalla sua
Procura nel silenzio o col plauso della magistratura associata
(silente, invece, sulle decine di magistrati, quasi mai dimissionari,
che siedono nelle file del Pd, del Pdl e persino dell’Udc). E così,
mentre nessuno dice nulla sui 22 pregiudicati che siedono in
Parlamento e sugli 80 fra indagati, imputati, condannati in via
provvisoria e miracolati dalla prescrizione, si scatena la caccia al
magistrato candidato al consiglio regionale. Una cosa orrenda. Il
povero Nicastro non credeva ai suoi orecchi, dinanzi a quelle domande:
“Io non sono mica un contrabbandiere o uno spacciatore…”, provava a
rispondere. Beata ingenuità: se fosse un delinquente, nessuno gli
darebbe dell’immorale. Il guaio è che è un uomo di legge, perdipiù
incensurato. Dunque si vergogni. Come dice Davigo, gli altri paesi
tolgono i diritti civili ai condannati, in Italia vogliono levarli ai
magistrati.
jacques-de-molay
19 feb 2010 - 10:30 - #5Sono d’accordo che il tg1 è di parte, ma sapendo che la rai è un’azienda e come tutte, deve fare un utile (non è un la Caritas!), nel nostro piccolo l’unica cosa che si può o si deve fare è semblicissima, cambiare canale, prendo per esempio Annozero è sempre criticato dal PDL ma da loro viene seguito, Santoro fa vedere i dati d’ascolto altissimi e la rai non lo sospende per motivi economici, lo stacco pubblicitario viene venduto a prezzi alti se sono alti gli ascolti!. Cambiate canale, semplice, l’auditel inesorabilmente si abbassa e gli sponsor/pubblicità ovviamente pagono di meno e inesorabilmente cambia il palinsesto o il conduttore.
16db
19 feb 2010 - 10:41 - #6Minchiolini perde spettatori ogni sera. Questo è l’importante. La tv perde credibilità? Meglio.
aldebaran85
19 feb 2010 - 10:42 - #7guardate skytg24!!
sul dtt, sky canale 100, sul sito: www.cielotv.it
l’unico tg decente con quello de la7 (ma se adesso dovrebbe arrivare vigorelli a dirigere la7 e quindi l’ombra di berlusca anche su questo canale …)
winkiller
19 feb 2010 - 10:43 - #8Quello che ha fatto minzolini è vergognoso. Un giornalista dovrebbe commentare i fatti. Lui invece ha lanciato una critica vergognosa alla magistratura, assumendo che Bertolaso verrà dichiarato innocente. Cos’è riesce a leggere il futuro nella sua capoccia pelata?
stefano1966
19 feb 2010 - 11:47 - #9Completamente daccordo col post di jacques.
In pratica ha descritto quello che io da tempo chiamo guerra di marketing.
Io personalmente guardo Annozero,quindi sono tra quelli che fanno alzare l’audience al suo programma.
Poi vengo qui e dico cosa ha detto di buono e cosa di cattivo.
Se venissi qui dicendo che è da chiudere,dopo averlo guardato,sarei un colossale idiota.
Per lo stesso motivo io ho più volte dichiarato che non sopporto il metodo/messaggio che esce dalle reti Mediaset,quindi nel mio piccolo uso il marketing boicconttandole cioè non guardandole o cercando di guardarle il meno possibile.
Io il tg1 non lo guardo mai.
Guardo la 7 e il tg 3 compreso quello regionale.
shkabe
19 feb 2010 - 13:52 - #10Vorrei sfatare un mito sul cosiddetto “audience”.
Nessuno in Italia influenza veramente l’audience di un programma. Se io sto guardando Amici piuttosto che Annozero NESSUNO lo saprà. Salvo io non faccia parte di una di quelle 5.100 famiglie selezionate dall’Auditel per effettuare le statistiche.
In pratica a queste 5000 e rotte famiglie viene fornito, a ciascun membro, un telecomando speciale che permette di comunicare i dati su ciò che stanno guardano all’Auditel. L’Auditel calcola queste preferenze usando la STATISTICA e riparametrandola a livello nazionale! Cioè ipotizzando che 5000 famiglie contino circa 14.000 persone, l’Auditel prende in considerazione 14.000 persone su 60 milioni e rotti di abitanti! E’ un dato assolutamente NON REALISTICO ed è stato sopraelevato a guru senza motivo.
Quindi se siete sintonizzati su Annozero ma non siete fra le famiglie che posseggono quei telecomandi, non state facendo un dispetto a nessuno se non lo guardate… così come qualsiasi programma TV.
stefano1966
19 feb 2010 - 14:53 - #11@ 10 shkabe
Allora,il discorso è un poco più generale.
L’audience pura si misura con l’apparecchio dell’auditel.
Misura la quantità dell’ascolto,non la qualità e il gradimento del programma.
Quelle 50000 famiglia sono un campione statistico italiano e su di esse vengono fatte le statistiche che poi escono in termini di audience.
Il discorso che facevo io era di marketing.
Santoro afferma che il suo programma va in onda perchè gli spazi pubblicitari sono collegati a lui.
E gli inserzionisti spendono centinaia di milioni di euro basandosi sul dato auditel di 5000 famiglie ,dato che mi dice che cosa la famiglia sta guardando ma non mi dice cosa gradisce?
Tutte quelle aziende che vedi pubblicizzate secondo te si basano su di un campione di 5000 famiglie e non sui dati effettivi di vendita?
SAenza calcolare che è risaputo che certe aziende fanno pubblicità proprio quando sono alla frutta.
La wind è uno sponsor di Santoro,di Annozero.
Io guardo annozero.
Potrei guardarlo e boicottarlo non comprando più la roba che viene pubblicizzata durante la sua trasmissione.
Se lo faccio solo io amen.
Se fossimo 2-300 mila a non comperare più i prodotti pubblicizzati in quel programma e lo facessimo sapere tramite e-mail alle aziende “voi fate pubblicità,noi non vi comperiamo più,guardate i dati di vendita nelle nostre zone,sono cambiati?”.
Sarebbero più indicativi per gli inserzionisti i dati auditel basati su un campione di 5000famiglie o i dati di vendite in calo?
Chi farebbe più dispetto?
Un cliente che fa capire che senza i suoi soldini nisba o un uno dall’altra parte che sceglie col telecomando e non dice nulla?
runaway
19 feb 2010 - 16:41 - #12Stefano, ti garantisco che i dati Auditel sono il principale indicatore di quanto “vale” uno spazio televisivo…anche perché è l’unico dato disponibile, al di là di altre personali ricerche di mercato fatte con il sistema delle interviste (quelle pagate con i buoni benza, nel 70% dei casi fatte con falsi campioni)…..
Difficilmente si collegano messaggi pubblicitari e trasmissione (non si tratta, come dici, di sponsorizzazione, che è ben diverso)…l’importante è che lo spot sia visto dal maggior numero di persone possibili (il media è il messaggio, la qualità è un parametro meno importante)….
stefano1966
19 feb 2010 - 19:14 - #13@ runaway
Sono consapevole che nella realtà i dati auditel valgono per quanto riguarda i costi pubblicitari.
Ma secondo me quei dati sono misurati in maniera obsoleta.
No garantiscono più la “vendibilità”.
Che sia un caso che la pubblicità in tv sia in calo e che quella nel web sia in crescita?
Nel web c’è interattività vera.
In tv è tutto passivo.
shkabe
19 feb 2010 - 20:59 - #14Esatto è quello che infatti ho sottolineato: i dati Auditel si basano sull’aria fritta…così come tutti gli articoli di giornali che dicono che Sanremo ha avuto 11 milioni di telespettatori, o che Annozero sia andato meglio delle avventure della Signora in Giallo. E’ tutto aria fritta! Anche per la pubblicità è aria fritta… ed infatti tutti i prezzi e gli investimenti che si fanno sulla stessa si basano sulla PRESUNZIONE di un parametro realistico che in realtà non si possiede.
Il web è tutta un’altra storia. La pubblicità sul web permette addirittura di sapere se tu una volta che hai cliccato su un banner sei poi stato interessato al contenuto (e quindi viene pagata la pagina web che ha ospitato il banner) oppure se semplicemente hai cliccato ma sei andato via subito (magari la pagina web ospitante viene pagata lo stesso ma in maniera minore). E’ la politica del pay per click and results… ma divaghiamo troppo comunque :D
Jacques de Molay
19 feb 2010 - 22:08 - #15Indubbiamente i dati del web non sono elaborazioni di un campione statistico ma numeri reali! la tv è tecnologicamente inferiore (sotto questo aspetto), ma da questo affermare che l’auditel è aria fritta ce ne passa di strada! il marketing non è una scienza perfetta, ma è, interpretare i dati, non leggerli, ma INTERPRETARLI in modo più vicino alla realtà, shkebe, le strategie di mercato si basano sulla statistica.
nchomsky
19 feb 2010 - 22:34 - #16Guido Bertolaso: Toppata con Pala. -8
Pier Luigi Bersani non ha affatto apprezzato l’intervista di Guido Bertolaso a “Panorama” in cui il sottosegretario alla Protezione civile chiede provocatoriamente, in caso di terremoto, “chi va a spalare, Bersani?”. Il segretario del Pd, dopo il voto sul decreto sulle emergenze, replica con decisione: “Consiglierei a Bertolaso umiltà, meno arroganza, e di volare basso. Con me casca male, perchè io a 15 anni spalavo a Firenze”.
Come è possibile vedere nelle foto del link, il segretario del PD era infatti uno dei volontari dopo la terribile alluvione di Firenze del 1966:
http://www.repubblica.it/politica/2010/02/19/foto/polemica_bersani_bertolaso-2361715/1/
shkabe
20 feb 2010 - 00:04 - #17Jacques ci lavoro nel marketing… ed anche io tento di avvicinarmi alla realtà con studi statistici e riparametrazioni. Tranquillo però che con un campione così limitato in confronto all’utenza reale puoi interpretare quanto vuoi che sempre un valore irreale avrai. La statistica è PROBABILITA’ non certezza, bada bene.
petronius
20 feb 2010 - 01:06 - #18Se l’attuale direttore del TG1 è inserito nella vasta schiera dei sudditi del regno di Arcore(e sembra non potersene dubitare),è gioco-forza che egli si unisca a tutti gli altri per aumentare il volume dell’ “una voce dicentes”,come impone il sovrano.Se però il direttore Minzolini ritiene che i suoi velenosi editoriali scrivano pagine di buon giornalismo,vuol dire che un forte obnubilamento gli oscura pesantemente le idee.
Il TG1 è un’ampia finestra di informazione dalla quale l’Italia si affaccia anche all’estero,ed ascoltare le affermazioni del direttore della testata ci espone male,per cui non possiamo poi lamentarci di essere dipinti a tinte fosche sulla stampa estera.Gli attacchi impropri e volgarmente offensivi che il Premier rivolge a cadenza quotidiana alla magistratura è il segno di un degrado istituzionale senza precedenti,aggravato vieppiù dal coro che intonano a sproposito i tanti portavoce,
uno dei quali condannato per ingiuria,con conferma in Cassazione.Il direttore del TG1 esca dal coro e lasci ad altri questa grave forma di delirio con cui si attacca il Capo dello Stato,la Corte costituzionale,il parlamento,i giudici,tutto e tutti,senza accorgersi di gravitare nel nulla.Il giornalismo,quello di eccellenza,non ha spazio per la demagogia,per gli spot pubblicitari,per le invettive,per il servilismo.