
Le agenzia e i grandi media riportano da circa due giorni allarmanti dichiarazioni di importanti esponenti politici tutte incentrate sulla necessità, anzi sull’urgenza, di riformare il sistema di voto degli italiani all’estero.
La commissione Affari costituzionali del Senato proceda subito a modificare la legge per il voto degli italiani all’estero. Lo chiede il senatore del Pd Stefano Ceccanti in una lettera a Carlo Vizzini, presidente della Prima Commissione di Palazzo Madama. Dalla vicenda Di Girolamo emerge con evidenza che il sistema elettorale per il voto degli italiani all’estero e’ inadeguato. Lo afferma la Presidente dei senatori del Pd, Anna Finocchiaro. Il voto per corrispondenza è uno scandalo da eliminare. Va cambiata la legge. Ha rilanciato Renato Schifani. Al di la’ del caso Di Girolamo è evidente, che è necessario rivedere la legge per il voto degli italiani all’estero: con la normativa vigente, infatti, non è pienamente assicurata la trasparenza delle liste e i rischi di manipolazione del voto sono molto alti. Lo ha affermato il presidente dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto. Al coro si è naturalmente unito il premier Berlusconi, sottolineando con evidenza che lui Di Girolamo nemmeno lo conosce, essendo il senatore un amico di Fini.
L’elemento singolare di tutte queste riflessioni è che avvengono solo ora che per la seconda volta i giudici chiedono l’arresto del senatore del Pdl: come mai dal giugno 2008 ad oggi nessuno si è mosso per modificarla, questa legge così intollerabile? Già nel marzo 2008 era chiaro che il sistema di voto (e l’intero impianto della legge per il voto degli italiani all’estero) era marcio. Non è che, per caso, è l’approssimarsi delle elezioni regionali ad aver fatto diventare tutti questi politici più accorti, onesti e premurosi verso i principi della nostra democrazia?
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sandokan71
27 feb 2010 - 16:25 - #1Di Girolamo rischia il seggio di senatore
Repubblica — 08 ottobre 2008 pagina 12 sezione: POLITICA INTERNA
ROMA - La giunta delle elezioni del Senato ha contestato al senatore del Pdl Nicola Di Girolamo il seggio, accogliendo le accuse di falso mosse dalla Procura di Roma per essersi candidato all’ estero dichiarando di avere la residenza in Belgio senza che ciò, secondo i Pm Giancarlo Capaldo e Giovanni Bombardieri, sia vero. Per la fine del mese è prevista una udienza pubblica dove il senatore eletto all’ estero verrà chiamato a difendersi. Il Senato il 24 settembre aveva respinto a maggioranza (204 voti a favore e 43 contrari) la richiesta di arresti domiciliari.
silviasev
27 feb 2010 - 19:19 - #2Ciao, io sono residente all’estero, ufficialmete solo da 3 anni, in pratica da 5. Ho letto qua e là commenti di gente che si chiede perchè vivendo all’estero siamo considerati “elettori” e se fosse meglio ritirare la possibilità di votare dall’estero. Voglio precisare che per le Europee non si vota per posta, bisogna presentarsi al consolato (che puó essere a 100km da casa tua). Per le amministrative bisogna rimpatriare o se si è all’interno della UE optare per votare alle ammisnistrative locali. Rimane solo il voto per i Referendum e per le Elezioni Generali, che sarebbero ogni 5 anni se fossimo un paese normale, che si vota per posta, è vero, pero in teoria ci sono sistemi di controllo e firma. Il broglio lo faranno al consolato pertinete, suppongo. Basterebbe fare un’indagine su tutti quelli che appaiono come elettori votanti nella tal elezioni e contattarli per confirmare se davvero avevano votato (ossia spedito la scheda). Evidentemente ci sarà chi non l’ha nemmeno ricevuta e apparirà come votante. In ogni caso rivendico il mio diritto al voto visto che non ho altra nazionalità nè la posso chiedere perchè non compio i requisiti.
carmar
27 feb 2010 - 19:39 - #3Non sei il solo che reclama il diritto di voto, siamo in due.
bramantino
28 feb 2010 - 09:01 - #4Ti sbagli, il sistema di voto all’estero è ritenuto una porcheria DA SEMPRE, non dal 2008. Come al solito dipende dall’esito finale delle elezioni a determinare le proteste.
carmar
28 feb 2010 - 13:12 - #5@4
Illuminaci nel dettaglio del perchè il voto degli italiani all’estero è sempre stato una porcheria… Te lo chiede uno che vota dall’estero e conosce il meccanismo di voto, che non è diverso nella sostanza a quello di altri paesi che permettono ai propri cittadini di votare al di fuori dei propri confini nazionali.
nchomsky
28 feb 2010 - 22:14 - #6C’è mafia e mafia
Solidarizzare col senatore Di Girolamo sarebbe eccessivo. Ma condividere il suo stupore per lo sdegno generale che lo circonda, anche tra gli alleati e i presunti oppositori del Pd che due anni fa l’avevano salvato dall’arresto (unici contrari gli Idv) e ora lo vogliono cacciare, questo sì, si può fare. Non si comprende la differenza fra il suo caso, che ha portato persino Berlusconi a scaricarlo, e quelli di Dell’Utri e Cuffaro. Anzi l’unica differenza è a suo favore: Dell’Utri è stato condannato in primo grado per mafia, Cuffaro in appello per favoreggiamento alla mafia, Di Girolamo non ancora. Ha “solo” un mandato di cattura per rapporti con la ‘ndrangheta. Come Cosentino, che però starebbe con la camorra e dunque resta sottosegretario. Si dirà: Di Girolamo è stato fotografato con un boss e le cosche votavano per lui. Ma vale pure per Cuffaro, che fu filmato con due medici mafiosi: Vincenzo Greco, condannato per aver curato il killer di don Puglisi, e Salvatore Aragona, condannato per aver fornito un alibi falso al boss Enzo Brusca. Entrambi legatissimi al boss Giuseppe Guttadauro, che Cuffaro fece avvertire delle microspie a casa sua. Per Dell’Utri c’è solo l’imbarazzo della scelta. Dal 1974 e il ‘76 infila un mafioso, Vittorio Mangano, in casa di Berlusconi: assunzione suggellata – scrive il Tribunale di Palermo – da un incontro a Milano fra il Cavaliere, Dell’Utri e i boss Bontate, Teresi e Di Carlo. Nel 1976 partecipa – l’ammette lui stesso – al compleanno del boss catanese Antonino Calderone, insieme ai mafiosi Mangano, Nino e Gaetano Grado. Nel ’77 va a lavorare per Filippo Rapisarda, legato a mafiosi come Vito Ciancimino e il clan Cuntrera-Caruana. Nel 1980 partecipa – l’ammette lui stesso – a Londra alle nozze di Jimmy Fauci - pregiudicato siciliano legato ai Caruana, addetto al traffico di droga fra Italia, Gran Bretagna e Canada - con i mafiosi Di Carlo, Teresi e Cinà. Nel 1992 il boss di Trapani, Vincenzo Virga, minaccia l’imprenditore Garraffa per perorare la causa di un presunto credito in nero reclamato da Dell’Utri (Virga e Dell’Utri si salveranno grazie alla prescrizione del reato di minacce gravi). Intanto Dell’Utri ottiene un provino al Milan per Gaetano D’Agostino, figlio di un complice dei Graviano. Nel 1993, mentre lavora al progetto Forza Italia, Dell’utri s’interessa al movimento mafioso “Sicilia Libera”: i suoi contatti con uno dei fondatori, il principe Napoleone Orsini, risultano da agende e tabulati. In novembre ancora le sue agende rivelano due incontri a Milano, nella sede di Publitalia, con Mangano, appena uscito da 11 anni di galera per mafia e traffico di droga. Nel 1998 la Dia fotografa Natale Sartori (socio della figlia di Mangano in alcune cooperative di pulizie) mentre rende visita al neodeputato Dell’Utri. Pochi mesi dopo la Dia filma un incontro a Rimini fra Dell’Utri e un falso pentito, Pino Chiofalo, che organizza un complotto contro i pentiti veri. Nel ‘99 Dell’Utri si candida al Parlamento europeo: un fedelissimo di Provenzano intercettato in un’autoscuola raccomanda ai picciotti di votare per lui: “Dobbiamo portare e aiutare Dell’Utri, sennò lo fottono. Se sale alle Europee non lo tocca più nessuno…‘sti sbirri non gli danno pace”. Nel 2001, vigilia delle politiche, il boss Guttadauro parla con Aragona: “Con Dell’Utri bisogna parlare, alle elezioni ’99 ha preso impegni (col boss Capizzi, ndr) e poi non s’è fatto più vedere”. Aragona: “Io sono stato invitato al Circolo, sede culturale di Dell’Utri in una biblioteca famosa”. Nel 2003 Vito Palazzolo, boss latitante in Sudafrica, contatta Dell’Utri tramite intermediari (tra cui la moglie) perché prema sul governo Berlusconi per sistemare i suoi guai giudiziari. Di Girolamo, al confronto, è un principiante. Ma ha un grave torto: “L’ha portato An”, dice il Banana, dunque l’inchiesta non è talebana né a orologeria: “È una cosa seria”. Ha sbagliato partito e soprattutto banda: se stava con la mafia o con la camorra, come minimo sarebbe sottosegretario.
Fonte: ‘Il Fatto Quotidiano’ di Marco Travaglio