Caso marò: vertici militari in rivolta, il ministro Terzi vicino alle dimissioni

Il dietro front sul caso marò ha indispettito la Marina

Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha finora sempre allontanato l'ipotesi di dimissioni, ma il tentativo di far passare il ritorno in India dei due marò come di un successo nelle trattative con Nuova Delhi, invece che come una figuraccia senza precedenti per la diplomazia italiana, potrebbe rappresentare la parola fine sulla sua (non entusiasmante) permanenza alla Farnesina.

Dopo qualche giorno di comprensibile perplessità, a seguito repentino dietro-front del governo su Girone e Latorre, gli organi di rappresentanza militare Cocer Marina e Cocer interforze si sono fatti sentire:

Non possiamo immaginare lo stato d'animo dei nostri ragazzi e delle loro famiglie che nel giro di pochi giorni hanno visto assumere due decisioni profondamente contrapposte da parte del Governo, che pur ribadendo nei giorni scorsi le ragioni di diritto in base alle quali l'Italia aveva legittimamente deciso di non far rientrare i nostri fucilieri in India, oggi ne dispone il tempestivo rientro

esprimendo

sconcerto e disorientamento del personale della Marina di ogni grado e ruolo in merito alla tragica vicenda che ha coinvolto nuovamente il destino di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone



A seguire, anche i capi di Stato Maggiore di Esercito e Aeronautica hanno voluto dire la loro:

Ogni uomo e donna di Esercito e Aeronautica è vicino a Massimiliano e Salvatore

E oggi, fatto irrituale, il Capo di Stato maggiore della Marina, De Giorgi, è a Brindisi per incontrare gli ufficiali responsabili della sua forza armata, con cui parlerà del caso dei due marò, cercando di sopire il malumore.

Malumore che però, dai militari sta passando anche ai diplomatici, ed ha un bersaglio ben preciso: Giulio Terzi di Santagata. Il ministro degli Esteri è ritenuto il responsabile della figuraccia, iniziata l'anno scorso con la timidezza nel rivendicare i diritti dei marò con l'India, proseguita con l'annuncio della permanenza in Italia di Girone e Latorre nonostante gli accordi, e culminata con il rientro in India quando le autorità di New Delhi hanno minacciato l'arresto del nostro ambasciatore. Sul Corriere Maurizio Caprara parla di "Farnesina a pezzi", e cita un diplomatico che dice:

Abbiamo ricevuto un danno alla nostra credibilità e ce lo porteremo sempre dietro. Un diplomatico che ha davanti a sé venti anni di carriera sa che i suoi interlocutori ricorderanno sempre quel precedente.

e il sottosegretario agli Esteri Marta Dassù avrebbe consigliato caldamente a Terzi di dimettersi. Un gesto che, a pochi giorni dalla formazione di un nuovo governo, avrebbe un forte significato simbolico. Certo Terzi non è l'unico colpevole, sul banco degli imputati ci sono anche il ministro della Difesa Di Paola e lo stesso Monti, ma è il responsabile della Farnesina quello ha gestito in prima persona la crisi nei suoi momenti chiave. E in settimana Terzi e Di Paola riferiranno in Parlamento, in quello che, a meno di dimissioni, si potrebbe trasformare in un vero e proprio processo.

Doto © Getty Images

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