Mentre il Pdl del “saper fare” rischia per inefficienza e/o baruffe interne di perdere a “tavolino” le elezioni del 28 e 29 marzo in due regioni chiave quali Lazio e Lombardia, il Governo del “fare” deve subire la richiesta del Pd di presentarsi alle Camere sulla crisi economica e in diretta tv.
Il dibattito, il 9 o 10 marzo, è la prima vittoria del Pidì di Pier Luigi Bersani.
E’ un’occasione più unica che rara per mettere alle corde il ministro Tremonti e il governo Berlusconi. Che vale il … doppio perché si vota dopo meno di tre settimane.
Gli ultimi dati dell’ Istat fanno tremare i polsi: Pil a – 5% , disoccupazione che schizza all’8,6%, debito pubblico che vola a quota 115,8% (1.761,191 miliardi di euro!!!), la pressione fiscale che è aumentata di un decimo di punto toccando il 42,9 per cento.
Questo il quadro da … suicidio del Belpaese. Riuscirà il governo ad arrampicarsi sugli specchi? Le promesse di Silvio Berlusconi hanno prodotto questa realtà. Ancora qualche passo e c’è il … baratro.
Chissà se gli ascolti televisivi di questo dibattito/scontro in Parlamento saranno inferiori o superiori a quelli del Festival di Sanremo.
bissis
01 mar 2010 - 16:59 - #1“Pil a – 5% , disoccupazione che schizza all’8,6%, debito pubblico che vola a quota 115,8% (1.761,191 miliardi di euro!!!), la pressione fiscale che è aumentata di un decimo di punto toccando il 42,9 per cento.”
cit.
“la pressione fiscale che è aumentata”
ricit.
ginabro
01 mar 2010 - 17:18 - #2L’8 o 9 marzo? Vedrete!Ci sarà un “leggittimo impedimento”.
albert1
01 mar 2010 - 17:26 - #3Posso invocare la legittima rottura de cojoni ?
metalsho
01 mar 2010 - 17:29 - #4Scommettiamo che esce qualche scandalo mediatico per distogliere, almeno in parte, l’attenzione?
bissis
01 mar 2010 - 17:29 - #5“Posso invocare la legittima rottura de cojoni ?”
no
fino a ieri l’economia andava bene e le tasse erano ribassate, per cui l’argomento qui citato è nuovo e di fatto viene respinta la pretesa di “rottura de cojoni” citata.
nchomsky
01 mar 2010 - 17:30 - #6PRATICAMENTE SOLDI RUBATI :
Storia dei finanziamenti ai partiti (di Travaglio).
Premessa, rubare per il partito dal punto di vista della democrazia è più grave che rubare per sé, perché se uno prende una tangente e poi la spende per comprarsi una macchina di lusso, oppure per farsi una vacanza ai tropici, oppure per qualche escort, tutto rimane nel perimetro del suo privato; se invece uno, dopo aver preso la tangente in cambio di un affare illecito, quella tangente la utilizza per fare carriera in un partito comprando tessere fasulle, oppure portando soldi in nero a quel partito per costituirsi un merito in cambio di una candidatura, altera anche le regole democratiche all’interno di quel partito, avvantaggiandosi su coloro che non rubano e conseguentemente peggiora la qualità della democrazia interna e esterna, oltre a avere preso dei soldi in cambio di un atto illecito o scorretto.
Rubare per il partito è quindi molto più grave che rubare per sé, dal punto di vista dell’interesse generale ma, in ogni caso, è vero che oggi sono più numerosi i casi di tangenti per arricchimento del singolo, rispetto al 92 /93, dove vennero fuori molti casi di persone che magari facevano la cresta sulla tangente e quindi una parte se la mettevano in tasca, ma comunque facevano parte di un sistema criminale di massa finalizzato a portare una specie di oleodotto ininterrotto di soldi che, dalle imprese, in cambio di appalti truccati e abolizione della libera concorrenza, confluiva nelle casse dei partiti, perché i partiti per ipocrisia, cioè per non sfidare l’ira dei cittadini, si autoassegnavano dei finanziamenti pubblici che non bastavano per mantenere gli apparati elefantiaci che avevano messo in piedi e quindi, anziché alzare la quota del finanziamento pubblico per paura che la gente li linciasse, lo tenevano basso sulla carta e poi rubavano, integrando con le tangenti.
Adesso effettivamente questa necessità i partiti non ce l’hanno: perché? Perché oggi spudoratamente destra e sinistra, dato che non c’è più opposizione né quando governa il centrosinistra, né quando governa il centrodestra su queste questioni di casta, i partiti si autoassegnano una barcata talmente enorme di denaro pubblico che poi non sanno che cosa farsene, quindi navigano nell’altro, incassano - ma lo vedremo - circa il quadruplo di quello che spendono. La storia della legge sul finanziamento pubblico dei partiti nasce nel 74, anzi nel 73, quando a Genova i Pretori scoprono che il Parlamento è sul libro paga dei petrolieri e conseguentemente il Parlamento vota leggi fiscali di favore per l’Unione Petrolifera la quale, a seconda di quanti soldi risparmia da queste leggi fiscali di favore, devolve una percentuale di quel risparmio ai partiti, praticamente si compra il Parlamento ogni anno per avere sgravi fiscali.
Così i cittadini pagano più tasse per coprire quelle che non pagano più i petrolieri, i partiti incassano la loro tangente e sono tutti contenti tranne Pantalone, che alla fine paga. Questo scandalo fa molto scalpore - all’epoca gli scandali facevano molto scalpore - e i politici, per cercare di recuperare un minimo di credibilità, che cosa fanno? Una legge severa sul finanziamento dei partiti: stabiliscono che i partiti possono prendere denaro pubblico - prima prendevano soltanto denaro da privati - possono prendere una quota di finanziamento pubblico e poi possono pure continuare a prendere soldi da privati, purché naturalmente l’azienda che dà il finanziamento al partito o al politico metta a bilancio quel finanziamento, altrimenti è ovvio che, se un imprenditore deruba le casse della sua azienda e porta via dei soldi per darli a chi vuole lui, commette reato di appropriazione indebita, falso in bilancio e evasione fiscale, perché poi su quel nero non paga le tasse. Per cui le imprese che finanziano politici o partiti dovevano e devono- perché questa legge è ancora in vigore, sia pure un po’ ritoccata nell’81 e in altre epoche - mettere a bilancio questi finanziamenti e i partiti, a loro volta, debbono presentare ogni anno una dichiarazione con l’elenco di tutti i contributi privati che ricevono dalle imprese. Possono riceverli da qualunque impresa, salvo che sia un’impresa pubblica: un’impresa pubblica finanziata con denaro pubblico non può finanziare i partiti e invece i partiti, dopo aver approvato questa legge, continuarono a prendere i soldi dalle imprese private in nero, perché non erano finanziamenti a un partito, ma tangenti che gli imprenditori pagavano prima in vista di favori che avrebbero avuto dopo, oppure che pagavano dopo in cambio di favori che avevano avuto prima. Erano tangenti mascherate da finanziamenti illegali. Questa legge è stata violata per quasi venti anni finché, nel 92, è esploso lo scandalo di tangentopoli: erano i partiti che avevano fatto una legge e poi avevano cominciato subito dopo a violarla. L’avevano fatta per farsi belli davanti ai cittadini, questa legge: lo scandalo fu enorme, i partiti ancora una volta di fronte all’ira popolare, si tagliarono in qualche modo gli attributi, rinunciarono all’autorizzazione a procedere per le indagini, rinunciarono all’amnistia o agli indulti a maggioranza semplice, all’epoca bastava avere il 51% per fare amnistia o l’indulto, nel 93 la maggioranza fu portata ai due terzi e, da allora, fino all’arrivo di Mastella non fu varato più alcun provvedimento di clemenza. Di solito ogni tre o quattro anni facevano un indulto o un’amnistia, salvavano tutti e ricominciavano.
Il furto pubblico dei partiti
Infine fu abolito, grazie al referendum popolare del 1993, del 18 aprile del 93, il referendum dei radicali, il finanziamento pubblico dei partiti: il 90, 3% degli italiani disse “ noi non vogliamo più che i partiti prendano una lira di denaro pubblico”. Sarà giusto o sarà sbagliato?
Questo hanno stabilito i cittadini italiani, i referendum vanno rispettati e invece, subito dopo, con il governo Ciampi morente, siamo a fine del 93, alla vigilia dello scioglimento delle Camere da parte di Scalfaro, in vista delle elezioni politiche del marzo del 94, quelle che poi Berlusconi vinse per la prima volta, il governo Ciampi morente fece una leggina che consentiva ai partiti di fare rientrare dalla finestra il finanziamento pubblico che il referendum aveva appena scacciato dalla porta. Cambiarono il nome al finanziamento pubblico e lo chiamarono “ rimborso per le spese elettorali”: era una norma, anche se tradiva il senso del referendum, a giudicare da quello che succede oggi abbastanza accettabile o meno inaccettabile e prevedeva che ogni cittadino residente in Italia contribuisse alle spese delle campagne elettorali dei partiti, solo dei partiti che superavano il 3%, se prendevano meno non avevano diritto ai rimborsi, pro capite con 800 lire a testa ogni anno per ciascuna delle due Camere, per cui erano 1. 600 lire pro capite per ogni cittadino residente in Italia. Già allora si scoprì che era troppo: perché? Perché poi i partiti alle elezioni del 94 spesero 36 milioni di Euro, facciamo già i calcoli in Euro, mentre avevano incassato il doppio e quindi già il rimborso era molto largo rispetto alle spese effettivamente sostenute. Del resto, se è un rimborso, che cosa è un rimborso? Tu spendi, mi dai la ricevuta e io ti do l’importo equivalente, non è che prima ti fai dare dei soldi pensando che più o meno spenderai tot e poi te li tieni, anche se hai speso soltanto la metà: quello non è un rimborso, quella è una truffa e quindi la legge era già una truffa, perché dava i soldi prima presuntivamente rispetto a spese che non erano ancora state sostenute e che poi si sono sempre rivelate inferiori rispetto all’importo del rimborso. Ma i partiti non si accontentano e continuano a assaltare la diligenza: nel 97, maggioranza di centrosinistra, il Parlamento.. ma anche con i voti del centrodestra tutti insieme appassionatamente, tranne i radicali, dovete sempre tenere fuori i radicali e, da quando ci sono, i dipietristi, perché hanno sempre cercato di mettere un freno a questo andazzo, anche se poi ovviamente hanno ricevuto anche loro i finanziamenti pubblici, hanno cercato di modificarli, ma si sono sempre trovati in minoranza.
Ebbene, nel gennaio del 97, il Parlamento dell’Ulivo con i voti del Polo approva un’altra legge che dice “ facciamo che gli italiani devono scegliere se dare o meno i contributi ai partiti: possono devolvere ai partiti il 4 per mille dell’IRPEF, il denaro raccolto va a creare un fondo e questo fondo se lo dividono i partiti in base al loro peso elettorale” e così solo i cittadini che vogliono finanziare i partiti lo possono fare con una parte delle loro tasse. Naturalmente i cittadini versano in pochissimi questo quattro per mille e comunque l’importo versato dai cittadini non è mai stato comunicato ufficialmente, dovevano essere veramente quattro soldi. E allora i partiti rischiano la bancarotta e quindi tornano immediatamente indietro: che cosa fanno? Visco anticipa subito ai partiti, a spese nostre, 160 miliardi per il 97 e 110 miliardi per il 98 ai partiti, perché altrimenti quelli sono in bancarotta, avevano fatto un po’ di spese a babbo morto, pensando che i cittadini gioiosamente andassero a versare e in realtà non avevano versato. Naturalmente il centrodestra, che ce l’aveva con Visco anche quando respirava, questa volta zitto e mosca, intasca pure la sua parte. Si decide di tornare alla vecchia truffa del rimborso elettorale, che poi è un finanziamento pubblico camuffato, cioè il finanziamento diretto: i cittadini contribuiscono sia che vogliano, sia che non vogliano, lo Stato paga. Nel 99 passa la nuova legge che archivia l’esperimento del quattro per mille senza nessun dibattito sul perché i cittadini non vogliono dare i soldi ai partiti, niente, fanno tutto alla chetichella, di notte e di nascosto. Si torna ai rimborsi elettorali e qui, sempre in anticipo naturalmente, si decide di dare un Euro per ogni cittadino iscritto alle liste elettorali, ma non un Euro una tantum.. scusate, non un Euro per tutte le elezioni: no, un Euro per le elezioni alla Camera, un Euro per le elezioni al Senato, un Euro per i Consigli Regionali e un Euro per le elezioni del Parlamento europeo. Quindi, per tutta la legislatura, i partiti hanno diritto a 4 Euro per ogni cittadino; in più, si decide di abbassare il quorum per i partiti che ottengono il rimborso: prima era il 3%, adesso diventa l’1%, basta prendere l’1% dei voti per avere diritto a entrare nella spartizione della torta. Così le liste e i partiti hanno tutto l’interesse sa moltiplicarsi, invece di compattarsi e diventano decine e decine, perché tanto più sono e più prendono, cioè non hai più bisogno di avere almeno il 3% dei voti, che era proprio il minimo, basta l’1, conseguentemente si polverizzano per andare a incassare i soldi. I rimborsi vengono usati solo in minima parte per le campagne elettorali, che abbiamo detto che costano molto meno di quanto non venga rimborsato: servono a mantenere le strutture elefantiache dei partiti, che si sono ricostruite in barba al referendum che invece, proprio su questo, era intransigente. Super surplus di ipocrisia, i partiti promettono che se gli anticipi superano le spese effettivamente sostenute, le somme in sovrappiù verranno restituite entro cinque anni a rate, 20% all’anno. Ma il decreto per regolamentare questo conguaglio non viene mai varato e i soldi non vengono mai restituiti: in pochi mesi i tesorieri dei partiti decidono una modifica legislativa che ritocca addirittura verso l’alto l’importo del rimborso. Che cosa è successo? E’ entrato in vigore l’Euro e quindi, dalle ottocento lire della prima legge, hanno deciso di farsi il cambio alla pari: 1 Euro per ogni cittadino, invece di ottocento lire 1 Euro, praticamente hanno quasi triplicato l’importo che ogni cittadino deve per ogni elezione e, non contenti, fanno addirittura un’altra legge che impone di passare a 2 Euro per ogni elettore, per ogni camera, più elezioni europee e più regionali. Quindi praticamente ogni cittadino deve pagare - due per quattro - 8 Euro a legislatura: nel 2001, così facendo, le forze politiche incassano addirittura 92 milioni di Euro, sono 200 miliardi di vecchie lire.
Triplo rimborso carpiato con scasso
Ultima fase: nel 2001 abbiamo detto 92 milioni di Euro per i partiti, che hanno speso per le elezioni del 96 un quarto di questi 92 milioni, cioè alle ultime elezioni, quelle del 96, ne avevano speso un quarto. Ebbene, alle successive elezioni si attribuiscono il quadruplo e i soldi non bastano mai, perché nel 2002, una volta rieletto Berlusconi come Presidente del Consiglio, siamo nella legislatura che Berlusconi ha fatto tutta intera, dal 2001 al 2006, mentre i partiti si scontrano in Parlamento e in piazza sulle leggi ad personam etc. etc., di nascosto passa un’altra leggina bipartisan, con firme di centrodestra e di centrosinistra, dove viene approvato, come vi dicevo prima, il cambio da 800 lire a 1 Euro per ogni elettore e poi si passa ai 2 Euro per ogni elettore.
C’è un’altra furbata: gli elettori a cui prendere i soldi non vengono calcolati in base a quelli che votano, ma vengono calcolati sugli iscritti alle liste elettorali; si dirà “ quelle della Camera per la Camera e quelle del Senato per il Senato”: no, quelle della Camera sia per la Camera che per il Senato, perché? Perché al Senato vanno a votare meno persone, in quanto c’è un’età superiore dell’elettore minimo del Senato e quindi, alle elezioni del Senato, gli elettori sono 4 milioni in meno e per il Senato i partiti prenderebbero dei soldi in meno. Invece, anche per il Senato, il rimborso si calcola sugli iscritti alle liste elettorali della Camera, dopodiché abbiamo detto che nel 94 le elezioni erano costate 36 milioni, nel 96 erano costate 20 milioni, nel 2008 riusciranno a costare addirittura 136 milioni di Euro, eppure i partiti, nei cinque anni successivi, riceveranno 500 milioni, cioè praticamente 10 Euro per ogni elettore, guadagnando il 270% netto rispetto alle spese davvero sostenute e, come vi ho detto, per intascare questi rimborsi bisogna avere un minimo dell’1% di voti, per cui vi rientrano quasi tutti i partiti, anche quelli che non riescono a entrare in Parlamento, visto che in Parlamento ci vuole un certo quorum, che è a volte del 4% e a volte addirittura superiore . Se poi uno non fa neanche l’1% i suoi soldi non è che vadano sprecati: se li dividono gli altri partiti.
Ultima chicca, la nuova norma assicura la copertura di tutti e cinque gli anni di legislatura anche nel caso in cui la legislatura non duri cinque anni, ma si interrompa con la caduta anticipata del governo e le elezioni anticipate: per esempio, quello che succede nel 2006 /2008; la legislatura dell’Ulivo con il governo Prodi numero due dura soltanto due anni, poi Prodi cade e si rivà alle elezioni nell’aprile del 2008. Bene, quella legislatura è durata due anni, ma i partiti incassano i rimborsi elettorali per tutti e cinque gli anni, li stanno ancora incassando adesso - 2006 /2011 - finiranno di incassarli l’anno prossimo, cumulando tra il 2008 e il 2011 sia i finanziamenti per la legislatura virtuale (2006 /2011), sia quelli per la legislatura effettivamente in vigore (2008 /2013). Sono degli anni in cui prendono addirittura il rimborso doppio per risarcirsi di una legislatura che non c’è mai stata, perché è finita con tre anni d’anticipo e quindi non ha comportato le spese previste dalla legge. E così, di aumento in aumento e di ritocco in ritocco, nel 2006 il totale dei rimborsi elettorali raggiunge la cifra record di 200 milioni di Euro, più del doppio dei 93 milioni che avevano incamerato nelle elezioni precedenti, quelli del 2001 e quindi, se nel 93 ogni italiano versava - per fare le somme finali - ogni anno ai partiti - nel 93, quando fecero la leggina Ciampi - 1, 1 Euro all’anno, nel 2006 ne ha sborsati 10 e pochi mesi fa, alla vigilia di Natale, la Corte dei Conti ha calcolato che nei quindici anni della storia della seconda repubblica i partiti hanno prelevato dalle casse dello Stato 2 miliardi e 200 milioni di Euro, 4. 500 miliardi di vecchie lire. Non so se mi sono spiegato, ma stiamo parlando di una truffa legalizzata ai danni dei cittadini, a cui si è poi aggiunta una cosa che nessuno sa, ossia che nel febbraio 2006, mentre stava morendo la legislatura del governo Berlusconi due e stava per arrivare il governo Prodi due, in fretta e furia i partiti fecero una norma che alzava il tetto sopra il quale i partiti devono dichiarare da chi prendono i soldi. Questo tetto era di 5. 000 Euro (dieci milioni di vecchie lire): se uno riceveva un finanziamento sotto i 10 milioni di vecchie lire, sotto i 5. 000 Euro non era obbligato a dichiararlo nella dichiarazione pubblica alla Camera dei finanziatori. Se invece superava quella soglia doveva dichiararlo, altrimenti era un finanziamento illecito, se veniva scoperto. Bene, hanno alzato da 5 a 50. 000 Euro questa soglia e quindi, dal 2006, un politico o un partito che ricevono dei soldi in nero da un’azienda, in cambio di cosa non lo saremo mai, non sono neanche obbligati a dichiararli e conseguentemente si è creata una gigantesca area di franchigia che consente a ogni singolo politico di intascare ogni anno fino a 50. 000 Euro in nero e, con 50. 000 Euro in nero, naturalmente ce ne sono a sufficienza per farsi pagare la campagna elettorale da qualcuno che non vuole comparire, in cambio di qualcosa naturalmente, senza neanche il rischio che il magistrato possa chiederti chi ti ha dato quei soldi, perché non è più reato. Hanno istituito, dopo la modica quantità di falso in bilancio e la modica quantità di evasione fiscale, due leggi ad personas e ad castam che ho raccontato nel libro, di cui una fatta da Berlusconi e l’altra fatta dal governo Amato con la depenalizzazione dell’utilizzo di false fatture sotto una certa soglia, adesso hanno istituito la tangente, da quattro anni è in vigore la tangente legalizzata in modica quantità: basta rubare un tot non superiore a 50. 000 Euro all’anno e non rischi più di finire in galera e neanche sotto inchiesta. La modica quantità per uso personale, come si direbbe in linguaggio di legge sulla droga. Dato che oggi si sente parlare di fare delle leggi anticorruzione, bisognerebbe chiedere chi le ha fatte tutte queste leggi pro corruzione: sono le stesse persone.
albert1
01 mar 2010 - 17:33 - #7Bissis… eheheheh…
permettimi di dissentire: limitatamente a PolisBlog e soprattutto in relazione ai pezzi di Moalschi, Falcioni (aka Passator Cortese) ed altri catastrofisti, siamo ben oltre il baratro da almeno due anni. Ergo, la richiesta di applicazione di “legittima rottura de cojoni” è da ritenersi “ictu oculi” pienamente motivata e quindi da accettare.
andrea4381
01 mar 2010 - 17:36 - #8se è possibile questo governo Berlusconi è ancora peggio di quello della scorsa legislatura, 2001-2006.
Se dovesse restare fino al 2013 probabilmente vedremmo anche Parlamento SPA, Governo SPA, Camera SPA, ecc ecc.
Che banda di peracottari, e pensare che con la maggioranza che hanno loro potrebbero fare davvero tante riforme giuste, invece di tante leggine ad personam.
bissis
01 mar 2010 - 17:36 - #9la accetto quindi in piripis piripòbis solo limitatamente entro il perimetro polisblog, in cui dovrai trovarti entro le 18
fc77
01 mar 2010 - 17:52 - #10……meno ale che è il miglio presidente degli ultimi 150 anni…..che cu…….lo
stefano1966
01 mar 2010 - 18:37 - #11http://www.asca.it/news-LA7__SIDDI_(FNSI)__SCONCERTO_PER_RINVIO_DE_L_INFEDELE_DI_GAD_LERNER-898005-ORA-.html
L’editore non ha gradito.
E stavolta non è il Cav.
E’ ufficiale,esiste più di un “cattivo” in italia.
Povero Gad.
Fa la morale agli altri e stavolta gli hanno hiuso il becco,in casa.
Che figura.
Dopo Piroso,Gad.
Meno male che la7 era il terzo polo per aiutare a toglierci il Cav dalla tv.
Per salvaguardare la tv libera.
puntini-puntini-xanderoby
01 mar 2010 - 18:50 - #12Ehm, ma Telecom non è direttamente interessata dal Nano come contropartita per l’acquisizione in Spagna di una piattaforma che garantirebbe l’espansione del gruppo facente capo allo stesso (Mediaset)?
Siamo così sicuri che Telecom sia mai stata “libera” e/o terzo polo?
Visti gli interessi “particolari” della “prenditoria” italiana nel non dispiacere al Nanetto i richiami all’ordine di Piroso e Gad (per una bega tutta interna) non paiono degni di stupore..
terrone57
01 mar 2010 - 18:51 - #13albert….tu te potrai pure rompe li cojoni…….ma i numeri so numeri…..alla faccia del va tutto bene…..un pò di ottimismo…..CRIBBIO…….
stefano1966
01 mar 2010 - 20:49 - #14@ puntini
Per fare piacere al “nano” Gad in trasmissione la Daddario l’ha portata.
Ha parlato dei vari scandali del Cav.
Con la Lega è andato giù di brutto.
Certo che se un socio in affari si tratta così….
Per essere certi stasera invece gli hanno proprio tolto il diritto di parola.
E Gad si è adeguato.
Voglio vedere con quale faccia la prossima volta indicherà qualcuno come furfante,con quale faccia farà la morale…povero Gad…
Ma dove sono andati a finire tutti quelli che nelle settimane scorse avevano tuonato contro il nuovo regime imposto dalla par condicio?
Tutti zitti.
Strano.
Vedi da queste piccole cose si capisce quando tanto rumore si fa per diritto di tutti e quando invece si fa solo a senso unico.
Stavolta stando zitti,politici compresi,sul bavaglkio a Gad,si è capito bene che certi provvedimenti fanno notizia solo se li fa il Cav.
Se li fa un’altro padrone…se un’altro padrone limita la libertà di informazione e nega una trasmissione in palese conflitto di interessi…tutti zitti.
Anche da questo si capisce come l’italia non possa essere a breve un paese normale.
liberty-valance-2
01 mar 2010 - 20:56 - #15#14
perchè non ricordi quando quella latrina a cielo aperto della bindi, intervenne alla trasmissione di Frizzi, perchè avevano fatto una battuta che alla befana non era piaciuta?
Questi sono un insulto alla ragione umana, con le coop nascondono tasse e fanno girare milioni di € in nero, sono forcaioli e, non mantengono una parola nemmeno ad ammazzarli.
Poi danno del berluscojones a chi non la pensa come loro, cioè un “misero” 68% degli italiani.
stefano1966
01 mar 2010 - 21:08 - #16@ liberty
Non c’è bisogno di ricordare tutto tutte le volte.
Guarda quanti commenti ha il mio post sull’intervista a quello che ha scritto iil libro sul Cinzia Gate.
Dove ho ricordato che la magistratura Bolognese si era dimenticata dell’indagine,fino all’arrivo del nuovo procuratore capo.
Nessuno.
Quanti post hanno fatto su Di Pietro qui a Polis dopo che è stato candidato De Luca?
Sono tutti precedenti unici.
Ogni precedente fa storia a se e chiude la bocca in automatico.
Dalla prossima puntata Gad avrà gente che riderà davanti ai suoi occhi quando parlerà di libertà di informazione e di conflitto di interessi citando il Cav.
E lui che risponderà….?
I precedenti hanno il potere di fare censura in automatico…stai per dire una cosa e ti viene in mente che potresti essere deriso pubblicamente e stai zitto.
Brutta facdenda.
liberty-valance-2
01 mar 2010 - 21:16 - #17hai ragione sono dei poveracci, come i tifosi di Biaggi su motoblog e quelli che commentano amici su tvblog, è un blog di perdenti, arroganti e perdenti…
puntini-puntini-xanderoby
01 mar 2010 - 21:43 - #1868 che?
A Giné, vacci piani col bicchiere.
metalsho
01 mar 2010 - 21:56 - #19@Liberty
Non mi ripeterò per l’ennesima volta, ma facendo una stima, considerate le percentuali di voto e di chi si è astenuto, quelli che votano forza italia (perché pure quelli di AN gli si stanno rivoltando contro) sono meno del 30% degli italiani.
carmar
01 mar 2010 - 22:22 - #20Che vada pure in diretta, tanto trovranno il modo di oscurarla….
6tigre
01 mar 2010 - 23:22 - #21meno male il montanaro a venduto la fattoria in toscana ed a ceduto le quote nelle ditte che si trovano nel piacentino ed a pure venduto la palazzina aquistata col suo amico sindaco di piacenza situata nel centro antico di Piacenza costa una gagata w L’ITALIA
liberty-valance-2
02 mar 2010 - 00:48 - #22scusate, non è il 68%, ma il 72%, chiedo ancora scusa per l’inesattezza..
ventoacqua
02 mar 2010 - 02:36 - #23Chissà perchè, ma dubito che lo sentiremo al telegiornale:
“Cinque miliardi di lire. Qualcosa come una quarantina di milioni di euro di oggi. A tanto ammontavano, secondo Massimo Ciancimino, gli investimenti di Cosa Nostra nell’impero immobiliare del giovane Silvio Berlusconi. La storia, in parte ancora da riscontrare, è tutta contenuta in una serie di verbali resi da Ciancimino davanti a pm di Caltanissetta e Palermo e al pubblico ministero di Roma, Luca Tescaroli, titolare delle indagini sull’omicidio del presidente del Banco Ambrosiano, Roberto Calvi. Con loro Ciancimino ha messo in fila le confidenze ricevute da suo padre Vito e ha chiarito il contenuto di una serie di documenti autografi dell’ex sindaco mafioso. Già oggi le dichiarazioni del teste saranno sottoposte a una prima verifica dibattimentale”
ventoacqua
02 mar 2010 - 02:38 - #24#16 “Quanti post hanno fatto su Di Pietro qui a Polis dopo che è stato candidato De Luca?”
CINQUE post in tre giorni, Stefano.
ventoacqua
02 mar 2010 - 02:43 - #25#17 Liberty, ma dato che sei così superiore, perche perdere tempo qui con noi ‘feccia’…?
Se ti provoca tanta sofferenza, vai pure via, riusciremo a soportare la tua assenza, ce ne faremo una ragione, te lo assicuro.