
Come previsto nelle scorse settimane, il contestatissimo Decreto Romani è arrivato al Consiglio dei Ministri, che l’ha approvato togliendo la parte più criticata, ovvero la parte che equiparava il web alle televisioni. Una nota del Ministero dello sviluppo infatti dichiara che la nuova versione del testo escluderebbe blog, giornali online, siti Internet e motori di ricerca.
Sembrerebbe dunque che la rivolta del mondo del web abbia convinto l’esecutivo a fare più di un passo indietro, davanti a quello che si preannunciava come uno scontro frontale senza esclusione di colpi, una legge che avrebbe messo un vero e proprio bavaglio al materiale video in Internet, soprattutto (pensiamo noi soliti maliziosi…) a vantaggio di Mediaset, pronta a sbarcare sul web con un progetto in stile Hulu.
Ma c’è un però, che riguarda le sorti di You Tube, che rischia di essere inclusa nella disciplina del decreto.
Immagine|Flickr
Non tutti pensano infatti che i cambiamenti apportati siano veramente il segno di un cambio di rotta. Per esempio, Punto informatico sottolinea che
Il nuovo testo consente, probabilmente, di fugare il dubbio che il Governo abbia inteso deliberatamente trasformare il web in una grande TV ma non anche di allontanare il rischio che le nuove norme producano, comunque, tale infausta conseguenza.
Il testo (lo trovate qui in pdf) in effetti resta molto ambiguo nella definizione di cosa viene considerato media audiovisivo e cosa no, e trovandoci di fronte ad un governo non proprio trasparente, viene da pensare male; anche perché sullo sfondo si staglia un mostro enorme a nove teste, chiamato conflitto d’interessi del premier, ormai talmente evidente che neanche l’esecutivo fa più molto per cercare di nasconderlo.
E’ stato confermato all’Agcom il compito di sceriffo di stato della rete. Il decreto sembra esser dunque leggermente migliorato rispetto a prima, ma non basta per stare tranquilli.
Difatti molte delle critiche ricevute non sono state ascoltate, rimangono troppe ambiguità sulla definizione di cos’è media audiovisivo ( e sulla sorte di You Tube e dei videoblog) e restano grossi dubbi sulle intenzioni di chi queste legge l’ha scritta e sulle conoscenze del web di chi la dovrà far applicare (leggi Agcom). Staremo a vedere…
chico-mendez
02 mar 2010 - 11:47 - #1e gia’ davvero il partito delle liberta’………la scuola a quadri per i dirigenti comunicazione PdL la fanno in Cina?
Beh la scuola a quadri per i dirigenti di organizzazione la fanno al CEPU?
billy-belial
02 mar 2010 - 12:07 - #2Dittatura della maggioranza, e la maggioranza non capisce un c4zzo
may-11th
02 mar 2010 - 12:44 - #3a me sembra che romani non sappia neanche d cosa parla? ma chi ca**o gli ha scritto sto decreto?
may-11th
02 mar 2010 - 12:44 - #4http://www.youtube.com/watch?v=6f-Ru6cERcA
boh1
02 mar 2010 - 16:12 - #5..chissà come mai tra tutti i fantomatici “ricepimenti ” della direttiva europea che l italia non accoglie (..anzi se ne sbatte altamente..) . Gli unici ricepimenti che l italia accoglie a fa suoi sono proprio la regolamentazione del digitale terrestre , che ha visto ingrassare con decreto d urgenza le casse della famiglia berlusconi con i soldi dello stato per i decoder, e ciliegina sulla torta il decreto romani..mmm chissà perchè…vedremo..e quando verrà recepita la sentenza europea sull obbligo di concedere le frequenze a europa7 ??? :)
ice
03 mar 2010 - 00:12 - #6avranno visto questo video
ce sembra calzare a pennello su SB&co