Dimissioni del ministro Terzi: a Monti l'interim degli Esteri

L'annuncio durante l'audizione alla Camera

Dopo le dimissioni del ministro Terzi, il premier Mario Monti assume, come prevedibile, l'interim del ministero degli Esteri. Non si placano però le polemiche nel governo: il premier ha dichiarato di non essere stato avvertito da Terzi della sua intenzione di dimettersi, e lo stesso ministro stamattina aveva concordato un discorso alla Camera del tutto diverso. Si parla di un Napolitano molto irritato per la piega presa dagli eventi, di sicuro il Capo dello Stato ha convocato Monti al Colle. Monti che domani riferirà alla Camera. Oggi intanto a criticare Terzi ci ha pensato il collega della Difesa Giampaolo Di Paola che ha dichiarato:

Sarebbe facile oggi lasciare la poltrona che comunque a breve lascerò al nuovo ministro che arriverà. Sarebbe facile, no cost, ma non sarebbe giusto e non lo farò. Non abbandonerò la nave in difficoltà.

Il ministro Terzi si dimette


Si è dimesso il ministro degli Esteri Giulio Terzi: lo ha annunciato durante la sua audizione alla Camera sul caso dei marò:

Mi dimetto in disaccordo con la decisione di rimandare i marò in India. Le riserve da me espresse non hanno prodotto alcun effetto e la decisione è stata un'altra. Ka mia voce è rimasta inascoltata. Mi dimetto perchè per 40 anni ho ritenuto e ritengo oggi in maniera ancora più forte che vada salvaguardata l'onorabilità del Paese, delle forze armate e della diplomazia italiana. Mi dimetto perchè solidale con i nostri due marò e con le loro famiglie

ha dichiarato davanti al Parlamento, spiegando di aver atteso fino a oggi per poter spiegare la sua posizione alla Camera:

Saluto con un sentimento di profonda partecipazione e ammirazione i marò Latorre e Girone. Ancora ieri le loro parole hanno dato uno straordinario esempio di attaccamento alla patria. È risibile e strumentale pensare che la Farnesina abbia agito autonomamente. Sono un uomo delle istituzioni che ha servito per 40 anni lo Stato. In questi giorni ho letto ricostruzioni fantasiose, in merito a iniziative che avrei assunto in modo autonomo, ma io mai avrei agito in modo autoreferenziale

Ecco quindi che l'ormai ex ministro si toglie qualche sassolino dalla scarpa dopo essersi preso la colpa della gestione della vicenda. I bersagli delle critiche non sono espliciti ma chiari: il premier Monti, a cui si deve il dietro-front sulla decisione di rispedire i marò in India, ma anche il ministro della Difesa Di Paola, con cui Terzi ha avuto diversi scontri sin dall'inizio della vicenda dei marò.

Le dimissioni erano nell'aria già da diversi giorni, e anche il sottosegretario Marta Dassù le aveva invocate, come unico modo per rimediare alla figuraccia internazionale rimediata dall'Italia.

Figuraccia che però non inizia nelle ultime settimane ma più di un anno fa: il 15 febbraio 2012 la petroliera Enrica Lexie, con a bordo 34 uomini di equipaggio e 6 fucilieri italiani del Reggimento San Marco, ritiene di essere inseguita da una nave di pirati. I fucilieri esplodono dei colpi in mare. La vicenda sembra finire lì, ma le autorità indiane denunciano l'uccisione di alcuni pescatori. Nonostante l'incidente sia avvenuto in acque internazionali, le autorità indiane fanno attraccare la petroliera a Kochi e arrestano due dei marò italiani, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone.

Qui inizia il braccio di ferro diplomatico che vede l'Italia soccombere: visto che il caso riguarda soldati italiani su una nave italiana in acque internazionali, non dovrebbero esserci dubbi sulla giurisdizione. E d'altronde in casi analoghi (si pensi al Cermis) non si è mai arrivati allo scontro tra paesi. Ma l'Italia non riesce a far valere le proprie ragioni, e dopo alcune proteste formali cede all'India, accontentandosi di alcune rassicurazioni di facciata: che i due marò non stiano in un carcere con gli altri detenuti, e che possano mangiare cibo italiano. La posizione di Terzi è subito difficile, anche perché, mentre il ministero della Difesa aveva intimato alla petroliera di non tornare in acque indiane, l'armatore sostiene che la Farnesina avrebbe dato indicazioni opposte. La Farnesina nega e nel centrodestra in molti chiedono una commissione d'inchiesta.

Per mesi, la Farnesina cerca di appellarsi alle autorità internazionali per riavere indietro i due marò, ma il peso internazionale della nostra diplomazia è evidentemente scarso se, nonostante tutti ci diano ragione, l'India rimane sulle sue posizioni. Un primo successo arriva solo a dicembre, quando Latorre e Girone possono tornare in patria per le vacanze di Natale.

Un nuovo permesso arriva poco dopo per le elezioni: 4 settimane in Italia. Prima della scadenza dei termini, l'11 marzo, il governo annuncia che i due marò non torneranno in India, nonostante il solenne impegno preso poche settimane prima. Le autorità di New Delhi reagiscono limitando la libertà dell'ambasciatore Mancini. Il 21 marzo Terzi annuncia il dietro-front, Latorre e Girone vengono subito rispediti in India. Il ministro giustifica la scelta dicendo di aver avuto delle rassicurazioni sul fatto che non rischieranno la pena di morte, ma si tratta di un bluff: innanzitutto perché le autorità indiane smentiscono qualsiasi accordo in merito, e in secondo luogo perché la pena di morte in India è comminata solo per reati particolarmente gravi, non certo per l'omicidio colposo di cui sono accusati i due fucilieri.

Insomma, una figuraccia dopo l'altra: prima il venir meno alla parola data, senza giustificazioni serie e in maniera disonesta, poi il cedere al primo accenno di reazione da parte dell'India, nonostante si potesse contare, per esempio, sull'appoggio del commissario Ue agli Esteri Catherine Ashton. Forse non era tutta colpa del marchese Terzi di Sant'Agata, forse Monti ha voluto far prevalere le ragioni commerciali sul destino dei marò, fatto sta che il responsabile era quello che adesso viene non a caso definito "il più scarso ministro degli Esteri della storia repubblicana", prima scavalcato da Monti e Napolitano – che hanno gestito i rapporti con l'Ue e con l'Onu, si veda il voto favorevole alla nascita dello stato palestinese (Terzi si voleva astenere) – e poi mandato allo sbaraglio contro l'India senza avere le spalle coperte.

Foto © Getty Images

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