Silvio Berlusconi: ultimo tango. Voto – 9. Il Premier non è più in grado neppure di gestire una modesta conferenza stampa. Sedicente statista da baraccone. Urge intervento .. medico. Ko tecnico.
Ignazio La Russa: bodyguard. Voto – 9. Il “repubblichino” della curva sud getta la maschera e svolge l’unico ruolo che gli riesce: il sedicente ministro della difesa personale del Cav. Go home!
aldebaran85
11 mar 2010 - 09:15 - #1tutti i ministri e i parlamentari pdl e lega sono paggetti del sovrano Benito Berlusconi
francesco77
11 mar 2010 - 10:02 - #2pagella di Massimo Falcioni -10!!!
sei ridicolo con le tue pagelle del menga!
dato che sei così figo, perchè non ti iscrivi in qualche lista.
nchomsky
11 mar 2010 - 10:16 - #3QUANTO PESA UNA GIORNATA DI LAVORO:
Questa incombenza di presentare le liste agli uffici elettorali è uno dei rarissimi lavori che attengono alla morbida vita dei politici. Un lavoro per un terzo di concetto e per due terzi manuale. Un lavoro, non difficilissimo, non faticoso, non stressante: normale. Come fare il pane, riparare una gomma, registrare una raccomandata. Meno complesso di quello di un elettricista che mette a norma un impianto, ma un po’ più arduo di chi stira asciugamani in tintoria o di chi presiede Telecom senza sapere nulla di quello che le accade dentro.
Ora vedete un po’ cosa sono riusciti a combinare. Si trattava per una volta (accade solo ogni tanto e non tutti gli anni) di stare lontani dai comizi in cui di solito spronano gli italiani a compiere per bene il loro dovere, di stare lontani dalle telecamere in cui calcolano su spalle altrui il pil, la produttività, gli oneri sociali, il sistema pensionistico, i tagli all’economia, le ore di cassa integrazione, le tariffe dei servizi pubblici, e per quel paio di mattinate necessarie a sbrigare questa benedetta incombenza, stare zitti, armarsi di pazienza e fare la fila.
Quando mai. Una dozzina di tribunali – da quel fatidico 28 febbraio lavorativo – sono spazzati da questa raffica di disastri a catena: litigi, contenziosi, diffide, ricorsi, minacce, querele. Batterie di avvocati sono stati mobilitati. Batterie di cronisti sono scesi in campo. A breve lo faranno le piazze. Stai a vedere che per un giorno del loro lavoro tremerà pure la democrazia.
nchomsky
11 mar 2010 - 10:26 - #4PREMIATO BALLIFICIO PDL
Il piccolo Tejero de noantri, l’unico golpista che non ha fatto il militare, comunica che il vaudeville delle liste è colpa dei soliti giudici bolscevichi, annidati addirittura nel Tar del Lazio, ma anche di una new entry: i radicali, la cui geometrica potenza è riuscita a escludere il Pdl con la sola imposizione delle mani (non per nulla candidano il mago Otelma in Liguria). Poi naturalmente c’è la feroce opposizione tutta, compreso financo l’incolpevole Pd, che s’è messa a fare ricorsi contro le liste taroccate “mentre noi avremmo fatto esattamente l’opposto”. Infatti nel 2000, in Molise, il centrodestra denunciò al Tar e al Consiglio di Stato alcune liste alleate di Giovanni Di Stasi, neoeletto governatore del centrosinistra, così si rifecero le elezioni e vinse il centrodestra con Michele Iorio, che è ancora lì. Infatti nel 2005 il centrodestra di Storace tempestò di ricorsi tutti i tribunali per escludere Alessandra Mussolini, a causa di firme false che, scoprirà poi la procura, erano state fabbricate dallo stesso staff storaciano. Infatti due anni fa, alle provinciali in Trentino, Lega e Pdl denunciarono la lista Udc alleata del centrosinistra e la fecero escludere dal voto.
Ancor più avvincente l’altra affermazione del Caimano: “Non vi è stata da parte nostra nessuna responsabilità riconducibile a nostri responsabili (sic, ndr) al contrario di quanto che s’è voluto far credere. Sono qui per reagire all’assoluta disinformazione”. Chissà con chi ce l’aveva. Forse con quel quotidiano disinformatore che il 1° marzo titolava in prima: “Un partito di matti”. Sommario: “La mancata presentazione della lista in tempo utile è il grottesco risultato degli equilibrismi per accontentare gli ex Forza Italia e gli ex An che creano un mostro burocratico e inefficiente”. Il 2 marzo il direttore salmodiava: “Quelli di Roma non sono capaci neanche di presentare in tempo utile le liste elettorali e vanno messi sotto osservazione in attesa di passare al trattamento sanitario obbligatorio. E questo è l’unico dato quasi certo. La Polverini si aggira sconvolta per Roma mormorando frasi sconnesse in un linguaggio oscuro di ceppo probabilmente non indoeuropeo. I dirigenti di An, che passano per esperti in materia elettorale, attraversano un momento delicato: sono in preda a crisi esistenziale. Quelli del ramo FI sembrano in gramaglie ma se si trovano tra loro, lontano da occhi e orecchi indiscreti, cominciano a ridere e non la finiscono più”.
E il 4 marzo aggiungeva: “I responsabili degli errori sono indifendibili”. Forse il ducetto ce l’ha pure con l’altro foglio disinformatore che il 2 marzo titolava a caratteri cubitali: “Pdl=Polli della Libertà”, occhiello “Kamikaze elettorali”, sommario “A Milano firme irregolari. Nel Lazio azzurri appesi ai giudici. Silvio ripudia i suoi: ‘Magari fosse solo idiozia, la verità è che il partito è in balìa di giochi di potere’”. Sotto, un sapido editoriale del direttore: “Era inevitabile che a forza di prendersi a schiaffi i cofondatori del Pdl si facessero male. Dicono sia colpa dei radicali e forse pure del giudice che non ha chiuso un occhio sul ritardo nella presentazione delle liste. Può essere… Ma il Pdl ci ha messo del suo. Risultato: quella che sembrava una marcia trionfale rischia di essere un corteo funebre. Con la Polverini gli azzurri sono sempre stati tiepidi. Sin dall’inizio ne hanno sparlato. A forza di dispetti e diffidenza, quella che doveva essere una gioiosa macchina da guerra rischia di trasformarsi in un macinino da caffè. Ci permettano di cambiar nome al loro partito: da Popolo della libertà a Polli in libertà. Per non dire pirla”. Il primo quotidiano è Il Giornale di Littorio Feltri, il secondo è Libero, anzi Occupato, di Maurizio Belpietro. Ora si cerca affannosamente di identificare il leader politico che, secondo La Stampa del 2 marzo, ha pronunciato la seguente frase: “Sono una manica di co9lioni, dei veri deficienti che non sanno fare bene il loro lavoro perché non sono abituati a lavorare”. Pare si tratti di un tipetto sotto il metro e 60 col capino catramato. Appena lo scova, lo sistema Ignazio La Rissa.
(Il Fatto Quotidiano del 11 Marzo 2010)
nchomsky
11 mar 2010 - 10:50 - #5Letta in chiave politica, la sceneggiata di Via dell’Umiltà è un segnale di oggettiva debolezza. La reazione livida del presidente del Consiglio contro il free-lance che fa domande scomode, sommata all’aggressione fisica di cui si è reso protagonista il ministro La Russa, tradiscono un evidente stato di tensione. Il presidente del Consiglio si muove su un terreno non suo. La battaglia campale combattuta sulle regole non gli appartiene, la campagna elettorale giocata sulle carte bollate non gli si addice. Tra il malcelato nervosismo scaricato contro il cronista “villano e spettinato” e il malmostoso vittimismo riversato contro la “sinistra antidemocratica”, lui stesso deve ammettere che “i cittadini sono stanchi” di queste diatribe. È un altro modo per riconoscere in pubblico ciò che ammette in privato: i sondaggi vanno male. Spera nel controricorso al Consiglio di Stato, ma annuncia comunque che il Pdl è pronto fin d’ora a “gettare il cuore oltre l’ostacolo”, e a tuffarsi armi e bagagli nella contesa sulle regionali. Di più: con un annuncio da capo fazione, più che da capo di governo, chiama il suo popolo in piazza per il prossimo 20 marzo. In questi slanci estremi e prossimi all’arditismo, tipici dell’uomo di Arcore che non sa essere uomo di Stato, si coglie il tentativo di rispondere all’appello formulato a più voci sulla stampa “cognata”: quello di lasciar perdere i cavilli della procedura e di rimettersi in sella ai cavalli della politica.
È una scelta obbligata, ma gravemente tardiva. Comunque vada il voto del 28 marzo, il presidente del Consiglio che abbiamo visto ieri non appare più in grado (posto che lo sia mai stato) di riprendere il cammino delle riforme necessarie, e di riportare il Paese su un sentiero di crescita economica, di equità fiscale e di modernizzazione sociale. L’intera politica berlusconiana, ormai, si distribuisce e si esaurisce in pochi, nevrili sussulti emergenziali: esibizioni strumentali su urgenze di scala nazionale (i rifiuti, il terremoto) e forzature parlamentari su esigenze di tipo personale (processo breve, legittimo impedimento). Per il resto, da mesi l’azione di governo è svilita, svuotata e votata alla pura sopravvivenza. Immaginare altri tre anni così, per un Paese sfibrato come l’Italia, fa venire i brividi. Ha detto bene Bersani, due giorni fa, all’assemblea dei radicali: Berlusconi è ancora troppo forte per essere finito, ma è ormai troppo sfinito per essere forte. Giustissimo. Ci vorrebbe un’alternativa seria e credibile a questa rovinosa legislatura di galleggiamento. Toccherebbe al Pd costruirla, se solo ne fosse capace.
Arisam
11 mar 2010 - 11:09 - #6In qualsiasi altro paese il Berlusca sarebbe al neurodeliri. In Italia è a capo del governo: e alla maggioranza dei cittadini sembra tutto normale.Viva la democrazia.
francesco77
11 mar 2010 - 11:34 - #7@6:
giusta o sbagliata che sia la presenza di Berlusconi al governo, c’è anche da dire che in tutti questi anni, ha avuto vita facile, grazie ad un’opposizione inconcreta.
Dato che gli ideali, e qui non prendiamoci in giro, non esistono più, il voto degli italiani a che tipo di opposizione dovrebbe andare? a quella di adesso? ma dai.
fc77
11 mar 2010 - 11:44 - #8ahahah ignazio la rIssa…..grande travaglio!!!!!!!!!!!!!!!!!
richard-benson
11 mar 2010 - 12:14 - #9e quanto diamo alla Carfregna, ops, Carfagna, per questo strafalcioni?
http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog.aspx?id_blog=96578&id_blogdoc=2453338
“…la Carfagna fa sfoggio della sua cultura: “In Italia paghiamo un grande ritardo: le donne hanno guadagnato il diritto di voto soltanto nel 1960, fino al 1919 erano sottoposte ad autorizzazione maritale, il delitto d’onore è stato abolito nel 1980, la riforma del diritto di famiglia è del 1970″.
Se non fosse per il ‘19, diremmo che non ne ha azzeccata una. Ministro, le donne in Italia (per fortuna) votano dal ‘46, la riforma del diritto di famiglia è del ‘75, l’abolizione del delitto d’onore dell’‘81. Ma, almeno per la tv, non si potrebbe preparare un po’? “
chico-mendez
11 mar 2010 - 12:43 - #10senza per altro ricordare di chi fu il merito di quelle riforme,……a che bello spacciare per proprie conquiste fatte da altri a costo di vita e lavoro…….
Arisam
11 mar 2010 - 13:25 - #11Caligola fece senatore un cavallo…Berlusconi l’ha superato: ha fatto ministra un’asina.
nchomsky
11 mar 2010 - 13:46 - #1211-
e un bove ministro della cultura…