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Ore 12 - E adesso Berlusconi (di flop in flop) teme il "dardo" di Montezemolo

Pubblicato: 19 mar 2010 da Massimo Falcioni

Commenti dei lettori

altroNon è il sol dell’avvenir. Ma c’è qualcosa nell’aria. Turba il centrodestra, ghiaccia il Pdl, sballa Bossi, sbiella Berlusconi.

Nel casino di questa Italia senza più capo né coda, dopo il caos liste, ieri a Napoli il partito del “predellino” ha fatto nuovamente cilecca.

Ringhioso il Premier, per le sedie vuote del parterre: meno di due mila presenti degli oltre 10 mila aficionados previsti. Con Italo Bocchino (longa manus finiana) che fa il … Corona di turno, fotografando compiaciuto il flop annunciato.

Non tira più l’Unto del Signore? Vedremo domani, nella strombazzata nuova marcetta su Roma, capitale che non ne può più.

Come non ne possono più gli italiani. Presi in giro dal disco rotto del Premier “avvitato” su se stesso, testardo e implacabile mini donchisciotte crociato del mondo libero contro i comunisti già a ridosso di Ponte Milvio e pronti al balzo per far abbeverare i loro cavalli nella fontana di Piazza San Pietro. La pelatina del Cav. dà l’alt ai baffoni truci dell’ombra del compagno Stalin.

Ma “Fortuna che Silvio c’è” è il motivetto oramai fuori dalla hit parade. E il Governo del fare si è squagliato al primo sole di primavera.

Non sarà Bersani e il suo Pd, tanto meno Di Pietro e il suo Idv, a far saltare la baraonda del centro destra sgangherato. E nemmeno Bossi, teso a raschiare il fondo bisunto del barile sforacchiato, pronto a vendere le spoglie (Dio non voglia) del Cav.

Tira un venticello traditore. Una parte dei cosiddetti poteri forti ha affidato a Luca di Montezemolo la fionda, per lanciare il dardo velenoso dell’astensionismo. Se l’ex ragazzo prodigio del “drake” Enzo Ferrari colpirà nel segno, la pentola si scoperchierà.

Non salterà solo il Cavaliere. Perché ad essere delegittimata sarà l’intera politica. E il “tutti a casa” sarà un solo grido.

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58 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di chico-mendez

    chico-mendez

    19 mar 2010 - 17:44 - #51
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    Perplessa non puoi porre domande che rendono poi Enrichetto come te….perplesso…nel senso che gli viene come minimo una congiuntivite o peggio un gaucoma se si mette su google a cercare un provvedimento serio di politica economica per salvaguardare i redditi delel famiglie italiane…..negli ultimi 15 anni

  • Profilo di Perplessa

    Perplessa

    19 mar 2010 - 17:54 - #52
    1 punto
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    eh hai ragione chico…..sono crudele!

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    19 mar 2010 - 20:48 - #53
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    Ultime dal nano:
    Manifestazione PDL a Roma
    Disoccupati ingaggiati a 100 euro per partecipare alla manifestazione del Pdl a Roma: la denuncia di Gianfranco Mascia, uno dei leader del «Popolo viola». «Agenzie interinali stanno facendo chiamate a tappeto ai disoccupati offrendo il gruzzoletto a chi sarà presente con la maglietta, il tutto per riempire la piazza».

  • bissis

    19 mar 2010 - 22:22 - #54
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    qualcuno si stupisce?

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    20 mar 2010 - 13:21 - #55
    1 punto
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    L’ unica cosa che è rimasta uguale è
    l’immancabile cravatta di Marinella. Per il
    resto il confronto è impietoso. Perché bisogna
    davvero non avere alcun senso del ridicolo per
    riproporre, come ha fatto Berlusconi sulle pagine di
    alcuni dei principali quotidiani nazionali,
    un’immagine di sé datata ‘94 come pubblicità per
    l’adunanza in piazza San Giovanni. E sarà pure,
    come cita il suo slogan del momento, “che l’a m o re
    vince sempre sull’odio”, ma sembra più vero, a
    guardar bene quello scatto ormai polveroso, che
    niente abbia la meglio sul tempo che passa. Men che
    meno l’ostinazione a dare un’immagine falsa di sé,
    novello Dorian Gray, innamorato del proprio
    ritratto. Con quella foto, è riuscito in un’i m p re s a
    considerata impossibile a molti; far provare pena per
    lui, un vecchio capace solo di spacciare merce
    avariata. Anche quando si tratta del suo ritratto.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    21 mar 2010 - 11:59 - #56
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    Un guitto senza guizzo - di Marco Travaglio

    Gli unici milioni veri, in piazza San Giovanni, sono Alfredo
    Milioni e i suoi cari, giunti peraltro sul posto con venti minuti di
    ritardo a causa dei giudici comunisti col ritratto di Che Guevara.

    Per il resto, la ripresa aerea ha fatto giustizia delle cifre sparate
    dal ballista di Arcore e dai suoi turiferari: poche decine di migliaia
    di persone, oltretutto recintate da ogni lato per sembrare di più.

    Una pena.

    Lui, poi, una noia mortale.

    Il Grande Comunicatore pare il vecchio guitto di Alberto Sordi nel
    finale di “Polvere di stelle”, costretto a mendicare particine in
    teatri di periferia e a riesumare vecchie gag di repertorio per
    strappare pallidi sorrisi di circostanza e commiserazione.

    Nemmeno le menzogne gli riescono più come una volta: ai bei tempi le
    improvvisava su due piedi, nuove di pacca.
    Sempre balle erano, ma almeno fresche.

    Quelle di ieri, lette dal discorso preparato con Gianni Letta (sai che
    allegria), puzzavano di muffa. Già sentite mille volte. Il
    modernariato della balla. Il comunismo, le toghe rosse, lo spionaggio,
    lo Stato di polizia, il regime delle sinistre, l’oppressione fiscale
    di Prodi, l’Amore che vince sull’odio. Mancava solo l’eroe Mangano.

    Mai un guizzo, una trovata, uno slogan che funzionasse. Sul palco,
    quello sì affollatissimo all’inverosimile, età media settant’anni, un
    grande sferragliare di dentiere, cateteri e cinti erniari, oltre a
    smodati quantitativi di silicone e botox ben oltre i limiti fissati
    dall’Unione europea.

    Tant’è che i pochi candidati sotto i 50 vengono presentati
    dall’attempato gagà brianzolo come “ragazzi”.
    A un certo punto riesuma addirittura il discorso della discesa in
    campo del ‘94 (“America’, facce Tarzan!”), omettendo ovviamente le
    frasi contro la prima Repubblica e in difesa di Mani Pulite: “La
    vecchia classe politica è stata travolta dai fatti e superata dai
    tempi.

    L’autoaffondamento dei vecchi governanti, schiacciati dal peso del
    debito pubblico e dal sistema del finanziamento illegale dei partiti,
    lascia il Paese impreparato e incerto nel momento difficile del
    rinnovamento e del passaggio a una nuova Repubblica”.
    Parole che stonerebbero accanto ai cori contro Di Pietro, Santoro,
    toghe rosse e altri bersagli dell’odio del Partito dell’Amore.

    Poi la gag del Contratto con gli italiani, stavolta recitato dai
    tredici aspiranti governatori presenti (Zaia, l’unico normale, non
    c’era), per via della mancanza della scrivania di ciliegio e del suo
    custode Bruno Vespa, rimasto negli studi deserti di Porta a Porta a
    rodersi il fegato per il black out preelettorale proprio mentre ci
    lascia Pietrino Vanacore.

    Le domande alla folla “Volete voi…?” sono copiate dal Duce, che almeno
    le piazze riusciva a riempirle e non pensò mai all’inno “Meno male che
    Benito c’è”.

    Poi “i miracoli di Bertolaso”: tre applausi. Il piano casa: due. Il
    crollo di furti e rapine: sguardi interrogativi.

    “L’amico Cota che in Piemonte collegherà l’Atlantico al Pacifico”:
    occhi smarriti.

    I “400 mafiosi arrestati”, tranne quelli rifugiati in Parlamento e al
    governo, che si toccano sul palco. L’unico sussulto è quando arriva
    Bossi.

    Al Tappone, sempre spiritoso, dice “noi moderati”.

    Poi l’Umberto pronuncia una frase da leader dell’opposizione, che
    infatti non è mai venuta in mente a uno del Pd: “Sono uno dei pochi
    che non ha mai chiesto una lira a Berlusconi”.

    Gelo sul palco, freddo polare in piazza.

    Bossi tenta ancora di spiegare il misterioso concetto di “famiglia
    trasversale”. Che alluda al triangolo Silvio-Veronica-Patrizia? Meglio
    non approfondire. Lo portano via.

    La gente comincia a sfollare.

    L’anziano guitto tenta di trattenerla con la zampata del
    teleimbonitore (“Ai primi cinque che chiamano per la batteria di
    pentole, ci mettiamo su tre padelle antiaderenti!”), improvvisata sul
    momento: “Nei prossimi tre anni vogliamo anche vincere il cancro”.

    Verrà abolito con un decreto interpretativo: basterà chiamarlo
    varicella. Perché l’Amore vince sempre, ma ogni tanto pareggia.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    21 mar 2010 - 13:07 - #57
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    IL GIURAMENTO FARSA NELLA PIAZZA DEL SULTANO

    A Roma lui costringe i candidati a recitare in coro L’annuncio: siamo un milione. La questura abbonda: 150mila

    LA BANDA SUONA FACCETTA NERA
    Il corteo degli insulti: Bonino è la morte, Di Pietro è il matto e Santoro è fascista. Nella hit le toghe al primo posto

    Il partito dell’amore si materializza nello slogan dei corpulenti ragazzi del Fuan. Il messaggio è chiaro: “Mettitela nel c.., la sentenza mettitela nel c…”. Sentenze, pandette, fascicoli, giudici e giustizia. Nella hit parade degli slogan ritmati nel corteo dei militanti amorosi le “toghe” occupano il primo posto. Segue a ruota Antonio Di Pietro. Odiatissimo. I militanti della “Giovane Italia” hanno deciso di raffigurare con i tarocchi i loro nemici. Tonino è la carta del matto. Gli è andata bene, perché Emma Bonino è la morte. Ma se poi lo sguardo si sposta qualche metro più indietro ecco apparire uno striscione: “Più Borsellino meno Di Pietro”. E non si capisce se è un macabro auspicio per Di Pietro o un apprezzamento per il giudice siciliano ucciso in via D’Amelio. Michele Santoro non poteva mancare in piazza. Lui non c’è, ma un cartello lo richiama: “Di Pietro mafioso. Santoro fascista”. Amore ce n’è poco. Quale sia il sentimento che anima quel militante che sventola un vessillo della “X Mas”, l’organizzazione dei torturatori fascisti, rimane un mistero. Anziani signori piemontesi e giovani ragazze, bomber neri e tacchi a spillo, facce di ex democristiani e di sinceri fascisti. Giubbotti da finto aviatore e jeans firmati. Cappellini bianchi con i nomi dei candidati nei consigli regionali e le divise della banda musicale che intona “Faccetta nera”, quella di “bella abissina”. I bengalesi che occupano i marciapiedi dell’Appia da dove parte uno dei due cortei, ascoltano e non capiscono. Meglio la discomusic che un bus turistico, di quelli a due piani con l’ultimo aperto, spara a palla. Non ci sono i turisti giapponesi col naso all’insù a rimirare Roma antica, ma belle ragazze fasciate dalle toghe. Sono quelle dei magistrati nei Tribunali, ma non sono tutte nere, alcune sono rosso fuoco. “Per dimostrare che c’è una giustizia vera e una rossa, quella che ci perseguita, quella che vuole toglierci la libertà di voto”, dice la ragazza che ne indossa una. Il cronista è salito sul “bus dell’amore”. Tutti giovani romani che si muovono al ritmo di sambe e ritmi da discoteca. Il più anziano di loro chiede inutilmente che il dj metta “Meno male che Silvio c’è”. Inutile. La piccola folla di ragazzi e ragazze si anima solo all’altezza del civico 400 e passa dell’Appia. Succede l’incredibile, dai balconi di un palazzo la gente si dà da fare per esporre qualcosa di rosso. Una bella ragazza incastra la tenda rosso vermiglio del suo salotto al balcone per farla sventolare, un ragazzo espone i cuscini del divano. Partono grida “buffoni, invidiosi, ci odiate”. Più avanti va peggio, dal balcone di un altro palazzo sette ragazzi sventolano un bandierone rosso di “Rifondazione”. Le toghe sul bus sono state tiepide con i “comunisti” di prima e allora intervengono quelli del “Fuan”. E partono saluti romani e dita media ben esposte verso quel vessillo nemico. Partito dell’amore. E della confusione. Il socialista Stefano Caldoro arriva e stringe mani, quelle di baldi giovanotti con il simbolo della “Fiamma” sul giubbotto. Gli striscioni dei napoletani che invocano il “nuovo” in Campania si incrociano con quelle dell’Udeur di Clemente Ma-stella proprio mentre la colonna sonora propone Renato Zero: “Lui chi è? Come mai l’hai portato con te?:::”. Le bandiere dei cattolicissimi di “Militia Cristi” si mescolano a quelle del “Movimento per l’Italia ” della Santanché. Chissà se a quelle gentili e anziane signore che sognano le crociate qualcuno ha detto che la signora sottosegretario vuole trasformare i soppalchi di bar e ristoranti in moderni bordelli. Tutti uniti “dall’amore”. Per il popolo Viola cui è dedicato un simpatico cartello, “Famoli viola”. Per Marco Travaglio in coppia con la candidata del centrosinistra nel Lazio: “Bonino Travaglio mettetevi il bavaglio”. Pochi slogan, il corteo ha lunghi momenti di afasia, eppure gli organizzatori sono stati efficienti e hanno distribuito fogli con le parole d’ordine. “Stasera mi buccio, mi buccio con te”: la voce di Rocky Roberts sovrasta tutti. Si arriva a San Giovanni e sui volti dei militanti si legge un po’ di delusione. Insomma, la piazza non è poi così piena. Dal palco Ignazio La Russa, stratega e ministro della Difesa, cerca di entusiasmare la folla. “Eppure dovevamo essere in pochi, così aveva detto la sinistra. Guardate le immagini sul maxischermo, stanno arrivando da via Labicana, c’è un Tricolore lungo un chilometro”. E inizia una disputa sulla lunghezza del bandierone: centinaia di metri, no, 540…”. Gli speaker dal palco danno i numeri. “Meno male che Silvio c’è”. L’inno finalmente conquista la scena. Il palco comincia a riempirsi, ci sono i ministri e i notabili. Nicola Cosentino ha fatto tardi e corre inseguito da un poliziotto in borghese. Non è la Dia, ma la sua scorta. La calabrese Jole Santelli (tubino nero e tacchi che più a spillo non si può) è all’altezza della metro Manzoni mentre a San Giovanni già cominciano a presentare il meglio del Pdl. Michele Iorio, l’uomo degli sperperi in Molise, e Denis Verdini, autore di una scandalosa “lettera agli abruzzesi”, la Santanché e la Polverini che ballano sulle note di “Un’avventura” di Lucio Battisti. L’eterno governatore della Lombardia, Roberto Formigoni, spalla a spalla con Giuseppe Scopelliti, il sindaco di Reggio, l’uomo che vuole rinnovare la Calabria ma che si è accorto tardi che le liste che lo appoggiano sono inzeppate di personaggi in odor di ‘ndrangheta. E’ la piazza di Berlusconi. Oggi un po’ meno affollata, un po’ più triste.

    da “Il Fatto”

  • Profilo di luvi

    luvi

    21 mar 2010 - 15:18 - #58
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    Up Down

    E flop è stato :D

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