Sullo scranno più alto di Montecitorio abbiamo visto, nel corso degli anni, sedersi, socialisti, democristiani, leghisti, post democristiani, comunisti e post comunisti, ma è la prima volta, nella storia della Repubblica, che un rappresentante della destra italiana (seppur moderata, europea e moderna) come Gianfranco Fini, occupa quella poltrona.
Sarà un “uomo di parte – ha chiarito - convinto dei propri valori” ma, non per questo, non garante dell’imparzialità. La sua storia politica inizia - sembrerà strano - davanti a un cinema. A Bologna, nel ’69. Voleva vedere John Wayne e i suoi “Berretti verdi” ma con calci, strilli, sputi e spintoni gli “estremisti rossi” non gli permisero di entrare.
Fu così, racconterà anni dopo, “che andai a curiosare nella sede cittadina della Giovane Italia”. Un’associazione che col passare degli anni si tramuterà nel “Fronte della gioventù” di cui Fini, nel ’77, prenderà la guida fino all’arrivo, per la prima volta, a Montecitorio, nel 1983.
Agli occhi di tutti, è il delfino di Giorgio Almirante che prima di morire lo indica quale suo successore. Ma è al congresso di Sorrento, nell’87, che Fini assumerà ufficialmente la guida del Movimento sociale italiano strappando, “da sinistra”, la segretaria a Pino Rauti per un centinaio di voti. Nel 1993, decidere di scendere in campo e candidarsi a sindaco di Roma. Perde ma, incassa, prima del ballottaggio, un consenso significativo e autorevole: “Se votassi a Roma la mia preferenza andrebbe a Fini”, dice Silvio Berlusconi.
Solo due anni, lo separano da una svolta epocale: il congresso di Fiuggi. Muore il Msi e nasce Alleanza Nazionale, una forza politica nuova e aperta di cui Gianfranco Fini è senza dubbio il principale artefice.
Faranno discutere le sue visite “revisionistiche” a San Sabba, alle Fosse Ardeatine e ad Auschwitz. Così come il mea culpa sulle leggi razziali, la catalogazione della Repubblica Sociale tra le pagine vergognose della storia italiana, il fascismo sotto l’etichetta di “Male Assoluto”, un nuovo giudizio su Mussolini non più grande statista del ‘900.
Ma è lo storico viaggio in Israele, che cambia completamente la sua rotta politica. Lo sdoganamento è così completato. E lo dimostrano anche le battaglie condotte in questi anni come quella sulla droga o sul laicismo fino all’appoggio a sorpresa, nel 2004, alla fecondazione assistita. La storia di An sta concludersi. Ad ottobre si scioglierà nel Popolo della libertà. Per Fini si chiude definitivamente un’esperienza ma, si apre, dinanzi a lui, una strada nuova, più moderna, al passo con i tempi.
E’ l’occasione, per il delfino di Almirante, di affermarsi nel panorama politico europeo. E, perché no, quale erede di Berlusconi in quello italiano.
Bakary_Sagna
30 apr 2008 - 16:36 - #1“Il Cavaliere ha distrutto la Cdl, e ora dovremmo bussare alla sua porta con il cappello in mano e la cenere in testa? Non siamo postulanti. Io tornare all’ovile? Sono il presidente di An, non una pecora” (Gianfranco Fini, 16 dicembre 2007)
“Condivido la proposta di Berlusconi di dare al popolo del 2 dicembre, al popolo della libertà, un’unica voce in Parlamento. E’ una pagina storica della politica italiana: il 13 aprile nascerà un nuovo grande soggetto politico ispirato ai valori del Partito popolare europeo e quindi alternativo alle sinistre. Mi auguro che gli amici dell’Udc vogliano scrivere questa importante pagina assieme a noi” (Gianfranco Fini, 8 febbraio 2008)
William Wallace
30 apr 2008 - 17:15 - #2Bakary_Sagna
Devo postarti i risultati delle elezioni? O quando Veltroni diceva che Di Pietro avrebbe fatto un gruppo unico con il pd in parlamento?
Mingaz
30 apr 2008 - 19:56 - #3Erede di Berlusconi… magari… se ne va l’incubo e comincia il sogno!
sensualità a corte
30 apr 2008 - 19:58 - #4dai bakary che quest’ anno non vinci un cazz0. perdenti fino in fondo. nella politica come nello sport.
o per caso sei un nerazzurro?
tranquillo domenica vedrai…