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Antonio Di Pietro pronto per il referendum contro il legittimo impedimento

Pubblicato: 08 apr 2010 da Giovanni Molaschi

A poche ore dall’approvazione del legittimo impedimento, che permette al Presidente del Consiglio e a Ministri di non partecipare ai processi a proprio carico per almeno 18 mesi, Antonio Di Pietro ha annunciato che nelle prossime settimane raccoglierà le firme affinché la legge venga abrogata.

“Per quanto ci riguarda – ha dichiarato il leader dell’Italia dei Valori - non perderemo neppure un momento a disquisire di chi sia la colpa e soprattutto a chi giovi questo provvedimento.

Chiederemo direttamente ai cittadini, tramite referendum se sono d’accordo che in uno stato di diritto come il nostro si debba accettare che alcune persone non vengano sottoposte a processo come succede a tutti gli altri cittadini”.

Chissà poi perché in queste ore nessuno ha posto l’accento su una banale ma importante condizione. Può un amministratore avere bisogno di una assenza giustificata per non rispondere di probabili crimini che come cittadino non avrebbe dovuto commettere?

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18 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di aldebaran85

    aldebaran85

    08 apr 2010 - 08:59 - #1
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    grande tonino!!! per fortuna che c’è lui all’opposizione

    basta inciuci

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    08 apr 2010 - 09:15 - #2
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    Giorgio Napolitano ha firmato l’undicesima legge vergogna in quattro anni di mandato. Le altre dieci erano: l’indulto extralarge esteso ai reati dei colletti bianchi, il decreto Mastella per distruggere i dossier della security Telecom, l’ordinamento giudiziario Mastella-Castelli, la legge salva-Pollari, il lodo Alfano, la norma della penultima finanziaria che raddoppia l’Iva a Sky, i due pacchetti sicurezza Maroni contenenti norme razziali anti-rom e anti-immigrati, lo scudo fiscale Tremonti, il decreto salva-liste del Pdl. Resta da capire il perché di quel mese di melina, che aveva suscitato speranze nelle persone perbene e timori nel partito dell’impunità: semplicemente, dopo tanto firmare, il Presidente aveva finito l’inchiostro, o aveva inceppato la penna, o magari aspettava il dopo elezioni per dare un colpo al cerchio e uno alla botte: respinto il ddl sul Welfare (che estende l’arbitrato ai rapporti di lavoro), promulgato il legittimo impedimento. Tanto Berlusconi non deve licenziare nessuno e del ddl se ne strafrega, mentre col legittimo impedimento potrà fuggire legalmente dai suoi processi, e come lui i suoi ministri, per 18 mesi, in attesa di bissare il lodo Alfano con legge costituzionale o di ripristinare l’autorizzazione a procedere, cioè l’impunità per tutti i parlamentari. Dunque Napolitano nega la sua firma a una legge che non giudica incostituzionale, ma che semplicemente non condivide (il ddl sul lavoro) e appone la sua firma su una legge incostituzionale, come ha già sancito la Consulta in due sentenze del 2001 e del 2008. La prima, a proposito degli impedimenti parlamentari accampati da Previti nei processi “toghe sporche”, stabilì che “l’esigenza di celebrare i processi in tempi ragionevoli e quella di assicurare un corretto assolvimento dei compiti istituzionali hanno pari rango costituzionale” e spetta al giudice, non certo all’imputato, assicurare un giusto bilanciamento fra le due istanze. La seconda, bocciando il lodo Alfano, definiva “irragionevole e sproporzionata” la “presunzione legale assoluta di legittimo impedimento” dovuta esclusivamente dalla carica ricoperta: gli impedimenti valgono “solo per lo stretto necessario”, “senza meccanismi automatici e generali”, tantopiù che la deroga al principio d’eguaglianza era imposta con legge ordinaria. Inoltre, in barba al precetto costituzionale che vuole i giudici “soggetti soltanto alla legge”, il legittimo impedimento li assoggetta alle circolari di un funzionario di Palazzo Chigi che comunicherà insindacabilmente ai tribunali, di sei mesi in sei mesi, l’impossibilità del premier e dei ministri a comparire in udienza. Visto che è tutto molto chiaro, sarebbe ora di smetterla con le ipocrisie e di chiamare le leggi vergogna col doppio cognome: “Berlusconi-Napolitano”. E di fare in modo che le proteste non vengano soltanto dai dipietristi e dall’estrema sinistra. Ma da tutti gli italiani che hanno a cuore la Costituzione

  • Profilo di macleod4

    macleod4

    08 apr 2010 - 09:17 - #3
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    x quelli che omaggiano sto pìrla di DIDIETRO… vorrei ben ricordare come si è comportato con l’ultimo referendum da lui promosso…o avete la memoria cortina eh?

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    08 apr 2010 - 09:18 - #4
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    CHI NON FIRMA E’ PERDUTO.

    Ieri Giorgio Napolitano ha firmato l’undicesima legge vergogna in quattro anni di presidenza della Repubblica (dopo l’indulto esteso ai colletti bianchi, il decreto Mastella per bruciare i dossier Telecom, l’ordinamento giudiziario Mastella-Castelli, la salva-Pollari, il lodo Alfano, il raddoppio dell’Iva per Sky, due pacchetti sicurezza con norme razziali anti-immigrati, lo scudo fiscale, il decreto salva-liste). L’ha fatto così, con nonchalance, senza nemmeno un’obiezioncina, una puntina di malessere, due righe per dire che questa è l’ultima volta. Infatti è sempre la penultima. Ha impiegato quasi un mese a digerirla, ma alla fine è andato tutto bene. Come spiega La Stampa in un articolo ispirato, aveva tempo fino a sabato, ma ha preferito “anticipare di qualche giorno per tenere l’attenzione ‘concentrata sulle ragioni’ della visita che compirà a Verona” oggi e domani: nientemeno che Vinitaly, la fiera dei vini. Chissà se va a bere per festeggiare o per dimenticare. Sempre secondo La Stampa, il Colle prevede che anche questa firma verrà deglutita senza nemmeno un ruttino dal Pd e pazienza per “le prevedibili proteste di dipietristi ed estrema sinistra”. Gentaglia. Avevamo dunque ragione a temere che la mancata firma al ddl sul lavoro fosse un contentino ai critici (piuttosto sparuti) del Quirinale in vista della trionfale promulgazione del cosiddetto legittimo impedimento. Cioè della norma ad personam (la numero 38 dell’Era Berlusconiana) che consente al premier e ai suoi ministri di scampare legalmente ai processi senza il fastidio di doversi inventare di volta in volta una scusa. Il tutto per 18 mesi, in attesa della soluzione finale: il lodo Alfano-bis o il ritorno all’impunità parlamentare. Ormai, fra il presidente e il premier, s’è instaurato un gioco di squadra ben collaudato: il primo può permettersi qualche scherzetto sulle leggi vergogna che non interessano il secondo, ma su quelle che lo riguardano non si scherza: si firmano e basta. Ogni dibattito sull’incostituzionalità di questa o quella norma è superato: respingendo il ddl sul lavoro per l’“estrema eterogeneità, complessità e problematicità di alcune disposizioni”, Napolitano ha confermato che l’art. 74 della Costituzione gli consente di rimandare indietro le leggi che non condivide, a prescindere dalla loro incostituzionalità. Da ieri sappiamo che il legittimo impedimento gli è piaciuto un sacco. E pazienza se è manifestamente incostituzionale. Non lo diciamo noi: l’ha detto la Consulta in due sentenze del 2001 e del 2008. La prima, a proposito degli impedimenti parlamentari accampati da Previti nei processi “toghe sporche”, stabilì che “l’esigenza di celebrare i processi in tempi ragionevoli e quella di assicurare un corretto assolvimento dei compiti istituzionali hanno pari rango costituzionale” e spetta al giudice, non certo all’imputato, assicurare un giusto bilanciamento fra le due istanze. La seconda, bocciando il lodo Alfano, definiva “irragionevole e sproporzionata” la “presunzione legale assoluta di legittimo impedimento” dovuta esclusivamente dalla carica ricoperta: gli impedimenti valgono “solo per lo stretto necessario”, “senza meccanismi automatici e generali”, tantopiù che la deroga al principio d’eguaglianza era imposta con legge ordinaria. Inoltre, in barba al precetto costituzionale che vuole i giudici “soggetti soltanto alla legge”, il legittimo impedimento li assoggetta alle circolari di un funzionario di Palazzo Chigi che comunicherà insindacabilmente ai tribunali, di sei mesi in sei mesi, l’impossibilità del premier e dei ministri a comparire (il che fa prevedere che presto Bertolaso e Cosentino diverranno ministri). Lo stesso difensore di Berlusconi, on. avv. Piero Longo, ha ammesso che “il legittimo impedimento finirà certamente davanti alla Corte”. Dunque lo sa anche il presidente di aver firmato una legge incostituzionale. Dunque siamo autorizzati a chiamarla “legge Berlusconi-Napolitano” e a non sentirci più rappresentati dal presidente della Repubblica dei Partiti.
    (di Marco Travaglio Il Fatto Quotidiano del 08 Aprile 2010)

  • Profilo di marcopagni73

    marcopagni73

    08 apr 2010 - 09:21 - #5
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    X quelli che omaggiano quel pirla di Bossi vorrei ricordare che nel ‘94 dava a Silvio del “mafioso di arcore”….e da qualche annetto sono culo e camicia

  • Profilo di marcopagni73

    marcopagni73

    08 apr 2010 - 09:22 - #6
    -1 punto
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    O avete la memoria cortina,vero macleod??

  • Profilo di macleod4

    macleod4

    08 apr 2010 - 09:23 - #7
    -5 punti
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    Si si , bravo DIDIETRO… dopotutto lui ha raccolto le firme e promosso un certo referendum per la nuova legge elettorale, quanti eoni fa? ah beh, solo l’anno scorso… raccolto le firme, fatto una cagnare per mettere il referendum al pari con le elezioni amministrative, e poi chi è che ha detto ai suoi di boicottoralo…ah si, sempre DIDIETRO… la coerenza fatta persona…

    I referendum per DIDIETRO son solo mera caccia ai voti…!!! questa è la verità, e i fatti lo dimostrano, visto che non sa neanche portare a termine un referendum!!! VèRGOGNA!!!

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    08 apr 2010 - 09:23 - #8
    0 punti
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    NAPOLITANO: IL DDL DOPO LA FIRMA.
    http://www.vauro.net/store/vauro080410.html

  • Profilo di macleod4

    macleod4

    08 apr 2010 - 09:23 - #9
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    @Marco

    qua parliamo dell’anno scorso, mica del 94, se per questo anche Didietro dava dei corrotti e mafiosi al PD, eppure ci è alleato no?

  • Profilo di macleod4

    macleod4

    08 apr 2010 - 09:27 - #10
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    @Marco

    quindi giustifichi il Giustizialista a priori????quindi se gli altri son corrotti, e lui prende mazzette allora rimane un Dio in terra per voi..ma andiamo…la sua incoerenza è sotto gli occhi di tutti… raccoglierà firme, farò spendere miliardi, e poi lo boicotterà… in fin dei conti anche lui era al governo quando è stato promosso ‘INDULTO.. una delle cose più vergognose…dov’è finito al suo tempo il suo decantato giustizialismo???
    se gli stava tanto a cuore, poteva dimettersi e far cadere il governo, e invece è rimasto attaccato alla sua sedia, per altro come ministro delle infrastutture, e lui NON C’AZZECCA UN ACCA CON LE INFRASTRUTTURE….parla tanto di ministri competenti, e come mai non è finito alla giustizia se gli stava tanto a cuore…chissà…forse per aiutarsi con la sua impresa immobiliare…ma son solo illazioni, non voglio insultare il vostro divino salvatore…

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    08 apr 2010 - 09:47 - #11
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    U na cosa è certa. Il processo breve è finito nel cassetto. Incassato il via libera sul legittimo impedimento la maggioranza almeno abbasserà gli scudi sul provvedimento che tagliava i tempi dei processi, anche di quelli già avviati. Ma è una magra consolazione, in una giornata durissima per l’opposizione. Subito dopo la firma di Napolitano è l’Italia dei Valori a rilanciare immediatamente la strada del referendum, annunciando l’avvio della raccolta firme, come già aveva fatto per il lodo Alfano.
    “Cosa fatta capo ha – dice Antonio Di Pietro – Per quanto ci riguarda non perderemo neppure un momento a disquisire di chi sia la colpa e, soprattutto, a chi giovi questo provvedimento che riteniamo incostituzionale e immorale ”. Se Di Pietro preferisce evitare lo scontro diretto con il Capo dello Stato, Luigi De Magistris
    parla di una “ennesima ferita istituzionale”: “Siamo al compimento – dice – del piano
    reazionario e autoritario di Berlusconi, che sta impunemente instaurando un regime dove il potere è al di sopra della legge umana e anzi ne dispone a suo vantaggio, piegandola e stravolgendola secondo i propri personali interessi giudiziari”.
    Nel Pd la linea referendaria non sembra fare breccia. Troppo rischioso andare alle urne: dopo i risultati delle regionali, i democratici non se la sentono di sfidare
    il giudizio popolare. Non si sa mai che anche stavolta diano
    ragione a Berlusconi. Tutti dichiarano il grande rispetto per la scelta del presidente Napolitano, ma a dire il vero, pare che se fossero stati loro al Quirinale, quella firma non l’avrebbero messa. “Il legittimo impedimento è la protezione per pochi potenti.
    È una legge ingiusta e autoritaria – dice il senatore Pd Ignazio Marino – scritta dagli avvocati del presidente del Consiglio che interessa solo al presidente del Consiglio”. “Pieno rispetto per la decisione del Presidente Napolitano – gli fa eco il responsabile Giustizia del Pd, Andrea Orlando – Ma restano inalterati tutti i motivi politici che ci hanno fatto dire no, in Parlamento e nel Paese, alla legge sul legittimo impedimento”. La distinzione è questa: motivi politici contro quelli formali. “Napolitano – dice il Pd Luigi Zanda – non ha potestà di giudizio sul merito dei provvedimenti. Ha fatto quello che deve fare. È che abbiamo la disgrazia di avere un premier che si fa fare dalla maggioranza leggi per sè”. Loro, invece, esultano. E passano all’attacco.
    Secondo Bondi la decisione
    della Procura di Milano di
    ricorrere alla Corte Costituzionale
    contro la legge appena promulgata
    “manifesta sostanzialmente
    una proterva mancanza
    di rispetto nei confronti delle istituzioni
    democratiche e un disperato
    tentativo di modificare il corso
    politico positivo del dopo elezioni”.
    Gli risponde la capogruppo
    Pd in commissione Giustizia,
    Donatella Ferranti: “Bondi straparla”,
    dice. E non può non notare
    che “le parole del ministro
    depongono molto male circa la
    ‘leale collaborazione istituzionale
    fra autorità politica
    e giudiziaria’ auspicata oggi
    del capo dello Stato”.
    Insomma, cominciamo
    bene .

  • Profilo di marcopagni73

    marcopagni73

    08 apr 2010 - 09:50 - #12
    1 punto
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    Le accuse che fai non hanno un riscontro…
    Quanti processi ha in corso di Pietro ?
    Di Silvio non te lo domando….
    Che la classe politica italiana fa schifo siamo d’accordo
    Che siano avvezzi alla corruzione e alle bustarelle siamo d’accordo
    Ma con tutti gli inquisiti e corrotti che c’è…prendersela con Tonino mi sembra eccessivo.
    Questo signore ha il merito di chiamare tutti “per nome” senza tanti convenevoli.
    Da un leghista vero dovrebbe essere apprezzata la cosa

  • Profilo di marcopagni73

    marcopagni73

    08 apr 2010 - 09:52 - #13
    1 punto
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    Io nel ‘94 votai per Silvio.se oggi ragiono così ….un motivo ci sarà.
    Che dici??

  • Profilo di william-wallace

    william-wallace

    08 apr 2010 - 10:07 - #14
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    Comunque sto ancora aspettando i referendum di Grillo.

    Scommettiamo 50 Euro che anche di questo non se ne saprà più niente?

  • Profilo di fc77

    fc77

    08 apr 2010 - 11:01 - #15
    0 punti
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    ogni commento una scemenza, non c’è niente da fare ,la nebbia crea seri problemi cerebrali….

  • Profilo di enricoxc

    enricoxc

    08 apr 2010 - 11:35 - #16
    -2 punti
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    niente, mille sconfitte ed andate avanti cosi’…
    ai referendum non vota nessuno ormai, figuriamoci a questo dove andrebbero solo tre sinistri irriducibili.
    soldi al vento e basta…

  • Profilo di fc77

    fc77

    08 apr 2010 - 11:40 - #17
    1 punto
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    come quelli spesi x la maddalena,vero servo?

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    10 apr 2010 - 10:53 - #18
    0 punti
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    LA FAMA DEGLI OPERAI
    I cassintegrati dell’Asinara vincono gli ascolti

    19,20%
    di share
    per Annozero, con i disoccupati dell’Asinara
    18,50 per
    la Ventura
    con “L’Isola
    dei famosi”

    Sulle spiagge del Nicaragua
    con le scimmie urlatrici
    oppure sul mare smeraldo
    dell’Asinara. Sono persone
    diverse che cercano la telecamera
    per esigenze diverse. La
    differenza tra i naufraghi
    dell’Isola dei famosi e i cassintegrati
    sta nel modo di chiamarli: i
    figli di papà rispondono ai cognomi
    di Goria e Boldi, comparse
    e attori assieme a Sandra
    Milo e Luca Ward, i lavoratori
    sardi hanno un nome comune e
    una storia simile a decine di altre
    storie da raccontare. Uno,
    nessuno: Antonio, Mario, Pietro
    e Roberto. La televisione generalista
    mostra la realtà e i reality,
    al democratico telecomando
    l’ardua scelta. L’ascolto premia
    A n n o ze ro che stringe lo
    zoom sulla vita disperata degli
    operai e abbandona - seppur
    con gradualità - i collegamenti
    satellitari di Simona Ventura:
    19,20 per cento di share (4,690
    milioni) per Santoro, 18,50 per
    la Ventura nella stessa fascia
    oraria (19,14 in generale). Non
    c’è una preferenza evidente
    per l’uno o per l’altro, non c’è
    un picco e un crollo: “Ma c’è un
    cambiamento in atto – dice Gad
    Lerner, ospite di A n n o ze ro – I
    reality sono in difficoltà, siano
    della Rai o di Mediaset. La tv del
    consumismo e del godimento
    facile viene soppiantata dall’at -
    tualità. Dai fatti. Per creare un
    senso di novità i sardi hanno fatto
    la parodia di quel che vedono
    in tv. Per troppo tempo i lavoratori
    erano un tema da affrontare,
    ma come accessorio, una
    parentesi. Anche una forma
    sbrigativa per mettersi a posto
    la coscienza. Penso ai dieci minuti
    di Sanremo, nell’ultimo
    pertugio possibile della serata
    conclusiva. Questa è una critica
    da estendere a tutti”. Non è la
    fine di un mezzo, anzi le proteste
    spettacolari servono a intercettare
    l’obiettivo: “Quando si
    rovesciano i cassonetti, si rompono
    le vetrine – spiega Pietro a
    Corrado Formigli, inviato di An -
    n o ze ro – la gente dice: ‘Ecco, i
    soliti delinquenti’. Noi rivolgiamo
    il nostro disagio per sensibilizzare
    l’opinione pubblica,
    per capire e riflettere”. E così,
    proprio per capire e riflettere,
    la gente restava incollata su Raidue
    (28% di share), interessata
    alle domande pacate al ministro
    Tremonti di Dino, un trentenne
    che da quaranta giorni
    presidia l’ex carcere di massima
    sicurezza, occupato dal 25
    febbraio scorso: “Il governo ritiene
    il settore chimico strategico?
    Si possono buttare a mare
    centinaia di famiglie?”. E Giulio
    Tremonti abbassa la testa, risponde
    e ammette. Non si nasconde:
    “Credo che Berlusconi
    –aggiunge il conduttore dell’In -
    fe d e l e – abbia spento l’infor mazione
    per un mese perché teme
    che il suo messaggio sia vecchio.
    Che sia difficile negare
    l’esistenza della crisi, tant’è che
    il ministro del Tesoro doveva assecondare
    i lavoratori”. Giovani e meno giovani che raggiungono
    l’Asinara con i gommoni,
    che tirano giù le coperte nelle
    celle di mafiosi e brigatisti, che
    dormono tra le folate di vento e
    il raglio degli asini bianchi. E
    guardano da lontano il Petrolchimico
    di Porto Torres, in bilico
    tra la riapertura e la dismissione
    degli stabilimenti, e fanno
    riunioni fiume nella mensa:
    la vita sospesa, la voglia di riprenderla.
    “La speranza è che
    qualcuno cacci un’idea. Ci vuole
    la volontà”, e piange lacrime
    vere, un signore prossimo alla
    pensione che aveva deciso di
    continuare. Il diario dal Nicaragua
    fa la sintesi perfetta tra due
    isole e due mondi opposti:
    “Una puntata di Daytime piena
    di emozioni attende i fan
    dell’Isola dei Famosi alle 18.50 su
    Raidue. Pamela sta facendo la
    conoscenza del gruppo e gli altri
    sembrano averla accolta nel
    migliore dei modi. Guenda, intanto,
    vuole un chiarimento da
    Clarissa e Nina per alcune strategie
    di voto e Domenico sembra
    aver fatto dei passi avanti
    nella conquista di Silvia”. E
    dall’Asinara: “Ore 06.30: oggi ci
    siamo alzati tutti presto, perchè
    si è sollevato un vento strano. A
    dire la verità - scrivono i lavoratori
    della Vinyls - anche la nottata
    è stata strana, densa di grigi
    pensieri: la gente si sarà scordata
    di noi? Non pensiamo ai politici, ma proprio alla nostra comunità
    che vorremmo vicino in
    questi momenti difficili. Molti
    stanno peggio di noi, pensiamo
    ai disoccupati, e ai tanti precari
    che non hanno nessuna voce”.
    I cassintegrati hanno parlato
    sulla Rai e su La7, un cinico pubblicitario
    direbbe che fanno audience:
    “Guai a pensare che per
    scioperare o farsi vedere – avverte Lerner – i lavoratori abbiano
    bisogno di uno sceneggiatore.
    Noi conduttori, però, dobbiamo
    discutere della società
    ponendo l’argomento al centro,
    senza farne retorica o elementi
    accessori”. All’A s i n a ra
    arrivano giovani delle fabbriche
    chimiche, delle cooperative
    e dell’indotto. In gruppo, in
    massa. Dal Nicaragua partono
    uno alla volta. In aereo con volo
    privato intercontinentale. Spediti
    a casa dal televoto. E non
    dalla crisi economica che la tv
    un giorno scopre e l’altro dimentica.

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