Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

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Finalmente, dopo qualche anno di relativo oblio, è tornato di gran moda il tema delle riforme istituzionali. Sembra inevitabilmente giunta l’ora di passare al presidenzialismo alla francese, con tanto di doppio turno (che già al primo turno alle urne non ci va più nessuno, figuriamoci al secondo). Poi servirà una revisione della legge elettorale. Andrà ripensato il ruolo del Senato, trasformandolo in una camera federale. Bisognerà bilanciare i poteri di governo e Parlamento. Forse si potrebbe anche reintrodurre il sistema delle preferenze togliendo la lista bloccata.

Tutte ipotesi molto intriganti, su cui confrontarsi a lungo e appassionatamente. Però. Però forse sarebbe appena il caso di fermarsi un attimo, prima di lanciarsi a sostenere una o l’altra ipotesi, per chiedersi: ma a cosa xxxx serve adesso una riforma istituzionale? Per caso è stato dimostrato che i milioni di elettori che non vanno a votare sono schifati dal sistema elettorale o dalla forma non presidenzialista della nostra Repubblica? Non mi risulta.

Eccoci allora di fronte all’ennesima messa in scena in cui un partito che gode di una maggioranza schiacciante, che può far approvare qualsiasi legge in tempi rapidissimi (gli esempi non mancano di certo) si inventa che è necessario rivedere il sistema istituzionale e le regole del gioco. Un bel fuoco di paglia per dettare l’agenda ad una opposizione esanime (che prevedibilmente si dividerà in mille rivoli tra sostenitori del turno unico, doppio e triplo) e oscurare con un poco di fumo acre le reali emergenze del Paese. Tanto a quelli ci pensa Tremonti.

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  • nickname Commento numero 1 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: ubz

    quoto tutto. E continuo a sentirmi preso per il culo Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 2 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: naruto1685

    Per quanto riguarda il presidenzialismo alla francese ritengo opportuno consultare i diretti interessati, ovvero, noi, io dico no, ma questo è un altro discorso. A me preoccupa, e non poco, la scarsa "dedizione" nei confronti dei problemi che affliggono il popolo italiano, lo stesso che è stato diviso come una tifoseria calcistica. Che Berlusconi dedichi questa legislatura solo ed esclusivamente per salvare il suo impero non ci sono dubbi, il problema sono i suoi elettori e parte dell'opposizione che per l'ennesima volta soccorrerà il papi. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 3 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: Perplessa

    A P P L A U S I ad m.paganini A P P L A U S I A P P L A U S I Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 4 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: fc77

    crisi? quale crisi? cassaintegrati? dove????????? ahhhhhhhhhhh adesso capisco, qui al partito dell'amore questi problemi non ci sono :D Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 5 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: marcopagni73

    Oggi a skytg24 c'era la riunione dei nani. Che ridere....... Vedere Silvio (nano moccolo) e Sarkozy (nano tegolo) con le loro espressioni...... Quando Dio distribuiva le espressioni intelligenti si è dimenticato di loro... A che cazzo ci serve sta roba alla francese?? Al sistema italiano vanno tolti metà dei parlamentari,vanno tolti i benefici di questi cosiddetti "onorevoli" (di cosa poi...) e niente pensione a fine legislatura...... Niente stipendi a 4 zeri....... È l'ennesimo non problema che ha tirato fuori qualcuno per occuparsi di altro..... Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 6 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: chicomarx

    Dopotutto come diceva giustamente Enrichetta, gli elettori non sono nella loro maggioranza persone dedite al lavoro subordinato, passano il loro tempo a dedurre tasse o a nascondere introiti….quindi che gli frega di come va lo stato, che gli interessa di pressioni fiscali, crisi economiche? Gli imprenditori che hanno fattivamente collaborato a G8, Maddalena e terremoto che crisi del cappero hanno vissuto? Quindi capite come mai il Premier (mortimer) diceva che la crisi non c'e'…..per lui non c'e' e manco per i suoi amici quindi ha mantenuto le promesse…ai suoi amici Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 7 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: chicomarx

    A Carla Bruni piace il presidenzialismo alla francese :)……al nano quello di Noemi :) Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 8 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: fc77

    marco,quando li ho visti ho cambiato canale…. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 9 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: marcopagni73

    Il mio paese,istituzionalmente parlando,non ha bisogno di questa roba qua. Ha bisogno di piani a lunga scadenza sull'energia,sull'efficenza energetica,sull'occupazione,sulle infrastrutture (strade,acquedotti,ecc..),scuola,ricerca e tante altreche ora non mi vengono in mente. Basta con i "professionisti" della politica!! Vuoi fare politica??stipendio da operaio e pedalare......la soddisfazione di prendere decisioni per il popolo ti deve ripagare!! Voglio gente che ha passione in quello che fa........non gente come Andreotti che c'è invecchiata su una poltrona Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 10 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: a1

    Mai cotanto titolo disse TANTA VERITA'. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 11 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: sergyx

    voto come il miglior articolo letto su polisblog.. queste cose dovrebbe dirle l'opposizione, che ahimè ancora crede che la moderazione paghi.. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 12 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: carmila

    io continuo a domandarmi in quale oasi felice vivano gli elettori di berlusconi, possibile che siano tutti nababbi? o è più probabile che siano dei voyeur masochisti ai quali piace stare a guardare e godere dei trionfi del padrone? Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 13 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: white

    che schifo. e noi cosa possiamo fare? se ci ribelliamo o diciamo 2 parole contro siamo visti come sporchi comunisti… quindi…. Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 14 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: nchomsky

    RIFORME CON-DIVISE: “E ora,riforme condivise”. Appena chiuse le urne delle regionali, la parola d'ordine ha ripreso a riecheggiare come un mantra dal Quirinale a Palazzo Grazioli, dal Carroccio al carretto del Pd. Chi ha perso invoca riforme condivise. Chi ha vinto invoca riforme condivise. Chi ha pareggiato invoca riforme condivise. Un po' come nel vecchio spot della domenica: “Se la tua squadra ha vinto, festeggia con Stock 84. Se la tua squadra ha perso, consòlati con Stock 84”. Le riforme condivise sono una gag sempreverde,meglio del Sarchiapone. Ma lasciano inevasi alcuni dettagli: riforme condivise quali? da chi? per fare che? A questo proposito, per un supplemento di chiarezza, si sente farfugliare di “bozza Violante”. Poi per fortuna parla Berlusconi: intercettazioni, legittimo impedimento, impunità per le alte cariche e/o per tutti. Riforme condivise soprattutto da lui. Per il resto le più gettonate sono tre: premierato o presidenzialismo per rafforzare i poteri del capo del governo; federalismo fiscale; superamento del bicameralismo perfetto per sveltire l'iter delle leggi. Il mantra, per non perdere i suoi effetti magici, non prevede discussioni sul merito, anzi le esclude a priori: vietato domandarsi se davvero l'Italia soffra di un premier impotente, di regioni poco autonome e di leggi troppo rare e lente. Anche perchè, se qualcuno se lo domandasse, scoprirebbe che occorre esattamente l'opposto: levare qualche potere a un premier già abbastanza onnipotente (gli manca soltanto lo jus primae noctis, e talora nemmeno quello); riprendere il controllo delle regioni che spendono e spandono accumulando voragini di bilancio; limitare la bulimia legislativa che giustamente Calderoli ha evidenziato con il maccheronico falò delle norme inutili. In altre parole: il premier ha troppi poteri, dunque bisognerebbe rafforzare quelli degli organi di controllo, in primis il Parlamento, ormai ridotto a obliteratrice delle fiducie e dei decreti del governo; le regioni sono troppo autonome e andrebbero riportate all'ordine con appositi commissari, possibilmente teutonici; le leggi sono troppe e, vista la loro qualità media, andrebbero frenate istituendo una terza e una quarta camera, altro che abolire il Senato. Alzi la mano chi ricorda una riforma utile ai cittadini approvata negli ultimi 16 anni e chi non riuscirebbe a farne a meno. Quanto alla presunta lentezza dell'iter legislativo, il lodo Alfano fu licenziato dal Consiglio dei ministri il 27 giugno 2008, approvato dalla Camera il 9 luglio, dal Senato il 22 luglio e firmato dal capo dello Stato il 23. Tutto in 25 giorni: troppi o troppo pochi? E ora, dicono, arriva la mitica “riforma della Giustizia”, condivisa ma anche no. Dal 1994 a oggi la Giustizia è stata riformata fra le 180 e le 200 volte. Con i risultati ben noti. Se provassero a non riformarla più, magari cancellando qualcuna delle 180-200 porcate, potrebbe persino riprendere un po' di vita (di TRAVAGLIO) Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 15 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: nchomsky

    Riforme, prove tecniche di suicidio: La scorsa settimana su Il Fatto Quotidiano scrivevo che la sconfitta alle elezioni regionali rappresentava l'ultima opportunità per il Pd. Da quel momento in poi il Partito Democratico si trovava di fronte a un'alternativa secca: o rinnovare profondamente la propria classe dirigente, o perire. Oggi sappiamo che il Pd ha scelto la seconda opzione. Il partito si suicida e pare intenzionato a farlo in tempi strettissimi. Nella inamovibile nomenklatura dei democratici sta infatti passando pure l'idea che è impossibile non collaborare con il premier Silvio Berlusconi nelle sue più volte annunciate (e fumose) riforme istituzionali. L'analisi di molti funzionari di Bersani è più o meno questa: il centro-destra metterà mano alla costituzione in ogni caso. Se noi non partecipiamo alla nuova stesura della Carta va a finire che il premier e la Lega fanno tutto da soli e poi vanno al referendum confermativo (non hanno in parlamento una maggioranza dei 2/3 dei voti che permetterebbe loro di evitarlo) e lo vincono. Quindi piuttosto che far riscrivere tutta la legge fondamentale a Berlusconi e i suoi, meglio sporcarsi le mani (peraltro già poco pulite) e partecipare al gioco. A mio avviso però questo ragionamento fa acqua da tutte le parti. Per una lunga serie di motivi. Vediamone qualcuno, partendo da quelli di principio, per arrivare poi a quelli che potremmo definire "strategici". 1) La nostra Costituzione è "rigida" (cioè molto difficile da modificare) proprio perché i padri costituenti - gente, è bene ricordarlo, di tutt'altra levatura storica e morale rispetto agli attuali parlamentari - volevano evitare che la maggioranza di turno potesse cambiare i connotati dello Stato a suo piacimento. Le Costituzioni sono infatti la base del convivere civile e devono essere pensate per sopravvivere al Berlusconi o al Bersani del momento. Per questo per cambiare la carta serve una maggioranza qualificata o un referendum confermativo. Insomma la maggior parte dei cittadini (rappresentati in parlamento attraverso i loro eletti) devono partecipare alla stesura. Oggi però i risultati delle ultime regionali ci confermano che questa classe politica è molto poco amata dagli elettori. Tra astensioni, schede bianche e nulle, il 45 per cento degli aventi diritti al voto ha detto chiaramente che cosa pensa delle proprie classi dirigenti. In Italia dunque c'è un difetto di rappresentatività. Un difetto di cui, chi si dice democratico, dovrebbe tenere conto. 2) I parlamentari non vengono eletti, ma nominati dai partiti. E partiti (così come i sindacati) non devono rispondere a nessuna regola che ne garantisca la democraticità. Detto in altre parole: si può davvero pensare che quattro o cinque segretari decidano leggi fondamentali che varranno per decenni per decine di milioni di persone? Io credo di no. Le costituzioni possono essere cambiate e scritte solo da chi è realmente scelto dal popolo. Se non è così non sono costituzioni, ma statuti, cioè concessioni da parte del monarca o dell'oligarchia. 3) Tutti, a partire dal nostro ben poco vigile presidente della Repubblica Napolitano, dicono che ci vogliono le riforme. Nessuno però spiega quali. Lo stesso Berlusconi ha annunciato che tutto è ancora allo studio e che in ogni caso verranno accolti se possibile i contributi dell'opposizione. Traduzione: non sappiamo bene cosa fare, ma vogliamo assolutamente fare qualcosa. Se questo è il metodo, c'è da rabbrividire. 4) Tra le tante materie messe confusamente sul piatto solo due punti paiono essere irrinunciabili per il centro-destra. Una sorta di super Lodo Alfano che renda il premier ingiudicabile (magari ricorrendo alla reintroduzione dell'autorizzazione a procedere per tutti i parlamentari) e il federalismo. Il primo punto però per Berlusconi rappresenta un pericoloso boomerang. Reintrodurre l'immunità significa dire ai cittadini del Paese più corrotto d'Europa (uno Stato in cui, secondo la banca mondiale, la corruzione costa ai contribuenti 50 miliardi l'anno) che la legge non sarà più eguale per tutti. È evidente che questa parola d'ordine (il principio di eguaglianza) in caso di referendum confermativo è uno slogan formidabile dato in mano a chi si vuole opporre. È facile prevedere che anche la maggior parte degli astenuti in caso di una norma che istituisse per legge (costituzionale) l'esistenza della Casta accorrerebbe alle urne per bocciarla. Berlusconi lo sa e per questo ora tende la mano al Pd. Possibile che Bersani e i suoi non lo capiscano? Domanda retorica. Io infatti credo - purtroppo - che i sedicenti democratici lo comprendano benissimo. E che, sotto sotto (ma molti di loro lo hanno persino detto pubblicamente), sperino che almeno questa parte del progetto vada in porto. Sul federalismo, poi, bisogna ricordare che la Lega è sì molto forte. Ma a livello nazionale rappresenta solo il 12 per cento di chi ha votato. Un po' poco per pensare che possa decidere per tutti. Anche perché solo pochi ani fa il federalismo è stato bocciato proprio dagli elettori. 5) Tenuto conto dei tempi previsti per le leggi costituzionali (doppie votazioni a tre mesi di distanza l'una dalle altre) è facile prevedere che la Grande Riforma passerà solo verso il termine della legislatura (tra due anni e mezzo circa) quando il Paese sarà già di fatto in campagna elettorale. Per il centro-sinistra presentarsi agli elettori con in tasca un biglietto da visita del genere è in tutta evidenza una follia. O meglio un dono insperato a chi sostiene, non senza qualche ragione, che tra i due schieramenti non vi sono differenze sostanziali. E tra copia e l'originale, si sa, l'elettore sceglie sempre l'originale (Berlusconi). Cosa dovrebbe dunque fare l'opposizione? Molte cose e tre in particolare: partecipare alla fondazione dei comitati per la difesa della Costituzione. Dire chiaramente che un parlamento di nominati e non di eletti non può riscrivere la carta. E fare della reintroduzione delle preferenze (o meglio ancora, a mio gusto, del maggioritario secco di collegio) il proprio cavallo di battaglia istituzionale. Questa sì che è una riforma sentita da tutti -anche dagli elettori di centro-destra - e oltretutto approvabile attraverso una legge ordinaria. Insomma, per una volta, il Pd dovrebbe dimostrare di avere dei principi e di essere disposto a battersi per essi. Lo farà? Non credo. Anche perché, e qui torniamo al punto iniziale, andando avanti di questo passo, presto sarà estinto. 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  • nickname Commento numero 16 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: nchomsky

    Pd: «Riforme? Parliamo di lavoro e crisi» Il cantiere delle riforme ha un nome. E tale cantiere si chiama Parlamento. È questo, secondo il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, il punto di partenza da tenere ben presente prima di entrare nel merito delle questioni. A patto, però, che il dialogo sul nuovo assetto delle istituzioni non prosciughi le energie della politica italiana che deve affrontare una riflessione complessiva sul tema della crisi, del lavoro e della politica industriale. Al forum 'Libertà e benesserè organizzato a Parma dalla Confindustria, Bersani sapeva di aver di fronte una platea non completamente amica, e per rivolgersi agli industriali italiani ha tirato fuori la sua migliore faccia padana, condita da fame di produttività e buonsenso popolare: «Le famiglie italiane non discutono mica di semipresidenzialismo alla francese, ma di lavoro». «Le riforme istituzionali - ha ribadito - piaccia o non piaccia si fanno in Parlamento. Noi abbiamo presentato due progetti. Appena la maggioranza si è chiarita le idee, possiamo cominciare il confronto vero, che è cosa diversa dal dibattito che avviene nel circuito mediatico. Ma finchè non si riconosce che il problema numero uno è il lavoro sono pessimista che questa sia la volta buona». Bersani si è detto perplesso anche sulla proposta presidenzialista: «In un sistema che va verso il federalismo spinto si può affidare l'unico elemento di garanzia alla contesa politica?» Diverso, invece, il discorso sulle riforme economiche e sociali: «Per parlare di quelle vado ad Arcore anche a piedi. Ci vado con idee nuove, purchè dall'altra parte si riconosca che se hanno governato sette anni sugli ultimi nove non è che possano dare sempre la colpa agli altri». Detto questo, secondo Bersani è necessario che il Governo riconosca che è arrivato il momento di fare un dibattito serio e complessivo sui temi del lavoro, della crisi, della disoccupazione e della fiscalità: «Di fronte alla crisi -ha detto - stare fermi non è una strategia. La frusta della crisi si fa sentire in modo particolare in Italia, perchè si collega a problemi precedenti che altri avevano in misura minore e che prevede per noi un tempo più lungo di uscita». Una crisi che finirà, secondo il leader del Pd, per avere effetti anche sui conti pubblici: «Quando Tremonti dice che ho in mente il modello greco gli ricordo che noi per due volte abbiamo riportato indietro il traghetto che andava in Grecia. Se il pavimento della crescita è così basso la finanza pubblica non può che andare in crisi ed è per questo che da due anni sollecitiamo un qualche intervento a favore di Pil, crescita o occupazione: senza questi provvedimenti la crisi dei conti pubblici sarà inevitabile». Elezioni alle porte non ce ne saranno per un pò e la preoccupazione di provare la storica impresa di attirare a sinistra i voti delle partite Iva stavolta non c'è. Ma il Pd di Bersani vuole almeno far sì che «nessuno arruoli gli imprenditori». E il segretario si è schernito nel presentarsi a una platea alla quale ha parlato tante volte in una veste nuova, invitandola a rinnovargli quella fiducia che a volte, come uomo di governo, era riuscito a incassare: «Non ho ancora capito se sia più semplice portare questa veste, ma qui si va sempre a cercare delle grane, è una malattia che qui abbiamo un pò tutti…». Scritto il Date —

  • nickname Commento numero 17 su Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia

    Posted by: carmar

    Non posso assolutamente fidarmi di un nanerottolo che disprezza la democrazia. Non è costituzionalmente garantista un personaggio del genere che ha sempre cercato di attaccare sistematicamente ogni equilibrio costituzionale. In passato poteva magari fregare anche me, ma odio chi non rispetta i fondamenti democratici del paese. É come disprezzare la propria famiglia che ci ha allevato e non ci ha privato di una cosa fondamentale….la dignità e la libertà. Troppo spesso si mischia potere economico con quello democratico, e in politica è quasi scontato che ne abbia la meglio il primo, e proprio per questo che la mia fiducia equivale a zero. Le riforme andranno fatte, ma in futuro, lontano da questi personaggi che di democrazia hanno una visione un pó distorta, simile ai regimi autoritari, dove i poteri di equilibrio costituzionale, devono essere aboliti per dar spazio alle decisioni prese da un regime eletto a maggioranza dal popolo. Cioè il popolo che mi ha eletto grazie a quel sistema dettato dalla carta costituzionale, mi deve dare il potere di poter cancellare quella carta costituzionale, oppure governare nel rispetto di quella carta, che mi ha dato un mandato su cui ho giurato, e che dovrei averne rispetto? Io non so la segatura presente nella testa delle persone, che non si rendono conto di quello che stanno facendo, distruggendo il proprio paese perchè gli piace essere coccolati dal carisma di un dittatore del ventunesimo secolo. Scritto il Date —