Il doppio turno alla francese e il cazzeggio istituzionale per evitare i veri problemi dell'Italia


Finalmente, dopo qualche anno di relativo oblio, è tornato di gran moda il tema delle riforme istituzionali. Sembra inevitabilmente giunta l'ora di passare al presidenzialismo alla francese, con tanto di doppio turno (che già al primo turno alle urne non ci va più nessuno, figuriamoci al secondo). Poi servirà una revisione della legge elettorale. Andrà ripensato il ruolo del Senato, trasformandolo in una camera federale. Bisognerà bilanciare i poteri di governo e Parlamento. Forse si potrebbe anche reintrodurre il sistema delle preferenze togliendo la lista bloccata.

Tutte ipotesi molto intriganti, su cui confrontarsi a lungo e appassionatamente. Però. Però forse sarebbe appena il caso di fermarsi un attimo, prima di lanciarsi a sostenere una o l'altra ipotesi, per chiedersi: ma a cosa xxxx serve adesso una riforma istituzionale? Per caso è stato dimostrato che i milioni di elettori che non vanno a votare sono schifati dal sistema elettorale o dalla forma non presidenzialista della nostra Repubblica? Non mi risulta.

Eccoci allora di fronte all'ennesima messa in scena in cui un partito che gode di una maggioranza schiacciante, che può far approvare qualsiasi legge in tempi rapidissimi (gli esempi non mancano di certo) si inventa che è necessario rivedere il sistema istituzionale e le regole del gioco. Un bel fuoco di paglia per dettare l'agenda ad una opposizione esanime (che prevedibilmente si dividerà in mille rivoli tra sostenitori del turno unico, doppio e triplo) e oscurare con un poco di fumo acre le reali emergenze del Paese. Tanto a quelli ci pensa Tremonti.

Foto | Flickr

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