Beppe Grillo e l'intervista a Metro: «La demolizione è iniziata, grazie a internet»

Il leader del Movimento Cinque Stelle si concede alla nota free press per un'intervista. Ecco i passaggi principali.

Beppe Grillo e l'intervista a Metro

Beppe Grillo ha rilasciato una lunga intervista a Metro, la nota free press. L'intervista è stata realizzata da Elisabeth Braw.

Il leader del Movimento Cinque Stelle, tanto per cominciare, paragona il "cambiamento" che il M5S starebbe portando in Italia alla primavera araba.

«Assolutamente, perché in Egitto forse rimpiangono Mubarak, qua nessuno sta rimpiangendo Fini, Casini, nessuno rimpiangerà Bersani, nessuno rimpiangerà Berlusconi».

Ma Grillo ci tiene ancora di più a ricordare quali sono i valori fondamentali del Movimento.

Ai miei elettori quando andavo nelle piazze io dicevo di volerli mandare a casa tutti, questi qui. Noi non ci alleiamo con nessuno. Noi siamo il Movimento 5 Stelle, chi vota il movimento diventa il Movimento, diventa un cittadino attivo e protegge il territorio, la politica la fa con la spesa, può comprare una cosa o un’altra, può muoversi con un mezzo pubblico, in bicicletta o con la sua automobile, è una sua scelta, ma se fai quella scelta lì di votare il Movimento 5 stelle, allora devi rischiare qualcosa, anche nel tuo lavoro, metterti in gioco, una parte del tuo lavoro la dedichi agli altri, come faccio io. Io vado nelle piazze gratuitamente, prima lo facevo a pagamento. Quindi una parte del mio lavoro, di quello che so fare, la dedico agli altri, ed ognuno deve fare così, questo è il Movimento, dall’idraulico al commercialista all’ingegnere deve dedicare una parte del suo lavoro e del suo tempo agli altri. Così cambiamo il paese e diventiamo una comunità, con un senso di identità, e così diventiamo i migliori del mondo, sono sicuro.

E a una domanda sulla possibilità che molti elettori non siano d'accordo con la chiusura a riccio del Movimento 5 Stelle, Grillo risponde esponendo la sua teoria della demolizione.

La demolizione è già iniziata attraverso una tecnologia che si chiama Internet, che sta demolendo tutti i canoni nel mondo di finta democrazia, di corruzione. Ormai il cambiamento esiste, solo che questa classe politica non ha ancora capito che questo non è un nuovo partito demolitore degli altri per sostituirsi agli altri. È un cambiamento di mentalità, di cultura, di civiltà perché si passa da una democrazia che è delegata a dei partiti che hanno disintegrato il Paese a una democrazia partecipata da parte dei cittadini. Quindi, io sto agevolando e affrettando questa dissoluzione che sta avvenendo. Il mio intervento è solo una questione tempistica, a freddo velocizzo un cambiamento che c’è nel mondo. La Rete riunisce i cittadini, riunisce persone su degli argomenti, riunisce intelligenze e con queste sinapsi che si aprono e si chiudono nel mondo si possono risolvere i problemi.

Ma l'intervistatrice insiste: perché mentre attendete la demolizione, non agite subito, in Parlamento?

Lo faremo. Questo è un movimento di proposte, non di protesta. Proporre un altro tipo di politica, di economia. Siamo costretti a immaginarci un mondo diverso, perché questo non funziona. Questo Paese è fermo, non c’è più la grande industria, la piccola e media impresa sta morendo. Abbiamo grandi problemi nella sanità, nella scuola, nella cultura, è un Paese con duemila miliardi di debito che deve pagare fra un po’ 100 miliardi di interesse di debito. Quindi continuare a parlare di crescita, di Pil, di spending review e di spread è un crimine contro l’umanità. Dobbiamo sederci lì e ripensare. Il M5S è un pensiero: trovare un senso all’identità che in Italia non c’è più, dare un senso allo Stato che non c’è più. Perché lo Stato oggi non esiste, la burocrazia ha sostituito la democrazia, la finanza ha sostituito l’economia. Bisogna dare un senso al lavoro.

Ma quello della finanza è un problema internazionale.

Assolutamente, questo è un format esportabile che si sta espandendo in tutto il mondo. Quello di fare liste civiche spontanee da parte dei cittadini, con un garante. Io sono il garante, controllo che chi entra in queste liste sia incensurato e che non sia iscritto a altri partiti. Questa è la mia funzione, renderlo popolare nelle piazze, perché è un movimento oltre che di rete, di piazza. Fisico, di contatto umano, di toccare. Non è solo Rete, è rete e piazza, dove c’è il contraddittorio, dove puoi anche venire contestato e amato. Nella rete puoi essere soggetto a commenti di qualsiasi tipo.

E la democrazia interna?

Loro cercano di farci passare come movimento dove c’è un capo che decide, quindi con mancanza di democrazia interna. Ma è assolutamente fasullo, sbagliato e poi il problema nostro, oltre che la classe politica è l’informazione. La sua intervista, se uscirà in Italia, sarà deformata. Nei titoli, nel sottotitolo, come è già successo coi giornali stranieri. Questa è un’informazione che è soggetta ai poteri sia politici, ma anche economici, bancari. Gli editori sono quelli. Quindi o riformiamo anche l’informazione o il processo durerà molto di più.

Poi Grillo parla del futuro, con i consueti toni profetici e con l'innata fiducia nella "rete":

«Non rimpiangeremo nulla perché metteremo delle persone perbene, normali, oneste e trasparenti a gestire il Paese. Quindi qualsiasi azienda che vuole… non avrà più bisogno di andare fuori dall’Italia a produrre in Svizzera in Austria, o Slovenia. Anzi noi creeremo i presupposti per quegli investimenti che in Italia saranno fatti con   trasparenza,  onestà e professionalità. Noi rimetteremo al loro posto persone professionali nei posti che devono essere. Cose che sono state tolte mettendo funzionari di partito, amanti, mogli o amici degli amici nei posti. Vede la Finmeccanica, vede l’Eni, vede tutte le grandi aziende compartecipate, dove tutte i funzionari e gli amministratori delegati sono dei politici, non professionisti. La rete sarà tutto questo: chi ha il curriculum migliore andrà a prendere i posti che gli spettano».

C'è spazio anche per glorificare le virtù dei parlamentari pentastellati.

«Mia figlia di 13 anni avrebbe molto più buonsenso e competenza di questi, visti i risultati che hanno fatto. Noi abbiamo messo in Parlamento la classe più giovane del mondo, come età media. L’88 per cento sono laureati, e c’è la più alta percentuale di donne del Parlamento. Quindi l’esperienza sarà fatta, se la faranno, stanno studiando come è il diritto, le procedure parlamentari, le commissioni. Stanno vagliando 40 mila curriculum che sono arrivati di professionisti che vogliono dare una mano. Questo è un movimento che è una comunità. Noi vogliamo trasformare l’Italia e l’Europa in una comunità vera. Dove le parole devono essere solidarietà, senso della comunità, nessuno deve rimanere indietro. Dobbiamo cambiare il linguaggio della politica che non è, ripeto, spending review, il Pil il 3 per cento, la fiducia».

Un concetto, quello della fiducia, che a Grillo proprio non va giù. Ma il leader del M5S va oltre e insiste nella dicotomia noi-loro e nella possibilità del M5S di imporre la propria linea. Una possibilità che per Grillo è certezza:

«Loro saranno costretti a seguire noi come programma politico, noi eravamo nati e ci prendevano per l’antipolitica. Grillo e l’antipolitica, demagogo e populista. Oggi copiano il nostro programma e io ne sono immensamente felice. Solo che noi lo applichiamo, loro lo dicono in televisione e basta. Ma sono costretti a seguirci, nei costi della politica. Sono costretti a togliere le province a finanziare col microcredito le piccole e medie imprese. Saranno costretti a seguire tutto il nostro piano, tutti i nostri punti del programma».

Quindi, il consueto attacco ai giornalisti:

«Abbiamo una stampa che determina solo altre verità. Menzoniera oppure se non è menzoniera, è contro».

E ancora, il concetto della rivoluzione che ritorna, il mantra del "tutti a casa" e via dicendo:

«Assolutamente, questa è una rivoluzione e quelli che ci sono dentro non l’hanno nemmeno capita. Hanno 70 anni, 60 anni, sono dentro i partiti, i giornali le banche, i poteri forti. E poi non hanno capito che è una guerra generazionale questa qua. Non possiamo più avere delle persone di 70 anni che sono lì da 35 anni, che hanno  disintegrato il Paese e ci spiegano dalla televisione, dai giornali come porre rimedio agli errori e ai danni che hanno fatto. Questa gente deve andare via, chiedere scusa e sottoporsi a una verifica fiscale. Come abbiamo, come ho promesso io al movimento. Chi ha votato il movimento vuole mandarli a casa tutti. E io non ho mai chiesto voti ad altri per fare coalizione. Noi abbiamo il diritto di mandarli a casa tutti. Noi siamo un movimento che non usa soldi, siamo la prima forza, il primo partito in Italia in 3 anni e con i mezzi di comunicazione contro, ma senza soldi pubblici, con il finanziamenti che il massimo è di 10 euro, 30 euro. Non abbiamo grandi finanziatori alle spalle, di aziende. No è la gente. Quindi noi abbiamo promesso di mandarli a casa tutti e li manderemo a casa tutti. Perché noi siamo abituati a dire le cose e a farle».

Verso la fine dell'interviste, Beppe Grillo diventa un fiume di parole dalle risposte chilometriche. Su modello Svizzero, economia, disoccupazione, euro.

Il fatto di essere o non essere nell’euro non è un fatto che posso decidere io. Io non l’ho mai detto. Io ho detto che il debito ci sta scaraventando in un buco nero: black wall…ehm black hall. Siamo in un buco nero senza speranza. No la speranza è crescere. No. Se noi non cresciamo dal punto di vista dell’economia tradizionale se non facciamo più automobili, più strade, più cemento, più supermercati più posteggi, più grandi opere, più Tav, più ponti sullo Stretto se non facciamo quello siamo morti…ma quello non possiamo più farlo quindi siamo in un buco nero. Il Movimento a 5 stelle vuole un Piano B. Il piano B che propone il 5 stelle è cambiamo il sistema, cambiamo il sistema della crescita del Pil occupandoci delle cose reali dell’economia reale. Economia reale significa produrre cose necessarie. Produrre automobili o cemento è ancora vantaggioso? No. Produrre posteggi nel centro delle città è ancora vantaggioso? No. Produrre la Tav per spendere 20 miliardi che non abbiamo per portare merci che non si sono più che sono in calo è conveniente? No.

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