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La Francia vieta il burqa. Il voto a maggio

Pubblicato: 22 apr 2010 da Luca Landoni

Commenti dei lettori


La Francia si appresta a diventare il primo paese occidentale che vieta il burqa in tutti i luoghi pubblici, confinandolo nei soli spazi personali (in pratica a casa propria e basta). Il Premier Sarkozy prosegue così nella sua linea dura contro il copricapo integrale islamico, portando alle estreme conseguenze tutte le iniziative precedenti, come il divieto di portarlo a scuola.

Il disegno di legge è già pronto e andrà al voto a maggio, ma va subito detto che nonostante Sarkò goda di una confortevole maggioranza, non sarà una passeggiata. Molti nel paese temono infatti una levata di scudi da parte della fortissima comunità mussulmana e l’ondata di disordini che ne potrebbe derivare.

La determinazione del Premier tuttavia è tale da poter superare anche i dissidi interni, portando a una compattezza della maggioranza intorno a un provvedimento divenuto uno dei simboli del suo corso politico.

Se la legge dovesse passare, la Francia si proporrebbe inoltre come faro di civiltà tra i paesi liberi, calamitando l’emulazione di molte altre democrazie tra le quali sperabilmente anche il nostro paese. Vietare definitivamente questa pratica medievale e sessista sarebbe inoltre di grande aiuto proprio alle donne mussulmane che sia pur timidamente stanno cominciando a prendere coscienza di se stesse e della dura lotta che le attende per l’emancipazione.

Quanto alle frange estremiste dell’islamismo, potranno anche reagire violentemente in prima battuta, ma prima o poi dovranno farsene una ragione. La storia va avanti e chi continua a pretendere di chiudere la propria donna in uno scafandro non ne fa parte. E se non si rassegneranno loro, ci penseranno le giovani generazioni che hanno studiato nelle scuole occidentali.

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53 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di albert1

    albert1

    22 apr 2010 - 09:10 - #1
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    La Francia si appresta a fare finalmente qualcosa di buono.
    Bella, Sarkò !
    Qui da noi non si potrebbe fare…

  • Profilo di paolo192

    paolo192

    22 apr 2010 - 09:30 - #2
    -1 punto
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    Bravi!
    Viva la Francia!

  • Profilo di flatten

    flatten

    22 apr 2010 - 09:33 - #3
    -2 punti
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    è arrivato il momento anche in Italia!!!basta con ste donne coperte da sti stracci!!!

  • Profilo di winkiller

    winkiller

    22 apr 2010 - 09:37 - #4
    0 punti
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    Se il divieto interessa solo il burqa, ed è motivato da ragioni di ordine pubblico, allora ben venga.
    Se invece è una triste legge oscurantista, scritta perchè il burqa da fastidio, ed è motiviata da un falso interesse della dignità della donna, trovo la cosa abbastanza ridicola. Se è la dignità della donna che interessa, prima di proibire il burqa ci sono decine di aree di intervento molto più urgenti di questa. Ci sono migliaia di pubblicità che usano il corpo femminile, senza alcun rispetto per la dignità intellettuale, per vendere cose che non centrano nulla ne’ con la femminilità ne con l’estetica (silicone saratoga vi dice niente). Ci sono datori di lavoro che licenziano le donne quando sono incinte. Ci sono posti in cui si viene assunti sulla base della “bella presenza” senza considerare per nulla la competenza.
    Ma tutti questi problemi sono occidentali e ben accetti all’interno della nostra società, quindi non serve fare leggi per limitarli, al contrario di quelli che invece infastidiscono “la gente per bene”.

  • Profilo di sorgente-pura

    sorgente-pura

    22 apr 2010 - 09:39 - #5
    0 punti
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    si Albert, sono d’accordissimo con te, il burka oltre ad essere una forma di schiavizzazione della donna, non permette di far sapere chi si cela sotto.
    Però, non so se hai visto il link che ho pubblicato ieri, alla stessa stregua, a Napoli(ma succede dappertutto, anche a Samarate c’è stato un episodio simile) dovrebbero vietare i caschi….
    Detto questo, VIETARE IL BURKA!!!

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 09:44 - #6
    -3 punti
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    a me sta sulle balle che vadano in giro uomini con grossi vestiti a gonna tutti neri………li si vede cosa celano…lo sanno bene molti bimbi….

  • Profilo di marcopagni73

    marcopagni73

    22 apr 2010 - 09:54 - #7
    0 punti
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    Il burka è imposto alle donne in una società maschilista per motivi religiosi.
    E qui ci sarebbe da incazzarsi fino a domattina …………..
    C’è da capire se il nano d’oltralpe lo fa effettivamente per motivi di sicurezza oppure è una bieca strumentalizzazione per discriminare un etnia
    E se conosco i miei polli…………

  • Profilo di albert1

    albert1

    22 apr 2010 - 09:54 - #8
    1 punto
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    Gunny: in effetti il casco andrebbe indossato nel momento in cui si sale in sella e tolto quando si scende. Fosse per me, manganellate dietro le ginocchia a chiunque tenga un casco in testa al di fuori dei casi previsti…

    Giusto l’altra sera, stavo mettendo benzina ad un self service, con la coda dell’occhio vedo uno che si avvicina col casco: era ovvio che era appena sceso dalla moto ed altrettanto ovvio che voleva solo chiedermi da cambiare… ciononostante gli ho fatto presente che se faceva un altro passo senza togliersi il casco gli avrei dato fuoco dove si trovava ;)

    Tornando all’articolo, mi chiedo come verrebbe accolta qui da noi una proposta del genere, posto che tra l’altro sarebbe già implicitamente vietato dalle leggi anti terrorismo, ma a quanto pare non gliene frega niente a nessuno. Il bello è che noi non dovremmo vedercela solo con le comunità musulmane, ma anche con certe “comunità” nostrane.

  • Profilo di marcopagni73

    marcopagni73

    22 apr 2010 - 09:56 - #9
    0 punti
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    @chicomarx
    Il tuo commento è formidabile .
    Apre questioni molto importanti………

  • Profilo di sorgente-pura

    sorgente-pura

    22 apr 2010 - 09:57 - #10
    0 punti
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    #6
    Di sicuro non posso darti torto, anzi, chi ha fatto il colleggio dai preti anni fa, quando solamente pensare di dire una cosa simile ti avrebbe portato alla gogna pubblica, ha subito l’inimmaginabile,
    il tema però è un altro, quello del burka, favorevole o contrario?
    Che te lo dico a fare??? =)))

  • Profilo di sorgente-pura

    sorgente-pura

    22 apr 2010 - 09:59 - #11
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    #8
    mi fai morire…troppo un grande, ciao Albert

  • Profilo di albert1

    albert1

    22 apr 2010 - 09:59 - #12
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    Io nno finirò mai di ringraziare i miei mai troppo ringraziati genitori per avermi sollevato da certe esperienze, facendomi frequentare sempre e solo scuole pubbliche.
    Dall’asilo al liceo, mai visto un religioso.

  • Profilo di albert1

    albert1

    22 apr 2010 - 10:04 - #13
    0 punti
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    Completamente OT: ma sono io che divento sensibile, o ultimamente c’è un incremento di comportamenti violenti e/o criminali in giro ? Almeno a Roma sto notando un aumento di microcriminalità. E (prima che qualcuno mi affibbi epiteti vari) non sto parlando (solo) di “stranieri”, dico in generale.

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 10:08 - #14
    0 punti
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    Gunny questione di filosofie di vita, in Italia vi sono donne che scelgono di nascondere il viso perchè potrebbe portare l’uomo a pensieri impuri, altre che nascondono i capelli, entrambe nascondono il corpo…..e chi promuoverebbe questo tipo di contestazione al loro pensiero è una compagine che ha come capo unico uno che ha nelle sue aziende come must che le donne facciano vedere culi e tette……quindi non capisco se è veramente fatto per liberare una donna o per rendere ancor più difficile l’integrazione diiuna parte dell’umanità….quando vedrò che chi propone una regola del genre la smetta di voler decidere sulla ru486, sull’autodeterminazione della donna, la smetta di proporre come soluzione ai problemi lavorativi di una donna lo sposarsi il proprio rampollo, che ai comizi non si accenni a improbili qualità sessuali del proprio pene parebbe sempre duro allora si sarò il primo a battermi contro questa assurda cosa….

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 10:12 - #15
    0 punti
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    Albert no diciamo che di volta in volta la recrudescenza di fatti criminosi è direttamente proporzionale alal voglia dei media di farlo sapere :)

  • Profilo di marcopagni73

    marcopagni73

    22 apr 2010 - 10:12 - #16
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    Albert sarà il ciclo :)

  • Profilo di toka

    toka

    22 apr 2010 - 10:12 - #17
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    bisogna vietare anche il Niqab e lo Chador. La donna è umiliata anche in questi casi.

  • Profilo di albert1

    albert1

    22 apr 2010 - 10:13 - #18
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    Chico: l’accezione politica volendo si trova su tutto. E forse è ovvio che sia così.
    Però in certi casi (questo ne è un esempio perfetto) io della politica me ne frego: da qualsiasi parte venga la proposta, e con qualsiasi eventuale “secondo fine” a questa si voglia attribuire, se la proposta stessa è oggettivamente corretta e utile ben venga.

  • Profilo di albert1

    albert1

    22 apr 2010 - 10:16 - #19
    0 punti
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    Avevo pensato anche io ad un “gonfiaggio mediatico”, ma parlo proprio di percezione mia.
    Vivo e lavoro in una zona di Roma un po’ particolare, e il polso della situazione lo misuro “a vista”. Diciamo che un evento a settimana è la media solita, da un po’ di tempo a questa parte siamo saliti almeno a due.

    Boh ? Sarà l’estate che si avvicina…

  • #gio#

    22 apr 2010 - 10:19 - #20
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    Se la legge dovesse passare, la Francia si proporrebbe inoltre come faro di civiltà tra i paesi liberi..

    Veramente imporre alla gente come deve vestirsi (o come non deve) non lo trovo né indice di civiltà nè di libertà.

    (prima che si scatenino le polemiche, credo anch’io che in alcuni luoghi (scuole, uffici) occorrono regole di comportamento per chi ci lavora, ma il libero cittadino deve potersi vestire come gli pare)

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 10:21 - #21
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    Albert la cirsi porta a perdere potere d’acquisto, la perdita di potere dìacquisto porta ad avere fame, avere fame porta alla disperazione, la dipserazione porta a delinquere per risolvere il porblema della fame o peggio per mostrarsi forti e quindi poter fare i gradassi nel quartiere e avere un minimo di celebrità……e intanto si discute delle correnti, delle intercettazioni (mica dicono che sarebbe meglio non delinquere e non spiutt@n@rsi al cellulare), dell’expo (Formigoni si mangia duecento milioni della regione per costruire e poi abbattere le strutture per l’expo)……e intanto la fiat fa i cavoli suoi, telecom pure, euitelia anche le banche peggio

  • Profilo di toka

    toka

    22 apr 2010 - 10:23 - #22
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    gio è esattamente quello che sostengo io, la donna non deve essere obbligata a mettere quelle costrizioni. deve essere libera di vestirsi come vuole.
    quindi va vietato l’obbligo del burka chador e niqab

  • Profilo di marcopagni73

    marcopagni73

    22 apr 2010 - 10:26 - #23
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    Mi piacerebbe leggere un commento da parte di una donna……..

  • Profilo di albert1

    albert1

    22 apr 2010 - 10:30 - #24
    0 punti
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    Chico: spiegazione plausibile. Maybe. Staremo a vedere…

    #gio#: libertà, ok, ma poterti vedere in faccia fa parte della mia libertà. Se vuoi nasconderti, liberissimo/a di tapparti dentro casa e non uscire ;)

  • Profilo di fc77

    fc77

    22 apr 2010 - 10:36 - #25
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    presente,sono d’accordo con il primo commento di albert.

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 10:40 - #26
    -2 punti
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    Albert il concetto è, si vi sono alcune donne costrette, altre invece lo fanno consapevoli seguendo il loro credo religioso, come vi sono donne che non osano mostrare le spalle, donne che la gonna è sotto il ginocchio, donne che si cingono con il cilicio, donne che fanno voto di castitò, donne che decidono di vivere con un uomo rozzo e grezzo che le vieterà qualsiasi rapprtoo sociale con il mondo………insomma donne che decidono, quindi la giusta legge sarebbe “non puoi obbliagre nesusno a fare alcunchè sia contro le sue idee” quindi ribaltiamo il concetto, è punibile chi le costringe non che loro lo facciano, altrimenti capiamoci o allarghiamo il concetto a tutti altrimenti resta solo un modo per “disturbare” un’altro modo di pensare

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 10:42 - #27
    -1 punto
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    dopotutto come puoi parlare come partito o popolo delle libertà se il tuo modo di agire è continuamente porre dei divieti per poi lamentarti dei divieti che colpiscono te?

  • Profilo di albert1

    albert1

    22 apr 2010 - 10:45 - #28
    0 punti
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    Chico: io non lo vedo mica come un “favore” alle donne (le quali potrebbero anche dire “sono affari miei”).
    Io, fossi in grado di proporre una cosa del genere, lo farei con un solo fine:

    TE VOJO VEDE’ ‘N FACCIA.

    Sic et simpliciter.

    Ho già detto, non c’è dietrologia, non c’è significato politico, non c’è volontà di “pensare per gli altri” o “fare il bene altrui”. E’ solo l’esigenza di poter vedere, riconoscere, identificare. Siccome io non posso andare in giro travisato, è normale che non possa farlo nessun altro, nemmeno per presunti motivi religiosi o di coscienza o di esigenza personale.

    Secondo me è un divieto. Giusto e condivisibile.

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 10:46 - #29
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    è ovvio e scontato che per me qualsiasi religione è un obrobrio, un modo per impedirti di ragionare in modo corretto con le evidenze dei fatti, un modo per tenerti li pio e quieto senza rompere il manovratore che invece della religione se ne frega………quindi da buon ateo non lo trovo corretto lo trovo un primitivo modo coercitivo per imporre ad una donna un ruolo secondario (come in TUTTE le religioni), ma se una donna lo vuole fare che diritto ho io per impedirglielo quando poi trovi poliziotti e carabinieri che si mascherano il viso quando sono in servizio di piazza?……di cosa devono avere paura? di essere visti e fotografati e quindi riconoscibili in eventuali processi contro abusi di potere?

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 10:48 - #30
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    Come vedi albert il concetto tuo è applichiamolo ad ogni contesto nel quale vuoi impedirmi di vederti in faccia……..quindi a 360 gradi non solo verso donne con il burqa

  • Profilo di albert1

    albert1

    22 apr 2010 - 11:01 - #31
    0 punti
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    Per me ok. Figurati… parli con uno che a momenti si fa arrestare per una cosa del genere.

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 11:07 - #32
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    quindi con questo dimostriamo che se ad una prima lettura sembriamo discordanti in realtà la pensiamo allo stesso modo no?

  • Profilo di albert1

    albert1

    22 apr 2010 - 11:12 - #33
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    Quando si ragiona di concetti semplici, non è difficile pensarla allo stesso modo: c’è un 50% pieno di probabilità di essere dalla stessa parte.
    I problemi nascono quando i concetti si complicano e si adornano di (spesso inutili) sovrastrutture.

    E’ come se discorressimo di Topa. Salvo uno dei due sia di diverso orientamento, tra due uomini sarà difficile discordare sul fatto che la Topa sia il top.

    Poi magari ci mettiamo a fare digressioni su bionde, more, magre, grasse, e lì la cosa si complica. Ma il concetto base ci trova d’accordo comunque. ;)

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 11:16 - #34
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    albert concordo, la topa è il top……il toppless una filosofia di vita :)

  • Profilo di marcopagni73

    marcopagni73

    22 apr 2010 - 11:18 - #35
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    W le portatrici sane di topa…:)

  • Profilo di albert1

    albert1

    22 apr 2010 - 11:20 - #36
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    Un altro punto su cui ci troviamo.
    Sulle forze dell’ordine “mascherate”, trovo anch’io che sia uno scandalo.
    L’unico caso in cui sono d’accordo è quello relativo alle varie “forze speciali” (NOCS, GIS e così via), in quanto la protezione dell’identità dei componenti è presupposto imprescindibile della loro stessa funzione.
    Ma i celerini col foulard et similia mi fanno incazzare dimolto. Ma molto molto.

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 11:25 - #37
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    infatti per questo ho specificato in servizio nella piazza, ovvio che nocs antiterrorismo etc etc siano come dire quasi obbligati visto che più di una volta a fianco loro spesso non vi erano solo amici

  • Profilo di toka

    toka

    22 apr 2010 - 11:36 - #38
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    per me non è solo “te voio vedè in faccia” come dice albert.
    è assurdo che in uno stato civile si permetta l’oppressione alla donna.
    se vieni in italia sappi che non puoi trattare tua moglie come una schiava, se vieni in italia devi condividere i nostri valori altrimenti non ti integrerai mai.

    Tua moglie deve essere libera di LAVORARE e vestirsi come vuole.

  • Profilo di albert1

    albert1

    22 apr 2010 - 11:44 - #39
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    Toka: vedi, posso anche condividere, ma qui passeggiamo su di un campo minato.
    Per come la vedo io, chi si reca in un paese che ha usanze diverse dal proprio, si DEVE adeguare e basta.
    Però si apre la strada a tutta una serie di rimostranze che ahimè conosco fin troppo bene, si comincia a discutere e non si finisce più.
    Diciamo che un vero e proprio “divieto”, come in questo caso, taglia la testa al toro.
    Se ci mettiamo a ragionare, apriamo la strada alla discussione. Meglio dire che è perchè “voglio vederti in faccia” e basta. C’è poco da discutere, così ;)

  • Profilo di toka

    toka

    22 apr 2010 - 11:54 - #40
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    si albert pero’ questo non impedirebbe l’utilizzo forzato dello chador.
    quindi rimane l’oppressione, rimane la ristrettezza e rimane che una donna non puo’ lavorare, che so, da mc donald perchè non puo’ portare la divisa…. senza contare che non le fanno andare a lavorare in ogni caso….

  • #gio#

    22 apr 2010 - 12:21 - #41
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    Proporrò una legge che imponga di mettere la propria foto nell’avatar di polisblog. Quando parlo con qualcuno su un blog voglio vederlo in faccia.
    Albert è esentato, è troppo brutto… ;)

  • #gio#

    22 apr 2010 - 12:29 - #42
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    Mentre rientravo a casa ho incrociato due monache bardate dalla testa ai piedi, si vedeva giusto il contorno del viso. Ho pensato (dopo aver casualmente urtato un passante per passargli la sfiga) che è è assurdo che in uno stato civile si permetta l’oppressione alla donna e che la donna non deve essere obbligata a mettere quelle costrizioni, deve essere libera di vestirsi come vuole.

    Spero di avervi espresso con chiarezza il “mio” pensiero ;)

  • Profilo di albert1

    albert1

    22 apr 2010 - 12:47 - #43
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    #gio#: e perchè credi che dopo un breve esperimento con la mia vera faccia abbia optato per un molto più carino e tranquillizzante Totoro ?

  • Profilo di fc77

    fc77

    22 apr 2010 - 12:57 - #44
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    eh no gio, di alberto tutto puoi dire tranne che è brutto,è un gran pezzo di uomo di figo…. :D

  • Profilo di fc77

    fc77

    22 apr 2010 - 12:59 - #45
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    OPPSS *gran pezzo di uomo insomma un gran bel pezzo di figo”

  • Profilo di macleod4

    macleod4

    22 apr 2010 - 13:05 - #46
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    Bene Sarkozy, cmq anche in Belgio sto sentendo voci che si apprestano a vietarlo…Finalmente qualcosa di positivo si muove, basta esser ricattati dalle cellule islamiche in Europa… Sentivo proprio oggi che han minacciato gli autori di South Park perchè sbeffeggiavano Maometto, e loro han dovuto censurare la puntata… Pure il film 2012 ha dovuto evitare la distruzione nei paesi musulmani, pena insurrezioni al film, che bella libertà di parola…vivono ancora nel medioevo.

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 14:09 - #47
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    luxuria delal lega dice: che bella libertà di parola…vivono ancora nel medioevo.

    infatti non appena parli di ru486, di emancipazione delal donna ecco li con il ca770durismo e con “la pillola la vieto io alle donne che sono uomo di….”

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 14:10 - #48
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    Up Down

    Toka se parli di liberta’ per le donne si possono vietare i veli sulla testa?

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 14:12 - #49
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    Up Down

    …mi piace il tuo esempio toka: una donna non puo’ lavorare da mcdonalds perche’ non puo’ indossare la divisa…………….beh tu ad esempio puoi lavorare da mcdonalds con quella camicia bruna?

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    22 apr 2010 - 14:17 - #50
    0 punti
    Up Down

    w il blegio:

    La caccia ai bambini in Belgio
    Di Gianluca Paolucci, Il Diario della Settimana, 12/18 aprile 2000

    Place Fontenas, pieno centro di Bruxelles, a due passi dalla Grand Place e dai caffè alla moda. Qualche gay bar, una discoteca e molta prostituzione maschile. Ma se si chiede, con discrezione, è possibile «avere» un minorenne maghrebino o romeno, oppure belga, pagando un po di più e dietro la promessa di ripassare dopo unora. Lo sanno tutti, da sempre. Due mesi fa hanno beccato anche un poliziotto, aveva appena pagato 5 mila franchi belgi, circa 250 mila lire, per intrattenersi con un ragazzo arabo di 15 anni. Quanto succede su questa piazza potrebbe costare al democratico e tollerante paese nordeuropeo il suo posto in Europa grazie a quello stesso articolo del trattato di Amsterdam invocato contro Jrg Haider.

    Il percorso che ha portato a Place Fontenas è partito da Roma, dove, durante il congresso del Partito radicale, leuroparlamentare belga Olivier Dupuis ha lanciato una serie di affermazioni che hanno letteralmente gelato la platea. Ha raccontato che nel suo Paese cè stato un periodo nel quale alcuni bambini venivano costretti a subire violenze di ogni tipo, dove alcuni di questi bambini venivano perfino uccisi, come conigli, durante delle partite di caccia «alle quali partecipano nobili, finanzieri, notabili e funzionari dello Stato».

    Siamo arrivati in Place Fontenas perchè le affermazioni del parlamentare radicale hanno sollevato una serie di domande e le prime risposte trovate non sembravano convincenti. Sembrava incredibile non solo quanto raccontato da Dupuis, ma anche che dopo choc provocato in tutta Europa dallo scandalo pedofilia fossero rimasti a occuparsene solo un parlamentare eletto in Italia, due poliziotti in congedo malattia da tre anni e una ragazza già prostituta-bambina, carnefice essa stessa e infine testimone che racconta cose di cui tutto il Belgio, ma non solo, avrebbe preferito non occuparsi mai.

    Al Parlamento europeo, Dupuis è conosciuto soprattutto per il suo impegno in Commissione esteri. è stimato e apprezzato anche dagli avversari per le battaglie in favore del Tribunale penale internazionale e per il Tibet. Ma da quando ha iniziato a occuparsi di pedofilia, inviando lettere ai suoi colleghi e parlandone durante le sedute, qualcuno ha cominciato a prenderlo per un ossesso, «che cerca di infilare questa storia dappertutto, anche quando non centra niente», dice una funzionaria italiana del Parlamento.

    A parlare per la prima volta delle cacce ai bambini è invece una ragazza che oggi ha 31 anni, Regina Leuf, durante una delle interminabili audizioni alle quali è stata sottoposta per lunghi mesi.

    «Dunque vi lasciavano liberi in una grande tenuta»?

    «Sì».

    «E poi dovevano riprendervi»?

    «Sì».

    «E cosa succedeva dopo»?

    «Che finivamo attaccati al muro, come trofei. Sì, che cosa succedeva allora»?

    «Sì»?

    «Sì. Allora alla grande, eh».

    «Come»?

    «Allora alla grande».

    «Allora alla grande? Vi prendevano e allora alla grande? No, ma non possiamo continuare così. Lei non ci spiega niente».

    «No, ma»

    «è dura continuare così».

    «Sì, allora potevano potevano potevano fare di noi tutto quello che volevano. Quello che ci prendeva poteva fare di noi quello che voleva. Violentare, torturare»

    «Può dirci in due parole di cosa si trattava»?

    «Hanno anche assassinato delle ragazze».

    «Assassinato delle ragazze»?

    «Sì. Gli tiravano addosso».

    «Gli tiravano addosso? Con cosa»?

    «Questo non glielho chiesto».

    «No, ma li ha visti»?

    «Con unarma credo. Di certo non con archi e frecce».

    (Audizione di X1, 9 dicembre 1996, verbale 118.728. Tratto dal libro Les dossiers X, Ed. Epo)

    VENDUTA AI PENSIONATI. Regina racconta anche tante altre cose, ma le parti sulle «cacce al bambino», per quanto confermate da altri quattro testimoni, sono quelle che verranno utilizzate per deridere tutta la sua vicenda.

    I racconti che a più riprese Regina fa di queste cacce sono una delle tante parti che non è stato possibile appurare nel famoso «scandalo pedofilia». Nota come X1, codice utilizzato dagli inquirenti per tenere nascosta la vera identità, Regina inizia a parlare in seguito allonda emozionale suscitata dal caso di Julie e Melissa. Racconta della sua vita ed è un viaggio nellorrore. Racconta di come ancora bambina venisse venduta dalla nonna ai ricchi pensionati di Knokke, località balneare del Mare del Nord e buen retiro di anziani facoltosi. Spiega agli inquirenti di come alletà di 12 anni fosse stata affidata dalla madre a Tony V., che diventa il suo pigmalione, o pappa, la porta in giro, in festini «particolari» che finiscono tutti allo stesso modo, con lei e altre ragazze protagoniste delle attenzioni degli altri partecipanti. Racconta di stupri di gruppo e violenze di ogni tipo, film porno, snuff movies (film dove le protagoniste vengono violentate e uccise davvero), minorenni ammazzati per gioco o per il p(ó

    Regina riconosce anche alcune foto: clienti famosi, finanzieri e uomini politici. Ma anche vittime, ragazze morte 15 anni prima in circostanze rimaste misteriose. Solo che fa tutto con grande confusione. Descrive luoghi con una precisione che impressiona gli inquirenti, ma si sbaglia sulla data, fa i nomi di persone che poi non riconosce, si contraddice in continuazione. La giovane viene ascoltata per 17 volte nel corso di sei mesi. Le audizioni durano per notti intere, vengono filmate da telecamere e si tengono in presenza di uno psicologo. Una commissione medica appurerà che Regina è una teste credibile, che «ha subito nel passato abusi sessuali massicci» e «importanti in intensità».

    A condurre le audizioni è unèquipe di poliziotti guidati da Patriek De Baets, uno specialista di criminalità finanziaria, sotto i riflettori da anni per aver condotto le indagini più scottanti sulla malavita dei colletti bianchi. Le prime pressioni su De Baets e i suoi arrivano da molto in alto. Tra le telefonate che uno dei giudici riceve nel dicembre del 1996, quando inizia a circolare la voce che un testimone sta parlando, cè quella di uno degli uomini più potenti del Belgio, il patron di Banque Fortis, Maurice Liepens. Chiede di sapere se i poliziotti verranno a perquisire la sua casa. Poco dopo Liepens che, secondo De Baets, Regina avrebbe riconosciuto tra i suoi clienti, tenterà il suicidio. Ma laria cambia quando Regina inizia a fare i nomi di gendarmi e pejeists, i funzionari della Polizia giudiziaria.

    Dopo una serie di scontri sulle modalità dellinchiesta e dopo aver ordinato una rilettura dei documenti basata solo su una parte delle audizioni, nel giugno del 1997 il capo di De Baets, comandante Duterme, accusa il suo sottoposto di falso ideologico. Il comandante Duterme nel suo curriculum aveva anche le indagini sui «Tueurs du Brabant» una banda di criminali che ricorda molto da vicino le vicende bolognesi della banda della Uno bianca. Vicende efferate e mai chiarite che risalgono alla fine degli anni Ottanta, ma che solo di recente hanno visto emergere inquietanti legami tra quei crimini e alcuni gendarmi vicini a un gruppo dellestrema destra.

    La ricostruzione dei fatti che emerge dal racconto di Regina ruota intorno alla figura di Michel Nihoul. Riconosciuto da Regina, e da vari altri testimoni, come amico di Dutroux, una carriera criminale di tutto rispetto che spazia dalle truffe miliardarie alla tratta degli schiavi, la sua figura è la chiave di volta che collega il rapitore di bambini venuto da Marcinelle con l’ambiente delle folli notti di Bruxelles. Nel suo libro di memorie Nihoul si fa vanto delle numerose partouze, ammucchiate, da lui organizzate. Durante gli interrogatori, risponde in maniera strafottente: «Vi ho mai raccontato di Duodou? Ha una vera passione per le manette. Una volta ha pagato 25 mila franchi per farsi chiudere per mezza giornata dentro una cantina con Roxanne, un travestito patito del sadomaso. Ho saputo proprio pochi giorni fa che è diventato giudice. Il suo vero nome? Adesso mi sfugge».

    Il 21 gennaio, il quotidiano Le Soir pubblicava due trafiletti: nel primo cera scritto che linchiesta contro i due poliziotti per falso ideologico si era chiusa con un «non luogo a procedere». Nel secondo dava notizia della richiesta di indennizzo di Nihoul allo stato belga per 1,8 milioni di franchi, dopo essere stato recentemente rimesso in libertà nonostante questo sia stato ritenuto «sconcertante» dallex presidente della Commissione parlamentare dinchiesta sulla pedofilia.

    Oggi De Baets ha 48 anni e molta voglia di parlare. Accanto a lui cè Aimè Bille, di pochi mesi più giovane e più basso in grado. A più di tre anni di distanza dalle audizioni del testimone X1, i due poliziotti hanno un mistero che non sono ancora riusciti a risolvere. Devono cercare di capire perchè sono stati allontanati dallinchiesta prima, dal loro ufficio, destinati «a incarichi amministrativi» e infine derisi, dichiarati pazzi o mitomani, violenti, troppo protagonisti. Le loro vite rovistate, le loro facce su tutti i giornali, più di quelle dei criminali, e infine lasciati a casa con un congedo malattia per esaurimento nervoso.

    SCHIACCIATI DAL SILENZIO. Un banale caso di mobbing, se non fosse che lèquipe di questo poliziotto fiammingo baffuto e un po strafottente stava lavorando sul dossier più scottante dellintera storia di questo Paese. La vicenda di due flic bravi e seri, con carriere piene di elogi e menzioni di merito, che finiscono schiacciati dal «muro del silenzio» caduto su tutta la vicenda. In compagnia solo di un parlamentare radicale, di una ragazza che alleva cani e quando dice di preferirli agli uomini si può solo tacere e abbassare gli occhi, e di qualche giornalista che si interessa ancora alla loro storia.

    Dopo più di mille giorni di esclusione dallinchiesta («Mille e uno», precisa Aimè Bille la prima volta che lo incontriamo. «Oggi sono mille e quattro», è la prima cosa che dice quando lo incontriamo di nuovo), i due poliziotti dicono di credere ancora e più di prima a quanto Regina ha raccontato. «Se non ci fossimo avvicinati alla verità, non ci avrebbero fermato».

    «Non credo nè alla teoria del grande network della pedofilia nè ai presunti coinvolgimenti di membri della famiglia reale come peraltro qualcuno dei testimoni X ha affermato», dice De Baets, «anzi, credo che queste voci abbiano fatto solo male allinchiesta». I presunti coinvolgimenti di membri della Corona restano ancora come unombra su tutto laffaire. Ne parla il testimone X3, una vittima come Regina, ma ne parlano soprattutto nei corridoi e nelle sale delle istituzioni comunitarie e nei salotti borghesi di Bruxelles. Sempre sotto voce, più con scherno che con convinzione, basandosi sulla presunta foga sessuale del re Alberto, che il giorno della fuga di Dutroux era in Costa Azzurra, sembra in compagnia di una squillo dalto bordo. Ma anche sui precedenti di Leopoldo II, le roi des belges, che allinizio del secolo amava intrattenersi con giovani vergini fatte venire dallInghilterra per paura della sifilide.

    «REGINA VA ASCOLTATA ANCORA». I due poliziotti sono però sono persone che badano al concreto e non credono ai pettegolezzi. Preferiscono basarsi su fatti e cifre. «Regina ci ha raccontato di almeno 15 ragazze morte nellarco di circa venti anni. Per alcuni di questi episodi abbiamo trovato riscontri anche importanti e alcuni casi archiviati sono stati riaperti. Con molta fatica, abbiamo avuto lelenco dei minorenni morti in questo arco di tempo. Tolti gli incidenti, le malattie, i suicidi e tutti gli episodi in qualche modo chiariti siamo rimasti con un elenco di 3 mila minori morti senza risposta. Quanto basta per continuare ad ascoltare quella ragazza e fare le verifiche su quello che racconta. A noi da un certo punto in poi è stato impedito». E ancora oggi, nonostante la giustizia li abbia scagionati, devono fare i conti ogni giorno con una realtà fatta di veleni e disinformazione.

    Durante uno degli incontri, Aimè Bille riceve una telefonata sul cellulare. Diventa prima serio e poi comincia ad arrabbiarsi: «Non è vero, non è vero, ho studiato quel dossier per mesi e di questo non cera traccia». Il suo interlocutore gli aveva riferito che il giorno successivo il settimanale Le Soir Illustrè avrebbe pubblicato un articolo sullassassinio della Champignonnière. La morte in circostanze mai chiarite di una ragazza di 16 anni, un delitto risalente al 1984. Secondo Regina, Dutroux e Nihoul erano presenti, insieme a lei. Sarebbe la prova che i due si conoscevano e frequentavano lambiente della prostituzione minorile da ben prima di quanto emerso. Nellarticolo cè scritto che lo sperma trovato sul luogo del delitto non appartiene a nessuno dei due, «quindi non cerano», conclude il settimanale.

    «Ma non cè traccia di campioni di sperma in nessuno dei verbali su quella vicenda», dice Bille, «io mi occupavo delle verifiche sulle audizioni di X1 e quel fascicolo lho studiato bene». Nonostante tutto dicono di avere ancora fiducia nella giustizia e che rifarebbero tutto quanto hanno fatto durante quellinchiesta, «di gran lunga la migliore che sia mai stata fatta in questo Paese». Anche se Bille precisa che adesso farebbe volutamente qualche sbaglio, «così saprei di cosa mi si accusa».

    IL CASO BEGLIO è SCOPPIATO PER LA VICENDA DUTROUX. I due sbirri, uno fiammingo e laltro vallone, uno spaccone con i modi da duro, pronto «ad ammazzare chi tocca i miei figli», e laltro preciso come un computer, che cita a memoria i codici dei verbali e il numero di encomi ricevuti nel corso di 25 anni di carriera, incarnano bene la faccia pulita di un Paese che forse preferirebbe che tutto non fosse mai successo, ma per senso del dovere e dello Stato, due concetti che sotto le Alpi fanno sempre una certa impressione, non può fare a meno di andare avanti nella ricerca di una verità che a molti fa paura.

    «Cè una Place Fontenas in ogni grande città europea», dice ancora De Baets, «e dietro ci sono i personaggi che procurano i bambini e li sfruttano. Il caso Belgio è scoppiato perchè per la prima volta noi abbiamo trovato un Dutroux. Solo che poi abbiamo avuto paura delle conseguenze».

    Ossessionato o no, anche Dupuis va avanti, continua a raccogliere materiale e a mobilitare persone intorno a questo «buco nero» nella storia del Belgio. Anche Dupuis sostiene che il suo Paese non avuto il coraggio di fare i conti con quellingombrante fatto costituito dallarresto di Marc Dutroux e dal pozzo di orrori e connivenze emerso in seguito. A un certo punto si è messo paura per quello che alcuni poliziotti e magistrati, armati solo di un profondo senso del dovere, potevano scoprire. Così arrivano gli insabbiamenti, le lungaggini, le false piste, il giudice istruttore Connerotte che dopo aver fatto arrestare Dutroux «scivola su un piatto di spaghetti» perchè accetta un invito a cena dalla famiglia, di origine italiana, di Melissa Russo. Per non parlare del «pericolo pubblico numero uno» che un giorno decide di fare una passeggiata nei boschi come fece Dutroux nel 1996 e dei tanti altri episodi che hanno già riempito diversi libri. Il «partito dellinsabbiamento», secondo Dupuis, annovera tra le sue fila

    Tutte le domande e i dubbi ancora senza risposta potrebbero essere meglio chiariti più che da una Commissione dinchiesta del Parlamento europeo, dal processo a Marc Dutroux e ai suoi complici. Ma la domanda che leurodeputato, i due poliziotti e la ragazza vittima e carnefice si pongono è se questo processo ci sarà mai.

    4 anni piu’ tardi,naturalmente, delle malefatte dei “potenti’ non ne parla piu’ nessuno…..

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