Pubblicato: 23 apr 2010 da Massimo Falcioni
Commenti dei lettori
Pier Luigi Bersani: caballero “appiedato”. Voto 4. Il leader del Pd commenta lo scontro nel Pdl:”E’ la paralisi del Governo”. Già. Ma il Pidì di “lotta e di governo”, dov’è?
Silvio Berlusconi: caballero “paulista”. Voto 2. Il Premier pronto a nuovi colpi contro Fini: “Chi ha il 6% del partito non può dirigere la Camera”. Il “matador” resta nell’arena..
fini, governo, pd, pdl, pier luigi bersani, silvio berlusconi
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aldebaran85
23 apr 2010 - 09:14 - #1da quello che è successo ieri si capisco quanto siano lobotomizzati i berluscones:
- fini parla di riforme economiche, sociali e della giustizia
- berlusconi parla di leggi ad personam, per l’azienda di famiglia, per gli amichetti
… e i berluscones con chi si incavolano? con fini
marcopagni73
23 apr 2010 - 09:22 - #2Quoto aldebaran .
Il nano ha avuto la faccia come il culo di dire che le problematiche sollevate da fini non sono così importanti rispetto all’operato del governo……….
Ma i berluscones hanno la segatura nella testa?
nchomsky
23 apr 2010 - 09:27 - #3Alla faccia della democrazia nel PDL Berlusconi a Fini: “o fai come dico io o te ne vai…” e la Carfagna si offende se definiscono il PDL un partito “PADRONALE”
nchomsky
23 apr 2010 - 09:29 - #42-
E’ la democrazia secondo il PDL, si può discutere di tutto basta che a decidere su cosa sia Berlusconi…
fc77
23 apr 2010 - 09:33 - #5berlusconi ha voluto subito replicare.
1)la lega ha preso più voti xchè lavora il sabato e la domenica(che risposta è)
2) la tua idea su una commissione sul federalismo è ottima
3)della sicilia non ne so niente
4)x il 150°anniversario dell’unità d’italia se ne sta occupando bondi(allora siamo in buone mani)
il resto è stato un “e qui comando io e questa e casa mia”
nchomsky
23 apr 2010 - 09:37 - #6La guerra, o meglio la guerriglia, insomma è solo cominciata:
Le immagini della rissa verbale tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini alla direzione nazionale del Pdl e quelle del volto gonfio d’odio e di fastidio del premier fotografano bene il Viet-Nam politico che attende il centro-destra nei prossimi mesi. Anche se il momento della rottura definitiva non è ancora arrivato, è ormai chiaro che cosa succederà. Al di là delle dichiarazioni ufficiali, nelle segrete stanze del potere si andrà settimana dopo settimana alla (vera) conta. Tra sgambetti, imboscate e un’alluvione di dossier fatti circolare dai media legati al presidente del Consiglio.
Il documento finale approvato dall’assemblea con 170 voti a favore solo 11 voti contrari (astenuto Beppe Pisanu) sembra sancire un trionfo di Berlusconi su tutta la linea. Ma non è così. Fini non se ne va. Resta al suo posto, resta presidente della Camera e soprattutto può godere di un seguito in parlamento superiore - ma di quanto? - rispetto ai numeri registrati in direzione (un organismo in cui non sono presenti molti deputati e senatori considerati suoi fedeli).
Nella mozione prova di forza votata si esclude la creazioni di correnti, si stigmatizzano le “ambizioni dei singoli” e si definiscono non “comprensibili le polemiche dopo le continue vittorie del Pdl”. Ma proprio qui sta il problema.
Come molti parlamentari di centro-destra dichiarano in privato, nel Popolo della Libertà si sa benissimo che le ultime vittorie elettorali sono frutto più del caso (assenza, o quasi, di avversari) che della reale forza del partito. Dal 2008 a oggi il Pdl ha perso poco meno di quattro milioni di voti. E altri ne perderà se le annunciate presunte riforme volute da Berlusconi (dalla legge bavaglio sulle intercettazioni telefoniche, sino a quelle costituzionali) invece che passare con un blitzkreitg, peraltro impossibile quando si parla di riscrivere la carta fondamentale, causeranno nuove fibrillazioni nel Paese e nel partito.
Il sentiero nella boscaglia si preannuncia così parecchio pericoloso per il premier. Anche perché a sovrintendere il passaggio delle leggi a Montecitorio sarà ancora Fini. Che intanto continua a lavorare per creare un suo gruppo. L’ideale per lui sarebbe avere 37 deputati alla Camera, ma contando il Mpa di Lombardo ormai in rotta totale con i berlusconiani in Sicilia, per far cadere o condizionare il governo, ne potrebbero bastare solo 27. La guerra, o meglio la guerriglia, insomma è solo cominciata.
nchomsky
23 apr 2010 - 09:41 - #7L’Amore trionfa:
Questo Partito dell’Amore, visto in diretta senza rete, è proprio un
amore. Colpivano gli sguardi, soprattutto. Tutti molto amorevoli. Teneri.
Affettuosi. Si vede proprio che si amano. Lo zenith del sentimento si è
registrato quando Fini ha proferito la parola “legalità”. Berlusconi ha
digrignato i denti e contratto i muscoli facciali, come per sbranarlo all’istante:
se Verdini, seduto a fianco, non se lo fosse legato al polso con un bel paio
di manette (le porta sempre con sé per ogni evenienza), sarebbe corso il
sangue. Intanto l’intera sala, eccettuati alcuni incensurati, grugniva
fremente di sdegno. Legalità a noi? Chi ti ha insegnato certe parolacce? Ma
allora dillo che sei venuto a provocare! Vai subito in bagno e lavati la
bocca col sapone! In effetti, in 16 anni di storia, nessuno aveva mai osato
tanto: parlare di legalità in casa del corruttore di Mills, del principale
di Mangano, dell’amico di Dell’Utri e di Cosentino fortunatamente assenti:
avevano subodorato qualcosa. Non contento, il noto provocatore ha pure osato
evocare la Sicilia, altro tabù proibitissimo, specie se accompagnato dal
nome “Micciché”.Mancava che citasse pure Dell’Utri, poi lo menavano proprio.
Ci voleva Fini per far uscire dai gangheri Berlusconi e insegnare come si fa
al Pd, che in sedici anni non ci è mai riuscito: basta parlargli di legalità
e di libertà d’informazione (due temi dai quali il Pd si tiene a debita
distanza, per non passare per antiberlusconiano, non sia mai). E magari
smontargli pure il federalismo fiscale (sul quale un anno fa il Pd si
astenne e Idv votò sì), anziché ripetere che la Lega ha ragione, bisogna
fare come la Lega e dialogare con la Lega. Infatti, con tutto quel che gli
aveva detto Fini per un’ora e mezza, Berlusconi gli ha risposto solo su quei
temi: del resto s’infischia allegramente (a parte un cenno ai 150 anni dell’Unità
d’Italia, sui quali è molto preparato: infatti dice “i 150 anni della storia
della nostra Repubblica”, quella di re Vittorio Emanuele II di Savoia e del
conte Cavour). Sugli attacchi del suo Giornale a Fini, ha risposto amorevole
e sofferente: “Io sul Giornale non ho alcun modo di influire” (versione
moderna del “sono forse io il custode di mio fratello?”, by Caino). Poi ha
aggiunto che il Giornale è in vendita e se Fini ha un amico a cui farlo
comprare il problema è risolto, e comunque lo attacca anche Libero, edito
dal suo amico senatore Angelucci: dal che si potrebbe dedurre che forse gli
attacchi dei giornali di destra a Fini dipendono dai padroni che hanno.
Notevole anche il concetto di “super partes” illustrato dal ducetto: Fini
non è un presidente della Camera super partes perché ogni tanto critica il
governo. Ecco, per lui è super partes solo chi è sempre d’accordo con lui.
Anzi, meglio: chi è di sua proprietà. Tipo Schifani, per dire. Quanto al
federalismo fiscale, Fini s’è permesso di ricordare l’impegno di abolire le
province (altro tema astutamente disertato dal Pd). Il 31 marzo 2008 il
Cavaliere dichiarò nella videochat delcorriere.it : “Non parlo di province,
perché bisogna eliminarle… Dimezzare i costi della politica significa
innanzitutto dimezzare il numero dei politici di mestiere ed eliminare tanti
enti inutili, province, comunità montane…”. A Matrix ribadì: “E’
necessario eliminare le province”. E a Porta a Porta: “Le province sono
tutte inutili e fonte di costi per i cittadini. E’ pacifico che vanno
abolite”. Ieri invece ha detto: “Aboliremo solo quelle non utili”, tanto
abolirle tutte farebbe risparmiare “solo 200 milioni” (falso: sarebbero 6
miliardi l’anno solo per il personale), e soprattutto “non ne faremo di
nuove”. Un po’ come per le tasse: in campagna elettorale giurava di
tagliarle, ora invece si vanta di non averle aumentate. Come promettere un
collier alla fidanzata e poi, se quella si lamenta perché non l’ha ricevuto,
replicare: “Ma cara, in compenso non ti ho presa a calci in culo, cosa
pretendi di più?”. Ps. Bersani ha commentato l’epico sca22o con una
dichiarazione listata a lutto: “Sono divisi, non faranno le riforme”. Una
bella perdita.
(di Marco Travaglio)
terrone57
23 apr 2010 - 09:42 - #8finite le campagne elettorali……pur di non fare politica si scannano tra di loro…..ma la domanda sorge spontenea…..fini se ne è accorto ora (dopo sedici anni) che il cavaliere è il padrone?
com’era quel detto ? io so io e voi non siete un ca22o
marcopagni73
23 apr 2010 - 09:42 - #9Berlusconi sul palco era alto come fini…….
Ahahahahahahahhahahahahahhahwhahahahahhahahahahahhahahahahhahahahhahahhahahahahhhahahahahhahahahahhahhahahhahahhhahahahahahahah
nchomsky
23 apr 2010 - 09:51 - #108-
Infatti “da destra” è uno dei pochi punti che gli si possono rinfacciare per le mosse attuali…non certo come ha fatto la Carfagna “non è questo il momento per tali distinguo, specie dopo una vittoria elettorale e due anni di buon governo”, direi invece che è il momento giusto, le critiche di solito si analizzano meglio (se è vero quello che dice la ministra) “quando tutto va bene”…
fc77
23 apr 2010 - 09:54 - #11fini ha detto in parole povere,l’ottimismo mettitelo nel …… se non risolviamo i problemi,gli italiani col azz che ci votano la seconda volta.
winkiller
23 apr 2010 - 10:05 - #12Un plauso per la mozione approvata dal paritito: in sostanza “Chi non è d’accordo se ne vada o verrà cacciato, bisogna essere allineati sulle stesse idee”. Da uno che parla di sinistra staliniana e bolscevica è una bella prova di coerenza.
Questa è la prova definitiva di una partito pensato da una persona sola che lavora per una persona sola, altro che liberali e libertà!!!
Io sono sempre stato dell’opinione che i sostenitori di Berlusconi, sono tali solo perchè consci della potenza dei mezzi (economici e politici) a disposizione di questo signore e della quasi impossibilità di poter fare opposizione con una sporporzione di queste dimensioni. Anche Fini ha mantenuto questo ruolo per anni, probabilmente sperando di ottenerne dei frutti, ma ora che si è visto di fatto scavalcato da Bossi, ha deciso che non è più capace di ingoiare rospi se questo non porta nessun risultato ed ha sbroccato tirando fuori tutto quello che per anni si è fatto andare bene tacendo.
Non crediate che Fini sia improvvisamente diventato un rivoluzionario, o che abbia fatto un qualche tipo di svolta verso sinitra, in fondo parliamo dell’ex presidente di MSI, dell’erede di Almirante. Il Presidente della camara è esploso solo perchè adesso il numero 2 della destra è bossi e improvvisamente vede tutti suoi progetti a rischio di andare in fumo.
nchomsky
23 apr 2010 - 10:12 - #13150° IL BONDI CANTA:
DAI FONDI DISTRATTI ALLA LITE PDL COSÌ NAUFRAGA L’UNITÀ D’ITALIA
- Via dal Comitato Ciampi, Maraini, Zagrebelsky, Gregoretti -
Lo aveva promesso un anno fa: se le cose fossero andate avanti così, avrebbe abbandonato l’incarico. Ha resistito un altro anno, ma alla fine Carlo Azeglio Ciampi si è dimesso da presidente del Comitato dei Garanti per le celebrazioni del 150esimo anniversario dell’Unità d’Italia. “Ra gioni di salute”, la motivazione ufficiale, ma che suona a molti come poco convincente. Quel che è certo è che all’inter - no del Comitato, nato per vagliare le proposte culturali, tira una brutta aria: dopo le dimissioni di Ciampi sono seguite quelle di Dacia Maraini, Gustavo Zagrebelsky, Ugo Gregoretti e Marta Boneschi. “Non contavamo più niente”, dicono. Una bufera che soffia sul clima già avvelenato del Pdl: un anniversario dimenticato dal governo per accontentare la Lega, secondo Fini. Accuse infondate, per Berlusconi, che sbandiera impegno e progetti, come un grande speciale televisivo curato da Giovanni Minoli o il restauro del Monumento ai Mille di Quarto. In realtà lo stanziamento dei primi veri fondi per la cultura è avvenuto solo tre mesi fa, in fretta e furia, sull’onda delle prime polemiche: 35 milioni di euro che devono andare alla valorizzazione di trecento luoghi della memoria. Ma per anni per l’anniversario non c’era un euro. Fondi di Prodi Idee dei saggi Eppure il governo Prodi nel 2007 aveva stanziato 150 milioni. È allora che nasce la macchina da guerra governativa per le celebrazioni. Il suo fiore all’occhiello è il Comitato dei Garanti, istituito dall’allora ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli e presieduto da Carlo Azeglio Ciampi. Un conclave di saggi per vagliare le proposte culturali. Nomi come Louis Godart, Dacia Maraini, Giovanni Conso, solo per citarne alcuni. Menti, energie, pezzi di storia del Paese di ogni età e ispirazione. Metti insieme Gustavo Zagrebelsky e Giovanni Allevi e vedi cosa esce fuori. Una straordinaria fabbrica di idee. Passano i mesi e i soldi sfilano via, dalla cultura al mattone, finiscono in gran parte nelle mani dei soliti affaristi e degli amici degli amici. Lavori che erano già stati messi in cantiere da anni. Ma quando arriva il carro dei finanziamenti per l’Uni - tà, tutti ci salgono sopra. E così nel nome del patriottismo che infiamma improvvisamente gli animi, tra le iniziative del 150 esimo anniversario d’Italia finiscono nove progetti, tra cui l’indispensabile aeroporto di Perugia, città, come è noto, simbolo del Risorgimento. E via 20 milioni di euro. Altri 10 finiscono tra Imperia e Sanremo, per opere simbolo della lotta per l’Unità, come un ex magazzinuna sala polivalente, la costruzione di un bed and breakfast e una pista ciclabile, impianti sportivi e perfino un patriottico parcheggio nella frazione sanremese di Bussana. Tutti appalti gestiti dalla cricca di Balducci ma con l’avvallo di un comitato interministeriale (di cui faceva parte anche l’ex ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro). Si è visto come è andata a finire: sotto il fuoco delle Procure di mezza Italia. L’avvento di Bondi Gli affari della cricca Con l’arrivo di Berlusconi, esce Rutelli ed arriva Sandro Bondi, mentre il vento leghista spazza via i pochi spiccioli rimasti per le celebrazioni: i dieci milioni vanno a coprire il disavanzo dell’Ici. Nelle casse per l’Unità d’Italia non c’è più un euro. Il Comitato dei saggi per un anno non viene convocato. Ciampi scrive, sollecita. Nel 2009 riprendono le riunioni, ma senza fondi non si va da nessuna parte. Le proposte di finanziamento dei comuni muoiono nei cassetti. Al massimo i saggi possono concedere il logo. E così niente soldi a Marsala per il monumento dei Mille, che da 35 anni giace incompiuto. A Caprera, dove Garibaldi scelse di vivere e morire, il sindaco avrebbe voluto risistemare la fortezza per ampliare il museo garibaldino. Poche migliaia di euro. Spera che arrivino. Almeno per ora si deve accontentare dell’impianto antincendio finanziato dalla Protezione civile. Sarà pure poco patriottico, ma meglio di niente. Anche le proposte degli intellettuali fanno una brutta fine. C’e ra di tutto: genio e sregolatezza. C’era, per esempio, il progetto di Roberto Faenza, un viaggio attraverso l’Italia filmata dai giovani, o la grande rassegna dedicata al cinema italiano e l’Esposizione sui Macchiaioli, firmate dallo storico Aldo Schiavone, c’erano i video sulla storia delle istituzioni di Carlo Lizzani. Ugo Gregoretti propose una rivisitazione della famosa Mostra delle Regioni promossa nel 1911. In una seduta memorabile, partorì una Esposizione sulla storia della pubblicistica e propagandistica italiana da Napoleone a Berlusconi. E un’altra sui dialetti e le parolacce, con tanto di sala delle pernacchie. Una provocazione ma neanche tanto: aveva capito, dall’alto dei suoi ottant’anni, che per avvicinare i giovani alla storia dell’Italia bisognava parlare un linguaggio diverso da quello delle parate. Tutto finito nel cestino. Lapidi e dialetti della Gelmini Ma ora arrivano le buone notizie. Perché quando tre mesi fa si materializzano per magia i 35 milioni, i progetti dei saggi e dei comuni vengono sostituiti, oltre che dall’iniziativa sui Luoghi della memoria, dalle proposte di Berlusconi, anzi, della Gelmini. Il ministro, che vuole eliminare la Resistenza dai programmi scolastici, è il nuovo faro del garibaldismo di centrodestra. Da citare tra le proposte il rifacimento di targhe e lapidi, e il dizionario dei dialetti, di cui esistono edizioni a valanga. Quando Sandro Bondi tre mesi fa le comunicò al comitato, in sala calò il gelo. Volti marmorei e occhi vitrei. “Car ine”, sibilò qualcuno. Qualche giorno dopo Gregoretti mandò a Ciampi una proposta di titolo per le celebrazioni: Centocinquanta, la Gelmini canta. Il 150esimo anniversario dell’Unità è naufragato negli appalti truccati. Alcune opere, come il palazzo del Cinema di Venezia, erano già in ritardo prima che scoppiasse la bufera. L’uni - ca a salvarsi, e a salvare l’Unità, è Torino: fin dall’inizio si è sganciata dalla task force governativa, costituendo un proprio comitato autonomo e finanziato dagli enti territoriali. Lucio Villari oggi pubblica un libro dal titolo che è subito metafora: “Bel - la e perduta. L’Italia del Risorgimento”. E pensare che nel 1911 per il cinquantenario dell’Unità, solo a Roma si costruirono due ponti, un enorme quartiere della cultura in cartapesta, le scuole itineranti nell’a gropontino. Altre epoche, altri uomini, altro senso storico.
fc77
23 apr 2010 - 10:13 - #14fini regalando A.N. al nano ha fatto una cazzata,non si regala un partito che ha il 15% di voti .Cosa si aspettava da berlusconi? al grande capo stanno bene le cose così come stanno,lega al nord(guadagna voti grazie all’ignoranza di alcune xsone e sfruttando la paura dello straniero,in tempo di crisi) al sud,campania e calabria specialmente,al nano ,grazie ai voti dei “diversamenti onesti”,grazie a Dio sono pugliese.e fini? un piccolo dettaglio….
fc77
23 apr 2010 - 10:25 - #15quasi 6 milioni di telespettatori x annozero,chissà come mai il pdl si ostina a voler chiudere questa trasmissione,invece quella di paragone vista da 4 gatti no…
nchomsky
23 apr 2010 - 10:31 - #16Vladimir Silviovich Berlunov Lenin?
“Quando abbiamo chiesto ai nostri sostenitori se volevamo chiamarci ‘partito’ o ‘popolo’, è stato scelto Popolo: abbiamo il dovere di riferirci al popolo e orientare le nostre azioni sulla base della volontà del popolo. Finora abbiamo adempiuto al nostro dovere”.
nchomsky
23 apr 2010 - 10:35 - #17Altri lavoratori che difendono il posto:
http://www.vauro.net/store/vauro230410.html
aldebaran85
23 apr 2010 - 11:03 - #18come al solito di pietro è insuperabile:
di pietro: ” Fini trattato come un extracomunitario dal pdl”
AHAHAHAHAHHAHAHAHAHAHAHAHHAHAHAHA