In tutta la terra ridono uomini vili,
principi, poeti, che ripetono il mondo
in sogni, saggi di malizia e ladri
di sapienza. Anche nella mia patria ridono
sulla pietà, sul cuore paziente, la solitaria
malinconia dei poveri. E la mia terra è bella
d’uomini e d’alberi, di martirio, di figure
di pietra e di colore, d’antiche meditazioni.
Gli stranieri vi battono con dita di mercanti
il petto dei santi, le reliquie d’amore,
bevono vino e incenso alla forte luna
delle rive, su chitarre di re accordano
canti di vulcani. Da anni e anni
vi entrano in armi, scivolano dalle valli
lungo le pianure con gli animali e i fiumi.
Nella notte dolcissima Poliremo piange
qui ancora il suo occhio spento dal navigante
dell’isola lontana. E il ramo d’ulivo è sempre ardente.
Anche qui dividono in sogni la natura,
vestono la morte e ridono i nemici
familiari. Alcuni erano con me nel tempo
dei versi d’amore e solitudine, nei confusi
dolori di lente macine e di lacrime.
Nel mio cuore finì la loro storia
quando caddero gli alberi e le mura
tra furie e lamenti fraterni nella città lombarda.
Ma io scrivo ancora parole d’amore,
e anche questa è una lettera d’amore,
alla mia terra. Scrivo ai fratelli Cervi
non alle sette stelle dell’Orsa: ai sette emiliani
dei campi. Avevano nel cuore pochi libri,
morirono tirando dadi d’amore nel silenzio.
Non sapevano soldati filosofi poeti
di questo umanesimo di razza contadina.
L’amore la morte in una fossa di nebbia appena fonda.
Ogni terra vorrebbe i vostri nomi di forza, di pudore,
non per memoria, ma per i giorni che strisciano
tardi di storia, rapidi di macchine di sangue.
Salvatore Quasimodo
L'originale
25 apr 2010 - 11:11 - #1Altro che 25 aprile…ecco il fascismo all’opera…berlusconi contestato alla scala (dentro e fuori) da manifestanti, orchestrali e direttori d’orchestra…
http://www.youtube.com/watch?v=9UxZyI-NxtI&feature=player_embedded
Guardate fino alla fine…fascismo in atto e democrazia sospesa.
aldebaran85
25 apr 2010 - 12:05 - #2ditelo a zaia … complimenti ai veneti
naruto1685
25 apr 2010 - 12:08 - #3Ho visto il video, a dir poco vergognoso. Poi qualche idiota sostiene ancora che il fascismo non esiste.
dercano-bouregard
25 apr 2010 - 12:14 - #4“Bella” la fine del video… notevole veramente…
Libertà di parola innanzitutto…
Libertà di espressione e di dissenso…
Se non ci fosse il PDL a garantirle…
dercano-bouregard
25 apr 2010 - 12:16 - #5Naruto, questo è un fascismo di tipo masso-mafioso ancora peggiore… e la situazione si sta aggravando…
#gio#
25 apr 2010 - 18:43 - #6Eccovi tutta la contestazione, tutt’altro che violenta, giusto un po’ di agitazione (per chi ne capisce di dinamiche di piazza).
Nel momento in cui viene lanciato il fumogeno (verso la fine del filmato) la Polverini, la si vede, è già sulla scaletta di lato al palco che se ne sta andando.
http://www.youtube.com/watch?v=J8L2WqGy7Jc
paolo192
25 apr 2010 - 22:46 - #7“in Italia i fascisti si dividono in due categorie: i fascisti e gli antifascisti”.
Quanta ragione aveva Flaiano …
chicomarx
26 apr 2010 - 10:22 - #8Paolo i 7 fratelli Cervi non erano certo della PdL…….ed erano antifascisti, vedi tu
chicomarx
26 apr 2010 - 10:33 - #9un contributo allàepica :)
Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio del torturati
Più duro d’ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA
chicomarx
26 apr 2010 - 10:36 - #10i famosi eroi di salò:
Le “imprese” della Decima MAS
Una carriera di furti e rapine
Il carattere chiaramente delinquenziale della Decima MAS impensierì perfino le autorità collaborazioniste, per il supplementare discredito che la turbolenta formazione attirava sul regime repubblichino.
In un “appunto per il Duce” il prefetto di Milano Mario Bassi scriveva: “Continuano con costante preoccupazione le azioni illegali commesse dagli appartenenti alla X Mas. Furti, rapine, provocazioni gravi, fermi, perquisizioni, contegni scorretti in pubblico, rappresentano quasi la caratteristica speciale di questi militari. Anche il 12 novembre 1944, tra l’altro, verso le ore 20 quattro di essi si sono presentati in un magazzino di stoffe: dopo aver immobilizzato il custode ne hanno asportato quattro colli per un ingente valore […]. La cittadinanza, oltre ad essere allarmata per queste continue vessazioni, si domanda come costoro, che dovrebbero essere sottoposti ad una rigida disciplina militare, possano agire impunemente e senza alcuna possibilità di punizione […]. Sarebbe consigliabile pertanto, che tutto il reparto, comando compreso, sia fatto allontanare da Milano”.
Per richiamarlo all’ordine, furono inflitti al Borghese 30 giorni di “arresto in fortezza”, per non aver saputo tenere la disciplina tra i suoi reparti.
chicomarx
26 apr 2010 - 10:37 - #11L’onore dei repubblichini:
Le “imprese” della Decima MAS
L’eccidio di Borgo Ticino (NO)
Sull’eccidio di Borgo Ticino nel corso del processo a Junio Valerio Borghese si ebbero numerosi particolari: tra l’altro fu messo in evidenza che, quando dovevano compiere azioni di rappresaglia, gli uomini della “Decima” indossavano uniformi tedesche. Dal che si può desumere che altre stragi genericamente attribuite ai “tedeschi” furono in realtà perpetrate dal Borghese e dai suoi uomini su mandato germanico. Si seppe inoltre che, dopo l’uccisione dei 12 giovani eseguita per ordine diretto del generale tedesco Valdemar Krumhar, l’abitato di Borgo Ticino fu fatto sgomberare e gli uomini della “Decima”, da vere truppe mercenarie, poterono abbandonarsi al sistematico saccheggio delle case e degli averi degli abitanti del quartiere.
chicomarx
26 apr 2010 - 10:39 - #12Un po di storia fa sempre bene:
Le principali Repubbliche partigiane costituitesi in Italia nel 1944:
VAL CENO (Emilia)
VALSESIA (Piemonte)
VAL D’ENZA E VAL PARMA (Emilia)
VAL TARO (Emilia)
MONTEFIORINO (Emilia)
VAL MAIRA E VAL VARAITA (Piemonte)
VALLI DI LANZO Piemonte)
FRIULI ORIENTALE
BOBBIO (Emilia)
CARNIA (Friuli)
CANSIGLIO (Veneto)
IMPERIA (Liguria)
OSSOLA (Piemonte)
LANGHE (Piemonte)
ALTO MONFERRATO (Piemonte)
VARZI (Lombardia)
ALTO TORTONESE (Piemonte)
Alba, nel Cuneese, fu liberata per quasi 3 settimane.
chicomarx
26 apr 2010 - 10:41 - #13Cu hanno liberato gli americani ma….
Dopo la sconfitta tedesca a Cassino e la liberazione di Roma da parte delle truppe alleate, il 4 giugno 1944, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia lancia un appello per un offensiva generale: l’indicazione è quella di creare nelle zone liberate vere e proprie forme di governo amministrativo. Sorgono così le “Giunte popolari comunali”, le “Giunte popolari amministrative”, le “Giunte provvisorie di governo”, i “Direttori”, i “Comitati di salute pubblica”, queste alcune delle denominazioni che assumeranno i governi delle repubbliche. In un documento del CLNAI indirizzato ai CLN regionali e provinciali si legge che spetta loro “assumere ( ) la direzione della cosa pubblica, di assicurare in via provvisoria le prime urgenti misure di emergenza per quanto riguarda la prosecuzione della guerra di liberazione ( ) l’ordine pubblico, la produzione, gli approvvigionamenti, i servizi pubblici e amministrativi”. Si raccomandano inoltre la nomina di un sindaco e di una giunta comunale “in cui siano adeguatamente rappresentate le diverse organizzazioni locali”: lo scopo è quello di “realizzare l’effettiva partecipazione della popolazione alla vita del paese per fondare un regime progressivo aperto a tutte le conquiste democratiche e umane”.
chicomarx
26 apr 2010 - 10:47 - #14Gli scioperi del marzo ‘44
Il 1° marzo 1944 i lavoratori delle fabbriche delle regioni d’Italia ancora occupate dai tedeschi scendono in sciopero: per una settimana la grande industria italiana si ferma e la produzione per i tedeschi subisce un colpo. Epicentro del grande movimento di lotta sono le città di Torino e di Milano, dove la condizione operaia è ormai ai limiti della sopravvivenza. Hitler minaccia subito una repressione durissima: bisogna deportare il 20% degli scioperanti e metterli a disposizione di Himmler per il servizio del lavoro. Ma la lotta non si ferma: l’organizzazione dello sciopero riceve il sostegno del CLNAI e alle rivendicazioni economiche si affiancano subito anche quelle politiche contro la guerra e l’occupazione nazifascista. Nonostante gli arresti e la deportazioni di migliaia di lavoratori, lo sciopero dura sino all’8 marzo, quando il lavoro riprende, in base alle indicazioni date dal Comitato di agitazione interregionale.
Nel corso dello sciopero generale 1 milione e 200.000 lavoratori hanno incrociato le braccia. Si è trattato, in Europa, del primo e solo grande sciopero generale sotto il regime d’occupazione nazifascista e ha segnato la specificità italiana nel contesto della Resistenza europea: la presenza organica, accanto alle formazioni partigiane, della lotta sociale e in particolare della fabbrica.
chicomarx
26 apr 2010 - 10:51 - #15Quando i vinti si inventano sigle ed organizzazioni sperando di poter almeno una volta aver nelle proprie fila degli uomini degni di questo nome….
Il “Fronte della Gioventù”, la più nota ed estesa organizzazione dei giovani impegnati nella lotta di liberazione in Italia, venne costituito a Milano nel gennaio 1944, in forma unitaria, dai rappresentanti dei giovani comunisti, socialisti, democratici cristiani, al quali si uniscono subito i giovani liberali, del Partito d’Azione, repubblicani, cattolici comunisti, le ragazze dei Gruppi di Difesa della Donna (dai quali in seguito sorgerà l’UDI), dei giovani del Comitato contadini. La base ideale e programmatica fu elaborata da Eugenio Curiel, giovane scienziato triestino, già confinato dal fascismo a Ventotene, ucciso a Milano il 24 febbraio 1945. Per il suo eccezionale contributo recato alla mobilitazione dei giovani nella lotta partigiana Curiel è stato insignito di medaglia d’oro alla memoria. La storica riunione di costituzione del Fronte della gioventù, si svolse - auspici due religiosi (padre Davide Turoldo e padre Camillo De Piaz) - nel convento dei Servi di Maria adiacente alla Chiesa di San Carlo al Corso.
Un embrione di organizzazione, non ancora su basi così larghe ed unitarie politicamente, era esistente a Milano fin dall’ottobre 1943, promossa da Gian Carlo Pajetta e da Luigi Longo, attorniati da un gruppo di studenti universitari, intellettuali e giovani operai.
Il Fronte della gioventù (sigla FDG) ha recato un contributo assai rilevante alla lotta di liberazione. Centinaia e centinaia di giovani aderenti al Fronte sono caduti tra i partigiani, parecchi di essi sono stati decorati di medaglia d’oro e d’argento, hanno avuto funzioni di comando nelle varie formazioni combattenti. Molti sono gli aderenti al Fronte, caduti con le armi in mano, o torturati nelle carceri, che hanno stupito gli stessi tedeschi e i fascisti. Tra essi, per tutti, ricorderemo Gianni Masi (deceduto in Germania, in campo di prigionia), Renato Quartini (fucilato a Genova), Dolfino Ortolan (caduto vicino a Treviso), Sandro Cabassi, Francesco Biancotto, Engels Profili, i giovani del Fronte impiccati dai tedeschi a Premariacco, i ragazzi fucilati al campo Giuriati di Milano, Giordano Cavestro, Giacomo Ulivi, Elio Boizacco, i 4 ragazzi fucilati a Milano in via Botticelli, Sergio Murdaca orribilmente seviziato e accecato a Cremona, Renzo Gasparini, Vincenzo Terenziani, Vittorio Tognoli, Vasco Scaltriti, gli 8 giovani fucilati sul Senio (Ravenna), Vinicio Culedda, Vittorio Di Dario, Renzo Cattanea, Giorgio Latis, Bruno Riberti, Stefano Peluffo, Domenico Mosti, Luciano Righi, Francesco Fochesato, Paolo Galizia, Sergio Posi. Alcuni di questi caduti hanno 14 anni (come Fochesato), 16 anni (come Ortolan); tutti sono giovanissimi, molti studenti, diversi operai e contadini.
Il Fronte della gioventù fu riconosciuto dal Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia. L’enorme contributo portato dal Fronte alla fase insurrezionale del 25 aprile nell’Italia del nord (e in precedenza a Firenze e Bologna) è testimoniato da diverse relazioni del Comando del Corpo Volontari della Libertà, dalla direzione del Comitato di liberazione, dalle testimonianze di parecchi comandanti e commissari di formazioni partigiane.
(p.d.l.)
paolo192
26 apr 2010 - 10:59 - #16OVVIAMENTE non mi riferivo certo ai poveri fratelli Cervi …
chicomarx
26 apr 2010 - 11:04 - #17Ovviamente qualsiasi forma di prevaricazione è univesralmente riconosciuta come fascismo :)
chicomarx
26 apr 2010 - 17:58 - #18quando si radunano gli infami:
Raduno per la Rsi
Quella bambina in camicia nera
costretta a subire una lezione di odio
Quelli di Giulino di Mezzegra ci hanno fatto il callo, ogni anno è così per l’anniversario della morte di Mussolini
GIULINO DI MEZZEGRA (Como) - Quest’anno si sono tirati dietro i bambini. Come alla gita fuoriporta. Davanti al cancello della fucilazione, a Villa Belmonte, c’è uno scricciolo con la maglietta gialla, a stento arriva al muretto di cinta. Punta verso la croce dove c’è scritto «Benito Mussolini, 28 aprile 1945» l’obiettivo del suo Nintendo DS, quello con cui gioca normalmente a Super Mario. E c’è lei, che avrà sei anni scarsi: le hanno infilato una camicetta nera, calzato in testa il basco della Repubblica sociale, con il gladio e l’alloro per stemma. Pure lei scatta foto, con una macchinetta digitale. Pare di sentirla. «Dai zio, alza il braccio e sorridi, eja-eja». Alle sue spalle una coppia attempata (papà e mamma? nonni?), teschi sul cappello come comparse sbrindellate del «Salò» di Pasolini, con accanto un bamboccione occhialuto coperto di gladi che pare un puntaspilli (fratello maggiore?). Nella marmellata pop della pacificazione nazionale, tra coriandoli d’identità dove le t-shirt della Rsi vanno via online a nove euro «con logo prestampato», eccoci quindi alla scampagnata di famiglia repubblichina.
Le immagini ci raccontano una giornata piena di sole che cozza con le cupe icone di battaglia, una banalità del male che profuma di frittata di maccheroni. Quelli di Giulino di Mezzegra ci hanno fatto il callo, ogni anno è così per l’anniversario della morte di Mussolini. Sarebbe il 28 aprile, ma in tre o quattrocento hanno anticipato alla domenica, capirete: ci scappava la gitarella sui laghi e pazienza se i partigiani dell’Anpi hanno preso storta la coincidenza col 25 e la Liberazione.
Solita roba, dicono qui annoiati, soliti saluti romani; i reduci, sempre di meno - quest’anno è rimasto solo il Mario Nicolini (98 anni!) che fa sempre lo stesso discorso - e gli skinheads, sempre di più, crani che brillano al sole, muscoli gonfi. Davanti alle foto di giornata, uno può sorridere, intristirsi, magari arrabbiarsi. Forse la reazione più saggia ce l’ha la gente del posto: «Quelli là? Non ci facciamo neanche più caso». Ma è la prima volta che alla parata di Giulino si vedono tanti bambini: intabarrati in divisa, imprigionati in una nostalgia per qualcosa che nessuno ha vissuto (tranne il Mario, s’intende). Bambini che andrebbero lasciati in pace, in quest’Italia pacificata. Bambini con una fantasia dura da incastrare in una pagina di odio: uno s’è portato il pallone e lì, sul prato, tra grinte imbronciate di padri e zii che pare la notte del 25 luglio, baschi neri e calzoni alla zuava negli stivali che sembrano tutti controfigure di Pavolini, parte in dribbling, dritto in porta. La squadra dei neri è numerosa, ma lui corre e corre, ha tutta una storia davanti.
Goffredo Buccini
26 aprile 2010