Ilva: a Taranto il referendum consultivo non raggiunge il quorum

L'affluenza si ferma al 19%

Ore 22:30: è ufficiale, il referendum consultivo sull'Ilva non ha raggiunto il quorum. Solo il 19% degli aventi diritto ha votato, un tarantino su cinque, una debacle per una battaglia andata avanti per anni, anche se l'esito era prevedibile. Per quel che conta, dai primi spogli risulta un netto vantaggio dei sì a entrambi i quesiti, ma l'affluenza dimostra che la stragrande maggioranza dei tarantini vuole l'Ilva così com'è, o quantomeno non ha creduto all'efficacia della consultazione.

Il referendum sull'Ilva


Si conclude stasera alle 22, con la chiusura dei seggi, una battaglia durata anni. Era il 2007 quando il comitato "Taranto Futura" propose per la prima volta di indire un referendum consultivo, previsto dallo statuto comunale, per far decidere ai cittadini di Taranto il futuro dell'Ilva. Un tema che, nonostante sia salito alla ribalta delle cronache nazionali solo negli ultimi mesi con le note vicende giudiziarie e politiche, agita da decenni la comunità tarantina, costretta a fare i conti con un'azienda che dà lavoro a una gran parte della popolazione ma è accusata di danneggiare la salute di tutta la città.

I referendum in origine erano 5, per i quali più di un anno fa erano state raccolte oltre 3000 firme. Poi il Comune ha istituito un comitato di garanti, che ha escluso tre dei quesiti per lasciare i due giudicati ammissibili: il primo riguarda la chiusura totale degli stabilimenti dell'acciaieria, il secondo la chiusura dei soli stabilimenti dell'area a caldo. Il voto si sarebbe dovuto tenere un anno fa, ma la coincidenza con le elezioni comunali ha spinto il sindaco Ippazio Stefano a rimandarla.

Così la consultazione arriva oggi, dopo che il decreto Salva-Ilva è stato promosso dalla Corte Costituzionale e l'azienda ha nominato Enrico Bondi amministratore delegato. Il referendum non è vincolante, ma solo di indirizzo: la decisione finale spetterà al governo, che è il titolare della politica industriale.

Ma prima di parlare del risultato, occorre raggiungere il quorum: per essere valido, il referendum dovrà essere votato da almeno 86.531 elettori, la metà più uno degli aventi diritto, un numero non proprio basso se si considera che chi è contro la chiusura dell'Ilva, e quindi a favore dello status quo, preferirà astenersi piuttosto che votare no. Un bel problema perché, a quorum raggiunto, trattandosi di una consultazione consultiva sarà importante vedere quanta partecipazione ci sarà.

La città è spaccata in due, come sempre tra chi deve scegliere tra salute e lavoro. Ma se non si raggiungerà il quorum, i 400.000 euro spesi per il referendum saranno stati buttati. E se il Comune non si esprime, anche dai partiti non è arrivato un invito di massa alla partecipazione: Sel ha invitato a votare no al primo quesito e sì al secondo, il comitato M5S, come l'estrema sinistra, ha invece chiesto due sì. Lo spoglio inizierà stasera subito dopo la chiusura dei seggi.

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