Silvio Berlusconi è una figura che ha portato numerosi cambiamenti nella politica italiana. Se questi cambiamenti siano stati poi positivi o negativi, ovviamente, è un giudizio che dipende dal proprio orientamento politico e dal giudizio che ognuno ha sulla persona e sull’uomo politico.
In generale mi sembra che ha questo punto della campagna elettorale vadano sottolineati due elementi tipici della politica berlusconiana, che saranno fondamentali nelle prossime settimane: l’assenza di contenuti politici e la necessità di polarizzare i consensi e dissensi attorno a sé.
Questi due elementi, a ben vedere, sono strettamente legati. Da un lato, le dimostrazioni dell’improvvisazione e della vacuità di contenuti della politica berlusconiana sono innumerevoli. Senza entrare nel concreto dei suoi anni di governo, proviamo a restare sulle campagne elettorali.
La campagna elettorale, da parte berlusconiana, sarà invariabilmente strutturata su alcuni punti fondamentali: normalmente una proposta accattivante (un milione di posti di lavoro, pensioni minime a mille euro) il cui naufragio concreto verrà poi giustificato con problemi di congiuntura economica o alleati rissosi; grandi progetti (il Ponte sullo Stretto di Messina, altre grandi infrastrutture irrealizzabili in tempi umani, almeno in Italia); una promessa più di forma che di contenuto (il Contratto con gli italiani ne è la realizzazione massima) e una proposta choc (abolizione dell’ICI nel 2006).
Ma, ci si potrebbe chiedere, se è vero che Berlusconi presenta programmi vaghi (ricordiamo che su tutte le questioni etiche nel suo partito vale la regola della “libertà di coscienza”, tanto da definirsi un “partito anarchico” da questo punto di vista) e vuoti slogan ad effetto, perché metà degli italiani continua ad appoggiarlo? La risposta sta nella seconda struttura portante della politica di era berlusconiana: la polarizzazione. Berlusconi ha messo in gioco una forma di discorso politico, e al contempo una figura personale, che ha condotto ad un rafforzamento granitico del bipolarismo, trasformandolo in un continuo sondaggio, pro o contro il Cavaliere.
Se questa è la parte soggettiva (Berlusconi come soggetto di divisione coatta degli elettori), dall’altro lato c’è un elemento di discorso politico, introdotto da Berlusconi stesso. Da questo punto di vista, niente di particolarmente raffinato: una campagna ossessiva sul comunismo (nonostante in Italia il PCI avesse contribuito a scrivere la Costituzione che la P2, cui lui apparteneva, voleva sovvertire), lo scherno verso gli avversari e i loro sostenitori (il famoso “coglioni” essendone il picco), il dipingersi come “uomo nuovo” rispetto a politici di carriera.
La politica berlusconiana si nutre della contrapposizione frontale, e paradossalmente trova quindi nell’antiberlusconismo un suo grande alleato. Eppure, qualcosa è cambiato. In questa campagna elettorale, infatti, abbiamo trovato un Berlusconi sottotono, impegnato a ripetere slogan ormai logori, continuamente all’inseguimento dei temi messi sul piatto da Veltroni. Lo vediamo anche meno “champagne”: se da un lato ritira fuori la cattedrale nel deserto del Grande Ponte, dall’altra limita i toni sulla politica economica a più miti promesse (conscio forse che con Tremonti di nuovo ministro non ci si può aspettare poi troppo).
La vera mancanza di questa campagna elettorale di Berlusconi è l’impossibilità di appigliarsi al passato. Privato della litania anticomunista dalla corsa solitaria del PD, si trova in mano solo il cerino dell’eredità del Governo Prodi, di cui il PD faceva parte. Un cerino particolarmente bagnato, dato che la scelta di Veltroni ha segnato il superamento della fase precedente del centro-sinistra, e che la stragrande maggioranza degli italiani sono portati ad addossare le colpe alla litigiosa coalizione (specie nelle frange di centro e sinistra: UDEUR e sinistra radicale) piuttosto che all’attuale Premier.
E allora come interpretare la recente scena del programma stracciato da Berlusconi? Questa scena politicamente triviale va letta come un tentativo di polarizzare nuovamente il discorso politico, riportando la campagna elettorale lontano dai temi concreti e ad un perenne dibattito su di lui. La pacata risposta di Veltroni, ben diversa dalle scene di isteria che si sarebbero viste in passato, dà però il senso di un cambiamento nel centrosinistra. Ci voleva forse Veltroni per far capire alla lenta classe dirigente della sua parte che dare importanza alle intemperanze di Berlusconi non aiuta: la gente sa chi è Berlusconi, e lo vota nonostante (o anche per) questo.
Gli indecisi, quelli che decideranno le elezioni come sempre, li si convince con i programmi e il buon senso, e non mettendo al centro del proprio discorso l’avversario. Anzi, in questo modo gli si dà un’importanza simbolica che è un boomerang: è, come detto, il motivo del fallimento dell’antiberlusconismo. Pare poco, ma con questa scelta – se sarà condotta coerentemente fino al 13 aprile – Veltroni ha posto la prima pietra di un grande progetto di centrosinistra: il superamento di una politica dipendente dal nemico, verso una politica autonoma post-berlusconiana.
Il Cavaliere, invece, altro non potrà fare che provare a polarizzare sempre più il discorso politico, allontanandolo dalle proposte concrete per ridurlo a un continuo dibattito sulle sue uscite. Costringere il PD a parlare di ciò ha fatto e detto Berlusconi è l’unica tattica che può realmente rendere sicura la prevista vittoria della destra: la politica berlusconiana, infatti, non può confrontarsi sui contenuti politici, ma trasforma il leader stesso nel contenuto politico del momento.
Upanisad
10 mar 2008 - 14:48 - #1Bell’analisi…silvio usa pochi strumenti ma a quanto pare efficaci.
Tim Buckley
10 mar 2008 - 15:11 - #2bravo
Angelo Fiorillo
10 mar 2008 - 16:16 - #3Cosa diavolo è quella barretta grigia in cima al post che dice “orientamento politico”? Perché non è rosso fuoco? ;-)
Berlusconi non ha fatto bene a stracciare figurativamente il programma di Veltroni, ha fatto b-e-n-i-s-s-i-m-o. Fa comodo dimenticare, a distanza di pochi mesi, cosa fu per l’Italia il “governo” Prodi-2, i suoi “programmi”, le sue “promesse di felicità”; ed è sempre facile sparare sul bersaglio grosso Berlusconi invece di fare autocritica ed ammettere che le sinistre, in Italia, non sono in grado di impersonare un’alternativa politica degna di questo nome.
cyberbiscottato
10 mar 2008 - 22:33 - #4Bè, dopo aver letto il vacuo programma dell’Unione e averne visti poi i risultati, le critiche dovrebbero essere distribuite equamente da ambo le parti.
La speranza in una leadership forte di Veltroni capace di imporre concretezza e unità politica agli alleati riottosi a mio parere si è scontrata con gli episodi di questi giorni, ovvero la composizione delle liste con modalità quasi da prima repubblica o l’ostracismo nei confronti dei radicali con la contemporanea presenza di personaggi tipo la Binetti.
Ditemi voi chi è più vicino a valori riconducibili a un moderno partito social-democratico.
Per Angelo: quella di Berlusconi è l’ennesima triste sceneggiata fatta ad uso e consumo del Popolo delle Libertà, così “libero” da non potersi scegliere il leader, i candidati e pure da vedersi rifondare il partito da un giorno all’altro senza alcun preavviso.
Ma non preferiresti un personaggio come Fini al posto del Berlusca?