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Intervista: Andrea Sarubbi, Partito Democratico

Pubblicato: 02 mag 2008 da V.


E’ uno di quelli nuovi; uno di quelli di cui però, in campagna elettorale, si è parlato relativamente poco. Andrea Sarubbi, classe 1971, è stato eletto nel Partito Democratico all’interno della Circoscrizione Campania 1. Il nostro è un volto comunque abbastanza noto, visto che dal 1999 ha condotto prima Giubileo 2000 e poi A sua Immagine su Raiuno.

Ciao Andrea, partiamo dai dolori: parliamo di Rutelli. Perché ha perso a Roma?

Per una serie di motivi. L’onda lunga delle Politiche, che hanno punito chi era al governo, si è fatta sentire. In più, a Roma si percepiva tra la gente anche una voglia di novità, indipendentemente da chi fosse il nuovo. E Francesco Rutelli, pur godendo di credito personale, ha pagato entrambe le cose: era nella coalizione che guida Roma dal 1993 e certamente non poteva rappresentare il nuovo, ma piuttosto l’esperienza. Mettiamoci anche il problema sicurezza, dopo la violenza alla ragazza del Lesotho, e si capisce perché abbia vinto Alemanno.

In questi giorni hai iniziato a entrare nel Palazzo; ho visto che sul tuo blog ne hai scritto, ma noi di polisblog vorremmo sapere qualcosa in più. Vai di stream of consciousness e raccontaci tutto…(non superare però le pagine dell’Ulisse: potremmo avere problemi con i server)

Un momento emozionante è stato quello della registrazione, lunedì 28: rientravo a Montecitorio dopo anni (l’ultima volta era stato per una puntata di A sua immagine, alla vigilia della visita di Giovanni Paolo II) e stavolta non da giornalista, ma da deputato. Mentre mi spiegavano tutti i servizi a disposizione dei parlamentari, ho dovuto combattere contro la sensazione di sentirmi parte della casta: ho pensato in continuazione al mio collegio (Campania 1: Napoli e provincia), a tutte le persone che, in campagna elettorale, mi avevano chiesto di raccogliere il loro grido di aiuto e portarlo con me in Parlamento.

Il giorno dopo, martedì 29, sono andato con la famiglia: moglie, mamma, papà, fratello. Ero felice, sì, ma forse più per i miei che non per me: toccavo con mano il loro orgoglio di genitori, vedendoli seduti in tribuna. Fino a quando non è apparso sul tabellone elettronico il mio nome, durante la prima “chiama” per l’elezione del presidente: una sensazione unica, di consapevolezza e insieme di stupore, di gioia e di responsabilità.

Non è che sia successo molto, finora, ma ho avuto alcune sensazioni nette. La prima è che gran parte delle cose politicamente rilevanti avvengono fuori dall’aula, magari in Transatlantico o a mensa, nei colloqui informali e ristretti. La seconda, dopo quattro schede bianche in due giorni di votazioni, è che rischiamo seriamente – come ha detto Matteo Colaninno – di non toccare palla per tutta la legislatura, se la maggioranza deciderà di non coinvolgerci in un dialogo. La terza è che, nonostante siamo formalmente tutti uguali, ci sono alcuni parlamentari più uguali degli altri: non significa che passerò 5 anni a schiacciare bottoni, ma è innegabile che – da esordiente totale – per ora posso solo dare fiducia a quello che si decide nei caminetti del partito. E potrei andare avanti, ma mi fermo qui perché se no poi nessuno legge più il mio blog www.andreasarubbi.it .

Sei arrivato alla politica dal giornalismo. Un percorso comune anche ad altri, da Badaloni, alla Gruber, passando per Santoro o De Gregorio; perché ci piace tanto saltare dall’altra parte della barricata?

Se è per questo, erano giornalisti anche Cavour, don Luigi Sturzo, Massimo D’Azeglio, Luigi Einaudi, Sandro Pertini, Pietro Ingrao. E lo sono, oggi, anche Veltroni, D’Alema, Fini e Gasparri. Mi obietterai che io, però, facevo giornalismo a tempo pieno, e che proprio al giornalismo devo la popolarità che mi ha consentito di essere oggi in Parlamento. Tutto vero. Ma se ci pensi, anche molte puntate di A sua immagine erano politiche: parlavano di povertà, di disagio, di volontariato, di temi etici, di equilibri internazionali, di dialogo interreligioso… Finora mi ero limitato a denunciare i problemi, ora mi impegno a cercare delle soluzioni. Non ho una risposta generica alla tua domanda, ne ho una personale: per usare una metafora evangelica, mi ero stancato di filmare continuamente la parabola del buon samaritano (raccontando, ad esempio, le iniziative della Caritas per i poveri) e di non essere mai io quel buon samaritano. Giuseppe Lazzati diceva che la vera carità, nel mondo attuale, è la carità politica. Credo che avesse ragione.

Sei stato eletto nella circoscrizione Campania 1: cosa faresti se fossi Presidente del Consiglio per risolvere la crisi dei rifiuti?

Credo che la strada sia obbligata: raccolta differenziata, discariche a norma, termovalorizzatori. Il problema è che, per percorrerla, bisogna avere il coraggio di affrontare l’impopolarità e quello, ben più grande, di sfidare la criminalità organizzata. E non servono Consigli dei ministri a Napoli: basta la volontà politica.

Sei stato tu a mettere le Madonne sui banchi dei Radicali?

No, non lo farei mai. E ho pure dei dubbi su questa leggenda metropolitana: nei primi giorni di legislatura i posti in aula non sono ancora assegnati. Così, quando il presidente sospende la seduta, esci a prendere un caffè e, quando rientri ti siedi dove capita. Come faceva l’eventuale madonnaro a sapere dove fossero i radicali? E poi, se vogliamo dirla tutta, ci sono anche diversi radicali nel Centrodestra, tipo Della Vedova. Solo che i nostri fanno più rumore.

Cosa ti aspetti dai prossimi cinque anni di governo Berlusconi?

Cominciamo dalle speranze. Spero che il Centrodestra mantenga le promesse fatte agli elettori, magari spiegando agli analisti del Sole 24 ore dove troverà la copertura finanziaria per poterle realizzare. Spero che non si vada avanti a colpi di maggioranza, soprattutto in tema di legge elettorale e di riforme istituzionali. Spero che, nel corso di questa legislatura, la maggioranza si muova nell’interesse del Paese, anche se personalmente potrò non essere d’accordo nel merito dei singoli provvedimenti. Quello che onestamente mi aspetto, però, è molto peggio: mi aspetto un governo imbrigliato dagli interessi corporativi, una Lega determinante a spostare l’ago della bilancia verso il nord, un peggioramento della situazione per chi vive ai margini della società. Mi auguro di sbagliarmi, ma temo fortemente di avere ragione.

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7 commenti

Commenti dei lettori

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  • sensualità a corte

    02 mag 2008 - 10:34 - #1
    -1 punto
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    il prete del pd.
    prima ci propinano il Lussurioso, adesso il parroco…la prossima frontiera sarà un alieno?

  • sensualità a corte

    02 mag 2008 - 12:03 - #2
    -1 punto
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    ps fatti una tinta

  • Profilo di Ewan J.

    Ewan J.

    02 mag 2008 - 12:07 - #3
    0 punti
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    l’ennesimo caso di un giornalista rai prestato al centrosinistra

  • sensualità a corte

    02 mag 2008 - 12:30 - #4
    -2 punti
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    marrazzo docet

  • Profilo di v.polis

    v.polis

    02 mag 2008 - 13:11 - #5
    1 punto
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    @ Ewan J.
    Va bè, ma quello è un pò un problema dei giornalisti di destra. Nel senso che mi da l’idea che proprio numericamente siano mano. E anche lì comunque ce n’è; pensa per esempio a Roberto Poletti - è quello che ha collaborato con Libero per il libro “La Casta dei Papponi” - ex deputato dei Verdi e prima ancora eletto nella Lega Nord. Oppure pensa semplicemente a Giuliano Ferrara. O allo stesso Storace. Tutta gente che prima di arrivare dov’è ora, sapeva tenere la penna in mano…

  • Profilo di Ewan J.

    Ewan J.

    02 mag 2008 - 13:51 - #6
    0 punti
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    mah… il problema non è relativo alla quantità di politici di destra e di sinistra, ma al fatto che la rai è piena di giornalisti di sinistra (marrazzo, gruber, sarubbi, santoro) che prima si spacciano per imparziali, poi si candidano alle elezioni

  • Profilo di Michelone

    Michelone

    02 mag 2008 - 14:08 - #7
    1 punto
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    Ewan J. hai ragione! Scusate, ma non si era detto che anche la Rai era in mano a Berlusconi?

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