La presunta colpevolezza di Claudio Scajola è talmente prossima ad essere accertata anche in sede legale che persino Silvio Berlusconi, pronto a non accettare le dimissioni di altre persone, non ha chiesto pubblicamente al Ministro di rimanere.
Ieri, poche ore prima della conferenza stampa, la Stampa pubblicava un bel profilo del responsabile dello Sviluppo Economico ripreso poi da Francesco Costa che prima di altri ha fatto notare che quanto successo ieri non altro che l’ennesimo episodio che lega l’esponente del Pdl alla cattiva politica.
Scrive Francesco Costa sul suo blog:
“Questa è la terza volta che Scajola si dimette, non la seconda. Si dimise pure da sindaco di Imperia, nel 1983. Lo arrestarono i carabinieri, l’accusa era concussione, poi venne prosciolto. Il nipote di Scajola, invece, si chiama Marco ed è vicesindaco di Imperia. Alle ultime elezioni è stato eletto in consiglio regionale e oggi (ieri, ndr) si sarebbe dovuto dimettere da vicesindaco. Hanno rimandato.
Anche il padre di Scajola, Ferdinando, ha fatto il sindaco di Imperia, negli anni Cinquanta. Anche lui si dimise, dopo solo un anno di mandato, accusato di aver favorito il cognato per un posto da primario. Anche il fratello di Scajola, Alessandro, ha fatto il sindaco di Imperia, dal 1974 al 1979. E senza dimettersi mai!”
macleod4
05 mag 2010 - 10:31 - #1Imperia è un affare di famiglia allora…che tristezza…pure gli abitanti di imperia son farlocchi a votar tutta la famiglia, dopo che uno dopo l’altro han dimostrato di esser invischiati in affari illeciti…Cmq sto Scajola non m’è mai piaciuto…solo le sue conoscenze l’han salvato a più riprese, speriamo sia la volta buona che venga allontanata per sempre dalla politica…ma si sa la graminacea è dura a morire…
ice
05 mag 2010 - 10:34 - #2la faccia tosta di Cota è seconda solo a quella di Scajola
i distinguo la LEGA dovrebbe farli in parlamento
invece ha SEMPRE votato tutte le porcate presentate da Berlusconi
secondo il Giocondo Cota tutte quelle leggi per segare il lavoro della magistratura nascoste sotto il falso nome di tutela della privacy o garantismo…..a cosa servivano!?!?!?
La verità è chiara e lampante: ancora una volta la colpa non è nel disbbedire alle leggi con disprezzo della morale e dei lavoratori, LA COLPE ESSERSI FATTI BECCARE
per uqesto passata la bufera la Lega tornerà a votare leggi che chiudano gli occhi agli inquirenti e tappino la bocca ai giornali
luvi
05 mag 2010 - 10:46 - #3Fra tre anni lo rivediamo a palazzo chigi, garantito.
marchino73
05 mag 2010 - 10:51 - #4@luvi
Ti piace vincere facile eh?? ;))
nchomsky
05 mag 2010 - 11:02 - #5Homeless:
http://www.vauro.net/store/vauro050510.html
a1
05 mag 2010 - 11:36 - #6E NON FINISCE QUA, LO SCANDALO (ennesimo ormai ne esce 1 a settimana) da Repubblica:
LE INDAGINI
Appalti, c’è un’altra inchiesta
Perquisita la banca di Verdini
Dopo Scajola, spuntano altri nomi eccellenti dalle intercettazioni: nel mirino ancora acquisti e mutui. Un filo rosso collega i fascicoli su Carboni e i Grandi eventi
di FRANCESCO VIVIANO
Appalti, c’è un’altra inchiesta Perquisita la banca di Verdini Denis Verdini
FIRENZE - La bufera giudiziaria che ha travolto il ministro Claudio Scajola è soltanto agli inizi. Un’altra inchiesta partita da Roma e che si incrocia con le indagini sulla “cricca” dei Grandi Eventi, gli appalti del G8, della Maddalena, fa tremare ancora il centrodestra. Un altro esponente eccellente del Pdl, il suo coordinatore, Denis Verdini, già indagato nell’inchiesta della procura di Firenze, è finito in un altro grande intreccio di affari e di tangenti. Ancora una volta la sua banca, già perquisita dai Ros il 20 febbraio scorso, è stata visitata ieri dai carabinieri su disposizione della Procura della Repubblica di Roma, che coordina l’indagine nella quale è indagato il faccendiere Flavio Carboni ed altri quattro personaggi che a vario titolo, avrebbero cercato ed ottenuto appoggi e promesse da alcuni politici per favorire alcuni imprenditori impegnati nell’eolico in Sardegna ed in altre regioni italiane e nella costruzione delle carceri e di altri appalti pubblici.
E non finisce qui. In quest’altra indagine, che appare quasi parallela a quella nella quale sono stati coinvolti ed arrestati i funzionari pubblici Angelo Balducci, Claudio Rinaldi, Fabio De Santis e l’imprenditore Diego Anemone, sono coinvolti altri deputati e senatori, che hanno chiesto ed ottenuto l’aiuto di Denis Verdini su intercessione del senatore Marcello Dell’Utri, il cui nome è più volte spuntato nelle intercettazioni telefoniche della Procura di Roma. La perquisizione compiuta nel Credito Cooperativo fiorentino di Denis Verdini ha portato anche ad una visita alla sede fiorentina de “Il Giornale” perché una traccia dei soldi transitati dalla banca del coordinatore di Forza Italia, indicava anche quella direzione. I punti d’incontro e di “convergenze parallele” dice un investigatore, dell’inchiesta di Firenze e Perugia sul G8, dei Grandi Eventi, della Maddalena, e quella recentemente avviata dalla Procura di Roma sono due, anzi tre: la Sardegna, la banca del coordinatore di Forza Italia, il Credito Cooperativo Fiorentino, di Denis Verdini, e la “Propaganda Fide” l’ente religioso del Vaticano che gestisce uno dei più grossi imperi immobiliari di Roma e d’Italia. Ed ancora una volta l’ipotesi di reato è quella di corruzione.
L’inchiesta della Procura di Roma, coordinata dal Procuratore aggiunto Capaldo era partita, come quella sul G8 e dei Grandi Eventi, dalla Sardegna, da Tempio Pausania e da Sassari, dai grandi affari già conclusi ed ancora da concludere sull’immenso business dell’eolico e sulla costruzione delle carceri dove Anemone ha piazzato anche alcune delle sue società, come quella di Bruno Ciolfi che si è aggiudicato l’appalto per la costruzione del carcere di Sassari. Gli investigatori hanno scoperto che alcuni notissimi imprenditori si sarebbero rivolti a Flavio Carboni per cercare ed ottenere appoggi politici, fornendo anche capitali in parte transitati nella banca fiorentina di Verdini e dirottate verso altre società che, come quella costituite da Anemone e dagli altri componenti della cricca, servivano, secondo gli investigatori, per distribuire tangenti a politici ed amministratori pubblici.
Sono in molti a tremare. Perché nelle intercettazioni di alcuni indagati spuntano nomi eccellenti. Che, allo stato, non sarebbero indagati. I loro nomi ricorrono spessissimo nelle conversazioni telefoniche tra Flavio Carboni ed un magistrato tributarista Pasquale Lombardi (indagato), che guida associazioni nelle quali figurano tra gli iscritti altri giudici e avvocati di grido. Lombardi sarebbe promotore di molti convegni su economia e attività societaria in Italia ed in Europa. Sarebbe stato Lombardi, secondo le indagini, a creare una sorta di rete di cui farebbero parte magistrati, politici ed imprenditori, tutti indirettamente intercettati dai carabinieri di Roma che da qualche anno monitoravano gli affari di Flavio Carboni. E quando le prime indiscrezioni su questa inchiesta sono comparse sui giornali, in molti hanno tremato. Anche Denis Verdini che ricevette una visita improvvisa e non preannunciata per paura delle intercettazioni telefoniche, di Pasquale Lombardi, visto e seguito dai carabinieri. Verdini, hanno accertato i carabinieri, avrebbe anche fatto un favore ad un senatore del suo partito per estinguere un mutuo. Ma di mutui, acquisti di immobili e ristrutturazioni, in questa inchiesta ce ne sono centinaia.
(05 maggio 2010) © Riproduzione riservata
http://www.repubblica.it/politica/2010/05/05/news/appalti_c_un_altra_inchiesta_perquisita_la_banca_di_verdini-3823587/
enricoxc
05 mag 2010 - 11:37 - #7la repubblica spieghi ad ezio mauro che non si comprano le case in nero e poi si fa la predica agli altri…
a1
05 mag 2010 - 11:52 - #8enriketta:
Stai difendendo l’indifendibile.
enricoxc
05 mag 2010 - 12:03 - #9voi credete che la vostra parte politica sia diversa, illusi…
a1
05 mag 2010 - 12:10 - #10Dopo SCAIOLA e STORACE ecco CIARRAPICO, e LO SCANDALO CONTINUA!!!!!!
Ciarrapico indagato per truffa ai danni dello Stato
Domenico Lusi
ROMA
Ha incassato indebitamente 25 milioni di euro di contributi pubblici per i giornali locali di cui è editore. Per questo motivo l’imprenditore e senatore del Pdl, Giuseppe Ciarrapico, è indagato dalla Procura di Roma per truffa aggravata ai danni dello Stato. Ieri, su richiesta del procuratore aggiunto Pietro Saviotti e del sostituto Simona Marazza, gli uomini del Nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza, guidato da Leandro Cuzzocrea, hanno messo sotto sequestro preventivo somme per oltre 20,1 milioni di euro: conti correnti, immobili, uno yacht di lusso, le quote di controllo di società editrici, del Bar Rosati di Piazza del Popolo, a Roma, e della Eurosanità, società che gestisce nella capitale le cliniche Quisisana, Villa Stuart e Policlinico Casilino. Tutti beni riconducibili, secondo gli inquirenti, a Ciarrapico che, ufficialmente, si legge nell’ordinanza di sequestro, «risulta nullatenente».
I sequestri si riferiscono a contributi indebitamente erogati, tra il 2002 e il 2005, dal dipartimento per l’editoria della Presidenza del consiglio alle società Editoriale Ciociaria Oggi e dalla Nuova Editoriale Oggi, entrambe riconducibili all’ex re delle acque minerali. Altri 5,1 milioni di contributi, relativi all’anno 2006, erano già stati posti sotto sequestro preventivo a dicembre del 2007. Nelle 61 pagine dell’ordinanza con cui il gip Elvira Tamburelli ha disposto i nuovi sequestri si legge che, dopo il 2007, Ciarrapico ha ripetutamente tentato, tramite le medesime società, di ottenere contributi anche per gli anni dal 2007 al 2010. Senza però riuscirci, a causa dell’intervento della procura.
La legge sull’editoria numero 250 del 1990 stabilisce che per accedere al finanziamento pubblico, le società editrici non devono essere collegate e devono essere partecipate al 51% da una cooperativa. Secondo i pm, Ciarrapico avrebbe fatto figurare «artatamente» che le due società amministratrici degli otto giornali locali da lui controllati avevano gestioni separate e avrebbe «attestato falsamente» che il loro capitale sociale era controllato da cooperative. «Il tenore dei documenti e delle conversazioni intercettare – si legge nel decreto di sequestro – non lascia dubbi sul fatto che Ciarrapico ha sin dall’inizio diretto e controllato le attività del suo gruppo, valendosi formalmente dell’operato di soggetti amministratori delle due società editrici». Da qui le accuse di truffa aggravata che coinvolgono, oltre all’imprenditore, il figlio Tullio e altre cinque persone, tutti amministratori di fatto o di diritto delle società coinvolte nel presunto raggiro. Si tratta di Umberto Silva, Antonio Maria Sinapi, Leopoldo Pagliari, Marco Tartarini e Silvio Giuliani.
Da parte sua Ciarrapico respinge le accuse al mittente: «Si tratta di un’inchiesta dormiente, ritirata fuori per aumentare i rumors giudiziari a carico del Pdl».
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Mercoledí 05 Maggio 2010
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Editrice/IlSole24Ore/2010/05/05/Italia/22_A.shtml?uuid=0671d932-580c-11df-8850-64d909ae08a6&DocRulesView=Libero
16db
05 mag 2010 - 13:11 - #11Ha ha ha ha ha ha
IL DELIRIO
http://imgur.com/8O7Sl.jpg
omammacherisate!
16db
05 mag 2010 - 13:16 - #12http://www.direttanews.it/2010/05/05/scajola-addio-al-veleno-su-berlusconi/
In versione più estesa.
16db
05 mag 2010 - 13:18 - #13Enrico:
io a uno così stupido nemmeno il cesso di casa mia gli faccio pulire. Potrebbe fare troppi danni.
lapo
05 mag 2010 - 14:50 - #14in effetti si è dimesso per difendersi, se risulta innocente libero di tornare
chicomarx
05 mag 2010 - 15:01 - #15Svusa Enrico mi spieghi tu chi ha “costretto Alitalia ad istituire il volo Albenga Roma?”….ahem non lo dico io lo dicono le iene che e’ una putt@n@ta…..a si poi non diciamo che fine sta facendo l’alitalia grazie agli interventi del CDX …malpensa docet