Esteri: Assalto alla Freedom Flotilla, il consiglio di sicurezza dell’ONU chiede un’indagine indipendente

Dopo dieci ore di negoziati a porte chiuse, i quindici membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU hanno chiesto un indagine indipendente sull’assalto alla Freedom Flotilla e l’immediato rilascio dei 480 pacifisti (di cui 6 sono italiani) attualmente prigionieri in Israele

Francia, Russia e Cina hanno chiesto la fine del blocco navale imposto a Gaza dal 2007; gli Stati Uniti non si sono pronunciati esplicitamente in tal senso, ma hanno fatto presente che perlomeno le restrizioni dovrebbero essere attenuate.

Precipitano le relazioni tra Israele e Turchia. Erdogan: “E’ terrorismo di Stato.”. “Questa azione, totalmente contraria ai principi della legislazione internazionale, è disumano terrorismo di Stato. Nessuno pensi che resteremo calmi di fronte a questo”. Sono le parole che il premier turco Tayyip Recep Erdogan ha rilasciato ieri dal Cile, dove si trovava per una visita ufficiale. E’ evidente, infatti, che tra le vittime del massacro della Freedom Flotilla bisogna includere le relazioni tra Anakara e Tel Aviv.

“Avevamo ottime relazioni con Israele, ma abbiamo avuto ogni sorta di difficoltà in passato. Questa le supera tutte” ha affermato il diplomatico turco Selim Yenel. Con l’assalto al traghetto turco Mavi Marmara e il tragico bilancio di vittime civili, Israele ha perso definitivamente il suo feeling con la Turchia. Un paese islamico, ma laico: membro della NATO da decenni e che da sempre svolge una funzione di argine dell’Islam oltranzista.

Un Paese con il quale Tel Aviv ha sempre condiviso un patto strategico, ma con cui erano emersi i primi screzi dopo l’operazione Piombo Fuso a Gaza, che aveva incassato la secca condanna della Turchia. Se anche i governanti di Ankara decidessero, per ragion di Stato, di ricucire le relazioni tra i due Paesi l’opinione pubblica turca, fortemente nazionalista, non dimenticherà facilmente l’accaduto.

Le migliaia di persone scese ieri in piazza ad Istanbul per protestare contro Israele sono un segnale difficile da ignorare. Per la folla in piazza ieri non si trattava di manifestare in nome di un presunto orgoglio musulmano, ma di un ben definito orgoglio turco. Un orgoglio che non dimentica facilmente le offese subite.

Stiamo parlando di quel nazionalismo che nel 2007 ha spinto la Turchia a mordere il freno contro gli USA durante il conflitto iracheno, quando le truppe di Ankara spingevano per invadere i territori curdi del nord Iraq. Cosa accadrà ora? Ancora presto per dirlo. Quello che si può facilmente prevedere è che Ankara si avvicinerà sempre più a Teheran, come ha recentemente dimostrato il recente accordo nucleare stipulato tra Turchia, Iran e Brasile.

Questo rischia di comportare un maggiore isolamento di Israele e porterà l'Amministrazione USA a dover svolgere un difficile ruolo di mediazione, per evitare che uno storico membro della NATO come la Turchia possa sfuggirgli di mano.

A margine: difficile non citare la prima pagina de Il Giornale di oggi "Israele ha fatto bene a sparare".
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