Napolitano, il discorso d'insediamento: "Formare un governo di larghe intese"

17.38 - Con un "Viva la Repubblica, viva il Parlamento, Viva l'Italia" si chiude il discorso d'insediamento del Presidente della Repubblica. Un lungo applauso saluta il primo Capo dello Stato rieletto nella storia repubblicana.

17.35 - Napolitano lo dice chiaramente: "non ho accolto l'invito ad essere nuovamente presidente della Repubblica per certificare l'ingovernabilità", subito dopo specificando che "non andrà oltre il suo mandato". La contraddizione c'è, e si vede.

17.32 - "Al presidente non tocca dare mandati per la formazione del governo che siano vincolati a qualsiasi prescrizione che non sia quello dell'art. 94 della Costituzione, un governo che abbia la maggioranza in entrambe le Camere".

Nessuno ha avuto voti a sufficienza per "governare con le sue forze", qualsiasi "patto si sia stretto con i propri elettori non si può non fare i conti con i risultati elettorali", le "intese sono necessarie".

17.31 - La voce rotta dalla commozione di Napolitano, il richiamo al "lavoro in Parlamento", il lavoro quotidiano, a cominciare all'interno delle commissioni.

17.28 - Napolitano in gamba tesa sia sui grillini che sui partiti tradizionali: "La rete fornisce inedite possibilità d'intervento individuale, stimoli all'aggregazione, ma non c'è partecipazione realmente democratica rappresentativa ed efficace alla formazione delle decisione pubbliche senza il tramite di partiti capaci di rinnovarsi e di movimenti politici organizzati, tutti comunque da vincolare all'imperativo costituzionale del metodo democratico".

L'applauso è unanime, anche se è chiaro che l'attacco del Presidente colpisce molti di quelli che ora lo applaudono.

17.25 - La frecciata del Presidente, l'invito è a "misurarsi con i problemi reali". Una frecciata al Movimento Cinque Stelle?

17.23 - Considerati marginali da gran parte della critica e dalla stessa politica per Napolitano tornano d'attualità i risultati dei cosiddetti "saggi" da lui nominati poche settimane fa.

17.22 - Nel discorso Napolitano sottolinea l'attenzione da porre alle "nuove pulsioni eversive", ma al centro del discorso c'è anche l'economia.

17.17 - L'avvertimento di Napolitano: se non vedrà un nuovo tipo di atteggiamento da parte della politica è "pronto a trarne le dovute conseguenze".

17.16 - "Non si può più, in nessun campo, sottrarsi al dovere della proposta, alla ricerca della soluzione praticabile, alla decisione netta e tempestiva per le riforme di cui hanno bisogno improrogabile la democrazia e la società italiana".

17.15 - "Ho speso tutti i possibili sforzi di persuasione su questi temi" ma non sono stati ascoltato "da quelle stesse forze politiche" che oggi gli hanno chiesto di tornare per un secondo mandato.

17.13 - Napolitano non vuole essere frainteso e getta la croce addosso alla politica che non deve sentirsi assolta per i tanti fallimenti. Il Presidente richiama alla mancata riforma della legge elettorale: "è imperdonabile il nulla di fatto sulle riforme".

17.11 - Secondo il Presidente Napolitano sono state "troppe le omissioni, i guasti e le irresponsabilità" che hanno portato alla situazione che ha richiesto la sua rielezione.

L'insoddisfazione e la protesta sono state con facilità, ma anche con molta leggerezza, alimentate ed ingigantite da campagne demolitorie, da rappresentazioni unilaterali in senso distruttive del mondo politico e delle istituzioni.

17.09 - "Pur non essendo esclusa il dettato costituzionale" non era mai accaduto che si arrivasse ad una conferma. La scelta è "eccezionale" dovuta all'emergenza che sta vivendo l'Italia.

17.06 - Il Presidente sottolinea "non prevedevo di essere rieletto", ammette candidamente di aver considerato naturale una sua successione.

17.05 - Evidente la commozione di Napolitano.

17.05 - Napolitano ringrazia tutti i grandi elettori di averlo eletto con "così largo suffragio", è "un segno di rinnovata fiducia" che accoglie anche se "mette a dura prova le mie forze".

17.03 - Giorgio Napolitano è ufficialmente Presidente della Repubblica. Inizia il discorso.

Giorgio Napolitano alla Camera per il giuramento e il discorso d'insediamento da presidente della Repubblica per il secondo mandato

17.01 - Laura Boldrini, presidente della Camera, è pronta a cedere la poltrona centrale dell'aula di Montecitorio.

17.00 - Giorgio Napolitano è arrivato a Montecitorio e sta entrando in aula. Il Parlamento in seduta comune lo accoglie con un applauso.

16.33 - Manca meno di mezz'ora al solenne rito del giuramento del Presidente della Repubblica. Forse mai come questa volta è particolarmente atteso il discorso del Capo dello Stato appena eletto, Giorgio Napolitano. Le parole del primo presidente confermato della storia repubblicana in questo paese saranno decisive per capire il futuro anche del governo, le voci secondo le quali Napolitano si sarebbe prestato a tornare in sella a fronte di un accordo per un governissimo di larghe intese si fanno sempre più insistenti. Vedremo se seranno confermate

Giorgio Napolitano, la vigilia dell'insediamento

Magari sarà lo stesso Giorgio Napolitano ad avere una strana sensazione di déjà vu, quando alle 17 inizierà, davanti alle Camere riunite a Montecitorio, il suo secondo giuramento sulla Costituzione, mentre dal Gianicolo 21 colpi di cannone saluteranno l’inizio del nuovo settennato. Rituale che Napolitano, caso unico nella storia d'Italia, vivrà per la seconda volta.

La presidente della Camera Laura Boldrini lo inviterà a giurare in base all'articolo 91 della Costituzione, dopodiché Napolitano comincerà a recitare la formula: «Giuro di essere fedele alla Repubblica e di osservare lealmente la Costituzione». Quella Costituzione che il Presidente deve difendere, e dove non c'è scritto che il Capo dello Stato non possa essere rieletto, anche se in molti - a partire da un illustre predecessore come Ciampi - pensano che una carica di 14 anni mal si concili con i mandati a termine e le alternanze che sono il sale della democrazia.

Che cosa dirà Napolitano nel suo discorso di insediamento? Difficile prevederlo, anche se qualche passaggio non potrà essere evitato: la nascita in tempi brevissimi di un governo. La sua rielezione è infatti strettamente legata alla nascita di un governo di larghe intese, un governo del Presidente, ancora più ancorato alla figura di Napolitano di quanto lo fu il governo Monti.

E infatti il Partito Democratico inizia a tremare: non ha senso aver chiesto la rielezione di Napolitano - sapendo perfettamente quali sono le idee di Re Giorgio in materia di governo - e adesso aver paura di trovarsi vincolati a un esecutivo in cui non si ha - nei fatti - poteri di veto e in cui bisogna accettare quanto disposto dal Capo dello Stato; non ha senso perché è esattamente quello che succederà e che si sapeva che sarebbe successo nel momento stesso in cui Napolitano ha raggiunto il quorum sabato pomeriggio.

«Lunedì dinnanzi alle Camere avrò modo di dire quali sono i termini entro i quali ho ritenuto di poter accogliere in assoluta limpidezza, l’appello rivoltomi ad accettare l’incarico, e come intendo attenermi rigorosamente all’esercizio delle mie funzioni istituzionali», queste le parole di Napolitano ai presidenti di Camera e Senato, Boldrini e Grasso, nel momento in cui gli hanno fatto sapere che il Parlamento aveva votato per la sua rielezione.

Così adesso ci si può immaginare che il presidente appena rieletto proverà ad accelerare il più possibile la formazione del governo. Le consultazioni potrebbero partire già da domani, per cercare di dare l’incarico entro la giornata di giovedì con la speranza di chiudere il tutto nel giro di sette giorni.

I partiti - a cominciare dal Pd - sono ancora sotto choc, e dopo aver pregato in ginocchio Napolitano di accettare la rielezione non hanno certo la forza di metterglisi di traverso. E quindi: coesione nazionale, niente veti incrociati, assunzione di responsabilità, rapidità nella formazione del governo. Queste saranno le parole d'ordine alle quali nessuno potrà più sottrarsi e sul quale tutti avranno tempo di riflettere mentre il presidente della Repubblica porterà a termine il cerimoniale.

Cerimoniale che sarà però in modalità soft, sobria. Saranno molti meno i carabinieri o corazzieri motociclisti che accompagneranno Napolitano dal Quirinale a piazza Montecitorio: solo quattro, invece dei diciotto normalmente previsti. Non sarà utilizzata la Lancia Flaminia scoperta, che viene tirata fuori dal garage solo per l'elezione del Presidente e per la festa della Repubblica. Il Presidente riceverà in piazza gli onori militari di un reparto di carabinieri in alta uniforme per poi recarsi, accompagnato dal premier Monti, all’Altare della Patria, da dove sarà poi scortato fino al Quirinale dai Corazzieri a cavallo.

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