Delle primarie americane, e in particolare della lunga sfida che sta contrapponendo Hillary Clinton e Barack Obama all’interno del campo democratico, si è parlato più volte su queste pagine.
Oggi si compie un ennesimo passo nella corsa democratica alla nomination, con le primarie in Indiana (72 delegati in palio) e Carolina del Nord (115). Difficilmente, va detto, le due primarie cambieranno gli equilibri, a causa del meccanismo di assegnazione proporzionale dei delegati.
Proprio questo sistema, che non ha permesso finora a nessuno dei due candidati di conquistare un margine sufficiente per distaccare l’altro, impedirà di avere un candidato che supererà il muro dei 2025 delegati richiesti entro la fine delle consultazioni nei vari stati.
Obama manterrà quindi probabilmente il suo risicato vantaggio (attorno ai cento delegati, considerando anche i cosiddetti “unpledged” o “superdelegati”) in qualunque caso. Ma allora, perché prestare attenzione a queste ennesime consultazioni statunitensi?
Il peso di queste primarie è più politico che numerico: una dimostrazione di forza può essere un fattore determinante per lanciare un candidato o l’altro. Anche perché, a questo punto, quasi sicuramente la gara sarà decisa dalle scelte di campo dei superdelegati, notabili di partito non espressi direttamente dalle primarie. E il Partito Democratico, ovviamente, farà in modo di risolvere la questione il prima possibile, onde evitare la brokered convention di cui abbiamo parlato citando anche scenari di fantasia.
Nessuno, nel campo del Democratic Party, vuole lasciare che lo spazio tra la conclusione delle primarie (3 giugno) e l’inizio della Convention (fine agosto) diventi una zona minata da ulteriori attacchi reciproci e lotte intestine; specie dato che l’anziano Repubblicano McCain sta continuando tranquillo la sua campagna elettorale in solitaria. Si lavorerà, probabilmente, a un ticket. Ma chi mettere nello slot presidenziale? La più paludata, e più abile a catalizzare consensi nei grandi stati, Clinton; o il “ragazzo del sogno” Obama, tuttora in vantaggio?
In particolare, il risultato delle primarie di oggi si giocherà su due piani. Da un lato il margine che Obama avrà in North Carolina (in cui gli ultimi sondaggi lo accreditavano di 8 punti di margine), dall’altro il risultato dell’Indiana. Questo stato, infatti, sembra essere in gioco sul filo e, per composizione dell’elettorato (bianco e di classe operaia: elettorato di solito avverso a Obama e favorevole alla Clinton), potrebbe segnare la differenza tra il continuarsi del momentum per la senatrice di New York o una più forte leadership per il senatore di colore dell’Illinois. I sondaggi, come sempre, danno risultati discordanti, e spesso opposti.
Per sapere i primi risultati occorrerà quindi attendere la notte italiana, e per commenti e notizie non possiamo che darvi appuntamento su queste stesse pagine.
Immagine: azrainman su Flickr
William Wallace
06 mag 2008 - 16:42 - #1Tanto vince McCain…
Vercingetorige
06 mag 2008 - 17:55 - #2Per quanti mesi continueremo a sorbirci quest’inutile bagarre….???
Ewan J. (non loggato per protesta)
06 mag 2008 - 17:58 - #3se decidono i superdelegati, la nomination la becca la clinton
poveri democratici (chiunque vinca)
paolo polisblog
06 mag 2008 - 17:59 - #4Fino a giugno le primarie, ad agosto la Convention, poi comincia la corsa vera e propria fino a novembre, elezioni, insediamento.
Vanno per le lunghe, insomma. ;)
Ewan
Per ora sono divisi più o meno equamente (leggera prevalenza per la Clinton), so che Dean - che ora sta a capo del Democratic Party - vuole che quelli che non l’hanno fatto si esprimano per luglio per vedere di risolvere la cosa in maniera la più incruenta possibile.