Il sabato del villaggio. Arriva Brancher. L'ex "paolino" è ministro. Taca banda!

Agli italiani, impegnati a seguire la Nazionale di calcio e a contare gli ultimi soldi rimasti per una settimana di ferie, può essere sfuggito … “l’onore e … l’orgoglio” per il nuovo acquisto del “sultano”.

Il Premier ha infatti imbarcato nel suo (inutile alla Nazione) esecutivo un nuovo ministro.

Se ne sentiva la mancanza di questa nomina, un ministro per … “l’attuazione del federalismo”, quando non c’è, dentro una crisi che strozza il Paese, un ministro per lo Sviluppo Economico.

All’estero ridono. Qui non si ride né si piange: si assiste.

Ma Aldo Bracher non è un emerito sconosciuto. Viene da lontano, muove i primi passi da “paolino”, poi lascia la croce e si butta tra le braccia dell’Unto del Signore, si imbarca nella Fininvest occupandosi degli spot per i partiti. Il manager veneto incappa presto nella rete del pool di Mani Pulite e finisce tre mesi a San Vittore.

Tosto, il Cavaliere lo promuove in Parlamento, lo nomina Sottosegretario alle riforme e alla devolution: Bracher segue per il “capo” il parto dei … “saggi” di Lorenzago, che partoriranno alla fine il famoso “porcellum” di Calderoli. Capito?

La prima conseguenza della nuova nomina è che Bracher potrà evitare di comparire all’udienza del 26 giugno del processo Antonveneta che lo vede indagato per appropriazione indebita in relazione a soldi incassati dall’ex numero uno di Banca Popolare di Lodi, Giampiero Fiorani.

Quando si dice il destino. E il tempismo del Cavaliere. Tragicommedia?

Belpaese fra sultanato e Repubblica delle banane. Taca banda!

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