
Sul versante “rifiuti”, la notizia della giornata - che rimbalza da un tg all’altro - è il deferimento dell’Italia davanti alla Corte di giustizia del Lussemburgo per le vicende legate all’emergenza napoletana e ai rischi ambientali e sanitari.
In sordina, invece, passa l’avvertimento (con annessa “minaccia” di salatissime ammende) della commissione Europea relativa alla mancata adozione di un piano rifiuti da parte della Regione Lazio.
La giunta Marrazzo, secondo quanto si apprende, non avrebbe dato esecuzione al piano Verzaschi sui rifiuti che prevedeva, tra l’altro, l’installazione di sette impianti di termovalorizzazione (4 a Roma, 1 a Frosinone, 1 Latina e 1 a Viterbo) e l’individuazione di un sito per i rifiuti pericolosi.
La lettera di avvertimento è stata inviata ai sensi dell’articolo 228 del Trattato. Un articolo che si applica quando uno Stato membro non ha dato piena esecuzione ad una sentenza della Corte di giustizia delle Comunità europee. In questo caso, il riferimento, è a una sentenza pronunciata nel giugno 2007 dalla Corte di giustizia che aveva condannato l’Italia per l’assenza dei piani di gestione dei rifiuti di alcune regioni e province. Tra queste, c’è anche il Lazio. L’unica tra le richiamate che non ancora si è adeguta.
joiyce
06 mag 2008 - 23:46 - #1Gli abitanti hanno annotato e denunciato tutto alla Procura, con foto ed esposti. Ormai girano con la macchina fotografica pronti a registrare la prima, presunta irregolarità. Racconta Maurizio Melandri: «Ho documentato con le mie foto che rifiuti scaricati il 23 aprile sono stati ricoperti solo il 27 maggio scorso. Adesso c´è un´inchiesta della Procura». «Quando ci fu la nevicata del 1984 - ricorda Lucia D´Alessio - la terra si spaccava e noi vedevamo uscire i vapori di metano». «Eravamo qui, con un giornalista, a mostrargli gli orrori della discarica - racconta Sergio Apollonio, anima storica del comitato - quando vediamo il canale di scolo diventare tutto nero. Quel canale, dove le analisi hanno rilevato sostanze altamente inquinanti, è finito poi nel Rio Galeria, il fiume che irriga i nostri campi». «Ci parlano sempre di prevenzione - protesta Maria Bartolucci - ma noi come facciamo a osservarla qui, con tutte le schifezze che mangiamo e che respiriamo?».
Perché nel territorio di Malagrotta, ripetono gli abitanti, non c´è solo la discarica. Dalla casa del signor Tonino si vedono in rapida successione da destra a sinistra le colline della discarica, il gassificatore in costruzione, la raffineria, il deposito di carburante, lo stabilimento dei rifiuti ospedalieri, le torri del vecchio inceneritore fatto chiudere dal pretore Gianfranco Amendola nel 1984. Per le strade del quartiere ci sono i cartelli che avvisano che ci troviamo in zona “Seveso 2, a rischio di incidente rilevante. «Viviamo su una polveriera, su una bomba di sostanze inquinanti - dice Lucia D´Alessio - Non è valido per noi il discorso che nessuno vuole il gassificatore sotto casa. Noi chiediamo giustizia sociale».
«Abbiamo paura - racconta Sergio Apollonio - secondo le ultime previsioni del piano Marrazzo nel gassificatore di prossima apertura di Malagrotta dovrebbero funzionare addirittura tre linee. Per evitare la costruzione di un quarto impianto si pensa infatti di potenziare i tre esistenti. Con la chiusura della discarica finirà un incubo, ma ne inizierà un altro, legato alle scorie delle tre linee del gassificatore. Qui ci sono rifiuti dappertutto. Quando hanno fatto i carotaggi per il piano di zona a Monte Stallonara, hanno scoperto enormi strati di immondizia. Anche il gassificatore poggia su questo ventre molle di rifiuti e metano».
«Dicono che non ci sono soldi per la raccolta porta a porta della differenziata - riprende Lucia D´Alessio - ma allora quelli per le linee pubbliche di trattamento che vogliono realizzare dove li prendono?».
Michele G.
07 mag 2008 - 00:56 - #2ma speriamo che tutto ciò si trasformi in sanzioni, ed uno per uno tutti i signori che non hanno saputo gestire questi problemi, paghino. spero possa diventare un precedente. non si può andare avanti a pensare la pubblica amministazione come un ottimo modo per fare carriera, in vista, con diritti, ottimi stipendi, gestione di risorse enormi, senza avere responsabilità di niente. se io ho un negozio un attività, una ditta, o se sono dipendente, pago, in misura variabile degli atti da me compiuti che causano responsabilità, proporzionalmente al grado di specializzazione e livello del mio rapporto lavorativo. perchè non dovrebbe essere cosi anche per le p.a.. perchè si dà la possibilità a 130mila persone di fare la bella vita assolutamnete in maniera deresponsabilizzata. non è un problema solo di rifuti, di campania o di lazio, ma di tutto un sistema che si è generato nel tempo, e che ha radici nello stato non democratico, dove il gerarca era tale e per questo esente da oneri, che in un ottica moderna non ha più modo di esistere. tanto più che nel mondo civile, i ministri si dimettono per una multa non pagata, assolutamnete esagerato. ma forse è quello che ci meritiamo, in uno stato dove se parcheggi in divieto di sosta e tibecchi la multa, si fà ricorso per non pagarla, ovviamente a torto, anzi ci si ritrova in mille contro una pattuglia.
dario00000000000000
07 mag 2008 - 07:54 - #3michele…. se danno sanzioni le paga l’italia, i colpevoli si salveranno come al solito!
bassolino non si è dimesso per napoli ma al contrario è stato difeso e ammirato da tutto il PD, vuoi che il caro walter non faccia lo stesso col suo grande amico marrazzo??? (pres reg lazio)…..
_emy
07 mag 2008 - 11:45 - #4vergognosi.