
Eccoci qui, seconda puntata della vostra rubrica scelti dai lettori. Oggi, tra i tanti temi che ci avete suggerito lunedì, affronteremo la Chiesa. Quanto ci costa, sia in termini economici che non, avere il Vaticano sul nostro territorio?
Di nuovo, proprio come nella scorsa occasione quando avevamo affrontato il tema della Lega Nord e del federalismo, si potrebbero scrivere libri a riguardo. Noi cercheremo di essere un po’ più sintetici. Sparsa tra i capoversi, troverete una piccola bibliografia per approfondire.
Tutto dopo il salto: buona lettura.

In questa foto qui sopra, di pubblico dominio - sono passati un po’ di anni da quando è stata scattata… - che cosa vedete? Vedete, sulla destra, delle mura crollate. Si tratta della Breccia di Porta Pia.
Un’immagine che si può datare tra il 20 e il 25 settembre 1870: Cavour riteneva che l’annessione di Roma fosse fondamentale per l’unità d’Italia, e agì di conseguenza. Da quel momento cosa cambia?
Cambia molto: perché da allora, e non potrebbe essere altrimenti, c’è una specie di ombra che grava sui rapporti tra Stato e Chiesa in Italia, un’ombra molto simile a qualcosa che i cattolici conoscono molto bene: un peccato originale.
Quel peccatuccio originale, quanto ci costa? Vediamo: Curzio Maltese nel 2007, si dedica proprio a questo tema. Traccia del suo lavoro si trova ancora negli archivi di Repubblica.
Non che decenni prima la Chiesa e il Vaticano facessero fatica a mettere insieme il pranzo e la cena, ma di sicuro c’è una data e un personaggio chiave nella storia economico-finanziaria del Vaticano: il 1990 e il Cardinale Camillo Ruini.
Le ragioni dell’ascesa di Ruini sono legate all’intelligenza, alla ferrea volontà e alle straordinarie qualità di organizzatore del personaggio. Ma un’altra chiave per leggerne la parabola si chiama “otto per mille”. Un fiume di soldi che comincia a fluire nelle casse della Cei dalla primavera del 1990, quando entra a regime il prelievo diretto sull’Irpef, e sfocia ormai nel mare di un miliardo di euro all’anno. Ruini ne è il dominus incontrastato. Tolte le spese automatiche come gli stipendi dei preti, è il presidente della conferenza episcopale, attraverso pochi fidati collaboratori, ad avere l’ultima parola su ogni singola spesa, dalla riparazione di una canonica alla costruzione di una missione in Africa agli investimenti immobiliari e finanziari
La CEI, Conferenza Episcopale Italiana, non è un’istituzione antichissima: anzi. La CEI nasce nel 1952, ma conta poco o nulla fino agli anni ottanta, fino a quando ci arriva Ruini.
Grazie agli eccellenti archivi di Radio Radicale, possiamo tirare fuori qualche cifra interessante: il primo dato è il miliardo di euro, circa, derivante dell’otto per mille. Ma non è neanche l’antipasto, sono proprio spiccioli, sono argent de poche.
Il quote qui sotto, preso sempre dall’inchiesta di Curzio Maltese del 2007, vi mostra che la cifra è più vicina ai quattro miliardi di euro - il costo che paghiamo noi, cittadini italiani, con le nostre tasse.
La prima voce comprende il miliardo di euro dell’otto per mille, i 650 milioni per gli stipendi dei 22 mila insegnanti dell’ora di religione («Un vecchio relitto concordatario che sarebbe da abolire», nell’opinione dello scrittore cattolico Vittorio Messori), altri 700 milioni versati da Stato ed enti locali per le convenzioni su scuola e sanità.
Poi c’è la voce variabile dei finanziamenti ai Grandi Eventi, dal Giubileo (3500 miliardi di lire) all’ultimo raduno di Loreto (2,5 milioni di euro), per una media annua, nell’ultimo decennio, di 250 milioni. A questi due miliardi 600 milioni di contributi diretti alla Chiesa occorre aggiungere il cumulo di vantaggi fiscali concessi al Vaticano, oggi al centro di un’inchiesta dell’Unione Europea per «aiuti di Stato».
L’elenco è immenso, nazionale e locale. Sempre con prudenza si può valutare in una forbice fra 400 ai 700 milioni il mancato incasso per l’Ici (stime «non di mercato» dell’associazione dei Comuni), in 500 milioni le esenzioni da Irap, Ires e altre imposte, in altri 600 milioni l’elusione fiscale legalizzata del mondo del turismo cattolico, che gestisce ogni anno da e per l’Italia un flusso di quaranta milioni di visitatori e pellegrini.
Il totale supera i quattro miliardi all’anno, dunque una mezza finanziaria, un Ponte sullo Stretto o un Mose all’anno, più qualche decina di milioni
E qui, direi che abbiamo risposto alla vostra domanda: quanto ci costa il Vaticano? Mica poco! Vediamo di approfondire con qualche altro testo. Maltese segnala un volume di un giornalista dell’Avvenire - quotidiano della CEI - intitolato “Chiesa Padrona”.
Curiosamente, anche il costituzionalista Michele Ainis ha intitolato un suo volume allo stesso modo: di quest’ultimo, si può leggere una recensione sul sito di UAAR - l’Unione Atei Agnostici e Razionalisti - e su La Stampa.
Ainis punta il dito contro l’assurda eccezionalità del trattamento che il governo e lo Stato italiano riservano al Vaticano. Un unicum, che non ha niente di paragonabile in nessuna democrazia moderna:
Nel panorama internazionale non esistono altri casi, se si eccettua la Politeia ortodossa del Monte Athos, che ha ottenuto un regime giuridico speciale dal governo greco, e che in questo senso costituisce un lontano parente del Vaticano.
Senza però il diritto di voto nelle conferenze Onu, che la Santa Sede ha più volte esercitato per opporsi alle politiche di contenimento demografico e di pianificazione familiare (per esempio nel 1992 a Rio de Janeiro o nel 1994 al Cairo); tanto che nel luglio 2000 Clare Short, Segretaria di Stato inglese per lo Sviluppo internazionale, ha qualificato come un’«interferenza reazionaria» questo atteggiamento.
Senza una banca di Stato qual è lo Ior, che non emette assegni ma vanta depositi per almeno 5 miliardi di euro, che è stato al centro dello scandalo del Banco Ambrosiano con la sua scia di cadaveri eccellenti (da Sindona a Calvi), ma dove nessuno può frugare se non con una rogatoria internazionale, sempre ammesso che venga accettata.
Senza un prodotto interno lordo pro capite di 407 mila dollari, che rende di gran lunga il Vaticano lo Stato più opulento al mondo. E infine senza i privilegi doganali di cui quello stesso Stato s’avvantaggia per importare 1000 tonnellate di carne l’anno o 48 di spumante, un po’ troppo per i suoi 921 abitanti
Molto interessante anche la lettura di Vaticano Spa di Gianluigi Nuzzi: potete leggervi una sua rubrica sul blog di Chiarelettere, per esempio.
L’ampia mole di documenti utilizzati per scrivere Vaticano Spa, è tutta online: potete leggerli da voi, basta che vi registriate, e farvi un’idea.
Se preferite la tv a un buon libro - in questo caso: lo schermo del vostro computer - potete rivedervi o vedervi “Il boccone del prete”, inchiesta di Report trasmessa recentemente, tutta dedicata allo IOR e ai conti del Vaticano.
ice
26 giu 2010 - 09:35 - #1dimanticate tutte le clieniche private di stampo cattolico che hanno una tassazione agevolata al 20% anzichè ql 40-50% come le altre
babyshambles
26 giu 2010 - 10:17 - #2è soffermiamoci su i soldi che gli arrivano dall’8 per mille!tutta questa pubblicità pure qua sul sito,con vecchietti e bisognosi quando dubito che poi siano utilizzati per quello…anzi, non si sa proprio dove vanno…e la gente credulona che dice si, si mi fido, confondendo la loro fede col vaticano!
darkvhox
26 giu 2010 - 10:29 - #3io, e lo dico da cristiano non cattolico, credo che lo stato pontificio sia una specie di forza politica che ha poco da vedere con la fede e il cristianesimo. La fede e la politica, le scuole e gli ospedali e tutte le istituzioni dovrebbero stare separate, altro che ciellini, mi fa schifo destra=cattolico sinistra=ateo/cattocomunista, io sono andato in un liceo cattolico dove assumevano ovviamente solo persone cielline, per fortuna poi gli insegnanti erano bravi lo stesso e l’unico idiota era il rettore, ma dubito sia sempre così. Per non parlare di Don Verzè, il grandissimo prete/despota del san Raffaele che riempie l’ospedale di cattolici incapaci e licenzia i cl su due piedi, bravi o incapaci. Però la chiesa cattolica e il clero ormai sono solo un movimento politico dal 1200 o giù di lì. La Chiesa se ne deve andare a fan* dalla politica, ma ormai è radicata profondamente nella politica italiana, dovevano farla da qualche altra parte la capitale, ma non perché sono leghista, ma perché mi fa rabbia sentire questi idioti ogni giorno spacciarsi la parola di Dio in terra quando molti atei sono più cristiani di loro. E dobbiamo sorbirceli inevitabilmente, con spese e agevolazioni per le istituzioni cattoliche.
ice
26 giu 2010 - 10:44 - #4@ #8
il peggio non è quello:
è che l’8per mille di TUTTI gli italiani è suddiviso in base non alle effettive indicazioni dei contribuenti, ma in base alle percentuali di chi lo destina alla chiesa rispetto alla percentuale di chi mette la croce
di fatto su un 30% di contribuenti che indicano di voler desitnare l’8per mille alla chiesa….in pratica viene destinao alla chiesa l’8 per milla dell’80% dei contribuenti italiani
in pratica chi non mette la croce su a chi destinare l’8 per mille lo desitna in automatico alla Chiesa Cttolica
Questo è vergognoso perchè le tasse dello stato italiano dovrebbero essere di dafault destinate allo Stato Italiano e non alla chiesa
“date a Cesare quel che è di Cesare ” diceva un certo Gesù Nazareno…..
white
26 giu 2010 - 11:09 - #5vi ringrazio per questa scelta.
che cosa assurda però…
aldebaran85
26 giu 2010 - 11:33 - #6il mio 8 per millo è destinato all’A.N.T.
aldebaran85
26 giu 2010 - 11:33 - #7*mille
copiaincolla
27 giu 2010 - 17:26 - #8la sinistra vedo che attacca sistematicamente la chiesa, sanno che i cattolici non li votano e tentano di epurarli.
un gay come vendola ad esempio non prenderebbe i voti dei cattolici praticanti e da’ fastidio.
Babus
28 giu 2010 - 10:36 - #9e questo cosa c’entra col fatto che paghiamo un’istituzione che serve solo ai credenti (che poi vengono sistematicamente fregati pure loro)?
karenb
28 giu 2010 - 11:17 - #10E’ ora di finirla di considerare i critici del Vaticano solo di sinistra. Uno Stato laico (ma veramente laico) può essere auspicabile sia dalla sinistra che dalla desta, da credenti e non credenti.
Non a caso altri paesi Europei, con una buona parte cattolica della loro popolazione, si stanno disdignando per tutto quel marcio che viene a galla e di cui finalmente si riesce a parlare in pubblico. Hanno il vantaggio di non avere il Vaticano all’interno dei loro confini, niente Concordato…. Il Vaticano si considera sopra ad ogni legge e questo è così da secoli! Il loro unico scopo è controllare le anime degli ingenui fedeli al fine di autosostenersi e di lasciare il vero potere nelle mani della loro gerarchia corrotta. Anche di questo direi è ora di finirla!
mareus1983
28 giu 2010 - 11:23 - #11Però Maltese non spiega come avesse potuto scrivere, senza mai pubblicare onesta smentita, che la Cei tiene nascosti i rendiconti dell’otto per mille, che lo stesso organo di stampa di Carlo De Benedetti pubblica a pagamento ogni anno (se non è una menzogna che cos’è?).
Vi consiglio di ascoltare più campane prima di sparare luoghi comuni ignoranti ed anche un po’ puerili, leggete qui http://www.civiltalaica.it/documenti/costi%20della%20Chiesa.pdf
L’opera di Maltese, come questo post, non offre al lettore le fonti e i fatti per una piena comprensione del fenomeno, ma solleva solo delle cortine fumogene alimentate dal pressapochismo e dall’ideologia.
karenb
28 giu 2010 - 12:19 - #12@mareus1983: grazie del link!
892
28 giu 2010 - 21:48 - #13il vaticano ci costa troppo, se anche la spesa per lo stato fosse di 1€ l’anno sarebbe comunque un euro buttato