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Il rinvio presidenziale secondo Niccolò Ghedini

Pubblicato: 03 lug 2010 da Alessandro

Commenti dei lettori

Torrino del Palazzo del Quirinale

I rilievi dell’onorevole Ghedini (pubblicati ieri dal Corriere della Sera) sulle dichiarazioni che il Capo dello Stato ha reso in merito al disegno di legge sulle intercettazioni sono oggi al centro di accese polemiche.

“I commenti del Quirinale sono assai pregevoli, ma c’è un Parlamento - ha osservato Ghedini-, eletto da una quarantina di milioni di elettori: spetta a quest’ultimo decidere. Visto che non siamo una repubblica presidenziale”. Ed ancora: “La valutazione del Capo dello Stato non è su problemi di natura tecnica. Altrimenti dovrebbe farsi eleggere. La valutazione è sulla costituzionalità. Le ‘criticità tecniche’ esulano dalla sua competenza”. A prescindere dal carattere poco riguardoso di tali asserzioni nei confronti di Napolitano, in esse si ravvisano almeno due gravi “inesattezze”.

La prima. Forse Ghedini non se n’è accorto, ma il Presidente della Repubblica italiana…

…è eletto! Più precisamente, a norma dell’art. 83 della Costituzione, il Presidente è eletto “dal Parlamento in seduta comune dei suoi membri. All’elezione partecipano tre delegati per ogni Regione eletti dal Consiglio regionale in modo che sia assicurata la rappresentanza delle minoranze. La Valle d’Aosta ha un solo delegato. L’elezione del Presidente della Repubblica ha luogo per scrutinio segreto a maggioranza di due terzi dell’assemblea. Dopo il terzo scrutinio è sufficiente la maggioranza assoluta”.

La seconda. Il controllo che il Presidente della Repubblica è chiamato a svolgere quando deve decidere se promulgare una legge o se rinviarla alle Camere non è integralmente equiparabile a quello spettante alla Corte costituzionale. Del resto, mentre, in base all’art. 84 della Costituzione, può essere eletto Presidente un qualunque “cittadino che abbia compiuto cinquanta anni di età e goda dei diritti civili e politici” (e, dunque, non necessariamente un giurista, ma anche una persona del tutto ignorante di diritto), per far parte della Corte costituzionale occorre essere magistrati anche a riposo delle giurisdizioni superiori ordinaria ed amministrative, professori ordinari di università in materie giuridiche o avvocati dopo venti anni di esercizio (art. 135 della Costituzione).

Al Presidente della Repubblica non si deve e non si può chiedere di fare il lavoro della Corte costituzionale. Del resto, se i Costituenti avessero voluto far esercitare al Capo dello Stato un controllo preventivo di legittimità costituzionale delle leggi, non avrebbero previsto che qualora, successivamente al rinvio presidenziale, il Parlamento riapprovi la legge nella stessa identica versione, il Presidente deve procedere comunque a promulgarla (come prescrive l’art. 74 della Costituzione).

Diversamente, quando la Corte annulla una legge, questa cessa di avere efficacia dal giorno successivo alla pubblicazione della sentenza e nessuno può più applicarla (art. 136 della Costituzione). Al Capo dello Stato, pertanto, non si chiede di esercitare un puro e semplice controllo di costituzionalità.

Una delle ipotesi di rinvio è certamente quella della manifesta incostituzionalità formale (per vizi attinenti al procedimento di formazione) o sostanziale (per vizi attinenti al contenuto) della legge stessa. Quando la legge presenta vizi macroscopici, anche alla luce di consolidati orientamenti giurisprudenziali, il Presidente può invitare le Camere a ripensarci. Ma questo non è il solo caso in cui il Capo dello Stato può attivare questa misura.

Egli può rinviare anche per motivi di “merito costituzionale”, ovvero quando, per ragioni di vario genere, la legge si presenti non conveniente, incoerente con gli indirizzi legislativi o incompatibile con il complessivo spirito della Costituzione: si pensi, ad esempio, ad un atto normativo che, per il suo lungo procedimento di formazione, non risulti più adeguato alle situazioni che intendeva disciplinare. Il Presidente, dunque, può (anzi: deve) effettuare anche valutazioni attinenti ai profili tecnici dei testi legislativi che gli vengono sottoposti per la promulgazione, senza che ciò comporti alcun abuso nell’esercizio delle sue competenze istituzionali.

(La foto del Torrino del Palazzo del Quirinale è di Air Force One, Flickr.it).

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20 commenti

Commenti dei lettori

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  • Commento #1 (-7 punti) - 03 lug 2010 - 07:38 - Apri commento
  • Profilo di copiaincolla

    copiaincolla

    03 lug 2010 - 07:38 - #1 (nascondi)
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    adesso non si puo’ piu’ neanche esprimere delle idee?
    noi sopportiamo la sistematica disinformazione della sinistra.

  • Profilo di aldebaran85

    aldebaran85

    03 lug 2010 - 08:05 - #2
    3 punti
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    SCANDALO!!! IERI BERLUSCONI MONOPOLIZZAVA I 2 NAZIONALI + VISTI: TG 1 - TG5

    VI SEMBRA NORMALE? SENZA UN MINIMO DI CONTRADDDDDDDITTTORIIIIIIIIO!!!!

    con domande all’acqua di rose!!!

  • Profilo di aldebaran85

    aldebaran85

    03 lug 2010 - 08:08 - #3
    1 punto
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    #1 la disinformazione della sinistrA??????????????????????????

    TG1, TG2, TG4, TG5, STUDIO APERTO, MATRIX, MATTINO 5, POMERIGGIO5 , DOMENICA5, UNO MATTINA SONO TUTTA DALLA PARTE DI SILVIO!!!

  • Commento #4 (-4 punti) - 03 lug 2010 - 08:08 - Apri commento
  • anticomunista militante

    03 lug 2010 - 08:57 - #4 (nascondi)
    -4 punti
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    Napoletame stia zitto che è stato eletto da qualche centinaio di deputati di una maggioranza spazzata via dal voto di milioni di italiani

  • #gio#

    03 lug 2010 - 09:00 - #5
    3 punti
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    A questo punto non so nemmeno più se è OT…:

    Sudafrica 2010: Bossa (Pd), Brasile fuori? Berlusconi porta sfortuna

    Roma, 2 lug. - (Adnkronos) - L”effetto’ negativo di Berlusconi e’ calato sulla nazionale brasiliana, battuta oggi dall’Olanda ai mondiali di calcio in Sud Africa e da domani sulla via del ritorno a casa. Ne e’ convinta la deputata del Pd, Luisa Bossa, che ammonisce il premier: “se Berlusconi ha intenzione di viaggiare ancora, deve farlo scegliendo un paese non in gara ai mondiali. Non vorremmo che si alimentasse quella fastidiosa diceria che lo vuole porta sfortuna per le squadre di calcio”.

  • Profilo di marchetto73

    marchetto73

    03 lug 2010 - 09:19 - #6
    2 punti
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    #1
    ti sei dimenticato “e ora la sinistra si scusi”

    Ahahahhahaaahhahaahhaah

    Ghedinate.
    Questo si è montato la testa.
    Gli è arrivato un invito a comparire e pensa di essere chissà chi.
    Perché in Italia va tutto alla rovescia:
    Le persone oneste sono merde e i farabutti sono fenomeni.

  • uliste

    03 lug 2010 - 09:46 - #7
    0 punti
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    Non capisco la prima inesattezza.
    Ghedini rileva la differenza tra la nostra repubblica e quella di tipo presidenziale.
    Ma in entrambe il presidente non è eletto, se pur in modalità diverse?

    La seconda inesattezza è condivisibile

  • Profilo di alessandro_m

    alessandro_m

    03 lug 2010 - 10:05 - #8
    1 punto
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    # 7.

    La prima inesattezza consiste nel sostenere, come sembrerebbe fare Ghedini, che nella nostra democrazia parlamentare il Presidente della Repubblica non è eletto.
    Dietro l’equivoco c’è però un’idea ormai molto diffusa e francamente odiosa, secondo cui l’unico canale di legittimazione del potere è quello delle elezioni. Alla base c’è un’idea di democrazia identitaria e totalitaria molto pericolosa.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    03 lug 2010 - 11:42 - #9
    0 punti
    Up Down

    Intervistateli tutti:

    L’altra sera gli eventuali telespettatori del Tg1
    hanno assaporato una new entry della
    TelePravda. Non trovando nessuno disposto a
    difendere il bavaglio, Minzolingua ha riesumato
    una vecchia maschera della commedia dell’arte:
    l’Ostellino. Già direttore del Corriere in quota Craxi e
    tuttora editorialista del Pompiere in quota
    Moggi-Berlusconi, l’Ostellino è comparso rubizzo come
    un Beaujolais d’annata tra i filari di un vigneto della
    Francia meridionale per illustrare agl’italiani le insidie
    della manifestazione in Piazza Navona, di cui lui non
    sapeva una beneamata ci99a essendo appeso a un
    tralcio d’oltreconfine. A suo dire, le migliaia di persone
    riunite a Roma urlavano “Intercettateci tutti”: il loro
    grido sinistro è giunto fino a lui che, allarmatissimo, ha
    abbandonato i tini e i mosti per correre in soccorso del
    Minzolini (che sta a Ostellino come Meo Patacca a
    Brighella) con un puntuto editoriale. Dopo essersi
    definito “un vecchio liberale” (se lo dice sempre per
    autoconvincersi, ma non riesce mai a credersi),
    l’anziano mascherone ha severamente ammonito i
    manifestanti: “Erano il fascismo e il comunismo a
    intercettare tutti”. Ergo chi grida quello slogan vuole
    abolire la democrazia e instaurare la dittatura.
    Naturalmente in piazza non si urlava “I n t e rc e t t a t e c i
    tutti”. Ma, quando qualcuno lo fa, intende dire
    tutt’altro: e cioè che solo chi ha qualcosa da nascondere
    può volere una legge che proibisce ai giornalisti di
    informare e ai magistrati di intercettare (non ai servizi
    segreti o alle polizie, che per fortuna in Italia –
    diversamente dal fascismo, dai regimi comunisti e
    anche da molte democrazie care agli Ostellini – non
    possono intercettare legalmente nessuno). E siccome
    ogni anno le persone intercettate in Italia sono meno di
    20 mila (infima minoranza anche fra i criminali),
    l’“intercettateci tutti” è pura provocazione: basta non
    commettere reati e non frequentare delinquenti per
    mettersi al riparo da intercettazioni. Ma, in questo
    tragicomico crepuscolo di regime, è un bene che si
    vedano certe facce e si sentano certe baggianate: sono
    talmente esagerate che la gente poi capisce tutto. Ecco,
    la legge bavaglio rischia di arrivare tardi e di rivelarsi
    addirittura inutile: questa gente, sentendo prossima la
    fine, è talmente disperata e fuori di testa che confessa
    tutto alla luce del sole, in piazza, davanti a telecamere e
    microfoni. Non c’è bisogno di intercettarla: basta
    intervistarla. Due anni fa la D’Addario registrava di
    nascosto i colloqui con B.; ora B. si tuffa su sei ballerine
    brasiliane in piena visita di Stato, sotto gli occhi
    esterrefatti della stampa locale: ormai s’intercetta da
    solo. Scajola convoca addirittura una conferenza
    stampa per dire tali ca22ate (“non so chi mi ha pagato la
    casa, ma se lo scopro gli faccio un mazzo così”) che
    uno normale o uno Scajola in tempi normali non
    pronuncerebbe nemmeno su un telefono criptato.
    Bertolaso si è spu77anato molto più con le dichiarazioni
    ai giornali che nelle intercettazioni. E così Lunardi: “È
    vero, ho fatto e ricevuto favori da Anemone, ma come
    persona, non come ministro: sono una persona
    cor retta”. Ghedini, con una sola dichiarazione (“Se
    Napolitano vuol fare le leggi, si faccia eleggere dal
    popolo”), rovina anni di lavoretti di Letta-Letta e riesce
    financo a svegliare Napolitano. Il quale a sua volta ne
    spara una davvero enorme: “La maggioranza non
    ascolta i miei consigli”. Come se il capo dello Stato fosse
    un consigliere della maggioranza e non il garante super
    partes che promulga o respinge le leggi una volta
    approvate. Intanto Brancher impreca contro gl’italiani
    ingrati: “La Nazionale perde e se la prendono con me”.
    Lo Zaccai si fa i trans e la coca, poi s’affaccia al balcone
    e fa un comizio. Dell’Utri, euforico per la condanna ad
    appena 7 anni per mafia, beatifica il fu Mangano sulla
    scia di Previti, entusiasta per i 7 anni e mezzo definitivi
    per corruzione giudiziaria, e Cuffaro, tutto giulivo per i
    5 anni per favoreggiamento (saliti a 7 in appello). Presto
    brinderanno tutti insieme nell’ora d’aria di un
    penitenziario a piacere: “Ragazzi, c’è andata di Kulo! Cin
    cin!”.

    (Articolo di Marco Travaglio su ‘Il Fatto Quotidiano’)

  • paolo ferrario

    03 lug 2010 - 11:48 - #10
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    ineccepibile argomentazione sul filo della Costituzione. il fatto è che i ghedinisti se ne sbattono della costituzione: hanno una concezione eversiva dello stato. li anima la prepotenza e non sopportano le persone che, come napolitano, hanno una concezione alta delle regole degli stati costituzionali
    grazie per l’articolo

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    03 lug 2010 - 11:49 - #11
    0 punti
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    Berlusconi in crisi occupa i tg (in stile Corea del Nord):
    Crisi e intercettazioni? “Ghe pensi mì”.

    Tre interviste in cinque minuti. I sondaggi sono a picco, la maggioranza si sfalda e allora Silvio Berlusconi che fa? Ricorre alla sua arma di sempre: la televisione. E così il Berlushow va in onda alle otto di sera a reti quasi unificate. Con una comparsata persino alla radio.

    Il premier prima gioca in casa davanti le telecamere amiche del Tg5. E poi gioca in casa di nuovo, davanti le telecamere amiche del Tg1. Il risultalo è comunque identico. Anche se al Tg1, per la gioia del direttorissimo Augusto Minzolini, dà il cavaliere meglio di sé. Complice l’intervistatrice, Nicoletta Manzione, che in tubino nero rivolge al premier una sola e ficcante domanda: Lei ha compiuto una lunga missione nel continente americano, come è andata? “E’ stato un tour de force anche per un giovane di 35 anni come il sottoscritto”, risponde lui. “Sono tornato e mi trovo una situazione italiana che mi pare non precisamente tranquilla”, aggiunge subito dopo. Ma rassicura: “Da lunedì prenderò decisamente in mano tutti i titoli che sono sul tavolo, dalla manovra finanziaria, alla legge sulle intercettazioni, alle leggi sulla giustizia. Insomma, come diciamo a Milano ‘ghe pensi mì’, e tutte queste cose andranno a buon fine”.

    “Ghe pensi mi”: il titolo per la gioia delle agenzie di stampa anche questa volta c’è. Meno geniale (dal punto di vista del venditore pubblicitario) è invece l’intervento al Tg5. Dove il premier ribadisce il concetto , ma con ben meno verve. “Quando faccio una cosa la faccio fino in fondo e con grande determinazione, con risultati concreti”. Così anche al giornale radio, al quale riserva la nota politica: “Se qualcuno pensa che le correnti possono provocare un raffreddore, in questo caso sono certo di evitarlo, di sicuro”. Esattamente come i colleghi giornalisti evitano con cura di porgli interrogativi (scontati e per nulla aggressivi) del tipo: Cosa pensa della condanna per mafia del suo braccio destro Marcello Dell’Utri? Sulle intercentazioni accoglierà le indicazioni del presidente Napolitano?. Roba da prima settima di scuola di giornalismo. Che, evidentemte, nessuno di loro deve aver mai frequentato.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    03 lug 2010 - 11:54 - #12
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    NON CI RIMANE CHE COMMISSIONE ANTIMAFIA FAI DA TE (QUANDO LE ISTITUZIONI PREPOSTE FANNO FINTA DI NIENTE)

    La ‘ndrangheta alla conquista di Milano. La malavita che lavora con la politica è già entrata nell’affare degli appalti in vista del grande appuntamento del 2015. Il sindaco Letizia Moratti non perde occasione per negare le infiltrazioni e ha detto no a una commissione antimafia in Comune. Le indagini e gli arresti, però, la smentiscono di continuo. Ultimo caso, l’inchiesta che giovedì 1 luglio ha portato in carcere 15 persone legate alla potente cosca Valle federata con i clan reggini dei De Stefano. Ma adesso, visto che il sindaco non la vuole, la commissione ce la facciamo noi. Dal basso.Con l’iniziativa di tre giovani consiglieri regionali Giulio Cavalli, Chiara Cremonesi e Pippo Civati che lanciano Expo no crime: “Un segnale chiaro per chi oggi infila il malaffare nelle pieghe della sonnolenza lombarda”

  • Disoc167

    03 lug 2010 - 12:00 - #13
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    Conservatore: (Nano) un uomo politico affezzionato ai mali esistenti , da non confondere con il progressista (Sinistra) che invece aspira a rimpiazzarli con mali nuovi.
    Chi ha orecchie per intendere…

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    03 lug 2010 - 12:32 - #14
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    i doveri del parlamentare secondo Ghedini
    L’avvocato del premier principe di assenteismo parlamentare:

    “Non siamo in una Repubblica
    presidenziale e quindi decide il
    Parlamento”. Peccato però, che come
    parlamentare, la sua attività non sia esattamente
    esemplare. Secondo la classifica pubblicata dal sito
    Open Parlamento, che monitora da vicino l’attività
    delle Camere, infatti, Ghedini guadagna la medaglia di
    bronzo dell’assenteismo. E nel suo gruppo arriva
    secondo (dopo Mirko Tremaglia). Non è presente
    infatti al 75,37% delle 6512 votazioni di questa
    legislatura. Di più: la sua attività parlamentare (ovvero il
    numero e la tipologia e di atti prodotti) è calcolata
    secondo un indice dello 0,04. Ovvero, molto scarsa. E
    infatti si posiziona al numero 597 su 630 deputati. Non
    risulta primo firmatario di nessun disegno di legge,
    nessun emendamento, nessuna mozione, nessuna
    interrogazione. Assente anche in occasione di molti
    “voti chiave” (tra cui il milleproroghe e la legge di
    bilancio 2010). Presente però in tutte le votazioni
    riguardanti la giustizia (dal legittimo impedimento allo
    scudo fiscale).

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    03 lug 2010 - 12:35 - #15
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    13-
    Mi pare che il Nano oltre a essere affezionato ai “vecchi” e molto prodigo anche a produrne “di nuovi”…
    Chi ha orecchie per intendere “e sopratutto cervello per ragionarci sopra”…

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    03 lug 2010 - 12:57 - #16
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  • Profilo di aldebaran85

    aldebaran85

    03 lug 2010 - 13:52 - #17
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    #13 peggio di questo governo impossibile!!:
    - lodi a go go
    - leggi ad personam
    - leggi contro i magistrati
    - condoni
    - toglie budget alla polizia, alla magistratura e alla scuola
    - emergenza rifiuti palermo
    - emergenza informazioni
    ecc.

  • Profilo di carmila

    carmila

    03 lug 2010 - 16:43 - #18
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    #4 io ammiro la tua soave distrazione, davanti allo sfascio dell’Italia e di tutto quello che era un baluardo delle democrazia tu badi al sodo, ai “comunisti”…mi spieghi con parole tue chi sono i comunisti?

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    04 lug 2010 - 10:44 - #19
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    Quando l’informazione diventa propaganda:

    Per dimostrare che siamo tutti intercettati, il Tg della rete ammiraglia fornisce ai suoi telespettatori dei dati falsi.

    La situazione politica si arroventa. Il governo a causa della legge bavaglio traballa e al Tg1 l’informazione viene del tutto sostituita dalla propaganda. Mentre Silvio Berlusconi, dopo aver occupato venerdì sera gli schermi dei due principali telegiornali italiani, rilascia una nuova intervista al Tg4, i sedicenti colleghi della rete ammiraglia Rai scendono di nuovo in campo.
    Questa volta, per dimostrare che siamo tutti intercettati, gli uomini di Augusto Minzolini forniscono ai loro telespettatori dei dati falsi. “I bersagli veri e propri messi sotto controllo ogni anno sono 130 mila”, dice il Tg1, “e chi ha parlato con questi è stato anch’egli ascoltato. Dunque i 130 mila devono essere moltiplicati e si arriva a milioni di italiani”. Bugie allo stato puro: perché i 130 mila bersagli non corrispondono al numero degli utenti, ma delle utenze intercettate (ciascun di noi possiede diversi apparecchi e schede e chi è abituato a delinquere le cambia più spesso degli altri).

    Al tribunale di Torino, per esempio, quando scatta un’indagine con intercettazione vengono messe sotto controllo in media 10 utenze a persona. Infatti i malviventi sanno benissimo di poter finire sotto ascolto e allora usano apparecchi intestati ad altri, cambiandoli spesso. Gli investigatori partono così dai numeri di telefono ufficiali (magari quelli di casa) e ascoltano le telefonate per alcuni giorni finché la persona da controllare non chiama la moglie o la madre. A quel punto i primi ascolti vengono interrotti – difficile trovare uno spacciatore che utilizzi il telefono di casa – e si passa a controllare il cellulare giusto. Per questo le statistiche si gonfiano
    Insomma i calcoli del Tg1 non stanno né in cielo né in terra (Chissà quanti di noi sono stati intercettati in questi anni…”, si chiede spaventata la giornalista). E anche a voler fare una media prudenziale ci si rende conto che le persone realmente intercettate nel nostro Paese non superano le 30mila unità . Sono poche o sono tante?
    Dipende dai punti vista: ogni anno in Italia si compiono più di 3 milioni di reati. Tanto che sempre a Torino su 200mila fascicoli aperti, 25 mila dei quali contro indagati noti, i fascicoli in cui vengono richieste intercettazioni sono 300. Un’altra scoperta interessante si fa poi se si va a guardare per che tipo di crimini gli ascolti vengono autorizzati: quei 300 fascicoli, magari relativi a più persone, riguardano al 50 per cento il traffico di droga. E il rimanente va così suddiviso: 15 per cento omicidi consumati o tentati e reati contro la persona; un altro 15 per cento attiene poi alla criminalità organizzata”; 10 per cento violenze sessuali o pedofilia e ancora il rimanente 10 per cento reati commessi da colletti bianchi.
    Il Tg1 tutto questo però non lo dice. E non dice nemmeno che il calcolo delle 130 mila bersagli intercettati (che come abbiamo visto va diviso almeno per cinque) è già sbagliato in origine.
    Infatti i dati esatti al ministero non ci sono perché ciascuna utenza può essere ascoltata per 20 giorni al massimo, poi per proseguire occorrono le proroghe del giudice. Dunque il tutto va diviso per il numero delle utenze e delle proroghe.
    Un fatto però è certo. Le milioni di persone sotto controllo indiretto esistono solo nella fantasia o nella malafede della rete ammiraglia della Rai. Che si guarda bene anche dal spiegare che i costi degli ascolti, ampiamente recuperati grazie ai sequestri di beni e capitali (380 milioni di euro solo per le indagini sui furbetti del quartierino del 2005) potrebbero essere annullati se solo lo Stato chiedesse alle compagnie di fornire gratis le linee (come accade in Francia o in Germania) e se si decidesse ad acquistare le macchine per intercettare che oggi affitta.
    Ma quando l’informazione si trasforma in propaganda per sostenere le ragioni del potente di turno, i fatti scompaiono. E molti sedicenti giornalisti fanno carriera. Del resto hanno stomaco forte. Tutte le mattine si alzano e riescono sorridenti a guardarsi allo specchio.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    04 lug 2010 - 11:36 - #20
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    L’AUTOBAVAGLIO
    Siccome grande è il casino sotto il cielo d’Italia, può persino capitare di trovare qualcosa di sensato sul Giornale: un commento di Littorio Feltri che ha il pregio di far riflettere tutti noi giornalisti che ci prepariamo allo sciopero contro la legge-bavaglio. “Allo scopo di protestare contro la prossima approvazione del bavaglio – scrive Feltri, pur contrario alla legge Alfano – ve lo mettete in anticipo e volontariamente. L’8 luglio sciopererete e i giornali non saranno in edicola. Fantastico. Per chiedere maggiore libertà, la negate del tutto a voi stessi e ai lettori. Non sapevo che il diritto di dare le notizie si difendesse non dandole”. Intendiamoci, il bavaglio è talmente vergognoso e demenziale che meriterebbe non uno sciopero, ma una serrata. Però l’obiezione di Feltri mette a dura prova il riflesso condizionato dei sindacati, Fnsi compresa, che ricorrono sempre e soltanto allo sciopero come se fosse l’unica forma di protesta. Già la manifestazione dell’altro giorno in Piazza Navona, peraltro sacrosanta, denotava un po’ di stanchezza, ripetitività e mancanza di fantasia. Il fatto poi che vi abbia aderito il Pd rendeva il tutto vagamente fasullo, visto che il bavaglio Al Fano è figlio naturale e legittimo della legge Mastella, proposta dal centrosinistra e votata alla Camera nel 2007 da tutti i partiti, con soli 9 astenuti o non partecipanti al voto (Giulietti, Grillini, Nicchi, Cannavò, Zaccaria, Carra, De Zulueta, Poletti e Caldarola) e nessun contrario su 630. La Mastella, se possibile, era ancora peggio dell’ultima versione dell’Alfano: vietato pubblicare, anche parzialmente o per riassunto, tutti gli atti di indagine anche se non più coperti da segreto, fino al processo (l’Alfano, almeno, il riassunto lo consente per tutti gli atti, escluse le intercettazioni); per i cronisti, galera fino a 30 giorni o multe fino a 100 mila euro; quanto agli atti del fascicolo del pm, top secret addirittura fino alla sentenza d’appello. A parte il sindacato, l’Ordine, l’Unione cronisti, il Giornale, l’Unità e Annozero, la grande stampa (anche le testate che oggi si fanno belle sul palco di Piazza Navona) dormiva sonni profondi, e così gli editori. Quando poi si andò alle urne, nell’aprile 2008, il programma elettorale del Pd al punto 4 (“Diritto alla giustizia giusta, in tempi ragionevoli”) prevedeva “divieto assoluto di pubblicazione di tutta la documentazione relativa alle intercettazioni e delle richieste e delle ordinanze emesse in materia e di misura cautelare fino al termine dell’udienza preliminare, e delle indagini”. Il tutto per “tutelare i diritti fondamentali del cittadino e le stesse indagini, che risultano spesso compromesse dalla divulgazione indebita di atti processuali”. Dulcis in fundo, “sanzioni penali e amministrative molto più severe delle attuali per renderle un’efficace deterrenza alla violazione di diritti costituzionalmente tutelati”. Chi oggi marcia contro il bavaglio con chi ora lo combatte solo perché ha perso le elezioni non fa una bella figura. E non saranno un bello spettacolo nemmeno le edicole il 9 luglio, quando i lettori troveranno soltanto i giornali crumiri, cioè berlusconiani di destra (Il Giornale, Libero, Il Tempo, Il Foglio) e di sinistra (Il Riformista). Bel risultato, non c’è che dire. Avvertito in anticipo, il Banana ne approfitterà per intensificare le vergogne l’8 luglio, ben sapendo che l’indomani ne parleranno (anzi, non ne parleranno) solo i suoi house organ. Per carità, non intendiamo rompere la solidarietà del fronte anti-bavaglio. Ma solo insinuare, finché siamo in tempo, un piccolo dubbio negli amici della Fnsi: sicuri che la forma più efficace di protesta contro il bavaglio sia autoimbavagliarci per un giorno? Non sarebbe meglio uscire tutti in edizione straordinaria, listata a lutto, in forma di dossier con le intercettazioni e gli atti d’indagine più importanti di questi anni che, col bavaglio in vigore, non avremmo potuto pubblicare? Chi protesta contro il bavaglio lasciando campo libero ai trombettieri dell’imbavagliatore ricorda quel tale che, per far dispetto alla moglie, si tagliò… bè, ci siamo capiti.

    Fonte articolo ‘IL Fatto Quotidiano’