Una storia molto italiana, che ben rappresenta la realtà del mondo accademico del nostro Paese. La vicenda è nota, per cui mi limito a ricostruirla sinteticamente: martedì scorso, presso l’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, all’età di 26 anni, ha conseguito la laurea triennale in filosofia con 110 e lode la figlia del Presidente del Consiglio e di Veronica Lario, Barbara Berlusconi, con una tesi sui concetti di benessere, libertà e giustizia nel pensiero di Amartya Sen.
Il Rettore dell’Ateneo, Don Verzè, durante la discussione, ha pensato bene di chiedere alla candidata cosa ne pensasse di una nuova Facoltà di Economia, ispirata alle teorie di Sen, invitandola a proseguire gli studi per poterne diventare un giorno una docente.
Immediata la reazione della Professoressa Roberta De Monticelli, docente di Filosofia della persona nel medesimo Ateneo, che in una lettera a Repubblica si è dissociata apertamente dalle parole del Rettore, esprimendo anche il sospetto di essere stata intenzionalmente esclusa dalla commissione di laurea esaminatrice della Berlusconi.
Di ieri è la difesa di don Verzè da parte del Preside della Facoltà di Filosofia, Prof. Michele Di Francesco, e del Prorettore dell’Ateneo, Prof. Massimo Cacciari, i quali, in una lettera al Corriere della sera, hanno scritto:
Non c’è stata alcuna «esclusione» intenzionale o non intenzionale (qualunque cosa una esclusione non intenzionale possa essere) della professoressa De Monticelli dalla commissione di laurea della signora Barbara Berlusconi, ma solo la nomina di una commissione della quale la professoressa De Monticelli non faceva parte, come non ne facevano parte altri nove colleghi di ruolo della facoltà (a partire da Massimo Cacciari, Matteo Motterlini, Andrea Tagliapietra, Massimo Donà, ecc.). La signora Barbara Berlusconi si è presentata alla sessione di laurea con una media di 108,37/110 (corrispondente al 29,55/30) e dieci lodi. Con un curriculum di questo tipo la sorpresa sarebbe stata se non si fosse laureata a pieni voti e non il contrario. L’idea che una battuta paterna del Rettore Don Verzé, peraltro ripetuta in passate occasioni nei confronti di altri studenti, possa essere interpretata come la proposta formale nei confronti della signora Barbara Berlusconi di far parte del corpo docente del San Raffaele sfida ogni ragionevolezza e ogni criterio di buon senso. Al San Raffaele, come in ogni università italiana l’accesso alla docenza è regolato dalle leggi dello Stato che governano i concorsi universitari. Rigettiamo quindi con forza le affermazioni e le insinuazioni lesive della professionalità dei colleghi della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele.
La vicenda suscita varie riflessioni. Mi limito ad esporne tre.
La prima. La candidata ha conseguito, con qualche anno di ritardo, una laurea triennale, con la quale oggi non si può insegnare nemmeno nella più sperduta delle scuole medie italiane. Prima di poter pensare concretamente ad una docenza universitaria - nel rispetto delle “leggi dello Stato che governano i concorsi universitari” di cui parla Cacciari - è necessario che la dott.ssa Berlusconi consegua anche il diploma di laurea specialistica o magistrale, il che richiede almeno altri 2 anni di studio.
Sempre nel rispetto delle leggi di cui sopra, occorrerebbe, poi, lo svolgimento di un dottorato di ricerca, che comporterebbe altri 3 anni di formazione e di ricerca. Pertanto, necessitano, nella migliore delle ipotesi, almeno altri 5 anni prima che la prospettiva di una docenza universitaria possa concretizzarsi, sempre che naturalmente si mantenga ferma la premessa da cui si è mossi, ovverosia il rigoroso rispetto delle leggi dello Stato che governano i concorsi universitari.
La seconda. Ammesso pure che quella di don Verzè fosse una “battuta paterna … ripetuta in passate occasioni nei confronti di altri studenti”, non si può non notare che, oltre ad essere alquanto prematuro, l’invito in questione sia apparso quanto meno inopportuno. Proprio in forza di quel criterio di ragionevolezza evocato dal Prof. Cacciari, il Rettore si sarebbe dovuto astenere dall’esprimere una considerazione del genere nei confronti della figlia del Presidente del Consiglio dei ministri.
Il collegamento tra l’auspicio che venga istituita una nuova facoltà, la quale - com’è evidente - richiede cospicui finanziamenti (quando, peraltro, la riforma Gelmini prevede proprio l’eliminazione delle facoltà delle università pubbliche…) e l’invito rivolto alla figlia del Capo del Governo di proseguire gli studi al fine di poter lavorare all’interno di quella facoltà cozza in modo evidente con quei principi di pari dignità formale degli studenti e di dignità del corpo docente dei quali discorre la professoressa De Monticelli.
La terza. Forse la più amara. E’ molto triste, anche se per nulla sorprendente, che a difendere questo ennesimo oltraggio alla dignità di tutti coloro che ogni giorno, nonostante tutto, silenziosamente e sempre più faticosamente, lavorano nel mondo dell’Università e della ricerca, nonché di tutti coloro che, pur avendo dedicato la propria vita allo studio, continuano a patire i drammi del precariato o della disoccupazione sia proprio un autorevole intellettuale di sinistra come il Prof. Cacciari.
Ed infine una curiosità. Se, come ricordano il Preside della Facoltà di Filosofia e il Prorettore, la signora Barbara Berlusconi si è presentata alla sessione di laurea con una media di 108,37/110 (corrispondente al 29,55/30), vuol dire che non ha preso tutti 30. Qualcuno, nella propria disciplina, non ha ritenuto eccellente la preparazione dell’illustre candidata… Chi sarà stato? Io un sospetto ce l’ho.
robymix
24 lug 2010 - 08:46 - #1Don Verzè è stato un emerito IDIOTA
Fossi stato io a laurearmi assieme alla Barbara…alle parole del rettore mi sarei alzato in piedi ed avrei detto:
> imbarazzando le persone in sala tranne quelle che conservano un pò di DIGNITA’
#gio#
24 lug 2010 - 08:47 - #2Durante una conferenza stampa con il primo ministro danese Anders Fogh Rasmussen Berlusconi disse: “Rasmussen è il primo ministro più bello dell’Europa. Penso di presentarlo a mia moglie perché è anche più bello di Cacciari”
Ma fosse vero quello che si dice, che la Barbara sia figlia del filosofo?
A parte le battute, seriamente (si fa per dire)… E se la proposta di una docenza fosse stata fatta da don Verzè su suggerimento di Berlusconi per distogliere Barbara Berlusconi dalle sue mire sulla Mondadori?
Marina si era tanto arrabbiata con paparino quando la sorellastra ha alzato la testa con un’intervista su Vanity Fair chiedendo la Mondadori
robymix
24 lug 2010 - 08:47 - #3avrei detto:
ANCH’ IO POSSO DIVENTARE PROFESSORE??
sergyx
24 lug 2010 - 09:23 - #4provate a commentare questo, se vi riesce…
http://www.youtube.com/watch?v=17EbnOF_hAU
aldebaran85
24 lug 2010 - 10:45 - #5Tutti zitti e gli sbarchi proseguono
Maroni, elogio turistico di Lampedusa
Cambiano le rotte, ma gli arrivi di clandestini proseguono. Aumentano del 50% i clandestini che dalla Turchia passano in Grecia per arrivare in Italia
CONTINUA:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/23/tutti-zitti-e-gli-sbarchi-di-clandestini-proseguono-maroni-elogio-turistico-di-lampedusa/43482/
VOGLIAMO FARNE UN ARTICOLO? INVECE DELLE CAVOLATE CHE SPARA PASSATOR?
marchettino73
24 lug 2010 - 11:09 - #6Complimenti.
Definire questo post “inutile” è un eufemismo.
Non me ne voglia l’autore……:D
Oggi voglio essere educato :)
#gio#
24 lug 2010 - 11:46 - #7Marchettino, no, questa volta non sono d’accordo con te.
Sottolineare come per alcune persone il concetto di uguaglianza in uno stato di diritto sia relativo mi sembra importante. E il fatto che ci sia coinvolto anche un esponente di “sinistra”, come Cacciari, è ancor più grave.
Non siamo più di fronte al solito delirio berlusconiano e dei suoi fan sfegatati, ma a una vera e propria difesa di “casta” messa in atto da Cacciari in virtù della sua personale amicizia con quel ramo della famiglia Lario (questa è sottile…).
Si sta creando una nuova aristrocazia, a destra come a sinistra, sempre più insofferente alle istanze e ai bisogni del basso popolino (cioè tutti noi), tanto da eliminare ogni forma di confronto, evitando anche i congressi dei loro stessi partiti, e limitandosi a certi salotti televisivi dove sono sicuri di incontrarsi e discutere solo con loro “pari”.
Mi sa che prima o poi toccherà ripristinare l’invenzione del dottor Joseph-Ignace Guillotin…
marchettino73
24 lug 2010 - 12:19 - #8#gio#
Io invece sono d’accordo con te,su tutto .
Specialmente sulla “ghigliottina” ;)
Col mio precedente commento non volevo sminuire il post,tra l’altro ben scritto e argomentato.
Volevo rimarcare il fatto che trovo più utile occuparsi di temi ben più importanti…..
Maledetto io e la mia sintesi :)
perdenti 4
24 lug 2010 - 13:21 - #9SIETE DEI POVERACCI ……….ma fate vi una sega invece di rosicare contro la famiglia Berlusconi .
aldebaran85
24 lug 2010 - 13:22 - #10ENRICO LEGGI!!
il 6 giugno 2010 antonio di pietro HA SCRITTO una lettera al corriere della sera
Con un articolo pubblicato ieri, il Corriere della Sera ha dedicato un’intera pagina al sottoscritto e al come, nonostante io abbia vinto tutte le battaglie legali in merito, alcune vicende risultassero ancora “oscure”. Ritengo che non ci siano luoghi e motivazioni più appropriate di quelle fornite in un tribunale per chiarire e ribadire la buona fede di un personaggio pubblico. Non mi sono mai sottratto al confronto e ho sempre argomentato e smentito le diffamazioni a mio carico con prove e documenti inconfutabili. Lo faccio anche stavolta per rispondere al Corriere della Sera, a cui ho scritto la lettera che segue, allegando una corposa documentazione.
Caro Direttore,
Il Corriere della Sera di ieri, con un articolo in prima pagina a firma Marco Imarisio, ha adombrato il sospetto di miei “silenzi ed ambiguità” riguardo la mia storia personale.
Vorrei rispondere ai rilievi mossi, documentando punto per punto. Mi scuso, innanzitutto e preliminarmente, per la pignoleria e per la montagna di carte processuali a cui faccio riferimento e che le invio ma - mi creda - ad un persona come me - invisa a molti e con pochi strumenti di informazione a diposizione - non rimaneva e non rimane altra scelta che ricorrere alla Giustizia per vedere riaffermata, nero su bianco, la verità rispetto alle mille menzogne che sono state scritte sul mio conto in tutti questi anni. E veniamo al merito dell’articolo:
CONTINUA:
http://www.antoniodipietro.com/2010/06/lettera_al_corriere_della_sera.html
babyshambles
24 lug 2010 - 13:53 - #11il corriere della sera è diventato uno schifo, ormai si sono fissati su di pietro, quando è da un sacco di tempo che ha smentito le accuse e ha dato delle spiegazioni…forse dormivano quelli del corriere!
ma perchè non fanno la stessa cosa per berlusconi, invece?!
mr-lorenz
24 lug 2010 - 15:47 - #12Cacciari son 10 anni che nun ce capise piu’ ngazzo….
con rispetto parlando
mr-lorenz
24 lug 2010 - 15:49 - #13mentre Enrico-tristezza cerca di battere il record per numero di nick utilizzati in una settimana….
SirfIII
24 lug 2010 - 20:52 - #14Mettiao le cose in ordine.
Premetto che anche PierSilvio si è lauerato in filosofia (non perchè gli interessasse fare il filosofo ma per motivi decisamente più pragmatici).
Un paio di domande a Barbara Berlusconi:
1) Perchè ha scelto di fare filosofoa proprio nell’università di Don Verzè? Con evidente conflitto di interesse determinato dalla profonda amicizia che lega Silvietto con Verzè.
2) Barbare Berlusconi andava regolarmente in facoltà, o giusto una tantum?
3) Perchè ha scelto filosofia?
MTR
25 lug 2010 - 15:01 - #15L’argomentazione del post è davvero bizzarra.
Siccome un intellettuale non sospetto smentisce l’accusa della sola prof.ssa De Monticelli, non confermata da nessuno dei presenti inclusi giornalisti con telecamera e benché la prof.ssa De Monticelli sia abituata alle sparate, mica se ne deduce che è stata di una bufala azzardata.
No, ci si lamenta che ormai anche onesti intellettuali, per di più di parte politica avversa, coprono le nefandezze d’area Berlusconi.
Traduciamolo.
Se i fatti e i testimoni disertano l’appello della teoria, maledetti fatti! Disonesti testimoni!
E tanto peggio per i fatti.
Indi, in assenza di sostanza si scivola lungo l’inconstistente crinale dell’ “inopportunità”.
Don Verzè non le ha promesso una cattedra? Beh, era opportuno comunque che non le desse rassicurazioni.
Niente prova che don Verzè le abbia dato rassicurazioni? Beh, era opportuno che curasse meglio le apparenze per non offendere il senso d’uguaglianza degli altri studenti.
Non erano gli studenti ad essersi offesi ma un docente di facile penna offesa per non esser entrata in commissione di laurea? Beh, era opportuno trattarla meglio, che è una cattedratica tanto suscettibile.
Questa è logica alla rovescia.
MTR
25 lug 2010 - 15:08 - #16Ah, guardate che non è vero che serva la laurea per insegnare all’università.
Nessuna università seria lo farebbe mai (…sottolineo che questo non garantisce molto…), è teoricamente sufficiente la rilevanza della propria formazione e ricerca per la docenza a contratto e la maturità scientifica e di ricerca per la docenza di ruolo.
Che poi di fatto in una valutazione comparativa prevalga il laureato, l’addottorato, il possessore di post-doc, il ricercatore confermato, etc. è un altro discorso.
Sempre restando alle leggi dello stato italiano (legge 210 del 1998 e legge 230 del 2005, e quanto ne è seguito in decreti).
Pierdudi
25 lug 2010 - 16:09 - #17http://munnezzadagente.blogspot.com/
alessandro_m
25 lug 2010 - 16:09 - #18Giusto per rispetto dei fatti.
1. “Siccome un intellettuale non sospetto smentisce l’accusa della sola prof.ssa De Monticelli…”: il Prof. Cacciari ha scritto una lettera al Corriere della Sera, insieme al Preside della Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute S. Raffaele di Milano, non in qualità di “intellettuale non sospetto”, ma come Prorettore, ovverosia nell’esercizio delle sue funzioni istituzionali, a difesa dell’Ateneo in cui lavora. Poiché il Prorettore viene nominato dal Rettore, aggiungiamo che il Prof. Cacciari esercita il suo ruolo in forza della nomina accordatagli da Don Verzè, il quale, come qualcuno ricorderà, ha pubblicamente definito, ancora qualche giorno fa, Silvio Berlusconi un “uomo mandato dalla Provvidenza”…
2. Sempre in riferimento alla frase di cui sopra, il Prof. Cacciari non ha smentito affatto, bensì ha confermato quanto denunciato dalla prof.ssa De Monticelli, dando una diversa interpretazione dei fatti (che, a mio avviso, esistono e non vengono assorbiti integralmente dalle interpretazioni…). In particolare, non ha negato che il Rettore abbia parlato di cattedra ma ha sostenuto che quella era solo una “battuta paterna”…
3. Per quanto riguarda la possibilità (molto teorica) di insegnare senza laurea, escludendo l’ipotesi davvero fantasiosa che una ragazza di 26 anni con una tesi triennale su Amartya Sen possa essere chiamata per “chiara fama”, mi limito a riportare qualche norma tratta proprio dalla legge n. 258/2005 (art. 1, c. 14): “Per svolgere attività di ricerca e di didattica integrativa le università, previo espletamento di procedure disciplinate con propri regolamenti che assicurino la valutazione comparativa dei candidati e la pubblicità degli atti, possono instaurare rapporti di lavoro subordinato tramite la stipula di contratti di diritto privato a tempo determinato con soggetti in possesso del titolo di DOTTORE DI RICERCA o equivalente, conseguito in Italia o all’estero, o, per le facoltà di medicina e chirurgia, del diploma di scuola di specializzazione, ovvero con possessori di LAUREA specialistica e magistrale o altri studiosi, che abbiano comunque una elevata qualificazione scientifica, valutata secondo procedure stabilite dalle università”. La laurea, quindi, per i contratti è necessaria.
4. Per quanto riguarda, infine, le condizioni per il conseguimento dell’idoneità scientifica per i posti di ruolo, i diplomi di laurea e i titoli di dottore di ricerca sono valutabili ai sensi di legge e per questo consentono, insieme alle pubblicazioni, di vincere i concorsi.
Giusto per amor di verità.
MTR
25 lug 2010 - 17:03 - #19La mia era una precisazione di scrupolo, che non c’entrava con il fatto in questione, ma visto che piace ostentare…
Conoscere la normativa sarebbe il minimo, saperla leggere anche di più.
Innanzitutto la legge è la L 230/05 e non la L 258/05, di cui fino ad oggi ignoravo l’esistenza.
Brutto inizio, ma restiamo un attimo sulla lettura testuale.
“Possessori di laurea specialistica e magistrale O ALTRI STUDIOSI, che abbiano comunque una elevata qualificazione scientifica, valutata secondo procedure stabilite dalle università” non implica affatto l’obbligo di laurea.
Non è che quel “o” sia ornamentale.
Inoltre stai citando l’art. 14 della L 230, che riguarda contratti per attività di ricerca-e-didattica-integrativa.
L’articolo di riferimento per la comune didattica sostitutiva a contratto - se ti è chiara la differenza tra sostitutiva e integrativa - è l’art. 10.
All’art. 10 non si fa menzione del titolo di laurea, ma solo di competenze scientifiche e professionali.
Chiaro. Se c’è un corso di Dams, posso dare un contratto a un esimio diplomato in cinematografia, che è manco dottore.
Infine, non vale direttamente la legge 230 del 2005 ma l’attuativo DM 8 luglio 2008.
In base a questo possono essere perfino dati contratti senza comparazione valutativa a non meglio precisati “eminenti studiosi” (categoria abusata) a fronte di “riconoscimenti scientifici e/o professionali dagli stessi ottenuti in ambito nazionale ed internazionale”.
Questo di fatto, visto che salvo procedure improbabili è autarchicamente solo il consiglio di facoltà a decidere cosa è di rilievo internazionale, se l’università vuole chiudere gli occhi si possono pure dare contratti senza comparazione.
Questo a tacere del fatto che fino alla recentissima applicazione concreta della L 230, la normativa, il DPR 382 del 1980, era ben più elastica ed esigeva solo la competenza scientifica o professionale senza tante pastoie.
E certo che dottorato e laurea sono valutabili per l’idoneità nazionale.
Sennò a che serve un titolo di studio con valore legale?
Ma non è l’unico modo - in astratto - per accedere ad una cattedra di ruolo.
Così, giusto per sapere quello che si dice.
MTR
25 lug 2010 - 17:22 - #20Quanto al resto, è una arrampicatura sugli specchi.
Non c’è un solo testimone, in tutta quella gremita sala, con fotografi, giornalisti, parenti degli altri laureati e docenti che confermi la versione della prof.ssa De Monticelli.
E sicuro che il rettore le ha detto qualcosa! La professoressa è un ordinario, mica una mitomane!
Ma quante volte ho sentito a una laurea: “Mi raccomando, fra un paio d’anni la rivediamo professore”, ma buona fede santissima! Non erano raccomandazioni o promesse, solo cortesie quasi di rito!
Ci vuole intendacchio corto per “interpretarle”, come dici tu, diversamente.
Eppoi, quale sciocco farebbe promesse serie del genere in pubblico?
Nessuno, ripeto NESSUNO, l’ha presa come una scorrettezza, salvo la prof.ssa De Monticelli che da anni scrive lettere aperte alla chiesa e al mondo, papelli, manifesti e polemiche.
In un mondo normale servono attendibili prove positive per affermare un fatto.
Mica si può si dire: “No, provami tu che non è vero”.
Qui c’è solo una docente di facile infiammabilità che insinua qualcosa.
Inoltre, a vedere le foto era pure a metà sala e non so come abbia fatto a sentire.
A insinuazione fatta, mo’ serve una dimostrazione geometrica per smentirla?
Ma a che serve smentire qualcosa rimasto a mezz’aria e non confermato neppure dai videoperatori?
Ma come! Il fatto che la De Monticelli sia politicamente ostile al padre della laureanda e scriva abitualmente e remuneratamente su Micromega e altri giornali molto connotati non inficia la sua credibilità, attenuata da un carattere difficile, mentre se Cacciari, persona assai posata e ugualmente ostile al premier, ricopre un incarico accademico è quasi un titolo d’ignominia?
E’ ridicolo.
alessandro_m
25 lug 2010 - 17:24 - #21# 19
La legge è la 230/05 (nella fretta ho sbagliato, riportando il numero di gazzetta ufficiale di pubblicazione).
E’ risaputo comunque che la laurea non è una condizione necessaria per insegnare nelle università, lo davo per scontato; sta di fatto, tuttavia, che il cursus normale per accedere alla docenza universitaria prevede i passaggi che ho indicato. La chiamata di “altri” od “eminenti studiosi” è - o meglio dovrebbe essere - l’eccezione.
Dalla normativa si evince che c’è un percorso, per così dire, “ordinario”, salvo l’avvento di geni di livello internazionale che si manifestino d’improvviso…
Nel caso in questione si stava parlando di un Rettore che conferiva la laurea triennale ad una studentessa della sua stessa Università, conseguita presumibilmente dopo ben 7 anni dal diploma di maturità. Non so se la candidata abbia già pubblicazioni scientifiche all’attivo o abbia manifestato un talento particolare nei suoi studi.
In ogni caso non capisco bene la precisazione: il senso del discorso sarebbe che anche domani, nel rispetto delle leggi italiane, si potrebbe conferire alla dott.ssa Berlusconi una cattedra universitaria? Tutto è motivabile, ma francamente in questo caso mi sembra troppo…
MTR
25 lug 2010 - 17:25 - #22Scusa, legge 230, articolo 1, comma 10 e non legge 230, articolo 10.
alessandro_m
25 lug 2010 - 17:57 - #23# 20.
Per la verità non mi è mai capitato di sentire durante un esame di laurea che un commissario dicesse ad un candidato: “Mi raccomando, fra un paio d’anni la rivediamo professore”… E francamente la frase mi sembra assurda se rivolta ad una “triennalista”.
In ogni caso, occorre guardare l’interlocutore che si ha di fronte. Mi viene in mente quella triste barzelletta del bagnino che sta mangiando un panino enorme, al quale si avvicina un bambino molto povero che gli dice: “Mi scusi, io non mangio da 3 giorni” e il bagnino: “Bene, puoi fare il bagno”…
#gio#
25 lug 2010 - 18:37 - #24Vera classe…
Allora professore si ricorda come andò?»
Il professore ha 92 anni e mi fa: «So’ solo un po’ sordo ma ancora ricordo bene. La storia fu questa. Andò che gli feci la prima domanda» attacca il professore. «E lui niente… non mi rispose ». Quel giorno gli esami si svolsero in una sala dove c’erano molti studenti che attendevano il loro turno d’interrogazione. «Allora mi dica questo… e lui di nuovo niente!». L’interrogato faceva scena muta. La materia trattava di cinema e l’aveva introdotta il professore stesso per la prima volta nell’università italiana. A quel punto il docente prese la sua decisione: «Guardi» gli dissi, «è meglio che torni ad ottobre. A quel punto lui ha fatto: “Papà, ma mi bocci?”. Ed io: “Mi dia del lei. Ora vada”. E si alzò! E con lui so’ andati via tutti gli studenti perché hanno pensato “se boccia il figlio boccerà pure noi”. E così rimasi solo nella stanza».
Chi ricorda l’episodio è Mario Verdone, professore emerito di Storia e critica del cinema. E lo studente bocciato è il figlio Carlo Verdone. Erano gli anni Settanta. E così andò l’esame di Carlo Verdone, di colui che un giorno sarebbe diventato uno dei più bravi attori del cinema italiano. Da tutti definito come l’erede di Alberto Sordi. Ma figlio del professore universitario Mario Verdone, padre incorruttibile. Già perché la sera prima dell’esame, il giovane Carlo disse al padre: «Papà, mi raccomando: Bergman e Fellini». Implacabile il padre-professore-integerrimo lo interrogò su un autore tedesco. E lo mandò via.
http://www.vip.it/mario-verdone/
MTR
26 lug 2010 - 12:40 - #25Vabbè, s’è capito.
Non è accaduto nulla, ma in fondo quid est veritas?
Serviva solo a sbombazzare un pezzullo di genere sulla stampa.
Chi vuol credere creda contro ogni senso minimo d’onestà di serietà di buona fede di scrupolo e d’acribia per i cosiddetti fatti.
Ma anche chi in realtà non ci casca, perché il mondo non tracima fessi, ci creda uguale perché fa tanto “contro il potere”, come dice il popolino irredento.
Non era più limpido dir chiaro: “Toh, figlia di potenti si laurea in una discussa università privata” o lasciar stare le vicende private dei parenti dei politici, no eh?
Troppa onestà.
Lunga vita a informare per resistere.
Amen.
gino spadon
27 lug 2010 - 11:57 - #26Bella la tua riflessione Alessandro. Come fatto curioso trascrivoi qui sotto la mia riflessione del 22 luglio, pubblicata in vari blog e che coincide quasi perfettamente con la tua.
“I fatti sono noti. Il giorno 20 luglio, all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano Barbara Berlusconi ha discusso la sua tesi di laurea in filosofia ottenendo la votazione di 110 e lode. Sorrisi e strette di mano da parte della Commissione; urrah festosi e lancio in aria di libri e cappelli da parte degli amici; dichiarazioni commosse del padre della neo-laureata giustamente orgoglioso della figlia sulla cui testa ha tante volte giurato a dimostrazione di quanto gli sia cara. Tutto nella norma dunque, sennonché… sennonché ecco la sbavatura.
Il rettore dell’Università, quel don Luigi Verzé che ha definito Silvio Berlusconi “un uomo mandato dalla divina Provvidenza per salvare il nostro paese”, sente il bisogno di chiedere alla neo-laureata (laurea triennale, si badi bene) se riteneva che potesse nascere una facoltà di Economia del San Raffaele basata sul pensiero dell’autore sul quale verteva la sua tesi (Amartya Sen), e se, in questo caso, se la sentiva di diventare docente di questa Università. Proposta assolutamente scandalosa agli occhi di Roberta De Monticelli, nota docente ordinaria nello stesso Ateneo, che subito reagiva con lettera di fuoco al giornale la Repubblica in cui si dissociava “apertamente e pubblicamente da quella che riteneva una violazione non solo del principio della pari dignità formale degli studenti, non solo della forma e della sostanza di un atto pubblico quale una proclamazione di laurea, non solo della dignità di un corpo docente che il rettore dovrebbe rappresentare, ma anche dei requisiti etici di una istituzione universitaria d’eccellenza quale l’Università San Raffaele giustamente aspira a essere”.
Insomma un bel pasticcio con fior di polemiche cui hanno partecipato in molti e fra questi anche Massimo Cacciari e Michele Di Francesco che, nelle loro vesti rispettive di Prorettore Vicario dell’Università Vita-Salute San Raffaele e di Preside della Facoltà di Filosofia della stessa Università, hanno firmato un documento ufficiale in difesa di don Verzé. .Il documento, bisogna dirlo subito, si rivela altamente specioso per due ragioni sostanziali. Prima di tutto perché evoca un tema che non ha niente a che fare con la polemica innescata dalla lettera della De Monticelli.
Dire, come fanno Di Francesco e Cacciari, che “la signora Barbara Berlusconi si è presentata alla sessione di laurea con una media di 108,37/110 (corrispondente al 29,55/30) e dieci lodi” e che “con un curriculum di questo tipo la sorpresa sarebbe stata se non si fosse laureata a pieni voti e non il contrario” significa andar fuori del seminato o meglio ancora menare il can per l’aia. Nessuno infatti, e tanto meno la De Monticelli, ha messo in dubbio il valore della giovane Berlusconi. Aggiungere poi che “una battuta paterna del Rettore Don Verzé, peraltro ripetuta in passate occasioni nei confronti di altri studenti, possa essere interpretata come la proposta formale nei confronti della signora Barbara Berlusconi di far parte del corpo docente del San Raffaele sfida ogni ragionevolezza e ogni criterio di buon senso” è prova di smaccata ipocrisia.
A chi si vuol far credere che ad ogni neo-laureata “triennale” con 110 e lode venga “paternamente” proposto di far parte del corpo docente? Peggio ancora il finalino del documento. Sostenere infatti che “al San Raffaele, come in ogni università italiana l’accesso alla docenza è regolato dalle leggi dello Stato che governano i concorsi universitari” è dire una verità a tutti arcinota, ma ignorata, nel caso specifico, proprio da colui che, dovendola conoscere meglio di tutti, era tenuto a evitare battute “paterne”, tanto più in presenza dell’Uomo della Provvidenza che non ci mette molto a chiamare la Gelmini.
Concludendo direi, con madame de Maintenon, che “le péché vaut encore mieux que l’hypocrisie” che, tradotto, suonerebbe pressapoco così: il peccato di don Verzé, provocato da evidente interessata piaggeria, è meno grave dell’ipocrisia di chi ha voluto tutto esaltare del “paterno” rettore, etiam peccata. (Gino Spadon)”
alessandro_m
28 lug 2010 - 18:52 - #27Grazie Gino! Anche la tua è molto bella e acuta (anche se il tema è amaro..). Non l’avevo letta (altrimenti magari l’avrei citata), ma vedo che diverse idee coincidono.
Del resto, chiunque abbia un po’ di buon senso e conosca un minimo il mondo universitario non può non giungere a certe conclusioni, dinanzi a simili eventi.
DARII
28 lug 2010 - 22:03 - #28Non so se Barbara Berlusconi effettivamente meritasse o meno la lode, tuttavia sicuramente non è stata esaminata come una studentessa qualsiasi. La sua media dei voti è molto elevata, per cui, se fosse stata valutata correttamente negli esami, avrebbe meritato il 110 e lode, in quanto, sebbene sia risaputo che è necessaria l’unanimità dei membri della commissione per attribuire la lode, tuttavia, nella stragrande maggioranza dei casi, il voto di partenza, dato dalla media degli esami sostenuti, costituisce de facto il criterio fondamentale. Iniziando da 108 e passa mi sembra naturale che abbia avuto la lode.
Il punto è: Perché la Prof. De Monticelli non era sicura della lode? Forse perché nutriva dubbi sulla correttezza degli esami della figlia del premier e pensava che la sua preparazione fosse stata spesso sopravvalutata dagli altri professori?
franz9999
05 apr 2011 - 23:34 - #29Meno male che non c’era Ilda la Rossa a esaminare la Barbara, altrimenti una scusa per incriminarla l’avrebbe trovata, visto che le interessa tanto lo studio degli uccelli e l’accanimento verso il volatile del padre!!!