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Denis Verdini contro Gianfranco Fini e Italo Bocchino è sostenuto da Pierluigi Bersani

Pubblicato: 28 lug 2010 da Giovanni Molaschi

Commenti dei lettori

A pochi minuti dalla fine della conferenza stampa che Denis Verdini, coordinatore del Pdl nonché indagato, ha indetto il Corriere della Sera riassume il confronto tra l’esponente politico e i giornalisti che ha trasmesso in streaming sul proprio sito.

Le agenzie che hanno seguito l’appuntamento di Verdini hanno posto il proprio accento su le dichiarazioni che l’esponente politico ha rilasciato su Gianfranco Fini, Presidente della Camera, e Italo Bocchino.

“E’ triste - ha detto Denis Verdini parlando di Gianfranco Fini - che chieda le mie dimissioni, oggi ho visto sui giornali cose equivoche che lo riguardano (in questo passaggio Verdini si riferisce all’abitazione monegasca di Fini scoperta dal Giornale, ndr). Ma io sono dell’idea che non debbano valere due pesi e due misure. Avrebbe dovuto tutelarmi da rappresentante delle istituzioni ed essendo io un altro rappresentante delle istituzioni”.

A Italo Bocchino, che durante la conferenza stampa di oggi ha definito Denis Verdini non più capace di intendere e volere, il coordinatore del Pdl ha precisato che sono le sue condizioni politiche a non permettergli di parlare.

Parlando delle precedenti vicende giudiziarie di Italo Bocchino il braccio destro di Silvio Berlusconi ha dichiarato:

“Quando è rimasto coinvolto lui in vicende giudiziarie il Pdl, che è un partito garantista, lo ha sostenuto e non gli ha chiesto di dimettersi da vicepresidente del gruppo parlamentare”.

Malgrado le numerose domande fatte dai giornalisti sulle sue dimissioni al Credito Cooperativo Fiorentino, a cui non sono seguite quelle dal coordinamento nazionale del proprio partito, Denis Verdini ha precisato che continuerà ad occuparsi del Popolo delle Libertà.

Favorevole alle decisioni prese da Denis Verdini si è detto anche Pierluigi Bersani che alla stampa ha dichiarato:

“Verdini ha il buon senso del suo partito. Se il Pdl intende rappresentarsi così è libero di farlo e la gente del Pdl valuterà”.

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18 commenti

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  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    28 lug 2010 - 17:19 - #1
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    Povero Verdini, aveva solo un dossier su Fini, gli altri li sta preprando Carboni…….

  • Profilo di albert1

    albert1

    28 lug 2010 - 17:22 - #2
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    Ma sono io che sono guercio o Verdini e Brancher sono praticamente uguali ?

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    28 lug 2010 - 17:22 - #3
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    Il giorno dopo le parole di Gianfranco Fini “nessun incarico nel partito agli indagati”, Silvio Berlusconi ha lanciato la sua controffensiva, sostenendo impunemente: “La legalità è la mia stella polare”. Ma dalla carta d’identità con cui il Pdl si presenta a Camera e Senato si direbbe il contrario. Sono almeno 35 gli indagati o condannati che siedono in Parlamento nelle file del partito del premier, una questione morale che si è allargata con le ultime vicende relative agli appalti sulle grandi opere e con l’inchiesta sulla P3, che coinvolge moltissimi big: da Verdini a Cosentino, da Dell’Ultri al sottosegretario Caliendo. Eppure i probiviri vogliono processare l’eretico Fabio Granata.

    I 35 gli indagati o condannati del pdl in ordine alfabetico:

    Abrignani Ignazio (deputato): è stato indagato a Milano per dissipazione post fallimentare nelle indagini sulla bancarotta Cit, agenzia di viaggi dello Stato.
    Berlusconi Silvio (premier): 2 amnistie (falsa testimonianza P2, falso in bilancio Macherio); 2 assoluzioni per depenalizzazione del reato (falso in bilancio All Iberian, Sme-Ariosto); 8 archiviazioni (6 per mafia e riciclaggio, 2 per concorso in strage); 6 prescrizioni; 3 processi in corso (frode fiscale Mediaset, corruzione in atti giudiziari Mills, frode fiscale e appropriazione indebita Mediatrade), tutti sospesi in attesa che la Consulta si pronunci sulla legge sul legittimo impedimento.
    Berruti Massimo (deputato): condannato a 8 mesi per favoreggiamento per aver depistato nel 1994 le indagini sulle tangenti Fininvest.
    Brancher Aldo (deputato): condannato in secondo grado per falso in bilancio e finanziamento illecito, reato prescritto (il primo) e depenalizzato (il secondo). È imputato anche per la scalata Bnl, per la quale i suoi legali hanno chiesto il legittimo impedimento nel breve periodo in cui è stato ministro per il Federalismo.
    Caliendo Giacomo (senatore e sottosegretario): indagato nell’inchiesta sulla nuova P3.
    Camber Giulio (senatore): condannato a 8 mesi per millantato credito nell’ambito della Kreditna Banka. Era accusato di aver preso 100 milioni di lire.
    Cantoni Giampiero (senatore): ha patteggiato 2 anni per corruzione e poi per concorso in bancarotta fraudolenta.
    Ciarrapico Giuseppe (senatore): 5 condanne definitive fin dagli anni ‘70 per falso e truffa.
    Comincioli Romano (senatore): imputato per false fatture e bilanci truccati di Publitalia, poi prescritto. Nel 2008 la giunta per le autorizzazioni a procedere del Senato respinge la richiesta di usare le intercettazioni delle sue telefonate con Stefano Ricucci per la scalata al Corriere della Sera.
    Cosentino Nicola (deputato ed ex sottosegretario): accusato di legami con il clan dei Casalesi, il Parlamento ha negato la richiesta d’arresto. Indagato anche nell’inchiesta sulla P3.
    De Angelis Marcello (deputato): condannato a 5 anni per banda armata e associazione sovversiva come dirigente del gruppo neofascista Terza Posizione.
    De Gregorio Sergio (senatore): è stato indagato a Napoli per riciclaggio e favoreggiamento della camorra e corruzione.
    Dell’Utri Marcello (senatore): sette anni in appello per concorso in associazione mafiosa per le contestazioni precedenti il 1992. È indagato a Roma nell’inchiesta sulla P3. È accusato di calunnia per aver ordito un piano per screditare alcuni pentiti palermitani che l’avevano accusato nel processo per associazione mafiosa. Deve anche riaffrontare il processo per tentata estorsione ai danni dell’imprenditore siciliano Vincenzo Garaffa.
    De Luca Francesco (deputato): è stato indagato per tentata corruzione in atti giudiziari: il clan camorristico dei Guida si sarebbe rivolto a lui per un processo in Cassazione.
    Farina Renato (deputato): ha patteggiato 6 mesi (pena commutata in una multa di 6.480 euro) per favoreggiamento nel processo per il sequestro di Abu Omar.
    Fasano Vincenzo (senatore): condannato a 2 anni per concussione nel 2007, pena indultata.
    Firrarello Giuseppe (senatore): arrestato e condannato in primo grado a Catania a 2 anni e 6 mesi per turbativa d’asta per le tangenti sulla costruzione dell’ospedale Garibaldi. Poi prescritto.
    Fitto Raffaele (deputato e ministro): rinviato a giudizio per sei reati, prosciolto per altri cinque. Ancora aperti 2 casi di corruzione, un illecito nei finanziamenti ai partiti, 1 peculato da 190 mila euro e 2 abusi d’ufficio.
    Grillo Luigi (senatore): L’assemblea del Senato ha negato l’uso delle intercettazioni nell’ambito della Banca popolare di Lodi. Prescritto a Genova per truffa per la Tav.
    Landolfi Mario (deputato): è stato indagato per corruzione e truffa. Nella stessa inchiesta 5 pentiti chiamano in causa Nicola Cosentino.
    Matteoli Altero (senatore e ministro): rinviato a giudizio per favoreggiamento riguardo un abuso edilizio all’isola d’Elba. La giunta della Camera ha negato l’autorizzazione a suo carico.
    Messina Alfredo (senatore): è stato indagato per favoreggiamento nella bancarotta di HDC.
    Nania Domenico (senatore): condannato nel 1980 a 7 mesi per lesioni quando militava neigruppi di estrema destra. Condannato in primo grado per abusi edilizi. Poi prescritto.
    Nespoli Vincenzo (senatore): accusato di bancarotta fraudolenta e riciclaggio. L’aula del Senato ha negato l’arresto.
    Nessa Pasquale (senatore): accusato di concussione, il pm aveva chiesto l’autorizzazione all’arresto.
    Paravia Antonio (senatore): arrestato per corruzione nel 1995, prescritto nel 2004.
    Proietti Cosimi Francesco (deputato): è stato indagato a Potenza con Vittorio Emanuele per la truffa ai Monopoli. Roma ha archiviato. È stato indagato anche nella Capitale per il filone legato agli ambulatorie alla ex signora Fini Daniela Di Sotto.
    Russo Paolo (deputato): archiviato per l’ipotesi di reato di concorso esterno in associazione mafiosa quando era Presidente della Commissione parlamentare rifiuti. È stato indagato anche per violazione della legge elettorale.
    Scapagnini Umberto (deputato): è stato indagato per abuso di ufficio aggravato per i parcheggi sotterranei a Catania.
    Sciascia Salvatore (senatore): condannato a 2 anni e 6 mesi per aver corrotto, quando era capo dei servizi fiscali gruppo Berlusconi, alcuni ufficiali della Gdf.
    Simeoni Giorgio (deputato): è stato indagato per associazione a delinquere e corruzione per le tangenti sanità nel Lazio.
    Speciale Roberto (deputato): condannato in appello a 18 mesi per peculato da parte della Procura militare perché da comandante della Gdf ha utilizzato per scopi personali aerei della Fiamme Gialle.
    Tomassini Antonio (senatore): medico, condannato a 3 anni per falso: durante un parto una bambina nacque cerebrolesa ma lui contraffece il partogramma.
    Valentino Giuseppe (senatore): è stato indagato per favoreggiamento, si sospetta che abbia rivelato a Ricucci che era intercettato quando era sottosegretario alla giustizia. Il Senato ha negato l’autorizzazione all’uso delle intercettazioni.
    Verdini Denis (deputato e coordinatore): indagato per l’inchiesta sulle Grandi opere, ora anche per la P3.

    Da Il Fatto Quotidiano del 28 luglio 2010

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    28 lug 2010 - 17:27 - #4
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    No no albert so eguali in tutti i sensi ehehehe

  • Profilo di albert1

    albert1

    28 lug 2010 - 17:30 - #5
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    Ah, beh…
    Mi tranquillizzo, allora.

    Credevo di vederci doppio.

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    28 lug 2010 - 17:34 - #6
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    a proposito quando crepaincolal parla di unita’ nellla PdL si riferisce a quella copia dell’unita’ che comprarono anni fa? :)

  • Profilo di albert1

    albert1

    28 lug 2010 - 17:36 - #7
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    Ma poi non ho capito: e che Fini non può avere un’appartamento a Montecarlo ?
    Per quanto possa starmi sulle balle, chi mai vorrebbe negarglielo ?

    Voglio dire, chi, al giorno d’oggi non ha almeno un appartamento a Montecarlo ?

  • Profilo di albert1

    albert1

    28 lug 2010 - 17:37 - #8
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    …e che sarà mai ?

  • Profilo di albert1

    albert1

    28 lug 2010 - 17:38 - #9
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    Non ho capito il “-1″ al #3 di Utan.

    Mah…

  • Profilo di albert1

    albert1

    28 lug 2010 - 17:40 - #10
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    A certi in mano, a certaltri nei denti.

    La vanga, dico.

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    28 lug 2010 - 17:41 - #11
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    Beh insomma loro sono uno spaccato della societa’ come spaccano loro non spacca nessuno ehehe

  • Profilo di mr-lorenz

    mr-lorenz

    28 lug 2010 - 17:43 - #12
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    Molaschi
    ci spieghi come le parole “Verdini ha il buon senso del suo partito. Se il Pdl intende rappresentarsi così è libero di farlo e la gente del Pdl valuterà”rappresetano un appoggio di Bersani a Verdini?
    C’e’ bisogno del mio sostegno per capire che Bersani voleva dire “se il PdL vuole difendere un ladro corrotto, lo faccia pure, il suo elettorato probabilmente capira’ che e’ tutto il partito ad essere marcio”?

  • Profilo di albert1

    albert1

    28 lug 2010 - 17:45 - #13
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    Lorenz: hai scoperto il “dono” di Molaschi ;)

  • Profilo di sorgente-pura

    sorgente-pura

    28 lug 2010 - 18:36 - #14
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    ciao Molaschi, chiedimi l’amicizia su facebook, così, come “insulto” Falcioni in diretta, lo faccio anche con te…
    Ciao Albertone!!!

  • Profilo di sorgente-pura

    sorgente-pura

    28 lug 2010 - 18:37 - #15
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    ops, scusa Chico, ciao anche a te

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    29 lug 2010 - 08:16 - #16
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    Fini tende la mano a Berlusconi: “Insieme per onorare l’impegno politico”

    ”Resettare tutto, senza risentimenti”: con questa formula esordisce in una breve conversazione serale con il Foglio Gianfranco Fini. ”Berlusconi ed io non abbiamo il dovere di essere e nemmeno di sembrare amici, ma dobbiamo onorare un impegno politico ed elettorale con gli italiani. Per questo – spiega il presidente della Camera e cofondatore del Pdl – ci tocca il compito, anche in nome di una storia comune non banale, di deporre i pregiudizi, di mettere da parte carattere e orgoglio, di eliminare le impuntature e qualche atteggiamento gladiatorio delle tifoserie”.

    Onorare l’impegno politico preso con il Pdl è “l’unica via per evitare che una deflagrazione senza senso si porti via, tra le macerie di un partito e di una esperienza di governo, la credibilità del centrodestra, prima di tutto nella testa e nel cuore di quanti ci hanno seguito e dato il mandato di rappresentarli. Non ci sarebbero nè vinti nè vincitori, alla fine della mattanza “, dice Fini, che aggiunge: ”Garantismo e legalità non sono in conflitto. La mia solidarietà verso chiunque sia colpito da gogna mediatica e da accanimenti palesi è di antica data, e resta intatta”.

    Il Giornale di Vittorio Feltri ha pubblicato un’inchiesta sul presidente della Camera. A quanto scrive il quotidiano, i familiari di Gianfranco Fini occuperebbero un appartamento lasciato in eredità ad An dalla vedova Anna Maria Colleoni

    http://www.ilgiornale.it/interni/fini_compagna_cognato_e_strana_casa_montecarlo/tulliani-montecarlo-an-fini/28-07-2010/articolo-id=463997-page=0-comments=1

  • Profilo di chicomarx

    chicomarx

    29 lug 2010 - 14:29 - #17
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    Gunny piacere di trovarti :)

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    31 lug 2010 - 12:49 - #18
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    Proniviri
    di Marco Travaglio
    L’altra sera, al Gran Coniglio del P3dl riunito a
    Palazzo Grazioli, Denis Verdini passeggiando
    nervosamente nella stanza ordinava a Sandro
    Bondi: “Carta, calamaio e penna!”. L’apposito
    James subito eseguiva e, curvo sullo scrittoio a ribaltino,
    vergava il comunicato della Banda Bassotti per liquidare
    Fini e deferire ai probiviri altri tre deviazionisti. Un
    unicum nella storia, dall’età della pietra a oggi: mai
    nessun politico, nemmeno in certi stati africani dove gli
    avversari venivano eliminati per via non giudiziaria, ma
    gastroenterica, era stato cacciato dal suo partito per
    eccessi di legalità. Dettava dunque Verdini: “L’Ufficio di
    P re s i d e n z a …’. Sandro, apri una parente. L’hai aperta?
    ‘…che siamo noi…’. Chiudi la parente. ‘…considera le
    posizioni dell’on. Fini assolutamente incompatibili con i
    principi ispiratori del Pdl’. Virgola, anzi punto e virgola,
    due punti. Massì, abbondiamo, abbondantis
    a bbondandum!”. Ogni tanto bussavano alla porta e
    Verdini, colto da un sussulto, guadagnava prontamente
    il cornicione, temendo da un momento all’a l t ro
    l’irruzione dei gendarmi o degl’ispettori della Banca
    d’Italia che lo tallonano da tempo. Ma niente paura: una
    volta era La Russa che faceva capolino soffiando in una
    lingua di menelik per portare un po’ di buonumore.
    Un’altra volta era B. con un reggiseno a mo’ di bandana
    e un tanga a tracolla per raccomandare di andarci giù
    pesanti col traditore, poi tornava ai consueti
    passatempi. “Allora, Sandro, dov’eravamo rimasti? Ah sì:
    Fini è colluso con la giustizia e l’antimafia, continua
    pervicacemente a non rubare e per giunta rifiuta di
    tenerci il sacco, farci il palo e coprirci la fuga”. “Scusi se
    oso, magnifico Denis”, esalava James, “ma così dicendo
    qualcuno penserà che il documento l’abbia scritto
    Gambadilegno. Forse è meglio dire le stesse cose in
    forma più aulica: tipo che Fini ha fatto mancare ‘il
    vincolo di solidarietà ai propri compagni di partito,
    vorrebbe consegnare alle Procure tempi, modi e
    contenuti degli organigrammi istituzionali e di partito’,
    ‘pone in contraddizione legalità e garantismo, si mostra
    esitante nel respingere i teoremi su mafia e politica’…
    Che dici? Tanto chi vuol capire capisce”. “Oh, mettila
    giù come ti pare, ma lascia perdere le rime baciate.
    Purchè si capisca qual è il problema: quello non ruba e
    non lascia rubare, mettendoci in cattiva luce con gli
    amici degli amici e disorientando il nostro elettorato.
    Tanto poi ci pensano il Giornale e L i b e ro a tirar fuori i
    dossier e il Corr iere a gabellare il tutto come un
    capriccio caratteriale. E fai un po’ prestino ché c’ho una
    partita di assegni di passaggio e non vorrei perdermela”.
    Intanto, anticipando i desiderata di Denis,
    l’ambasciatore Sergio Romano calzava la feluca
    d’ordinanza e le ghette primavera-estate delle grandi
    occasioni (le portava già a Plombières nel 1858, quando
    accompagnò Costantino Nigra e la contessa di
    Castiglione a rendere visita a Napoleone III e a passarvi
    le acque), aveva già telegrafato il consueto puntuto
    editoriale al Corriere della Sera, di quelli che da soli
    riescono a metterne in fuga il 14% dei lettori. “Di grazia
    – ammoniva il sempre vispo diplomatico, alternando il
    monocolo al più moderno e civettuolo pince-nez –
    risparmiateci questo spettacolo avvilente”, non
    “bisticciate” e “passate alla ricerca di formule che
    possano assicurare continuità e stabilità del governo”,
    “componendo le divergenze e accordandovi su un
    percorso comune” con “un’intesa fondata sulle vere
    esigenze del Paese” che “gioverà a coloro che avranno
    seriamente tentato di realizzarla”. Insomma gliele ha
    cantate chiare, come sempre. Dal canto suo, il Pd si
    accreditava come autorevole alternativa al P3dl,
    mandando al Csm l’ottimo Vietti, già autore della legge
    porcata sul falso in bilancio, e Calvi, l’avvocato di
    D’Alema, che terrà compagnia all’avvocato di Bossi,
    Brigandì, e a uno dei 67 avvocati di B., tale Palumbo.
    Perché, come dice Bersani, “siamo pronti per qualsiasi
    soluzione”. Anche a sostituire B. facendo le stesse cose.