
Malgrado le proteste che, nel corso degli ultimi mesi, hanno infiammato il mondo accademico italiano, il Senato ha approvato ieri il testo della riforma Gelmini che rivoluzionerà il sistema universitario del nostro Paese.
Tutto ciò dopo che, nei giorni scorsi, il Presidente del Consiglio dei ministri aveva benedetto università telematiche il cui corpo docenti è costituito quasi integralmente da ricercatori precari e da illustri personaggi del mondo della politica e dello spettacolo come Marcello Dell’Utri e Vittorio Sgarbi.
Dopo che lo stesso Presidente, proprio mentre visitava una di queste università, ha manifestato il proprio vivo apprezzamento per le grazie di alcune neo-laureate ed ha espresso, nel contempo, severi giudizi sull’aspetto fisico del vice-presidente della Camera.
Dopo che il Rettore dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, durante l’esame di laurea triennale della figlia del Presidente del Consiglio, ha proposto a quest’ultima di ricoprire una cattedra in una nuova facoltà di economia ispirata alle idee di Amartya Sen, da istituirsi nel medesimo Ateneo.
Dopo che la stessa neo-laureata ha candidamente dichiarato che potrebbe considerare l’idea, purché si istituisca effettivamente una nuova facoltà ispirata alle idee dell’economista indiano.
Dopo tutto ciò e tanto altro ancora, ieri - come dicevo - il Senato ha dato il primo sì alla riforma Gelmini. La quale, per le ragioni che si diranno, sferra un colpo micidiale all’autonomia universitaria, comporta una serie di ulteriori tagli all’amministrazione, favorisce oltre ogni ragionevole limite il precariato e aumenta a dismisura, piuttosto che diminuire, il potere dei cosiddetti “baroni”. Vediamo il perchè.
Partiamo dall’autonomia. L’ultimo comma dell’art. 33 della Costituzione prevede: “Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”.
La Carta repubblicana riconosce, pertanto, l’autonomia universitaria entro i “limiti stabiliti dalle leggi dello Stato”, il che significa che, se per un verso la normazione universitaria deve rispettare alcuni principi generali posti dalla legislazione statale, per altro verso quest’ultima non può definire integralmente l’ordinamento universitario, entrando nel merito di scelte che dovrebbero spettare esclusivamente al mondo accademico.
Di tutto ciò chi ha presentato il disegno di legge n. 1905 ha mostrato di essere a conoscenza. Si legge, infatti, nella relazione illustrativa:
“In proposito, si ricorda che la giurisprudenza della Corte costituzionale, fin dagli anni Ottanta, considera che il diritto di darsi ordinamenti autonomi è riconosciuto alle ‘istituzioni di alta cultura, università ed accademie’ dall’articolo 33, ultimo comma, della Costituzione non in modo pieno ed assoluto, ma ‘nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato’. In particolare, secondo la sentenza n. 1017 del 9 novembre 1988 (che a sua volta riprende il precedente della sentenza n. 145 del 14 maggio 1985), l’autonomia universitaria è ‘un’autonomia che […] lo Stato può accordare in termini più o meno larghi, sulla base di un suo apprezzamento discrezionale’, sempreché quest’ultimo ‘non sia irrazionale’”.
Le previsioni contenute nel testo di riforma relative all’organizzazione degli atenei sono tante e di tale specificità da superare ogni limite di razionalità e di ragionevolezza.
Si ridefiniscono integralmente ruoli e funzioni degli organi universitari (rettore, senato accademico, consiglio di amministrazione, ecc.); si fissa il limite del numero di mandati del rettore (due) e la durata massima dell’incarico (otto anni complessivi); sono previste ipotesi di incompatibilità e si ridefinisce integralmente l’articolazione interna delle università, sopprimendo le facoltà e creando macro-dipartimenti che dovranno svolgere sia le attività inerenti alla ricerca che quelle relative alla didattica. E tanto altro ancora.
Una prima considerazione di carattere generale: gli spazi lasciati all’autonomia delle singole università sono minimi. Il che pare esprimere un intento accentratore e davvero poco democratico nella definizione dell’assetto organizzativo di quelli che dovrebbero essere istituzionalmente i primi centri di produzione e di diffusione della cultura nel nostro Paese. (Continua…)
Foto | Flickr
copiaincolla
30 lug 2010 - 06:36 - #1grande gelmini, finalmente fa qualcosa per salvare la scuola dai parassiti delle clientele.
Mahhh
30 lug 2010 - 07:02 - #2 (nascondi)Era ora!!! Finalmente!! Andava fatta!!!!
16db
30 lug 2010 - 07:13 - #3Ecco che si consuma la vendetta di una ex studentessa rancorosa e poco capace che ci ha messo 10 anni a prendere una laurea ed un’abilitazione in giurisprudenza, trasferendosi a Catanzaro.
Adesso seguirà il plauso di quelli che vorrebbero le ultime università serie d’Italia, allineate all’offerta formativa di scuola Radio Elettra. Non ce la si fa? Colpa del sistema dei baroni! Invece adesso credo che iscriverò pure il mio cane: una laurea in più in famiglia fa comodo.
Era un sistema che probabilmente era in difetto (niente è perfetto), è vero, ma che fino ad oggi ha sfornato eccellenze, anche a livello internazionale. Ora l’università italiana è come quella inglese o americana, dove, solo se vai ad Harvard Oxford, Cambridge, o qualche altro istituto famoso e costoso, studi sul serio, e dalle altre parti si va avanti a crocette. I nostri atenei davvero non lo meritavano.
Per fortuna io l’ho finita prima di questo massacro, e la mia preparazione mi consente di essere uno di quelli che sa fare qualcosa, e se mai avrò dei figli, spero di potermi permettere un’università privata e costosa. Mi dispiace invece per quegli individui che avranno potenziale ma non potranno studiare, e non potranno capire quello che sono davvero in grado di fare, perchè non ci saranno i soldi.
Regards
16db
30 lug 2010 - 07:14 - #4Ah, per la cronaca: manca ancora un giro di votazione alla camera, e c’è poco da star tranquilli per voi al momento.
iceman
30 lug 2010 - 08:00 - #5come vorrei leggere in cronaca nera la notizia della Gelmini trovata priva di vita, con la testa fracassata a “nerchiate”
screech87
30 lug 2010 - 10:09 - #6@1 @2 se proprio volete fare esercizi per allenare i flessori delle dita datevi alla musica…suonate pianoforte, il basso, o, che ne so…il piffero, invece di acclamare qualsiasi panzana del governo senza metterci un minimo di argomentazione che possa dare un minimo senso al vostro commento…
Ci sarebbero laute argomentazioni riguardo il post ma mi limito solo a riportare 2 servizi delle Iene di qualche anno fa…la situazione da allora vi dico (io che l’università la VIVO) è solo peggiorata!
http://www.youtube.com/watch?v=9A4FuU3ilCE&feature=related
http://www.youtube.com/watch?v=ei4kLOKzvAA&NR=1
La Gelmini allora dichiarò “Non capisco le ragioni delle proteste”…ma grazie tante: metter a fare il ministro dell’istruzione ad un avvocato (titolo preso in 10 anni…fonte wikipedia) è un pò come mettere un malato nelle mani di un ingegnere piuttosto che in quelle di un medico… -_-”
chicomarx
30 lug 2010 - 11:01 - #7strano che crepaincolla riesca a commentare (lo so parola grossa commentare per uno abituato al supino si signore) questo post mentre negli altri dove ci si rende conto della fallimentare unione nella pdL TACITA SENZA SAPER DI COSA SI NARRA…a si magari capitera’ dicendo che la sinistra non esiste i dinosauri che non ci sono piu’ le mezze stagioni e intanto inizia a pensare come portare le lime in carcere al suo capo :)
davide06
24 ago 2010 - 12:25 - #8Berlusconi non ha mai benedetto le università “telematiche”.
E’ come dire che Maroni è andato in Cattolica e ha benedetto tutte le università milanesi.
Basta col razzismo intellettuale, fate nomi di università e criticatele apertamente senza tirare in ballo le altre.