
Questa mattina, alla cerimonia di insediamento dei nuovi componenti del Consiglio Superiore della Magistratura, svoltasi al Quirinale, il Presidente Napolitano ha ribadito la necessità di “rigorose regole deontologiche per i magistrati e per gli stessi componenti del Consiglio”. Regole che sarebbero necessarie a restituire al sistema giustizia e alla magistratura “prestigio e consenso tra i cittadini”.
Come aveva già detto, qualche giorno fa, nel corso dell’incontro con la stampa parlamentare, il Capo dello Stato ha fatto riferimento a “fenomeni di corruzione” e a “trame inquinanti che turbano e allarmano” e che appaiono come il prodotto dell’opera di “squallide consorterie”.
Napolitano ha anche evidenziato che le riforme in materia di giustizia dovranno garantire comunque “un corretto equilibrio istituzionale”. Quanto ai nuovi membri del Consiglio appena eletti dal Parlamento in seduta comune, ha, infine, ricordato che essi “non sono rappresentanti di singoli gruppi politici, di maggioranza e di opposizione”. Membri “togati” e membri “laici” formerebbero, infatti, “un tutto unitario”. Le considerazioni e gli inviti del Presidente sembrano ispirati, tuttavia, al più roseo ottimismo.
Una semplice riforma delle regole, per lo più di quelle deontologiche, non può certo bastare a restituire il prestigio alla magistratura e a far ritrovare agli italiani la fiducia nel sistema giustizia. Non tutti i mali di quest’ultimo dipendono ovviamente dai magistrati, molti dei quali fanno bene il proprio lavoro, tra mille disagi e difficoltà.
Il fatto è che le ragioni del malfunzionamento dell’apparato giudiziario sono tante e diverse: dalla scarsità di risorse umane e materiali alla vigenza di un ordinamento processuale che prevede in gran parte termini derogabili per gli organi giudicanti, dalla difficoltà di far valere le responsabilità dei magistrati anche, e soprattutto, per lo spirito fortemente corporativo che anima la categoria all’esasperata litigiosità degli italiani, che spesso si rivolgono ai tribunali in casi in cui non dovrebbero.
Tutti questi fattori sono riconducibili, in definitiva, allo scarso senso della giustizia degli italiani e all’estraneità al nostro modo di essere del concetto di imparzialità (che tende ormai ad acquisire, nel linguaggio comune, quasi una connotazione negativa).
Ha molto senso che il Presidente Napolitano ricordi ai neo-eletti membri laici del Csm che essi “non sono rappresentanti di singoli gruppi politici, di maggioranza e di opposizione”, se tra questi ci sono gli avvocati di Berlusconi, Bossi e D’Alema e il consulente giuridico del Ministro della Giustizia?
Mauriziosat,9
31 lug 2010 - 15:41 - #1SE SONO DI DESTRA ………sono squallide consorterie
SE SONO DE SINISTRA ……sono i salotti buoni della cultura superiore.
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NON FA UNA GRINZA…….
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adesso uno non puo’ cenare con un giudice …….
CHISSA’ TUTTI I GIUDICI CHE SIEDONO NEL PD …..COME AVRANNO FATTO A FARSI ELEGGERE …..MISTERO.
DUBBIOSETTA
01 ago 2010 - 14:54 - #2e bravo mauriziosat……quello che hai detto è talmente vero che nessun sinistrato ha avuto il coraggio di ribattere in alcun modo .
sono ipocriti …..ma …..un limite lo hanno pure loro.
marchettino73
01 ago 2010 - 16:04 - #3@mauriziosat
Anche a questo giro non c’hai capito niente.
Quando si tratta di “non rispettare la legge”,destra o sinistra non contano.
Il fatto che,ogni tre giorni,ne chiappino uno del pdl aggrava il giudizio………
Non girare la frittata,sembri Emilio fede.
Mauriziosat,9
01 ago 2010 - 18:26 - #4e si ….stranamente NON ESISTE NESSUN REATO nel cenare con un conoscente giudice e chiacchierare con lui della situazione politica o di quello che gli pare..
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COSTITUZIONE ITALIANA
Art. 18.
I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale.
Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.
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quindi …..dove sta il reato ?
questi mica erano in segreto …..cenavano nei ristoranti …..a casa di gente … davanti a tutti.