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La Conferenza Episcopale Italiana: l'Italia, un "Paese senza classe dirigente"

Pubblicato: 01 ago 2010 da Alessandro

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Piazza San Pietro

Dal 14 al 17 ottobre 2010 avrà luogo a Reggio Calabria la quarantaseiesima Settimana sociale dei cattolici italiani sul tema “Cattolici nell’Italia di oggi. Un’Agenda di speranza per il futuro del Paese”.

Edoardo Patriarca, Segretario del Comitato Scientifico e Organizzatore delle Settimane Sociali dei cattolici italiani, ha anticipato ieri, in un’intervista a Radio Vaticana, alcuni contenuti del documento base degli incontri programmati: si discorre di un Paese “senza classe dirigente, senza persone che per ruolo politico, imprenditoriale, di cultura, sappiano offrire alla nazione una visione, obiettivi condivisi e condivisibili”.

Patriarca ha affermato, inoltre, che “questo è il tempo per una chiamata alla responsabilità per il laicato cattolico” e che “questa responsabilità ce la dobbiamo assumere, altrimenti rischiamo davvero non tanto di essere irrilevanti ma di compiere un peccato di omissione verso il bene comune”. Parole molto dure, che rappresentano con estremo realismo la condizione politico-culturale del nostro Paese. Ma nelle quali non ci si può non riconoscere se si guarda alla classe dirigente e allo stato delle nostre istituzioni con un minimo di onestà intellettuale.

Non si vede l’ombra di un progetto di sviluppo economico e sociale degno di questo nome e il dibattito politico si esaurisce ormai soltanto in miserabili contese animate da interessi privati. Anche la crisi che si sta consumando in questi giorni offre uno spettacolo a dir poco indecoroso, tra Ministri della Repubblica che si esprimono con gestacci da postribolo e detentori di alte cariche istituzionali impegnati in scontri di natura squisitamente personale, che di politico - nel senso più nobile del termine - hanno ben poco.

Colpisce, pertanto, questo invito ai cattolici ispirati e volenterosi, affinché, nel deserto di idee e di valori che occupa ormai la scena politica italiana, essi provino davvero a tradurre la propria fede in un autentico impegno civile.

Foto | Flickr

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3 commenti

Commenti dei lettori

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  • silviavesce

    11 apr 2011 - 21:29 - #1
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    conosco PATRIARCA da molto tempo, ricordo la prima volta che lo contattai e l’impressione che ne ebbi, una persona molto sensibile e particolarmente capace di esprimere in modo naturale e semplice il suo pensiero ricco di un grande spirito morale e di un cuore immenso. Queste sue qualità innate lo fanno essere grande e innovativo e progressivo ed adeguato ai nostri tempi in cui è necessario, giustamente, come dice Edoardo salvare il mondo e responsabilizzare il piu’ possibile coinvolgendo tutte le persone. grazie EDOARDO, hai veramente un grande cuore silviavesce

  • Profilo di apostoli

    apostoli

    14 apr 2011 - 21:25 - #2
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  • silviavesce

    15 apr 2011 - 17:18 - #3
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    il momento attuale per i numerosi profughi è molto difficile in particolar modo quando non si viene accolti o considerati come persone, ma si puo e si deve fare qualcosa per risolvere la questione in breve tempo per esempio cercando di valorizzare quei paesi sperduti o isolati o abbandonati dove si potrebbero ricostruire le case con il recupero di materiale proveniente da demolizioni cosi da poter creare villaggi solidali indipendenti dove poter gestire campi coltivati, tenere gli animali ,forni per la panificazione e uno spaccio con prodotti e viveri offerti da settimane di solidarietà raccolte dalle pa rrocchie costruire una scuola e un centro medicocon possibilità di accogliere persone anche per la cura di malattie particolari da noi non conosciute o rare e poter fare in modo che si possa anche all’interno dello stesso villaggio costruire delle botteghe come tappezzeria, decorazione, tappeti fatti a mano, tessuti, lane e cercare di sviluppare delle cooperative sociali miste tali da permettere di creare scambi con gli altri paesi e fare in modo che qelle persone possano ritornare nelle loro terre per vivere il loro futuro in modo anche da favorire il dialogo, rafforzare quelle intese che possono contribuire a creare una civiltà della solidarietò, della pace e delle scambio socioeconomico. silvia vesce sandrini