Quella mattina del 9 maggio 1978, esattamente 30 anni fa, cadevano definitivamente tutte le speranze.
Aldo Moro, rinchiuso nel bagagliaio di una R 4 rossa, dopo 54 giorni fra i più lunghi e terribili della Repubblica, fu riconsegnato senza vita, crivellato di colpi, dalle Brigate Rosse. A Roma, in via Caetani, a metà strada fra le Botteghe Oscure (Pci) e Piazza del Gesù (Dc).
30 anni non sono pochi per la vita di una persona ma non sono molti per la vita di una nazione: è ancora difficile esprimere un giudizio politico equilibrato, libero da condizionamenti emotivi. L’Italia viveva allora una crisi complessa. Il centro sinistra (l’incontro fra democristiani e socialisti) aveva esaurito la sua funzione. Si parlava di “terza fase”, cioè di rendere “compiuta” la democrazia italiana, ancora zoppa per l’impossibilità di una alternanza di governo.
Vigeva la “conventio ad exludendum” per tener fuori il Pci, ritenuto destabilizzante per i suoi legami con l’Urss e per voler fare dell’Italia un Paese “comunista”. Furono Moro e Berlinguer a concordare su una fase di transizione in cui il Pci (oltre il 34% dei voti!) garantisse la Dc presso la classe operaia e la Dc garantisse il Pci presso i ceti moderati e i paesi alleati.
Berlinguer, con il suo famoso discorso sull’ “austerità”, chiede apertamente l’ingresso del Pci nel governo. Moro dice no, perché provocherebbe l’esplosione dello Scudo crociato, lo scontro con la Chiesa e con gli Usa.
La realtà era che nessuno, preoccupati per la “diversità” del Pci, anche per motivi squisitamente di potere, voleva i comunisti al governo, a cominciare dal Psi di Craxi e dai partiti laici. Al massimo si accettava di fare entrare il Pci nella maggioranza, una specie di sfibrante anticamera.
Il 16 febbraio 1978 Moro e Berlinguer raggiungono l’accordo: il Pci appoggia per la prima volta un governo “riformista” Dc, alla cui guida sarà Andreotti, ritenuto da Moro più adatto a garantire il corpo del partito, gli Usa e la Chiesa. Andreotti presenta però una lista di ministri giudicata dal Pci “una provocazione”.
Berlinguer media e dice che solo dopo il discorso d’investitura di Andreotti alla Camera il suo partito deciderà se appoggiare il nuovo esecutivo o tornare all’opposizione. Ma la mattina dopo è il 16 marzo 1978. Le Br compiono la strage di Via Fani e rapiscono Moro.
L’Italia trattiene il respiro. 54 giorni dopo, l’epilogo. Fu un omicidio politico per troncare sul nascere e porre fine all’incontro fra democristiani e comunisti. Di quell’incontro Moro era stato il promotore e il garante. Non c’è dubbio che con il ritrovamento del cadavere dello statista pugliese, quel 9 maggio di trenta anni fa, si avviò un processo di profonda trasformazione degli equilibri politico-istituzionali, prima, e dell’intera società italiana, poi.
Quella crisi vissuta dall’Italia dal 16 marzo al 9 maggio 1978 scosse nel profondo le coscienze e le consapevolezze radicate, delle persone e dei partiti. Con il sangue di Aldo Moro le Br furono sconfitte e o Stato reagì e resse. E prese avvio il superamento dell’esperienza politica del secondo dopo guerra. Fino ad allora, grazie anche alla paziente e lungimirante opera di tessitura di Moro, l’Italia era riuscita a far crescere democrazia e sviluppo nella salvaguardia delle ideologie.
Da quei giorni si tentano nuovi percorsi. Dopo l’esplosione del nodo perverso nei rapporti fra politica e gestione delle Istituzioni (occupazione dello Stato da parte dei partiti, “tangentopoli” ecc), si arriverà all’implosione della prima Repubblica e a scrivere la nuova storia dell’Italia di oggi. Quella storia in chiaroscuro che noi tutti stiamo vivendo come cronaca.
Chico Mendez
09 mag 2008 - 12:02 - #1Come piccolo contributo segnalo che proprio da oggi grazie a una legge dello scorso governo Prodi sono finalmente consultabili sul sito del Senato i documenti riguardanti la commissione Moro e della Commissione Stragi, questi atti furono incredibilmente secretati dai servizi segreti, incredibilmente perche’ non si capisce quali possano essere gli elemnti di indagine sulle stragi che avrebbero compromesso la sicurezza del paese. Adesso possiamo aspettare ancora 2 anni e verranno desecretati anche gli atti sulla strage di Bologna, richiesta perorata da sempre dall’associazione vittime delle stragi teroristiche in Italia.
Fabio Medici
09 mag 2008 - 12:19 - #2Chico, il caso moro è un po come l’11 settembre (la differenza che nell’11 settembre oramai si hanno le prove al 100% di cosa successe, cioè l’opposto di quello che ci fanno credere).
E’ chiaro che quando si parlerà di aldo moro si citeranno sempre le brigate rosse, anche se quella volta le cose stavano diversemente…..
Come scritto nell’articolo sopra, i primi a non voler che i comunisti potessero andare al governo, erano proprio gli usa: difatti la cia (quasi sicuramente) si infiltrò nelle br e successe quel che successe: le br non avrebbero mai potuto far da soli un simile attentato: erano un nucleo molto piccolo e male organizzato; ci sono molte prove che testimoniano che le br sono stati aiutati da altre forze: non si sa chi fossero queste precisamente: ma si sa che le organizzazioni segrete sono bravissime ad infiltrsi (vedi anche 11 settembre).
Difatti aldo moro è stato rapito appena in tempo prima che andreotti pronunciasse quel discorso: e le voci che girarono erano che l’obiettivo era andreotti (che difatti doveva pronunciare il discorso), ma essendo esso piu scortato e protetto di moro, hanno cambiato bersaglio.
Penso che all’america dobbiamo molto:ci ha liberato nella 2° guerra mondiale, grazie a loro siamo vissuti in democrazia e libertà per tutti questi anni; questo perche dopo la guerra mondiale, si decise che noi saremmo dovuti essere sotto la protezione dell’usa (altrimenti saremmo stati sotto l’urss): però non sono assolutamente dei santi, anzi!! loro gli americani, non potevano e non avrbebero tollerato che al governo avessimo presentato un partito comunista.
MrBoh
09 mag 2008 - 12:24 - #3Il 9 maggio veniva ammazzato anche Peppino Impastato…
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09 mag 2008 - 14:59 - #4“Con il sangue di Aldo Moro le Br furono sconfitte e o Stato reagì e resse.”
Con il sangue di Aldo Moro lo Stato eliminò parte delle possibili svolte di questo paese, segnò lo spartiacque tra una democrazia ed una dittatura militare, pur col paravento di una finta democrazia, e sostanzialmente lasciò ai poteri forti di questo paese, e dei rispettivi sponsor, la guida disdicevole dell’Italia, ipotecando il presente ed il futuro di quelle generazioni e di quelle che seguirono.
Militari, Politici, Criminalità Organizzata ebbero dal periodo delle stragi un ottimo ritorno in termini di gestione del potere economico, politico del paese e della società civile.
Nel frattempo altri delfini di quel mondo si allenavano per mantenere lo status quo dei propri padri, scalzandoli solo a morte avvenuta (ancora lungi a venire).
Che lezione? Che
“Art. 1.
L’Italia è una Dittatura democratica, fondata sull’interesse di poteri forti.
La sovranità appartiene a questi ultimi, che la esercitano nelle forme e nei limiti del loro interesse personale.”
E buonanotte ai sognatori.
t3ddy
09 mag 2008 - 22:03 - #5non siamo ancora riusciti a riprenderci dal terrore che provocavano delle BR
Chico Mendez
12 mag 2008 - 01:14 - #6Beh lavorando da tempo con l’associazione vittime di stragi oramai non mi stupisco di nulla, ad esempio come la RAI abbia censurato il di scorso di Paolo Bolognesi durante la giornata della memoria, solo perchè ribadiva dei concetti non solo scomodi alla sinistra (ex prima linea all’ufficio commissione giustizia), ma e soprattutto a tutti gli ex missini presenti al quirinale………