
Come nelle migliori tradizioni italiane, i principali siti d’informazione italiana si sono preparati alla morte di Francesco Cossiga preferendo l’altare celebrativo al classico coccodrillo. In pochi, nelle ultime ore, hanno posto la propria attenzione sulle ombre dell’esponente politico.
Il cordoglio espresso dai principali esponenti dell’attuale maggioranza (Silvio Berlusconi ha già fatto sapere di essere impegnato a piangere un amico carissimo) cozza con il sentimento di alcune delle persone che hanno avuto a che fare con Francesco Cossiga.
A Blitz Nando Della Chiesa, figlio del generale Carlo Alberto ucciso a Palermo il 3 settembre 1982, parlando del defunto ha dichiarato:
”Non posso dimenticare le tante malevolenze che Francesco Cossiga espresse su mio padre. La pietà per la morte non cancella i ricordi. Di segreti Cossiga ne ha conservati tanti e falsi segreti li ha alimentati con le sue interviste.
Mio padre non era l’unico, ricordo Moro, ricordo Berlinguer. Io posso solo giudicarlo in base a quello che diceva, arrendendomi davanti al fatto che aveva una capacità di raccontare sui media vicende incontrollabili”.
Proprio sulla capacità di Cossiga di non essere coerente con la propria bontà si è soffermato, in queste ore, Fabio Chiusi sul suo blog dove riporta uno stralcio di Fotti il Potere, il libro intervista che Andrea Cangini ha realizzato con l’ex Presidente della Repubblica per Aliberti.
“E’ chiaro che si può essere grandi mascalzoni e al tempo stesso grandi statisti. Pietro il grande modernizzò la Russia, ma strangolò il figlio con le sue stesse mani. Per non parlare di Stalin e Hitler…
La grandezza politica dell’uomo non è necessariamente legata alla sua statura morale. Anzi, una certa predisposizione al male sono convinto che aiuti… Un grande leader non può che essere un attento conoscitore della natura umana e deve pertanto avere una certa familiarità con il lato oscuro che ciascun uomo tende solitamente a lasciare avvolto nella tenebra.
Conoscere il male per averlo frequentato: è questa la caratteristica dei grandi leader politici così come dei santi”.
“Fotti il Potere”, oltre a Fabio Chiusi, è stato citato in queste ore anche dall’Ansa che pone la propria attenzione sui misteri che durante la propria carriera hanno circondato Francesco Cossiga. Scrive Paolo Cucchiarelli:
“Stessa storia per la strage di Bologna: dopo aver per primo puntato il dito sull’estrema destra in Parlamento immediatamente dopo la strage, anni dopo chiese scusa all’Msi perche’ ”era stato ingannato da una lobby”.
Anche qui Cossiga Francesco contro Francesco Cossiga. Fu l’ex capo dello Stato il primo, citando le confidenze avute in Prefettura il 2 agosto 1980, a dire che la strage poteva essere la conseguenza di uno scoppio accidentale di un trasporto di esplosivo da parte dei Palestinesi.
Nel libro scriveva invece che la strage ”Fu opera dei Palestinesi. A volte il terrorismo è utile”. Eppure nel 2008, Cossiga aveva sottolineato di non aver mai detto che si trattava di un atto volontario dei Palestinesi”.
Sulle contraddizioni di Francesco Cossiga, in lungo articolo redatto per giornalettismo.com, si è soffermato anche Alessandro D’Amato che con i propri lettori ha condiviso le considerazioni che Giovanni Valentini fece sulla salute mentale dell’esponente politico per Repubblica.
Scrive Alessandro D’Amato:
“Scrive Giovanni Valentini su Repubblica che “di fronte alle continue esternazioni di Cossiga, negli ambienti politici romani cominciano a circolare i dubbi sulla salute mentale del presidente. Ma il primo a porre pubblicamente il problema è il suo vecchio amico Indro Montanelli.
“Il punto debole di Cossiga”, scrive il direttore del “Giornale” il 29 ottobre, “è un altro: il suo sistema nervoso, cioè la fucina dei suoi umori. Cossiga appartiene a quella varietà di soggetti che gli psichiatri chiamano, se non sbaglio, ciclotimici, e che alternano fasi di depressione a fasi di euforia”.
Soltanto qualche mese più tardi, nel numero del 17 marzo ‘91, “L’ Espresso” pubblicherà un intervento per così dire tecnico del professor Paolo Pancheri, direttore della III cattedra di Clinica psichiatrica all’università La Sapienza di Roma, per spiegare scientificamente in che cosa consiste questa malattia, senza neppure attribuirla tuttavia al presidente della Repubblica”.
Malgrado l’assenza pluridecennale dal Governo che lo ha costretto (come sostenuto da Gerardo Pelosi per Il Sole 24 Ore), ad una vita da superstite dopo l’uccisione di Aldo Moro, Francesco Cossiga ogni volta che si esprimeva sullo scenario politico del paese non perdeva occasione per distinguersi.
Alessandro Rebocchi, a tal proposito, riporta sul proprio sito un’intervista che l’ex Presidente della Repubblica rilasciò nel 2008 al Giorno. Di seguito ne trovate un breve ma significativo stralcio.
Maroni dovrebbe fare quel che feci io quand`ero ministro dell`Interno.
Ossia?
In primo luogo, lasciare perdere gli studenti dei licei, perché pensi a cosa succederebbe se un ragazzino rimanesse ucciso o gravemente ferito…
Gli universitari, invece?
Lasciarli fare. Ritirare le forze di polizia dalle strade e dalle università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città.
Dopo di che?
Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di polizia e carabinieri.
Nel senso che…
Nel senso che le forze dell`ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.
Anche i docenti?
Soprattutto i docenti”.
mr-lorenz
18 ago 2010 - 00:10 - #1Brucia all’inferno
Per l’eternita’
Le anime dei poveracci che hai fatto morire
Possano torturarti in eterno
Nessuna lacrima per chi predica violenza
Nessuna lacrima per chi ha anteposto la conservazione del potere
Al rispetto per i cittadini
Dici di essere stato un servitore dello Stato
Lo Stato e’ fatto dai cittadini
Che hai contribuito a uccidere
E che hai continuato a uccidere con i tuoi silenzi e i tuoi depistaggi
Come un verme hai vissuto
E con i vermi, ora, dormi
SmoQ
18 ago 2010 - 01:06 - #2Mr.-lorenz, non avrei saputo dirlo meglio. Quoto dall’inizio alla fine.
adriantaps
18 ago 2010 - 01:54 - #3Ora lo santificheranno a destra e a manca, il solito penoso teatrino insomma… anche per l’amico di craxi e compagnia cantante (che a dire il vero non ha cantato per nulla)…
Quando moriranno andreotti o il berlusca vedrete che faranno diventare santi anche loro… che vomito…
Viviamo proprio in uno stato criminogeno…
mattia77
18 ago 2010 - 08:28 - #4Spero incontri moro le vittime di ustica della stazione di bologna… e di tutte quelle persone che non hanno avuto giustizia.
pozzecco
18 ago 2010 - 08:53 - #5un ladro di meno
marchettino73
18 ago 2010 - 08:58 - #6Pensieri democratici KoSSighiani:
… Lasciarli fare (gli universitari, ndr). Ritirare le forze di Polizia dalle strade e dalle Università, infiltrare il movimento con agenti provocatori pronti a tutto, e lasciare che per una decina di giorni i manifestanti devastino i negozi, diano fuoco alle macchine e mettano a ferro e fuoco le città. Dopo di che, forti del consenso popolare, il suono delle sirene delle ambulanze dovrà sovrastare quello delle auto di Polizia e Carabinieri. Nel senso che le forze dell’ordine non dovrebbero avere pietà e mandarli tutti in ospedale. Non arrestarli, che tanto poi i magistrati li rimetterebbero subito in libertà, ma picchiarli e picchiare anche quei docenti che li fomentano.
Questo era Cossiga.
Doctz
18 ago 2010 - 09:50 - #7Io lo ammiro, e lo ammiro ancora di più vedendo come se ne fregava se i rossi cercavano di infamarlo. Riposa in pace Francesco :)
toga_rossa
18 ago 2010 - 10:52 - #8Doctz noto che al solito tu hai a cuore solo……il qulo da leccare, visto che se non lo sai fu solo Kossiga a rendere eroi i brigatisti…….idiot@ impara a leggere la storia
paolinovaivaivai
18 ago 2010 - 10:53 - #9Troppo facile celebrare un uomo che da presidente della repubblica ha cercato di fare a pezzi l’Italia. Più difficile chiedersi perchè una persona del genere sia rimasta al potere per più di cinquantanni.
toga_rossa
18 ago 2010 - 10:59 - #10A oops scordavo Doctz, secondo te racocntare i fatti come sono e’ infamare? Ora capisco come mai sei chino e prono davanti al nano di Arcore….non preoccuparti anche per te sara’ bello rivedere un distributore di benzina a piazzale Loreto e li forse capirai di chi ti sei fidato
toga_rossa
18 ago 2010 - 11:09 - #11cmq non c’e’ da stupirsi se uno come doctz inneggi ad un assassino amico di terroristi e bombaroli…….il DNA di chi non sa cosa voglia dire liberta’ e democrazia non puo’ sbagliare
marchettino73
18 ago 2010 - 11:49 - #12@doctz
Leggi và :
Sarò onesto: non mi mancherà. Guai se la pietà per la morte offuscasse la memoria e il giudizio che la memoria (viva, ben viva) porta con sé. Non esisterebbe più la storia. E dunque, parlando di Francesco Cossiga, rifiuterò il metodo che gli fu alla fine più congeniale: quello di ricordare i morti diffamandoli, dicendo di loro cose dalle quali non potevano difendersi. Fidando nel fatto che i familiari una cosa sapevano con certezza: che se avessero osato replicargli lui avrebbe inventato altri episodi sconvenienti ancora e poi li avrebbe dileggiati, forte della sua passata carica istituzionale e della compiaciuta docilità con cui la stampa ospitava ogni sua calunnia. Fece così con Moro, con Berlinguer, con il generale dalla Chiesa. Fece così con altri. Era nato d’altronde un autentico genere giornalistico, l’intervista a Cossiga, che consisteva nel mettergli davanti un microfono o un taccuino e ospitare senza fiatare le sue allusioni, le sue bugie.
Da trasformare in rivelazioni storiche, provenienti dal loro unico e inesauribile depositario. Mi atterrò dunque ai fatti che tutti possono pubblicamente controllare. Perché ai tempi fui tra parlamentari che ne chiesero l’impeachement, anzitutto. Perché io il sistema politico di allora, quello che chiamavo il regime della corruzione, lo volevo cambiare per davvero. Ma per renderlo conforme alla Costituzione e a un decente senso delle istituzioni. Perciò mi scandalizzavo nel vedere un capo dello Stato giocare soddisfatto al picconatore, conducendo una massiccia attività di diseducazione civica. Quando poi Cossiga si mise alla testa della lotta contro i giudici, minacciando, lui presidente del Csm, di farlo presidiare militarmente dai carabinieri avvalendosi delle sue prerogative di Capo supremo delle Forze armate, pensai che la misura era colma. Che l’uomo esprimeva una cultura golpista e che era nella posizione istituzionale per tradurla in realtà politica.
Le chiavi di casa e i giudici ragazzini
Perché titolai la storia di Rosario Livatino “Il giudice ragazzino”. Esattamente in polemica con lui, che delegittimava i giovani magistrati che in Sicilia sfidavano la mafia. A questi giudici ragazzini non affiderei neanche le chiavi di una casa di campagna, aveva detto. E Livatino, morto a trentotto anni, aveva compiuto le sue prime coraggiosissime inchieste quando di anni ne aveva ventotto. Avevo imparato dai racconti di mio padre che quando si ha a che fare con la mafia chi ha un grado superiore protegge chi sta sul posto, ci passeggia insieme in piazza perché tutti capiscano. Che non è solo, che ha dietro lo Stato. Lui, capo dei magistrati, aveva invece umiliato sprezzantemente proprio i giudici più esposti negli anni della mattanza. Perchémi astenni, unico nel centrosinistra, sulla fiducia al primo governo D’Alema. Non per oltranzismo ulivista, ma perché non ero certo entrato in parlamento per fare un governo con Cossiga e con ciò che lui rappresentava nella vita del paese e nella mia vita personale. Il testo dell’intervento pronunciato in quell’occasione è agli atti. Allora mi valse richieste di interruzione da sinistra e qualche stretta di mano (tra cui quella di Gianfranco Fini). Perché l’ho spesso citato – ma non quanto avrei voluto – nei libri, negli articoli o negli interventi che avevano per oggetto la vicenda di mio padre.
Veleni attorno a un sacrificio
Perché ho sempre trovato maramaldo quello spargergli veleno intorno dopo il suo sacrificio. Non ho mai capito se fosse il seguito dell’isolamento che il sistema aveva inflitto al prefetto dopo l’ annuncio che sarebbe andato in Sicilia per combattere la mafia per davvero. Ricordo però con certezza che Cossiga iniziò a colpirne l’immagine in vista del maxiprocesso presentandolo con naturalezza come iscritto alla P2. I giudici che avevano indagato a Castiglion Fibocchi, Gherardo Colombo e Giuliano Turone, mi garantirono che loro nella lista quel nome non l’avevano trovato. Lui insisté contro ogni atto giudiziario e parlamentare (della storia ho reso i particolari su “In nome del popolo italiano”, biografia postuma di mio padre, nel 1997). Finché anni dopo ancora raccontò la sua pazzesca verità: per proteggere mio padre Colombo e Turone, giudici felloni, avevano strappato un foglio dall’elenco. Non smise mai di raccontarlo. Così come, per sminuire il lavoro di Giancarlo Caselli e di mio padre contro il terrorismo, sostenne un giorno, poco dopo l’avviso di garanzia per Andreotti a Palermo, che il vero merito del pentimento di Patrizio Peci fosse di un maresciallo delle guardie carcerarie di Cuneo. Costui venne da lì lanciato pubblicamente in orbita giornalistica e televisiva per seminare nuove e inverosimili calunnie su mio padre, alcune delle quali si sono ormai purtroppo depositate negli atti giudiziari (tra i quali rimane però anche, a Palermo, il testo della controaudizione da me richiesta).
Altro verrebbe da dire, dalla memoria di Giorgiana Masi uccisa in quella famigerata manifestazione del ‘77 zeppa di infiltrati in armi, al contrasto avuto con lui in Senato, dai banchi della Margherita, sui fatti della Diaz, che lui, sedicente garantista, avallò senza scrupoli. Come e più che con Giovanni Leone, che non ebbe comunque le sue colpe, avremo probabilmente un mieloso coro di elogi. Poiché l’uomo ha incarnato alla perfezione la qualità media della nostra politica questo è assolutamente naturale. Certo non si porterà nell’aldilà solo i segreti veri di questa Repubblica. Si porterà anche i segreti da lui inventati, le trame inesistenti fatte intravedere, le panzane spacciate per misteri. Riposi in pace, e che nessuno faccia a lui i torti che lui fece alle vittime della Repubblica.
Nando Dalla Chiesa.
Smettiamola di dire stronzate.
fabio-p
18 ago 2010 - 14:46 - #13quoto in pieno #1
jack-bauer
18 ago 2010 - 15:17 - #14Non si insultano i delinquenti,altrimenti ci si pone allo stesso livello di maleducazione,di spregio dei diritti e di abuso del potere. Non è più nel mondo terreno. Le pagine di storia,quella con la S non verrà cancellata da chi cura gli interessi propri ma è vestito da politico.
jack-bauer
18 ago 2010 - 15:18 - #15* …verranno cancellate..
jonny
18 ago 2010 - 15:23 - #16Trovo inammissibile che venga santificato un mostro del genere con una pietra al posto del cuore!!!!!
natutan
18 ago 2010 - 18:51 - #17Nando Dalla Chiesa
Quando poi Cossiga si mise alla testa della lotta contro i giudici, minacciando, lui presidente del Csm, di farlo presidiare militarmente dai carabinieri avvalendosi delle sue prerogative di Capo supremo delle Forze armate, pensai che la misura era colma. Che l’uomo esprimeva una cultura golpista e che era nella posizione istituzionale per tradurla in realtà politica.
Perché titolai la storia di Rosario Livatino “Il giudice ragazzino”. Esattamente in polemica con lui, che delegittimava i giovani magistrati che in Sicilia sfidavano la mafia. A questi giudici ragazzini non affiderei neanche le chiavi di una casa di campagna, aveva detto. E Livatino, morto a trentotto anni, aveva compiuto le sue prime coraggiosissime inchieste quando di anni ne aveva ventotto. Avevo imparato dai racconti di mio padre che quando si ha a che fare con la mafia chi ha un grado superiore protegge chi sta sul posto, ci passeggia insieme in piazza perché tutti capiscano. Che non è solo, che ha dietro lo Stato. Lui, capo dei magistrati, aveva invece umiliato sprezzantemente proprio i giudici più esposti negli anni della mattanza.
Perché ho sempre trovato maramaldo quello spargergli veleno intorno dopo il suo sacrificio. Non ho mai capito se fosse il seguito dell’isolamento che il sistema aveva inflitto al prefetto dopo l’ annuncio che sarebbe andato in Sicilia per combattere la mafia per davvero. Ricordo però con certezza che Cossiga iniziò a colpirne l’immagine in vista del maxiprocesso presentandolo con naturalezza come iscritto alla P2. I giudici che avevano indagato a Castiglion Fibocchi, Gherardo Colombo e Giuliano Turone, mi garantirono che loro nella lista quel nome non l’avevano trovato. Lui insisté contro ogni atto giudiziario e parlamentare (della storia ho reso i particolari su “In nome del popolo italiano”, biografia postuma di mio padre, nel 1997). Finché anni dopo ancora raccontò la sua pazzesca verità: per proteggere mio padre Colombo e Turone, giudici felloni, avevano strappato un foglio dall’elenco. Non smise mai di raccontarlo. Così come, per sminuire il lavoro di Giancarlo Caselli e di mio padre contro il terrorismo, sostenne un giorno, poco dopo l’avviso di garanzia per Andreotti a Palermo, che il vero merito del pentimento di Patrizio Peci fosse di un maresciallo delle guardie carcerarie di Cuneo. Costui venne da lì lanciato pubblicamente in orbita giornalistica e televisiva per seminare nuove e inverosimili calunnie su mio padre, alcune delle quali si sono ormai purtroppo depositate negli atti giudiziari (tra i quali rimane però anche, a Palermo, il testo della controaudizione da me richiesta).
Altro verrebbe da dire, dalla memoria di Giorgiana Masi uccisa in quella famigerata manifestazione del ‘77 zeppa di infiltrati in armi, al contrasto avuto con lui in Senato, dai banchi della Margherita, sui fatti della Diaz, che lui, sedicente garantista, avallò senza scrupoli.
Doctz
18 ago 2010 - 21:40 - #18i rossi come diversi di voi rimarranno la feccia del popolo italiano. Io la storia la conosco e sicuramente meglio 100 Cossiga che str0nz1 che si vendevano alla madre Russia o che simpatizzavano per chi dirottava gli aerei (e poi prendeva pure il nobel per la pace). Cossiga come uomo avrà commesso errori, ma sempre come uomo è rimasto fedele ai suoi principi fino alla fine.
marchettino73
18 ago 2010 - 22:58 - #19@doctz
Si si come no.
Era solo un merdoso fascista.
pellegrinoerminio
19 ago 2010 - 08:29 - #20da morti tutti grandi e tutti santi
toga_rossa
19 ago 2010 - 10:00 - #21Doctz si come no tu hai letto bene la storia, meglio evitare di parlaredidei morti per fame e per la guerra, meglio evitare di parlare delle centinaia di morti per le bombe, meglio evitare di parlare di cose serie con te……
toga_rossa
19 ago 2010 - 10:03 - #22Vedi Doctz sei talmente ingorante da non aver capito il ruolo di Kossiga, sei talmente superficiale dal non capire come mai il massimo rispetto Kossiga lo aveva ai tempi di Moro da Berlignuer, sei così tronfio del tuo essere nostalgico di quello che non sai che non capisci che grazie a gente come Kossiga in Italia sono morti degli innocenti, ma a te che ti frega della gente sei un superuomo, si uno di quelli che adora il nano di Predappio, quel coniglio capace di far ammazzare violentare le persone solo per il suo gusto di sentirsi potente…….ricorda piccolo ingenuo se siamo l’ultima ruota del carro in questa Europa eà grazie a gente come te e come il nano di Predappio…………
fabio-p
19 ago 2010 - 13:47 - #23Il papa e la chiesa cattolica si mostrano nuovamanete per ciò che realmente sono.
http://www.byoblu.com/post/2010/08/18/Un-sanguinario-uomo-di-Fede.aspx
chissà quando si sveglierà la gente