Domani Silvio Berlusconi riunisce a Roma i vertici di quello che resta del Pdl e detterà la nuova linea, che nessuna sa quale è.
Ma il premier è in ben altre faccende affaccendato.
Il riferimento è al ruolo internazionale del Cavaliere: avveduto “statista” mediatore tra Est e Ovest, Sud e Nord del mondo o lucroso imprenditore che si fa gli affari suoi?
In pochi giorni, infatti, Berlusconi incontra Gheddafi, Medvedev e Putin. Insomma, i soliti “vecchi amici”, dove nessuno sa qual è il confine fra affari di stato e affari propri, fra nodi diplomatici mondiali e incroci societari.
Nella guerra Pdl degli avvertimenti incrociati i seguaci di Fini hanno contrapposto ai dossier di Feltri la minaccia di rivelazioni bomba sui rapporti di Berlusconi con Putin e Gheddafi. Vedremo se saranno bombe atomiche o solo spazzatura all’italiana.
Intanto John Hooper l’autore inglese dello scoop che ha disvelato le operazioni finanziarie tra Silvio Berlusconi e Muammar Gheddafi, continua a scrivere sul Guardian di «colossale conflitto di interessi». «Il fatto è – ribadisce Hooper – che a unire i due leader non è solo il pugno di ferro contro gli immigrati clandestini. A unirli ci sono anche e per molti aspetti, soprattutto gli affari».
Affari di famiglia, appunto. E gli interessi degli italiani, chi li cura?
ice
19 ago 2010 - 11:55 - #1L’Italia è l’unico stato Europeo ad aver risarcito le colonie in Africa
ora non voglio dire che non sia giusto, ma la leggerezza con cui uno come Berlusconi per principio ha staccato un assegno della bellezza di 5 miliardi di dollari, mentre per mancanza di soldi i principi di equità sociale, lo scalone sui pensionamenti, i finti partita iva che pagano oltre il 40% in tasse, inps compresa pur sapendo che non riceveranno mai un euro di pensione, i soldi ai comuni x i servi sociali ai cittadini, gli asili
tutte queste riforme sacrosantemente giuste non si fanno…perchè non ci sono i soldi
era chiaro fin da subito che quei 5 miliardi di $ per Gheddafi sarebbero in buona parte rientrati nelle tasche di Silvio, rigirati in vario modo dalle società di ricotruzioni o altro che li intascheranno in prima battuta
steve-robinson-hakkabee
19 ago 2010 - 12:30 - #2#Ice: tò incazzanti ancora di più:
http://www.repubblica.it/politica/2010/08/19/news/mondadori_salvata_dal_fisco_scandalo_ad_aziendam_nell_interesse_del_cavaliere-6365174/?ref=HRER1-1
marchettino73
19 ago 2010 - 12:37 - #3@steve
Ha 74 anni.Io 37.
Mi tengo in forma per vederlo crepare.
Ho una dom perignon pronta.
Poi se gli danno del mafioso ha il coraggio di incazzarsi…….
Ringrazi quel dio in cui dice di credere se è sempre vivo.
marchettino73
19 ago 2010 - 14:06 - #4Come diceva guzzanti-santone:
La seconda che hai detto. ;D
TE COME LA VEDI?
Ahahhahahahahaahah
marchettino73
19 ago 2010 - 14:11 - #5Casini:”Berlusconi dimostri di saper governare”
Ahahahhhahahahahahahhahahahahaha
Ahhahahhahahhahahahahahahhahahaha
Ma sei scemo o cosa?!!!!
Dopo 8 anni di governo che cazzo di domande fai……è chiaro che non gli riesce.
L’unica cosa che gli riesce è intrallazzare….
Ma gli viene male anche quello,visto che si fa chiappare con le mani nella marmellata da questi magistrati comunisti…….:D
ventoacqua
19 ago 2010 - 16:47 - #6Finalmente (ci sono voluti giusto 16 anni, ‘na bazzecola) a destra hanno capito chi è Berlusconi
http://www.corriere.it/politica/10_agosto_19/farefuturo-berlusconi-editti-vergogna_b4548626-ab8b-11df-94af-00144f02aabe.shtml
ella
19 ago 2010 - 17:24 - #7mah, sembra che qualcuno a destra non l’abbia capito poi così bene:
da Repubblica
Intanto da un altro degli uomini vicini al presidente della Camera, il viceministro allo Sviluppo Economico, Adolfo Urso, arriva un’apertura su uno dei fronti più “delicati” tra i due gruppi: la giustizia. “Noi non solo diciamo che potrebbe esserci ma che debba esserci anche la giustizia”, dice Urso, “nel programma per rilanciare l’attività del governo”. Nessuna preclusione anche a un nuovo lodo per la tutela del premier.
natutan
19 ago 2010 - 17:48 - #8La provola fumante
di Marco Travaglio
Dopo l’eroico arredatore un po’ strano, il
commerciante un po’ e vasore,
l’ambasciatore un po’ ciarliero e l’i n ge g n e re
un po’ smemorato (smentisce addirittura di
esistere), altri mirabolanti supertestimoni sono
pronti a fornire ai segugi del Geniale nuove “pistole
fumanti” sullo “scandalo Fini-Montecarlo”, anche se
nella confusione generale nessuno ricorda più in
che consiste lo “scandalo Fini-Montecarlo” (nel
fatto che la società che acquistò l’alloggio da An
l’affittò al quasi-cognato di Fini? che Fini e la Tulliani
hanno comprato una cucina Scavolini da 4500 euro
al mobilificio Castellucci? che l’han pagata loro e
non Anemone? che forse Fini è stato a Montecarlo?
che il quasi-cognato ha una Ferrari e ogni tanto la
lava? che Fini va al mare con la fidanzata e le figlie?
che Fini ha una fidanzata e delle figlie? che Fini è
incensurato e non è nemmeno stato avvocato o
socio di mafiosi? Boh). Ormai non c’è nemmeno
bisogno di cercarli: arrivano a frotte. Pare che la
sede del quotidiano milanese sia assediata ogni
giorno fin dall’alba da orde di aspiranti
supertestimoni che, per un tozzo di pane o al
massimo per un ministero o un posto da velina tv o
entrambe le cose, sono pronti a supertestimoniare
qualsiasi cosa, anche che Fini li ha assassinati, fatti a
pezzi e sciolti nell’acido. Appena albeggia, il
condirettore Alessandro Sallusti, coadiuvato dal
vicedirettore Massimo de’ Manzoni che gli regge la
biro, prendono le prenotazioni all’uscio di via Negri
e, protetti da robuste transenne, distribuiscono i
numeretti come alla mutua. Poi hanno inizio le
audizioni, che si protraggono fino a notte fonda.
Grazie a una talpa nel quotidiano di Feltri, siamo in
grado di anticipare le prossime puntate della
campagna anti-Fini, supertestimone per
super testimone.
Mark Webber, pilota automobilistico della scuderia
Red Bull, ricorda distintamente che, all’ultimo
Gran Premio di Montecarlo, percorrendo ai 320
l’ora il tratto fra la Nouvelle Chicane e la Curva del
Tabaccaio, ebbe la netta impressione di
intravedere con la coda nell’occhio Fini, la Tulliani
e il cognatino appesi a un balcone mentre
tentavano inutilmente di introdurvi a viva forza una
cucina Scavolini, perciò Fini deve dimettersi (titolo
del Giornale: “Ennesima figura da tabaccaio: dalla
nouvelle chicane alla nouvelle cuisine”).
Il pizzicagnolo dietro l’angolo di Boulevard
Princesse Charlotte è pronto a giurare che un
giorno Fini entrò in negozio e acquistò ben due
provoloni, che non è proprio sicuro ma dovevano
essere di marca Auricchio, sicuramente pagati con
soldi sottratti alle casse di An, ergo deve dimettersi
(titolo del Giornale: “La provola del nove che
incastra Fini”).
La callista dello stabile di fronte rammenta quando
Fini salì da lei dolorante per un durone sull’alluce
destro recante l’impronta inequivocabile di una
cucina Scavolini cascatagli sul piede, dunque deve
dimettersi (titolo del Giornale: “Calli amari per Fini,
traditore dalla testa ai piedi”).
Un gatto randagio di passaggio nel Principato ha
rilasciato a Feltri un affidavit in cui dichiara sotto
giuramento che una sera rischiò il pelo a causa
della Ferrari del Tulliani lanciata a tutta velocità e,
quando protestò contro il pirata-cognato, lo vide
sventolare il dito medio e lo udì vantare la
parentela col presidente della Camera, il quale
pertanto deve dimettersi (titolo del Giornale: “I
quattro gatti di Fini scendono a tre”).
Una pantegana di pedigree francese, ma con
doppia residenza monegasca per motivi fiscali,
inseguita quella sera dal felino superstite, ne
conferma in toto la testimonianza, ma a patto di far
parte del cast de “La pupa e il secchione” o della
redazione del Giornale, fa lo stesso, dunque Fini
deve dimettersi (titolo del Giornale: “Fini sempre
più nei guai: dopo la topa, il topo”).
Poi ci sarebbe pure un tizio che annuncia esplosive
rivelazioni su un conto cifrato “S c avo l i n i ” aper to
da Fini a Montecarlo: un certo Igor Marini, reparto
modernariato. Si attendono ancora i riscontri, ma
Renato Farina garantisce che è tutta roba buona.