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“‘In caso di rottura (..) chi decide è il presidente della Repubblica, condizionato (..) dalla situazione che si crea”
Ignazio La Russa
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Scopri perchè dopo il salto
L’ex colonnello di AN ed attuale triumviro del PdL Ignazio La Russa, nell’intervista pubblicata ieri dal Corriere della Sera, ha espresso un giudizio sulla gestione istituzionale di un’eventuale crisi di governo in contrasto con quelle di altri suoi colleghi di partito, ma coerente con il dettato costituzionale.
Laddove infatti Stracquadanio aveva affermato che le elezioni anticipate sarebbero “l’unico rimedio democratico previsto dalla Costituzione” (falso) e Calderoli e Alfano avevano definito qualsiasi altra soluzione come - rispettivamente - “colpo di stato” e”violazione della Carta” (falso in entrambi i casi), l’affermazione di La Russa corrisponde a verità. Vediamola per intero.
In caso di rottura si va alle urne?
«Chi decide è il presidente della Repubblica, condizionato, lo dico tra virgolette, dalla situazione che si crea. Ho trovato la polemica sul capo dello Stato sopra le righe. Quando ci chiamerà, gli diremo che non siamo disponibili a nessun’altra maggioranza»
La titolarità della gestione della fase aperta da una crisi di governo è infatti, come riportato anche dal sito della Presidenza del Consiglio, del Presidente della Repubblica. Allo stesso tempo, come riporta la stessa pagina web, la decisione del Capo dello Stato è condizionata, in quanto esso svolge:
consultazioni (..) per individuare il potenziale Presidente del Consiglio in grado di formare un governo che possa ottenere la fiducia dalla maggioranza del Parlamento
white
21 ago 2010 - 10:48 - #1diciamo che pd e idv sono mesi che dicono questa cosa (vera).
ricordiamo che bossi anni fa dopo il 1 governo berlusconi, voleva un governo tecnico.
ora invece dice che non esistono -.-
william-wallace
21 ago 2010 - 13:33 - #2I governi tecnici sono uno scempio della democrazia.
Il governo cade? Bene, in due mesi si va a votare.
Mi spiegate perchè non sarebbe una cosa giusta? Ah, già… per liberarvi di Berlusconi siete disposti anche a sputare sulla sovranità popolare… un pò come gli Americani che per sentirsi più sicuri sputano sulla libertà!
white
21 ago 2010 - 14:17 - #3ma no.
vedi che l’italia è una repubblica parlamentare.
i governi devono avere la maggioranza del parlamento. se ipoteticamente ci fosse un accordo tra pd, idv, udc e finiani e avessero la maggioranza, avrebbero il diritto di formare un nuovo governo (speriamo mai)
è matematica.
cosa c’è che non capisci?
naruto1685
21 ago 2010 - 15:56 - #4Ciao William, cerchiamo di analizzare attentamente la situazione attuale. Il governo tecnico è costituzionale, ovviamente non è un capriccio dei nostri padri costituenti ma solo un modo per evitare elezioni imminenti inutili e dannose per il paese, in grado di sfornare riforme soprattutto in situazioni difficili come quelle che stiamo vivendo. Ci sono due problemi che oserei definire LETALI per l’Italia:
1- L’italia non ha un governo, infatti le priorità di Silvio Berlusconi sono processo breve e lodo alfano bis
2- Se questo governo ad personam dovesse cadere il default sarebbe praticamente inevitabile, ma questo rischio è sempre più vicino a prescindere da tutto(vedi il punto 1) grazie ai personaggi politici che ci governano, ovviamente in Italia funziona tutto al contrario, è catastrofista chi racconta e mai coloro che causano i danni! darei un’occhiata ai titoli di stato del debito pubblico, e chiederei ai signori di confindustria dove ca220 hanno portato i loro soldi, quelli sono come la Brambilla che spende milioni di euro inutilmente per pubblicizzare i luoghi italiani e poi dopo se la spassa all’estero!
natutan
21 ago 2010 - 15:58 - #5PD(ementi):
(di Marco Travaglio)
Commentando nel 2004 la vittoriosa campagna
elettorale di Bush contro lo sbiadito Kerry, l’ex
direttore dell’Espresso Claudio Rinaldi dava
qualche suggerimento di buonsenso al
centrosinistra italiano. “Se la destra – scriveva in uno
strepitoso articolo, poi raccolto nel libro “I sinistrati”
(Laterza,2006) – cerca sempre di collocarsi agli
antipodi della sinistra, questa esita a tracciare un
confine chiaro fra sé e gli avversari”. E ne traeva tre
“lezioni americane” per l’Ulivo. 1) “In un sistema a
due, occorre possedere un’identità forte”. 2) “Non
bisogna aver paura di strapazzare l’avver sario”, invece
il centrosinistra nostrano “si lascia paralizzare
dall’accusa di antiberlusconismo. Ma è un’accusa
stupida, giacchè il compito di qualsiasi opposizione è
opporsi con argomenti comprensibili ed efficaci”,
“posizioni nette e semplici”, “pochi slogan di facile
p re s a ”, alla larga da “blabla noiosi”, “p ro gra m m i
troppo dettagliati e illeggibili” e “sottigliezze e
s f u m a t u re ” politichesi. 3) “Gli eccessi di cordialità con
l’avversario vanno evitati. Bush non farebbe mai
intervenire Kerry alle proprie manifestazioni di
partito, e nemmeno Kerry ospiterebbe mai Bush. Chi
indulge a simili cortesie ottiene soltanto il risultato di
disorientare e demotivare i propri elettori, dando loro
l’impressione che la concorrenza non sia affatto
male”. Ora, non solo i leader del Pd non hanno mai
seguito (e probabilmente nemmeno letto) i consigli di
Rinaldi, ma hanno sempre fatto l’esatto opposto.
Nell’ultimo mese, nella politica italiana, è accaduto di
tutto: più che negli ultimi 15 anni. Infatti tutti i soggetti
in campo e fuori si sono mossi e posizionati: Pdl, Fini,
Schifani, Napolitano, Lega, Udc, Di Pietro, Vendola,
Montezemolo, Passera. Tutti, tranne il Pd. Quando i
giornalisti cercano un leader del Pd per raccoglierne le
posizioni e le intenzioni, s’imbattono in segreterie
telefoniche dagli accenti esotici. Le ultime
dichiarazioni degne di nota di Bersani erano la
leggendaria apertura a un governo Tremonti seguita
da una smentita a sua volta smentita dal vicesegretario
Letta (Enrico, non Gianni, che Tremonti lo odia) e il
fantasmagorico “Pretendiamo che Berlusconi riferisca
in Parlamento e ci dica cosa intende fare”. Parole forti.
Poi il segretario s’è dato, forse opportunamente, alla
clandestinità. Non pervenuto dall’11 agosto fino a ieri.
Si ignora se sia stata sua la pensata di invitare alla festa
nazionale del Pd a Torino i ministri Tremonti, Maroni,
Calderoli e naturalmente l’insigne Schifani. Fatto sta
che i primi tre, dopo aver accettato, hanno fatto
retromarcia per solidarietà col governatore leghista
Cota, che secondo il Pd avrebbe vinto le elezioni con
vari trucchi e imbrogli, quindi la sua presenza alla festa
del Pd è parsa eccessiva persino al Pd. Ma non al
sindaco Sergio Chiamparino. Reduce dai disastri
combinati con la fondazione San Paolo (alleanza con la
Lega e con Tremonti per nominare al vertice un amico
della Lega e di Tremonti) e con un gruppo di rifugiati
somali, questa giovane promessa del Pd – ha appena
62 anni e fa politica solo da 40 – s’è infuriato per
l’esclusione di Cota. E, anziché felicitarsi per lo
scampato pericolo e pregare il cielo che si ritiri anche
Schifani, si è molto rammaricato per il no di Maroni,
Calderoli e Tremonti, anche perché con Maroni
doveva presentare il suo libro pubblicato da Einaudi
(cioè da B.). “La festa del partito – spiega il sindaco
Gianduja – è sempre stata un momento di dibattito
con gli esterni”, mentre escludendo l’autorevole Cota
“si viola il galateo”. Un tal Merlo aggiunge in gramaglie
che “ora la festa, da nobile confronto, si trasformerà in
propaganda politica”. E non sia mai che, all’inizio di
un’infuocata stagione pre-elettorale, il Pd faccia un po’
di propaganda a se stesso, anziché ai peggiori arnesi
del governo avversario. Resta da capire quando mai i
leader del Pd siano stati invitati alle convention del Pdl
o alle adunate celtiche di Pontida. Infatti la Lega e il Pdl
vincono sempre, i Perditori Democratici mai. Sarà una
combinazione.
naruto1685
21 ago 2010 - 16:08 - #6Vorrei aggiungere:
Chi ha voluto questa situazione? è semplice, il presidente del consiglio!!! prima si mena le balls da solo, dopo accusa opposizioni e FLI di aver provocato questo casino, insomma, ha ragione la moglie, questo individuo non è normale. Vorrei ricordare a tutti i berluscones, che esistono pure gli elettori di pd, idv, udc, non contate solo voi di pdl e lega, ricordatevelo!
marchettino73
21 ago 2010 - 16:31 - #7A dicembre la Corte Costituzionale boccerà il legittimo impedimento e lo psiconano andrà a processo. Boss(ol)i vuole evitargli questa umiliazione, la proposta di elezioni a dicembre è il suo regalo di Natale. L’Italia economica precipita, le elezioni anticipate sono il via libera al default e alla riconferma di Berlusconi. Chi le vuole, anche a primavera 2011, è un irresponsabile nei confronti della Nazione, un bottegaio che fa i suoi conti in termini di voti e di visibilità, di cui oggi dispone e domani chissà. Le dimissioni di Fini da presidente della Camera sono dovute, una carica istituzionale non può fare politica a tempo pieno per il suo partito, esserne il leader. Varrebbe lo stesso se Napolitano fosse segretario del Pdmenoelle al posto di Bersani. È vero che nessuno se ne accorgerebbe, ma il conflitto di interessi rimarrebbe. La riforma elettorale si può fare domani mattina, è sufficiente portare in Senato la proposta di Parlamento Pulito che marcisce da anni con le sue 350.000 firme e metterla al voto. Perché nessuno lo propone, a iniziare da Schifani? I partiti, anche quelli apparentemente contro, amano la legge porcata di Calderoli. Una legge che permette di avere il controllo assoluto sugli eletti fa comodo a tutti i segretari di partito. Il MoVimento 5 Stelle non fa alleanze con i partiti, ma con i cittadini, con i movimenti che si uniscono per obiettivi concreti come l’acqua pubblica. È un MoVimento di cittadini, non di candidati premier, di leaderini. Non è interessato alle ideologie, ma alle idee. Il MoVimento 5 Stelle non vuole abbracci mortali con i cadaveri della Sinistra e dell’antiberlusconismo, si prega ai perditempo di astenersi con gli appelli. Berlusconi è finito, il primo a saperlo è lui. Sta preparando il suo buen retiro come fece Eltsin con Putin, il suo successore. Si sente sempre la parola: riforme, mai la parola programmi. Il MoVimento 5 Stelle non vuole riforme, come fai a riformare una merda ? Vuole programmi per i cittadini da attuare al massimo entro una legislatura. Programmi proposti, votati e controllati dagli italiani. La politica non è fatta dai partiti, ma dai cittadini. La delega al politico è morta. Il politico di professione come Mastella, Chiamparino o Formigoni è una figura del secolo scorso. Ve ne accorgete quando parlano, sembrano le caricature del pappagallo Loreto. I cittadini devono entrare nelle istituzioni perché LORO sono le istituzioni. Da quando ho annunciato Woodstock 5 Stelle è un fiorire di ipotesi di scioperi dei mezzi pubblici (per ora rientrati) e di manifestazioni alternative che si dovrebbero tenere negli stessi giorni o appena dopo, o appena prima. Invito chi le organizza a venire a Cesena, è un incontro aperto, oppure di andarsene a fanculo. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
A CASAAAAAAAAAA LE MERDEEEE :))
Doctz
21 ago 2010 - 16:45 - #8Io non canterei vittoria così presto marchettAro73, tanto si andrà a elezioni anticipate entro l’anno nella peggiore delle ipotesi.
marchettino73
21 ago 2010 - 16:49 - #9E il nano perde,caro doctz. :D
natutan
21 ago 2010 - 19:03 - #108-
Entro l’anno? e chi lo decide?
white
21 ago 2010 - 19:50 - #11aggiungiamo anche che (nonostante silvio dica il contrario), in italia non si vota il presidente del consiglio ma il partito.
stefano1966
22 ago 2010 - 00:02 - #12@ marchettino73
Il 26/9 a Cesena (se non sopraggiungeranno improvvisi impedimenti…mi sto toccando…),ci sarò.
@ white
perfettamente ragione.
anche la chiesa dice che prima del matrimonio,nisba.
gli italiani però,ormai,si sono abituati nella pratica al contrario di ciò che è scritto.
Il problema ora che si pone è:
cambiamo gli italiani,se ci si riesce…
oppure adeguiamo lo scritto in teoria alla pratica.
Consiglio,spassionato,la lettura dell’ultimo di beha,spiega il rincogli@nimento generale degli italiani molto meglio di me.
e parte da lontano.
natutan
22 ago 2010 - 18:47 - #13Io voto Zingaretti:
(di Marco Travaglio)
Ma chi l’ha detto che, se si vota, rivince il
Cainano? Ora che i sondaggi danno il Pdl
senza Fini al 28% (-10 sulle elezioni del
2008), la Lega al 12 (+ 2) e Fini al 6
(pr im’ancora che fondi il partito), i leader del Pd
potrebbero riattivare per un attimo le loro attività
cerebrali, senza esagerare s’intende, e porsi una
domanda semplice semplice: che senso ha seguitare a
blaterare di governi tecnici, balneari, istituzionali, “di
responsa bilità” e altre ammucchiate politichesi? Che
senso ha mostrarsi atterriti e tremebondi all’ipotesi di
votare, dando l’impressione di aver già perso e di voler
cacciare B. con manovre di palazzo, a tavolino, “a
p re s c i n d e re ” dagli elettori? Un conto è la legittimità
costituzionale di un governo diverso, che è fuori
discussione: il fatto stesso che Cicchitto e Schifani
dicano che non si può è la miglior prova che si può.
Un altro conto però è l’opportunità di farlo. Certo, se
in Parlamento esistesse una maggioranza pronta a
rifare la legge elettorale per restituire il voto ai cittadini
e a risolvere il conflitto d’interessi per levare tv e
giornali a B., varrebbe la pena provarci. Ma siccome
quella maggioranza non esiste, è inutile parlarne.
Tanto poi, un giorno o l’altro, a votare bisognerà pur
andarci. E allora tanto vale andarci in primavera (prima
i tempi tecnici non lo consentono) costringendo B. a
spiegare agli elettori il catastrofico flop della
maggioranza più ampia della storia repubblicana,
evaporata nel breve volgere di due anni. Rinviare tutto
di un anno o più significherebbe invece regalargli una
formidabile arma propagandistica e consentirgli di
parlare non dei suoi fiaschi, ma dei “r ibaltonisti” ch e
volevano sovvertire la volontà popolare. Era da tempo
che B. non se la passava così male. A parte le
condizioni fisiche, impietosamente immortalate dalle
immagini dell’altroieri quando s’è presentato a Palazzo
Grazioli in tuta da benzinaio proferendo frasi
sconnesse in spagnolo maccheronico (“estamos a la
cabeza de la civilizaciòn”), sono le condizioni politiche
che vanno a picco. Cacciando Fini e i finiani senza
pallottoliere ha perso la maggioranza alla Camera e
ora, se lo molla pure Pisanu, anche al Senato. Il
linciaggio mediatico contro Fini e famiglia s’è rivelato
un mezzo boomerang: il presidente della Camera è
ancora in piedi e non ha perso nessun fedelissimo,
nemmeno i morbidoni alla Moffa (nomen omen). Il
vertice domiciliare con la servitù ha partorito un
documento di 13 pagine che si può riassumere in tre
parole: “Salvatemi dai processi”. Sai che novità. Se a
dicembre la Consulta gli boccia il legittimo
impedimento, a gennaio torna imputato e a primavera
potrebbe essere condannato per Mills e per Mediaset.
Ovvio che, per batterlo alle elezioni, questo Pd a
encefalogramma piatto non basta. Ma chi l’ha detto
che il Pd debba restare così? Dipende dagli elettori di
tutto il centrosinistra: solo loro possono costringerlo a
cambiare, prepensionando il museo delle cere che lo
dirige. Per questo, su i l fa t t o q u o t i d i a n o . i t , abbiamo
lanciato le primarie online, che in tempo di vacanze
hanno già raccolto 20 mila risposte in tre giorni.
Proviamo per un attimo a immaginare se, al posto di
Bersani, ci fosse Nicola Zingaretti. Ha 45 anni, governa
bene la Provincia di Roma, dove ha vinto le elezioni
mentre Rutelli le perdeva, non è chiacchierato, non ha
scandali né scheletri nell’armadio, ha una bella faccia
pulita e normale, è pure il fratello del commissario
Montalbano (il che non guasta), non s’è mai visto a
Porta a Porta, ha ottimi rapporti con Vendola e parla un
linguaggio che piace ai dipietristi. Intervistato da
IoDonna, alla domanda “La qualità che preferisce in un
uomo?”, ha risposto “L’onestà”. “E in una donna?”.
“L’onestà”. Poi ha mandato a quel paese Chiamparino
sulla batracomiomachia pro o contro l’invito a Cota
alla festa del Pd: “Basta con la subalternità culturale alla
destra, basta dare corda al Pdl o alla Lega in cambio di
qualche spazietto su giornali e tv”. C’è chi, con molto
meno, potrebbe perfino vincere le elezioni.