Se un ex socialista come l’attuale super ministro dell’economia Giulio Tremonti è “costretto” a scomodare il Berlinguer dell’”austerità”, significa che il berlusconismo volge proprio alla fine.
Il dilemma di Tremonti, a metà strada fra l’austerità berlingueriana (una nuova idea della società e di vita) e l’edonismo berlusconiano (produrre e consumare tutto in totale “libertà”), non può essere sciolto in una visione ancorata a suggestioni filosofiche e/o economicistiche. Il nodo era e resta politico.
Tremonti, così come oltre 30 anni fa Berlinguer, intende reagire alle contraddizioni e ingiustizie della modernizzazione (oggi globalizzazione) proponendo un diverso modo di produrre e di vivere.
Oggi, cambiare, significa tirare la cinta. Chi la deve tirare, come, perché? Il nodo riguarda i sacrifici necessari per la salvezza del Paese e l’esistenza di una possibile contropartita.
Per uscire dalla crisi e non farla pagare tutta a chi da sempre paga, non si possono sostenere governi populisti e affaristici, calpestare diritti e conquiste ma non si possono sostenere le richieste di un massimalismo corporativo, avanzato da categorie più forti (anche fra i lavoratori) che già si difendono bene anche in tempo di crisi.
Il cancro di oggi è la sfiducia della gente (verso la politica e le istituzioni), sfiducia dovuta alla mancanza di uomini e partiti non corrotti e davvero democratici e capaci, dediti alla politica come servizi.
Il malcontento c’è, è sacrosanto, i cittadini sono stanchi dello spettacolo degli scandali impuniti, delle omertà e delle complicità, della miseria di una lotta politica avvilita dalla meschinità e dagli intrighi, e dalle piccole e grandi vanità personali, dalle evasioni fiscali, dalle ruberie e dagli intrallazzi di ogni tipo, dalle disfunzioni dei servizi pubblici, dall’ingiustizia della giustizia, ma anche dalla moltiplicazioni di proteste di ogni tipo.
La gente vuole ordine. Gli italiani sono stufi di menzogne e ipocrisie, non sopportano più verità di Stato e di partito.
In questo quadro non si può dire sì a tutti. Che poi vuol dire concretamente dire sempre sì a chi ha già tanto e no a chi ha poco e niente.
La corruzione promossa dal berlusconismo rischia di diventare di massa, creando una base popolare contraria a ogni regola, ogni risanamento, ogni rinnovamento. A chi domina e alle cricche fanno comodo la sfiducia, il malcontento, la rassegnazione.
La sola contropartita che interessa gli italiani che lavorano, che operano, che studiano, che pagano le tasse, per essere indotti ad accettare sacrifici anche duri, è la salvezza dell’Italia, il suo avvenire. Un futuro costruito sulla base dei meriti e dei bisogni. Cioè sulla base opposta del berlusconismo.
Qui sta il nodo. Che va sciolto nell’unico modo che può essere sciolto.
fabio nolli
28 ago 2010 - 12:20 - #1peccato che nello stesso giorno ha definito la 626 (ossia la legge sulla sicurezza sul lavoro) “un lusso che non ci possiamo permettere”..
marchettino73
28 ago 2010 - 12:23 - #2Incredibile,Falcioni che scrive un post come si deve :D
Bravo,quasi quasi gli regalo un paio di battute….:))))
mr-lorenz
28 ago 2010 - 13:30 - #3“Qui sta il nodo. Che va sciolto nell’unico modo che può essere sciolto”
Nodo da me sciolto 5 anni fa…emigrando
mr-lorenz
28 ago 2010 - 13:42 - #4Comunque sto discorso dell’austerita’ mi pare un mettere le mani avanti contro l’ennesimno anno in cui il PIL registrera’ crescita sotto all’1% (come sempre, quando governa il nano)
fdecollibus
28 ago 2010 - 13:52 - #5” Il malcontento c’è, è sacrosanto, i cittadini sono stanchi dello spettacolo degli scandali impuniti, delle omertà e delle complicità, della miseria di una lotta politica avvilita dalla meschinità e dagli intrighi, e dalle piccole e grandi vanità personali, dalle evasioni fiscali, dalle ruberie e dagli intrallazzi di ogni tipo, dalle disfunzioni dei servizi pubblici, dall’ingiustizia della giustizia, ma anche dalla moltiplicazioni di proteste di ogni tipo.
La gente vuole ordine. Gli italiani sono stufi di menzogne e ipocrisie, non sopportano più verità di Stato e di partito. ”
Queste cose avresti potuto scriverle uguali anche nel 1993, alla fine della prima repubblica. Scommettiamo che ti toccherà scriverle di nuovo uguali tra sedici anni, alla fine della terza repubblica?
MPI
28 ago 2010 - 16:18 - #6A marzo si vota, finalmente liberi da Fini.
marchettino73
29 ago 2010 - 00:11 - #7La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.
(E. Berlinguer)
Tutto il resto fa volume.