Pierferdinando Casini: imbarazzante. Voto 5- Il leader dell’Udc insiste nel suo “no al processo breve”, ma non chiude con Berlusconi che “ha impedito le elezioni anticipate”. Casini dei soliti “casini”?
Silvio Berlusconi: imbarazzato. Voto 4- Di fronte alla predica di Gheddafi (“L’Islam diventi la religione dell’Europa”) il premier si limita a dire: “Ma è solo folklore”. Dimmi con chi vai e ti dirò chi sei.
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ice
30 ago 2010 - 07:13 - #1leggetevi questa piuttosto e ditemi quanti TG o quotidiani l’hanno menzionata
http://www.guardian.co.uk/commentisfree/2009/sep/04/gaddafi-berlusconi-business
marchettino73
30 ago 2010 - 07:23 - #2#1
Questa la smentita di ghedini (19/08/10):
Arriva la smentita dell’avvocato del Cavaliere agli attacchi dell’Unità, che avevano rivangato i legami pericolosi fra Gheddafi e il premier, legati dalla comune partecipazione in una società di produzione televisiva, vicenda mai smentita o meglio precisata. E, sul fronte russo, è Putin stesso a dire che i due hanno rapporti economici.
“Ancora una volta su ‘L’Unita’ vengono prospettati fatti e situazioni del tutto sconnessi da qualsiasi dato reale. Il Presidente Berlusconi non intrattiene alcun rapporto d’affari con chicchessia limitandosi da molti anni a svolgere il suo ruolo politico per il bene del Paese, ne’ in particolare intrattiene rapporti d’affari con leader di altri paesi quali Gheddafi o Putin”: così esce, alle due e mezza di un assolato diciannove agosto Niccolò Ghedini, avvocato del premier Silvio Berlusconi, in risposta alla prima pagina dell’Unità di oggi, che aveva riportato alla luce la “Lybia Connection” che vede protagonisti il presidente del Consiglio e il Leader della Rivoluzione nella grande Jahmarya. Una vicenda, appunto, di affari fra i due, che dimostrerebbe l’esistenza di un rapporto che va ben oltre quello strettamente diplomatico.
BUSINESS IS…-La storia è nota. Chi sedette con Gheddafi, sotto la sua tenda di Villa Pamphili a Roma, quando il dittatore venne per partecipare al G8 dell’Aquila? Un qualche diplomatico? Il ministro degli Esteri di uno dei due paesi? No: Tarek Ben Ammar, amico fraterno del presidente del Consiglio italiano e, come lui, imprenditore nel settore delle telecomunicazioni. E il giro di giostra fra i tre fu scoperto l’anno scorso addirittura dal Guardian: il prestigioso quotidiano inglese titolò, allora, “La Gheddafi-Berlusconi connection”. In sintesi: Mediaset, di proprietà della famiglia Berlusconi, e Tarak Ben Ammar, possiedono ciascuna un quarto di una piccola società di produzione televisiva, la Quinta Communication; nel 2009 nel capitale della Quinta entra per il 10% Lafitrade, società a sua volta controllata da Lafico, di proprietà della famiglia Gheddafi. Dunque, si, la famiglia Berlusconi e la famiglia Gheddafi sono effettivamente socie in affari: e considerando che la Quinta Communications possiede anche una Tv privata che opera in suolo libico, la Nessma Tv, è forte la possibilità che Gheddafi la possa influenzare per suoi fini politici. Insomma: un conflitto di interessi, tanto per usare un termine caro al dibattito politico del nostro paese. Storia mai smentita, questa; mai ulteriormente precisata o spiegata. Che ruota intorno alla figura di Tarek Ben Ammar, l’uomo che, secondo Claudio Cerasa del Foglio, “ha in mano i rapporti con i libici”, siede nel consiglio di amministrazione di Mediobanca, insieme, fra gli altri, appunto a Marina Berlusconi per Mediaset, e sta tentando, attraverso la Lybian Investiment Authority, di ritagliarsi un posto al sole anche in Unicredit. Insomma un tipo tosto della finanza euro-mediterranea, e l’anello di congiunzione fra Berlusconi e Gheddafi.
…BUSINESS-Nessun affare nemmeno con Vladimir Putin, dice Ghedini. E qui, la situazione è più complicata. Berlusconi, con Putin, di affari ne fa eccome. Commesse milionarie fioccano negli incontri bilaterali, con Finmeccanica che si assicura appalti d’oro per i tram russi; e non si può tralasciare il famoso “patto del gas” con cui Berlusconi ha blindato il futuro energetico dell’Italia, legandola a doppio filo al metano russo – una linea di politica degli approvigionamenti, questa, che gli Stati Uniti tengono sotto strettissimo controllo. Ma di affari a livello personale fra i due, per ora, non c’è prova. Potrebbe però essere un punto di partenza una dichiarazione dello stesso Putin. Dobbiamo tornare alla divertente vicenda della scommessa sulla Jeep: Putin aveva intenzione di stabilire la produzione di un nuovo modello di Suv – in collaborazione con la Fiat, fra l’altro – a Vladivostok, la città russa limite orientale della transiberiana. Berlusconi, in visita nel paese, fu accompagnato a vedere il nuovo stabilimento. “Ci siamo incontrati in ottobre”, racconta lo stesso Putin, “e in quella occasione io dissi che nel giro di alcuni mesi saremmo stati in grado di avviare la produzione qui in Estremo Oriente -. Berlusconi non ci ha creduto, affermando che se questo fosse accaduto veramente avrebbe acquistato una delle prime vetture uscite dal nuovo impianto”. Berlusconi poi perde la scommessa e la Jeep viene recapitata in Italia e consegnata al premier. Putin è addirittura gentile e gli fa lo sconto che Berlusconi aveva subito chiesto: “Abbiamo quindi deciso di accordargli una riduzione del 10%. Ciò significa che la prima macchina prodotta nel nuovo stabilimento andra’ a Berlusconi non pero’ come regalo, ma la venderemo. Si tratta di affari”. Scusi, presidente: che affari?
Ahahahahahahah
Ghedinate.
aldebaran85
30 ago 2010 - 07:50 - #3cosa ne pensano i leghisti delle dichiarazioni dell’amico di silvio?
MAGILLA
30 ago 2010 - 08:12 - #4Scusate l’OT, posto qui perchè nel topic dei medici indagati i commenti sono chiusi: nessuno ha notato che in ogni servizio di TG, sembra che senza far vedere i volti dei medici fan vedere la struttura, e sempre si vedono medici camminare fuori dalla struttura in cortile col camice.
Non dovrebbe essere vietato fuori?
Lieto di essere smentito ma… Se lo vedo io possibile che nessuna autorità lo noti?
blogattelle
30 ago 2010 - 17:44 - #5c’è da render grazie a gheddafi: già è ‘na mezza reincarnazione di totò: con le foto appiccicate sulla divisa, i cavalli… un libico napoletano che s’affitta le hostess perché nessuno l’ascolterebbe sponte sua: finché fa lui lo sponsor è piú probabile una seconda lepanto che l’islamizzazione dell’europa… -per altro il mondo occidentale ha fornito un’ottima prova comportamentale adesso in occasione delle alluvioni in pakistan: in usa 34milioni han donato per haiti, 50mila per la flagellata repubblica islamica -per dirne una- e non ci vuole wikileaks per scoprire il doppio gioco, basta una ricerca d’immagini della popolazione e dei talebani che dovrebbe combattere a confronto con l’alleato occidentale, l’ho messe sul sito e ogni volta che le guardo rido… -vieppiú i talebani si sono affrettatati a sentenziare che i collaboratori stranieri, la loro presenza -è inaccettabile-: i muslimi sono questi, e i campioni di democraticismo che si svenano affinché possan girare le donne velate in nome della libertà religiosa -da pronunziare con la g toscana accentuatissima come fa rosy bindi- hanno segatura al posto della materia grigia questo è ovvio altrimenti professerebbero la libertà -dalle- religioni (e comunque dovrebbero parimenti svociarsi per legalizzare il nudo, se va bene la libertà dell’uno deve valere anche per l’altro, democraticamente e nel rispetto delle pluralità)
natutan
30 ago 2010 - 18:34 - #6Censurano perfino lui
Sempre più difficile. Dopo aver censurato lo scoop dell’Espresso sulle nuove accuse di mafia lanciate da Spatuzza a Schifani, la libera stampa italiana si è vista costretta a censurare anche la replica del presidente del Senato alle accuse di Spatuzza. E’ tutto collegato, come spiegava il mitico professor Sassaroli all’architetto Melandri che chiedeva la mano di sua moglie Donatella nel film Amici miei, sbolognandogli tutto il cucuzzaro: “Vede, è tutta una catena di affetti che né io né lei possiamo spezzare. Lei ama mia moglie. Mia moglie è affezionata alla bestia, il cane Birillo, che mangia un chilo di macinato al giorno, un chilo e mezzo di riso e ogni mattina bisogna portarlo a orinare alle 5 sennò le inonda la casa. Birillo adora le bambine. Le bambine sono attaccatissime alla governante, tedesca, due anni di contratto, severissima, in uniforme. Insomma, chi si prende Donatella si prende per forza tutto il blocco”.
Ecco, chi censura lo scoop dell’Espresso innesca una catena di censure che nessuno può spezzare: gli tocca censurare tutto il blocco. Spatuzza dice che Schifani era il trait d’union tra i Graviano e Berlusconi & Dell’Utri. In un colpo solo si beve il presidente del Senato, il presidente del Consiglio e il senatore che inventò Forza Italia. Passi per Dell’Utri e i Graviano, che ci sono abituati: ma come si fa a dare una notizia che accosta B. e Schifani a Cosa Nostra senz’aver mai scritto un rigo in materia? Dandola, si dovrebbe accompagnarla con un commentino, tipo quello in cui tre mesi fa un giornale a caso, il Corriere della sera, chiedeva conto e ragione a Di Pietro di una foto del ’92 che lo ritraeva a cena con una decina di ufficiali dei carabinieri e con Bruno Contrada, all’epoca numero 3 del Sisde e non ancora arrestato per mafia. O tipo quello in cui un mese fa un giornale a caso, il Corriere della sera, chiedeva conto e ragione al presidente della Camera Fini di un alloggetto affittato dal cognato a Montecarlo.
E una richiesta di spiegazioni a Schifani e a B. non basterebbe ancora a pareggiare il conto, visto che è impossibile paragonare un’inchiesta per mafia con una foto con Contrada e con un alloggetto di 65 metri quadri. Dopodichè un giornale a caso – poniamo sempre il Corriere, ma anche Repubblica – dovrebbero spiegare perché attaccarono un giornalista, di cui ci sfugge il nome, che due anni fa raccontò in tv gl’imbarazzanti trascorsi societari di Schifani con vari tipetti poi condannati per mafia. Meglio dunque ignorare la notizia (come fa il Corriere) o nasconderla in un trafiletto a pagina 25 (come fa Repubblica). E, l’indomani, censurare il comunicato di risposta del presidente del Senato (come fanno sia il Corriere sia Repubblica sia tutti gli altri giornali e tg d’Italia, a parte Il Fatto). Tutto ciò avviene in una sedicente democrazia dove, non appena un politico tira una sc0reggina, emette un ruttino, dichiara che oggi piove o tira vento, plotoni di telecamere e cronisti da riporto si precipitano a raccogliere e a rilanciare urbi et orbi la sc0reggina, il ruttin0 e la dichiarazione. Anni fa Schifani, allora capogruppo di Forza Italia, diramò un comunicato per rivelare che, non trovando un tavolo libero al ristorante, aveva “fatto la coda come un cittadino qualunque”. Notizia epocale, subito ripresa con ampio risalto dal Corriere.
Di recente, quando un lieve terremoto ha scosso le isole Eolie, giornali e tg pendevano letteralmente dalle labbra dello Schifani, che in quel momento passava di lì sul suo veliero, a riprova del fatto che le disgrazie non vengono mai sole. Poi la seconda carica dello Stato chiede di essere interrogata dalla Procura di Palermo sulle accuse di mafia che gli lancia Spatuzza e nessun organo d’informazione lo scrive, così nessun cittadino lo viene a sapere, salvo i fortunati lettori del nostro giornale. Gentile presidente del Senato, accetti un consiglio da amici: la prossima volta che vuol parlare dei suoi rapporti con la mafia, lasci perdere i comunicati stampa. Ci dia un colpo di telefono: facciamo prima.
natutan
30 ago 2010 - 18:39 - #75-
PRATICAMENTE IL NANO HA INVITATO IN POMPA MAGNA IL “SUO ALTER EGO”, OSSIA QUELLO CHE VORREBBE ESSERE LUI IN ITALIA SE AVESSE LE MANI LIBERE INVECE CHE “QUASI LEGATE” DALLA COSTITUZIONE [DI UNA REPUBBLICA DEMOCRATICA (ALMENO FINO AD ORA)]