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Casini, lucida ... confusione

Pubblicato: 04 set 2010 da Massimo Falcioni

Pier Ferdinando Casini, intervistato da “Repubblica tv”, prova a chiarire la posizione dell’Udc (o Partito della Nazione?).

Sul processo breve il premier, secondo l’ex presidente della Camera, “deve dire con chiarezza agli italiani la sua visione, ma eviti di affossare definitivamente il sistema giudiziario per liberarsi dei processi che lo riguardano”. Ci sono questioni enormi che rischiano di andare al macero se si fanno questi provvedimenti, da Parmalat a Thyssen, e io non me la sento”.

Poi aggiunge: “Berlusconi non è un santo ma probabilmente non e’ neanche un diavolo. Ha probabilmente fatto cose discutibili come altri imprenditori, ma da quando è sceso in politica c’è stato un accanimento giudiziario, cosa che non è successa con altri”.

Conferma che, nonostante le ripetute offerte del premier, non voterà la fiducia ai famosi cinque punti che verranno presentati in Parlamento dal governo, “voteremo la sfiducia al governo come abbiamo sempre fatto, ma potremo dare qualche buon consiglio”.

Al Pd: “Aspetto di sapere dal Pd se il modello Marche è un modello o un’anomalia”, spiega, “se Bersani mi dirà che le Marche per lui sono un modello allora risponderò a questa domanda”.

Di certo, chiarisce, “se devo imbarcarmi in un’alleanza che sia la riproposizione del governo Prodi, dico ‘no grazie’”. Casini rifiuta una larga coalizione elettorale che arrivi fino ai partiti della sinistra.

Sul sistema elettorale il leader centrista si muove dalla consueta proposta di un proporzionale alla tedesca e lancia il “provincellum”, che secondo Casini potrebbe “conciliare le idee di D’Alema e di Veltroni”. Cioè: “Un meccanismo elettorale alla tedesca con i collegi uninominali, salvaguardando il principio di proporzionalità. Si terrebbe lo sbarramento al 5 per cento e si eleverebbe la possibilità di avere un premio di proporzionalità, cosa che in nessun Paese d’Europa è abbinato allo sbarramento.”.

Ma, per questo, oggi la maggioranza non c’è. “Una maggioranza – dice Casini- si può trovare in una fase politica diversa. Oggi non c’è, ma non escludo che non ci sia da qui alla fine della legislatura. Noi lavoriamo in silenzio”.

Avevamo capito male: pensavamo che bisognasse lavorare alla luce del sole, con la partecipazione degli italiani.

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4 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di pozzecco

    pozzecco

    04 set 2010 - 09:02 - #1
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    ma se quelli dell’udc si alleano con cani e porci pur di avere una sedia…adesso si mettono a fare i moralisti della domenica..ma in fin dei conti, i fatti han dimostrato più e più volte, che si sbrodolano di tante parole, ma A CONTI FATTI NON DICONO MAI NIENTE…si può fare, si può allearsi, E ALLA FINE SI ALLEANO COL PRIMO CHE PASSA…

  • Profilo di marchettino73

    marchettino73

    04 set 2010 - 09:10 - #2
    1 punto
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    Della serie “sto coi frati e zappo l’orto”…..

    Ahhahahahahaahahahahahahahahahahah

    Dice bene Tonino:”casini fa il mestiere più vecchio del mondo.Vengo con te o con te,chi mi da di più?”

    Ma che gente è?

  • gianni 66

    04 set 2010 - 09:32 - #3
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    La norma transitoria (tanto discussa) applicherebbe il cd processo breve solo ai reati commessi anteriormente al maggio 2006 (quindi non alla tragedia di cui al caso Tyssen che è successiva) per i quali (a quasi cinque anni dai fatti-reato) sono ancora in corso i processi in primo grado (e si applicherebbe solo ai processi in corso in primo grado da più di due anni o poco più). Per il resto deve essere detto che, con buona pace per le vittime dei reati, si può già affermare che gli eventuali colpevoli di questi fatti/reato commessi anteriormente al maggio 2006 verranno “indultati” grazie all’indulto del 2006 e quindi non soffriranno in pratica alcunché. Infine bisogna anche dire che trattandosi di reati quasi tutti con prescrizione in sette anni e mezzo (per i tre gradi di giudizio) trovandosi oggi questi fatti/reato ancora al vaglio del primo grado di giudizio sono pressoché “morti”. E’ difficile immaginare infatti che entro il 2013 si concluderanno il primo grado (in corso) l’appello e la Cassazione. E tutto questo mentre i reati del 2007 verranno giudicati nel 2011 quelli del 2008 nel 2012 quelli di oggi… se va bene nel 2016.
    Buona giornata

  • Profilo di a1

    a1

    04 set 2010 - 15:11 - #4
    0 punti
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    DIO c’è

    INCHIESTA G8
    Tra i nomi di Anemone spunta un Berlusconi
    E si aggrava la posizione di Scajola
    La Procura intende verificare se si tratti del Presidente del Consiglio o del fratello Paolo
    di CARLO BONINI

    Tra i nomi di Anemone spunta un Berlusconi E si aggrava la posizione di Scajola Paolo e Silvio Berlusconi

    PERUGIA - L’inchiesta sul Sistema Anemone e i grandi appalti per il G8 della Maddalena e i 150 anni dell’Unità d’Italia torna a bussare al portone di Palazzo Chigi. E incrocia il nome “Berlusconi”. L’estate non ha fermato l’attività istruttoria del Ros dei carabinieri e del Nucleo di polizia tributaria della Finanza e agli atti dei pm Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi è infatti ora un nuovo documento. Il “listino Anemone”, come lo hanno battezzato gli inquirenti. Una seconda e nuova contabilità dei lavori di ristrutturazione che, nel tempo, le ditte del costruttore Diego Anemone hanno effettuato nelle residenze private e istituzionali di ministri della Repubblica, grand commis di Stato, uomini degli apparati della sicurezza, inquilini degli immobili di “Propaganda Fide”.

    Il “listino” è saltato fuori dall’esame dell’hard disk del personal computer sequestrato a Stefano Gazzani, il commercialista di Anemone indagato per riciclaggio. E, rispetto alla prima “lista Anemone” e ai circa 400 nomi che elencava (di cui le cronache hanno dato ampio conto nel maggio scorso e scovata nel computer di Daniele Anemone, fratello di Diego), presenta - per usare le parole di una qualificata fonte investigativa - “molte e significative coincidenze di nomi, come ad esempio quello dell’ex ministro Claudio Scajola, e altrettanto significative differenze”. A cominciare da un cognome - “Berlusconi” - che nella prima lista era assente. La Procura intende verificare se si tratti del Presidente del Consiglio o del fratello Paolo. E l’accertamento richiederà del tempo. Se è vero infatti che nella originaria lista Anemone figuravano lavori eseguiti in indirizzi di stretta pertinenza del Premier (piazza Grazioli, palazzo Chigi, piazza del Plebiscito) è altrettanto vero che, nell’indagine perugina, il nome di Paolo è associato agli accertamenti sugli appalti per il G8 della Maddalena.

    Quale che sia la risposta (Silvio o Paolo Berlusconi), l’interesse investigativo che viene attribuito al “listino” è che il documento indica, a giudizio della Procura, almeno due circostanze. La prima: il fatto che fosse in possesso del commercialista di Anemone dimostrerebbe che i lavori indicati nella lista originaria conservata dal costruttore furono effettivamente svolti. La seconda: che di quei lavori, per ragioni contabili e probabilmente non solo contabili, andavano in qualche modo camuffate la committenza e gli importi (e di questo avrebbe dovuto occuparsi appunto Gazzani).

    La scoperta del “listino” non è insomma una buona notizia né per Palazzo Chigi, né per Claudio Scajola, per altro tuttora semplice testimone nell’indagine sulla compravendita della sua abitazione di via del Fagutale. Anche perché gli accertamenti sul conto dell’ex ministro per lo Sviluppo economico fanno registrare una novità. Il Ros dei carabinieri ha infatti accertato che i complessi lavori di ristrutturazione del “mezzanino” vista Colosseo (per altro, come ormai documentato, mai pagati e “caricati” sui costi di appalti pubblici vinti da Anemone) vennero seguiti personalmente non solo da Diego Anemone, ma, attraverso la società “Medea”, anche da Mauro Della Giovampaola, l’ingegnere arrestato nel febbraio scorso insieme a Balducci, De Santis e Anemone, all’epoca funzionario della struttura della Ferratella (la stazione appaltante i lavori per i Grandi Eventi), nonché inquilino di riguardo di uno degli immobili di “Propaganda Fide”.

    Un terzo ramo di indagine, quest’ultimo, che, come è noto, coinvolge l’ex ministro Lunardi e il cardinale Sepe. Che ha al centro la compravendita del palazzo di via dei Prefetti a Roma e la ristrutturazione della sede della congregazione in piazza di Spagna. Per il quale il tribunale dei ministri di Perugia ha riconosciuto la propria competenza in agosto, sottolineando nelle motivazioni della decisione (depositate ieri) come “l’ipotesi accusatoria di corruzione risulti corroborata”. E che ora attende la decisione del Parlamento sulla richiesta di autorizzazione a procedere.

    (04 settembre 2010)

    http://www.repubblica.it/cronaca/2010/09/04/news/tra_i_nomi_di_anemone_spunta_un_berlusconi-6747602/?ref=HREC1-6

    Grazie SIGNORE!!!!!!!!!!!!!!!

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