La scuola italiana: il migliore dei mondi possibili?

Gelmini

Oggi è una "giornata storica" per il Ministro dell'Istruzione: è il giorno in cui, con l'avvio dell'anno scolastico, parte anche quella che la Gelmini definisce la "riforma attesa da decenni", una riforma che, tra le altre cose, ridisegna la struttura della scuola superiore, "all'insegna della chiarezza e della modernità", impone il rispetto del tetto del 30 per cento di alunni stranieri per classe (al fine di evitare la formazione di "classi ghetto") e stabilisce che il superamento di 50 giorni di assenze in un anno comporterà l'automatica bocciatura dello studente.

Ai tanti precari che, in queste ore, protestano furiosamente contro gli ennesimi tagli disposti dal Governo, la Gelmini risponde con promesse che odorano di campagna elettorale: entro il 2018 ne dovrebbero essere assorbiti 220 mila (dati che, peraltro, contrastano con quelli forniti da qualche pubblicazione dello stesso Ministero dell'Istruzione).

In realtà, quello della scuola in Italia non è certo il migliore dei mondi possibili. In base al rapporto Ocse 2010 sullo stato dell’Istruzione nel mondo, presentato a Parigi lo scorso 7 settembre, tra i 33 paesi dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, l’Italia si colloca al penultimo posto per spesa nell’istruzione pubblica (subito sopra la Slovacchia). Se la media Ocse di investimenti nel settore è del 13 per cento della spesa complessiva, il nostro Paese impiega soltanto il 9 per cento delle risorse disponibili.

A ciò si aggiunga che il mondo della scuola, in Italia, subisce una delle più sfacciate campagne di disinformazione che la storia repubblicana del nostro Paese ricordi: solo qualche giorno fa il Ministro Brunetta affermava, ad esempio, che negli altri paesi europei gli insegnanti guadagnano di più perchè lavorano di più (il che non è affatto vero: si guardi alla Germania, dove, a parità di ore di lavoro, un docente di scuola secondaria superiore dopo quindici anni di insegnamento guadagna 45.000 euro lordi all’anno, a fronte dei 27.500 euro lordi annui di un collega italiano nelle stesse condizioni) e che molti precari sono persone incapaci, che non hanno vinto un concorso in quindici anni, asserzione piuttosto azzardata, che non tiene conto del fatto che l'ultimo concorso nel mondo della scuola è stato bandito undici anni fa!

Anche la necessità dei tagli viene giustificata sulla base di argomenti che non tengono in minimo conto alcuni dati incontrovertibili: così, ad esempio, la progressiva riduzione delle cattedre comporta la creazione di classi "fuorilegge", che superano il tetto massimo di 25 alunni stabilito per legge. La creazione di classi di 30 o di 35 studenti, spesso accalcati all'interno di strutture fatiscenti e inadeguate, viola un considerevole numero di norme sulla sicurezza. E il dato è stato più volte denunciato dal Codacons.

A fronte di un quadro del genere, non sembra avere lunga vita un paese che preferisce mantenere un numero spaventoso di enti pubblici superflui (prime fra tutte le Province) e destinare le proprie risorse per le cospicue indennità di consiglieri, assessori, presidenti e burocrati di tutti i tipi, piuttosto che all'istruzione e alla formazione delle generazioni future.

Foto | Flickr.it

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