Il caso Moro e la linea della fermezza

Non so quanti di voi abbiano assistito alla fiction in onda ieri e venerdì sera su Canale 5, ma chi non l'ha fatto si è davvero perso qualcosa. Una serie di attori poco noti (a volte questo è un vantaggio) ha dato corpo e anima ai protagonisti della drammatica vicenda, e il telespettatore ha potuto davvero vivere gli eventi con gli occhi di tutti i personaggi, negativi e positivi. Su tutti un monumentale Michele Placido, capace di ridare vita al presidente Moro come solo Gian Maria Volontè aveva fatto in passato.

Abbiamo potuto così rivivere il feroce dibattito che in quei 55 giorni si scatenò in seno alla Democrazia Cristiana, in particolar modo tra i quattro principali dirigenti dell'epoca (tutti magistralmente interpretati) vale a dire Andreotti, Fanfani, Cossiga e Zaccagnini. Andreotti e Cossiga hanno portato poi un'ulteriore testimonianza nel corso di Terra, il programma che ha seguito la fiction.

L'argomento del contendere, al di là dei veri o falsi teoremi che vi furono costruiti intorno, era fondalmente uno: si poteva cedere anche solo in minima parte alle richieste dei terroristi pur di salvare Aldo Moro (linea Zaccagnini) oppure bisognava tenere duro ad ogni costo per non causare un vulnus irreparabile allo Stato e alla Costituzione repubblicana (linea della fermezza, sostenuta da Andreotti e Cossiga)?

Come sappiamo Moro fece di tutto per salvare se stesso, implorando ogni politico amico e persino Papa Montini (Paolo VI) di intercedere e spezzare la granitica linea della fermezza. Sono stati tracciati innumerevoli giudizi sul suo comportamento, umanamente comprensibile ma non certo all'altezza di un uomo di stato di quella levatura, e lo stesso programma televisivo ne ha disegnato un quadro abbastanza realistico e impietoso.

Quel che rimane è che vinse la linea della fermezza, e ciò non solo permise di porre le basi per sgretolare le BR, ma segnò anche la linea comportamentale che in seguito annientò il business dell'anonima sequestri. E trent'anni dopo possiamo finalmente dire che fu giusto così, perché mai come quella volta un uomo doveva essere sacrificato per il bene di tutti. Sappiamo bene che il corollario di ciò fu che la sua terza fase non si avverò mai, ma all'epoca semplicemente non c'era altro modo di stroncare il brigatismo armato.

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