
Ieri abbiamo assistito a un conflitto istituzionale davvero peculiare, e che rischia di aprire un capitolo nuovo nella controversa questione dei rapporti interni alla maggioranza, almeno dacché si è formato il gruppo Fli.
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini ha scritto una missiva al suo corrispettivo del Senato Renato Schifani per chiedergli di trasferire alla Camera i prodromi del dibattito sulla riforma della legge elettorale. Motivo apparente: esigenze di accelerazione nell’iter. Motivo reale puramente politico e d’immagine.
La risposta, più che ovvia, della seconda carica dello Stato è che non se ne parla neanche, visto che tutto è stato ormai predisposto e al Senato giacciono una ventina di proposte, tra cui quella firmata da Anna Finocchiaro (Pd). Piccata la reazione di Fini, che pur non dicendolo apertamente, sembra promettere ritorsioni di qualche genere sulla maggioranza.
Ma al di là di una questione che appassiona fino a un certo punto, vogliamo capire cosa non va nella legge elettorale vigente? È davvero così necessario cambiarla? Solitamente le posizioni dei singoli partiti su questo tema non tengono minimamente in conto “ciò che è giusto”, ma semplicemente “ciò che conviene”. A loro.
Da un’analisi meramente tecnica la legge presenta invece due sole lacune, in un’architettura tutto sommato buona e improntata alla governabilità garantita dal premio di maggioranza. La prima (discutibile) è la cancellazione del voto di preferenza, che consentiva agli elettori di scegliere il proprio candidato da una lunga lista introducendo un concetto di meritocrazia che a volte travalicava le classifiche stabilite dai partiti. Va anche detto però che favoriva paurosamente il voto di scambio, specialmente in talune aree del paese.
La seconda è la mancata assegnazione del premio di maggioranza su scala nazionale al Senato, così come avviene alla Camera. Questa è la vera stortura della legge, che però dipende squisitamente dalla Costituzione stessa, la quale prevede (art. 57) che il Senato sia eletto su base regionale. Se dunque si vuole cambiare il sistema elettorale si deve prima mettere mano alla Costituzione (processo lungo e difficile).
aldebaran85
15 ott 2010 - 09:12 - #1ehm … landoni il motivo è che a marzo si torna a votare
fc77
15 ott 2010 - 09:14 - #2w il partito dell’ammmmooooorrrrreeeeeeee!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
marchettone73
15 ott 2010 - 09:25 - #3Nel tempo che questi litigano il debito pubblico è cresciuto di qualche miliardo.
Spero che l’Italia fallisca e ci compri la Cina.
aldebaran85
15 ott 2010 - 09:27 - #4vi compro io
asterio
15 ott 2010 - 09:27 - #5Landoni, come al solito non condivido una riga di quello che scrivi: questa legge elettorale innanzitutto stravolge con il premio di maggiornaza il volere degli italiani assegnando la maggiornaza assoluta al partito/coalizione che maggioranza assoluta nel paese non è (e già questo non è democratico), poi combatterà anche il voto di scambio locale, per promuovere però il voto di scambio centrale… ma andiamo, quanti di quei fetenti che oggi siedono in parlamento (carfagna, capezzone, barbareschi, carlucci solo per citare i primi che mi vengono in mente) sarebbero lì se si fossero fatte elezioni potendo indicare i nomi?
il risultato di questa legge elettorale che provi a difendere è una completa spaccatura tra la volontà dell’elettorato e il parlamento che ne nasce…. se questa me la chiami democrazia rappresentativa….
marchettone73
15 ott 2010 - 09:33 - #6@aldebaran85
Compriamo Silvio.
Con un migliaio di miliardi viene via.
Cià anche la sinistra malandata…….
(pure lui)
Hahahahahahahahahahahahahahhh
marchettone73
15 ott 2010 - 09:44 - #7Diamo i numeri:
Debito pubblico 1843 miliardi di €
Rapporto deficit/pil 118% (+7% in un anno)
Entrate tributarie in calo.
L’economia è ferma.
E di cosa si occupa “sua illustrissima dentatura” l’Unto invincibile,nonché mega-imprenditore interstellare “spazio ultima frontiera”?
Del processo breve e il legittimo impedimento,notoriamente di una priorità assoluta.
Ripeto,ai cinesi gli avanzeranno un paio di migliaia di miliardi?
asterio
15 ott 2010 - 09:49 - #8beh, marchettone, non è che abbia proprio tutta questa fretta di diventare servo della gleba… servo della glabra ancora ancora potrebbe essere interessante, ma per il resto possiamo tranquillamente aspettare…. magari c’è qualcuno più vicino ed interessato… tipo i tedeschi,si son comprati lamborghini ed italdesign, mezze ville sul lago di Garda, possono tranquillamente completare l’opera….
fc77
15 ott 2010 - 09:57 - #9Asterio,e la Svizzera tenta le imprese lombarde,molti impreditori voglio espatriare,cosa offre la patria della cioccolata? semplice, i terreni di proprietà dello stato affittati x 4 soldi,burocrazia azzerata,da 1 a 5 anni senza tasse (dipende dai dipedenti assunti.)
marchettone73
15 ott 2010 - 10:00 - #10Gente siamo nella merda.
Il debito pubblico cresce di 80 miliardi l’anno,l’economia è ferma.
La Grecia è vicina.
asterio
15 ott 2010 - 10:04 - #11fc77, certo, una nazione con i conti a posto può invogliare gli industriali ad investirci mentre una nazione con i conti in rosso, sempre alla ricerca di nuove entrate, spinge la gente ad andarsene… ecco perché l’italia non ha nessun appeal a livello internazionale. Nessuno, se non un pazzo, aprirebbe oggi un’azienda in Italia: il prossimo governo, per non farci fare la fine della Grecia, dovrà portare la pressione fiscale attorno al 50%. Con un tale rischio (molto concreto) chi vuoi che voglia investire qua?
ziopaperone
15 ott 2010 - 11:32 - #12fini deve dimettersi.
la casa di montecarlo e’ di tulliani, aveva promesso, vergogna!
ziopaperone
15 ott 2010 - 11:33 - #13ma veramente credete che la sinistra cambi qualcosa?
ah ah ah!
solo le commesse delle coop cambierebbero…
fc77
15 ott 2010 - 15:37 - #14perchè la coop sei tu……io ho la tessera