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Report, il caso Antigua e Berlusconi: quale libertà di informazione in Italia?

Pubblicato: 22 ott 2010 da davide f.

Commenti dei lettori

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Sono giorni di fuoco: riforma della giustizia, gli scontri di Terzigno, la battaglia televisiva. Giorni che vedono accendersi più scontri frontali, e dove si delinea un’assoluta inconciliabilità tra due o più visioni della democrazia italiana. Soffermiamoci sulla tempesta che infuria nel mezzo televisivo, al centro di più contese, che hanno ancora più risalto pensando alle elezioni prossime a venire.

Domenica Report, trasmissione seria e per questo con una buona reputazione, manda in onda una puntata - come ci ha raccontato V.- su Emerald Cove e gli investimenti di Silvio Berlusconi alle Antille. Una faccenda maledettamente seria, visto che riguarda il premier. Al solito Report affronta l’argomento con rigore e precisione.

Le reazioni politiche, in ordine: prima Ghedini tenta di non far andare in onda la trasmissione, poi Silvio Berlusconi querela Report per diffamazione. La reazione della Gabanelli?

Se Berlusconi si sente diffamato ha tutto il diritto di citarmi. Dico però che mentre lui può portarmi in tribunale, io non potrei farlo e questa è la differenza tra me e lui.

Immagine|Flickr

Come sottolineato da Marco Travaglio ieri sera ad Anno Zero, è perlomeno inquietante la sproporzione di mezzi nella contesa: un Presidente del consiglio, proprietario di televisioni giornali ed editori, che sta per farsi una legge che lo rende immune a qualsivoglia processo, usa le aule dei tribunali per querelare dei giornalisti.

Gli stessi giornalisti che non possono farlo, come afferma la Gabanelli: siamo al capolinea, ovvero la persona più potente in Italia che in tribunale ci può entrare solo come accusatore, e non come accusato.

La Rai, in totale disfatta, basti vedere il caso Saviano o Minzolini ripreso dall’Authority per le comunicazioni, non fa nulla per proteggere i suoi programmi più apprezzati, che si trovano da soli a dover combattere contro tutto e tutti: come farà Report in futuro volesse tornare sul caso di Antigua?

Il web è in rivolta contro questo ennesimo abuso di potere del governo Berlusconi: sulla pagina Facebook di Report, che conta più di 143mila iscritti, i messaggi di solidarietà sono numerosissimi, anche da parte di persone che si dichiarano di centro destra, un’altra sempre su Facebook a nome Sosteniamo Milena Gabanelli ne conta già più di 100.000.

Il senatore Vincenzo Vita del Pd su Articolo 21 chiosa:

“Un presidente del Consiglio che querela una trasmissione televisiva non esibisce né forza né coraggio, bensì una grande debolezza e non è un caso. Report ha dato informazioni circostanziate. A queste ultime è ovviamente legittimo replicare. Ma la querela è tutt’altra cosa. Fatta da un premier è una durissima forma di censura.

Ci si può attendere che la Rai risponda, tutelando la sua autonomia dal governo e i suoi professionisti. Stiamo vivendo in Italia un passaggio delicatissimo per la democrazia, con rischi enormi da non sottovalutare”

In questo contesto, come segnala Non leggere questo blog, la notiziona è una e una sola: tenetevi forte, a Roma martedì 26 ottobre si terrà un’irrinunciabile convegno sulla libertà di stampa, così maltrattata in Italia. Organizzato da Sandro Bondi, Ignazio La Russa, Denis Verdini e Daniela Santanché, ospiti Vittorio Feltri, Marcello Veneziani, Maurizio Belpietro, Giorgio Mulè e Giuliano Ferrara. E’ tutto vero.

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21 commenti

Commenti dei lettori

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  • Profilo di toga_rossa

    toga_rossa

    22 ott 2010 - 14:58 - #1
    0 punti
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    a pensavo fosse un convegno sulla liberta’ vigilata organizzato da quegli sgherri :)

  • Profilo di toga_rossa

    toga_rossa

    22 ott 2010 - 15:07 - #2
    -3 punti
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    che palle sto Saviano che uole rompere le scatole alla trasmissione di punta dell’informazione libera e trasparente…del grande fratello

  • Profilo di marchettone73

    marchettone73

    22 ott 2010 - 15:52 - #3
    1 punto
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  • Profilo di marchettone73

    marchettone73

    22 ott 2010 - 15:54 - #4
    0 punti
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  • Profilo di magoselvo3d

    magoselvo3d

    22 ott 2010 - 17:02 - #5
    0 punti
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    Oppure qui sul sito mirro di fuga:

    http://www.facebook.com/zeligbananas

  • Mauriziosat,9

    22 ott 2010 - 19:20 - #6
    -1 punto
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    UNA COSA è L’INFORMAZIONE ……UN’ALTRA E’ LA PROPAGANDA …..
    .
    REPORT ……ha fatto propaganda …….QUINDI STIANO ZITTI

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    22 ott 2010 - 19:22 - #7
    1 punto
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    IL COSTO DELLE NANO-BALLE:

    BERLUSCONI AVEVA PROMESSO ALL’EUROPA DUE ANNI FA CON IL PROGETTO BERTOLASO PER FAR FRONTE ALL’EMERGENZA RIFIUTI DI CHIUDERE DEFINITIVAMENTE LE DISCARICHE NELL’AREA VESUVIANA ENTRI IL 2008.
    ORA CHE CHIARAMENTE NON HA MANTENUTO LA PROMESSA L’EUROPA HA RITIRATO LO STANZIAMENTO DI OLTRE 140 MILIONI DI EURO DATI PER LA RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA INTERESSATA IN CAMBIO DI TALE PROMESSA…

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    22 ott 2010 - 19:23 - #8
    1 punto
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    6-
    COME NO, E MINZOLINI MAGARI è UN GIORNALISTA…

  • Mauriziosat,9

    22 ott 2010 - 19:54 - #9
    0 punti
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    @ 8
    Minzolini non crea fiction di propaganda spacciandoli per inchieste …..
    Minzolini fa solo EDITORIALI …..
    gli editoriali sono per definizione ESPRESSIONE DI UN OPINIONE ……
    e Minzolini tratta i suoi editoriali per quello che sono …..LE OPINIONI DEL DIRETTORE ….
    .
    la sinistra invece spaccia le proprie OPINIONI …..per verità rivelata …
    .
    ecco la differenza.

  • Profilo di marchettone73

    marchettone73

    22 ott 2010 - 20:12 - #10
    0 punti
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    @mauriziosat

    Ahahhaahahhaahahahhaahhahahaahah

    Io voglio sapere chi ti scrive i testi….

    Ahhahaahahahahaahhaahahhaahhaah

    Se me lo dici smetto di prenderti per il culo.
    Lo giuro su Berlusconi….

    Ahaahhahahahaahhahaahhaah

  • Profilo di fabio-p

    fabio-p

    22 ott 2010 - 20:55 - #11
    -1 punto
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    mauriziosat ma quanti hanni hai? o più di 60 o meno di 16

  • Profilo di boh1

    boh1

    22 ott 2010 - 23:14 - #12
    1 punto
    Up Down

    ..in effetti quei 10 milioni di analfabeti e semianalfabeti in italia sapranno fare le dovute proporzioni tra un “editoriale che per definizione è di parte ” e non farsi influenzare un inchiesta giornalistica ..ma perfavore..

  • Mauriziosat,9

    22 ott 2010 - 23:18 - #13
    -2 punti
    Up Down

    ed invece la differenza è evidente a tutti …..
    .
    ed è evidente pure a voi de sinistra ….solo che voi siete degli ULTRA’ , e come nel calcio , vi piace solo far CACIARA , ….DELLA PARTITA NON VI FREGA UN PIFFERO.

  • Profilo di marchettone73

    marchettone73

    23 ott 2010 - 00:26 - #14
    -1 punto
    Up Down

    @mauriziosat

    …..minzolini fa solo editoriali….

    Certo,dipende come si fanno.
    Per non parlare dell’occultamento delle notizie e/o date a cazzo.
    Tipo su Andreotti.
    Oppure i bellissimi servizi del tipo “d’estate è meglio la granita o il ghiacciolo”.
    Questa è l’informazione di Minzolini,che proprio ieri è stato richiamato per troppa faziosità.
    Te ciài de’ bei prosciutti sull’occhi.
    Te e i tu’ discorsi a bischero.

  • Mauriziosat,9

    23 ott 2010 - 01:15 - #15
    -1 punto
    Up Down

    RIPETO PER I SOLITI TIFOSOTTI DE SINISTRA …..
    .
    UN EDITORIALE è l’espressione della linea di PENSIERO della testata .
    in nessun caso un editoriale cerca di essere qualcosa di diverso dall’opinione del direttore .
    non è la verità ….non è la sua ricerca …non è un’inchiesta e non vuole esserlo .
    E’ SOLO …L’OPINIONE DEL DIRETTORE .
    .
    querllo che fa REPORT invece è giornalismo d’inchiesta ….O MEGLIO ….SI SPACCIA PER INCHIESTA …..
    un’inchiesta tenta di arrivare alla verità ……deve essere veritiera ed obbiettiva …
    .
    quindi cari miei …….sturatevi il naso …..
    .
    MINZOLINI …..SPACCIA GLI EDITORIALI …………….PER EDITORIALI ..
    LA GABBANELLI …………SPACCIA LA PROPAGANDA …………..PER GIORNALISMO.

  • Profilo di boh1

    boh1

    23 ott 2010 - 05:42 - #16
    1 punto
    Up Down

    ..mauriziosat come al solito ti arrampichi sugli specchi ..adesso con queste nuove teorie sui massimi sistemi con le tue fantomatiche definizioni.

    Report non cerca di arrivare alla verità e fa un falso giornalismo di inchiesta..
    ma perchè ?..falso in base a cosa ?
    e poi da quando il giornalismo di inchiesta è esente dalle opinioni dei giornalisti che le compiono ?
    Ma hai mai visto o letto inchieste fatte da giornalisti di tutto il mondo civilizzato ?

    Sono tutte tue teorie fantasiose che come al solito non riesci mai ad argomentare in modo logico serio o credibile.
    Senza considerare che qualsiasi inchiesta (persino quelle giudiziarie) parte da teorie e tesi non provate, ovvero dall opinione di chi le svolge, in base ad elementi ancora non provati, da smentire o confermare con approfondimenti.
    Ma ai vari promotori delle (false ) libertà tutto ciò non piace , in modo analogo alle intercettazioni, loro esigono la palla di vetro.
    Non si può intercettare se non si è sicuri della colpevolezza , allora che si intercetta a fare ??
    e i giornalisti non devono mostrare alcun accostamento almeno che non sia già stato provato in modo assoluto da terzi elementi super partes …ma allora a cosa servono le inchieste giornalistiche ??
    insomma spari fregnacce paradossali a go go e manco te ne acccorgi.
    Ma leggendo i tuoi commenti si nota innanzitutto
    la tua semplice mentalità riguardo la stessa concezione di giornalismo , normale o d inchiesta non importa.
    Ti piace addomesticato , controllato e succube.
    Il mastino controparte del potere , fondamenta dell equilibrio tra poteri , per te è un abominio.
    Il giornalismo non deve scomodare, disturbare . Non deve assolutamente Osare. Anzi deve chiedere il permesso. La limitazione di qualsiasi rischio d errore è la priorità.
    Insomma ti meriteresti davvero un bel viaggetto a cuba o in cina per goderti i reali effetti del tuo amato e timido “giornalismo”.

    P.S.

    sì certo gli editoriali del minzolini sono per definizione di parte. quindi nessun effetto sull opinione pubblica.
    E tutte le notizie manipolate a dovere , tutto il contenuto del tg1 in onda tutti i giorni ?
    Non mi interessa difendere report, e accetto che venga definito parziale.
    ma è un insulto all intelligenza lamentarsi o parlare di media televisivi anti berlusconiani di fronte al nostro panorama televisivo.

  • Profilo di aldebaran85

    aldebaran85

    23 ott 2010 - 08:24 - #17
    0 punti
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    le capre e le pecore fanno bèèèèèèèèèèèèèèèè bèèèèèèèèèèè

    tutti a ripetere gli editoriali di belpietro bèèèèèèèèèèè tutti a ripetere gli editoriali di feltri bèèèèèèèèèèèèèè

    e ignorate un nostro PALESE DIRITTO riconosciuto sia dalla nostra costituzione sia dalla cedu: IL DIRITTO AD ESSERE INFORMATI CORRETTAMENTE … state vendendo un Vostro Diritto (V e D in maiuscolo)

  • Profilo di marchettone73

    marchettone73

    23 ott 2010 - 09:20 - #18
    0 punti
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    Se Minzolini è un giornalista cazzuto,apra il tg1 con questo:
    Sul Fatto Quotidiano spunta fuori l’ex direttore della Popolare di Palermo: “Negli anni ‘80″, dice, “Dell’Utri venne da me insieme a Ciancimino con una proposta di finanziamento per le aziende del biscione”.

    “Vito Ciancimino e Marcello Dell’Utri nel 1986 chiesero insieme 20 miliardi di vecchie lire in prestito per le aziende di Silvio Berlusconi alla Banca Popolare di Palermo”: ad affermarlo, sul Fatto Quotidiano, è Giovanni Scilabra, già direttore generale dell’istituto palermitano. I due siciliani, con fare da grandi amiconi, si sarebbero recati in quell’anno nella sede dell’istituto di credito con una richiesta di finanziamento tutta a favore della Fininvest che in quel periodo, secondo Scilabra, navigava in cattivissime acque: e anche per questo, il finanziamento non fu concesso.

    POPOLARE DI PALERMO – La Banca Popolare di Palermo era guidata, al tempo, dal (falso) conte Arturo Cassina, “il re degli appalti stradali” palermitani, “culo e camicia” con don Vito nel periodo in cui quest’ultimo era sulla poltrona più alta del capoluogo siciliano. “Nel 1985 era stata inaugurata la nuova sede della Banca Popolare di Palermo di fianco al Teatro Massimo”, spiega l’ex dirigente dell’istituto di credito; “ricordo che l’incontro avvenne in quella sede”. Un giorno si presentano in filiale, dunque, Vito Ciancimino e Marcello dell’Utri. Precedentemente, una telefonata aveva raggiunto l’apparecchio di Scilabra: dall’altra parte del filo, il capo della banca, appunto Cassina: “Dottore Scilabra, vengo sollecitato da Vito Ciancimino per un finanziamento a un grandegruppo del Nord. Io vorrei che lei lo riceva e ascolti le sue richieste”. Come rifiutarsi? E d’altronde, è questo il lavoro che fa una banca: ascolta proposte di investimento, e, se del caso, le concede. Ma con il cliente Berlusconi Silvio, non va così: troppo rischioso il finanziamento al biscione. “Abbiamo problemi al Nord con il sistema bancario e allora abbiamo tentato con l’amico Ciancimino di sentire cosa si può ottenere dalle piccole banche siciliane”, affermava dell’Utri, che stava cercando evidentemente di dare una mano all’amico Silvio che, in quel momento, versava in cattive situazioni finanziarie: 20 miliardi di lire è l’ammontare dell’importo richiesto.”Marcello Dell’Utri disse che il gruppo Fininvest avrebbe ripagato con congrui interessi l’operazione. Voleva restituire tutto dopo 3 anni, in un’unica soluzione. Solo gli interessi sarebbero stati pagati durante i 36 mesi”, racconta Scilabra.

    MA ANCHE NO – Che, al tempo, rispose picche: “Visto che lei è venuto accompagnato da Vito Ciancimino ne parlerò con le altre banche” del circuito popolare isolano, ma già preannunciando che un tale importo era fuori dalla portata dei piccoli istituti di credito. “Dall’indomani io mi misi all’opera”, continua il racconto Scilabra; “Contattai i presidenti e i direttori generali delle banche popolari più rappresentative per sentire il parere di colleghi più anziani di me. Tutti dissero che l’operazione non era fattibile. Era troppo rischiosa per le nostre piccole banche.” E infatti, il finanziamento non verrà concesso: “La centrale rischi bancari indicava per il gruppo Berlusconi un’esposizione per migliaia di miliardi. Era troppo rischioso e avremmo rischiato seriamente di perdere tutti i soldi.” Secondo Scilabra, Ciancimino la prese “molto male. Nell’operazione secondo me lui si sarebbe certamente ritagliato una mediazione, perché secondo me per lui questo oramai era un mestiere. Fu sgradevole come suo solito. Mi disse che eravamo una bancarella, che eravamo tirchi, che avevamo fatto male e che dovevamo dare questi soldi a Berlusconi, un grosso imprenditore che avrebbe pagato interessi congrui.” Insomma, neanche la banca degli amici degli amici riesce ad aiutare la Fininvest, in grossa difficoltà finanziaria in quegli anni – si va verso il profondo rosso degli anni ‘90, in cui il debito arriverà ad ammontare ad oltre 6.000 miliardi di lire complessive. Amici degli amici, dicevamo, e che amici: il Banco Popolare di Palermo era una banca ottimamente frequentata. Si fa per dire ovviamente: “Prima che io diventassi direttore”, spiega Scilabra, come correntista “c’era il papa della mafia, Michele Greco. Era amico del vicepresidente Giuseppe Guttadauro, ex deputato monarchico legato alla mafia di Ciaculli, che fu cacciato dalla banca.” Normale, tutto questo, nella sicilia di Ciancimino; normale, tutto questo, se a capo della banca c’è il conte Cassina, imprenditore attivo nel ramo appalti che, quando Ciancimino era al Comune, contribuì a fare della città carne di porco. “Quando Ciancimino era assessore, tutte le strade, gli acquedotti e le fognature erano appaltate alle ditte di Cassina. Al punto che tutte le mappe delle reti non erano in comune ma in mano a Cassina, anzi nella casa di un capomastro. Se il comune voleva riparare una strada doveva chiedere le mappe a lui”: insomma, un luogo sicuro.

  • Profilo di nchomsky

    nchomsky

    23 ott 2010 - 11:56 - #19
    1 punto
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    Io libero tu occupato
    (di Marco Travaglio su “Il Fatto”)

    L’altra sera ad A n n o ze ro , fra una palla e l’a l t ra ,
    Belpietro è riuscito a dire che il Fatto p e rd e
    copie. Vista l’attendibilità della fonte, ci siamo
    subito preoccupati e siamo andati a controllare.
    Nel primo anno di vita, abbiamo venduto in media
    64.540 copie al giorno, più oltre 40 mila
    abbonamenti. Totale: 105 mila. Già nel 2009, anche se
    non era certo questo il nostro obiettivo, superavamo
    L i b e ro che nell’agosto 2009-luglio 2010 sotto la
    direzione Belpietro (subentrato a Feltri l’estate scorsa)
    ha venduto 91.175 copie medie (dati Ads). Siamo in
    calo? Al contrario: luglio 2010, 64.883 copie
    (abbonamenti esclusi), agosto 70.541, settembre
    72.050. Chi ci mantiene? I lettori. Nei primi nove mesi
    2010 abbiamo ricavato 21.186.140 euro tra vendite e
    abbonamenti e solo 418 mila euro di pubblicità.
    Contributi per l’editoria dalla Presidenza del
    Consiglio: zero. Dipendenti: 35 giornalisti e 5 non
    giornalisti. Vediamo ora L i b e ro . Nella relazione al
    bilancio al 31 dicembre 2009, approvato
    dall’assemblea dei soci alla presenza del consigliere
    Belpietro, si ammette “la riduzione di 33 mila copie al
    gior no”. E si legge: vendite di settembre 2009, 78.406
    copie (contro le 109 mila del luglio 2009, ultimo mese
    di Feltri); ottobre: 75.838 copie; novembre 71.032;
    dicembre 70.612. Nell’ottobre 2006 Feltri ne vendeva
    153.991. Tre anni dopo, Belpietro è precipitato a
    meno della metà: 75.838. Da agosto 2009 a luglio
    2010 L i b e ro ha “t i ra t o ” (cioè stampato) – s e m p re
    secondo i dati Ads – 189.671 copie medie. Ma le rese,
    cioè le copie invendute che tornano indietro dalle
    edicole, sono una montagna: 82.488 copie. I
    contributi governativi infatti premiano gli
    spendaccioni, essendo basati sulle tirature lorde: più
    stampi, più spendi, più incassi e più distruggi carta al
    macero. Filippo Facci attribuisce generosamente a
    L i b e ro 100 mila copie, cioè la differenza fra tiratura e
    rese: 102.182 dall’estate 2009 a quella 2010. Ma
    quelle non sono le copie vendute in edicola (91.172),
    bensì quelle genericamente “dif fuse”. Il dato include
    le copie cedute in blocco fuori edicola, a chissà chi
    (magari gli ospedali dell’editore Angelucci, enti,
    alberghi, treni) e chissà con quali sconti. Quelle
    vendute fuori edicola sono 17.841, di cui 14.185 “in
    bl o c c o ”. Il dato di L i b e ro paragonabile al nostro di
    settembre 2010 (72.050 in edicola più 40 mila
    abbonati: 112 mila copie “ve re ”) è la misera cifra di
    73.334 che l’Ads classifica come “vendita canali
    previsti dalla legge”. Come si mantiene, allora, L i b e ro ?
    Grazie al contributo governativo: l’ultimo noto, nel
    2008, era di 7,2 milioni di euro. E grazie alla pubblicità
    raccolta dalla concessionaria Visibilia dell’on. Daniela
    Santanchè (che ha appena lasciato il campo alla
    Publikompass, gruppo Fiat): 10,8 milioni. A Concita
    De Gregorio, direttore de L’Unità, che lamentava la
    distorsione del mercato pubblicitario che premia la
    concessionaria di L i b e ro , Facci ha risposto sventolando
    le dure leggi del mercato: “L’Unità vende 42 mila
    copie, Libero supera le 100 mila: basterebbe questo a
    chiudere il discorso”. In realtà ne apre due, di discorsi:
    quello delle copie e quello della pubblicità
    graziosamente concessa agli amici del governo da
    società statali, parastatali, concessionarie pubbliche,
    ministeri, aziende autonome ecc. Dal bilancio di L i b e ro
    2009 risulta che la raccolta pubblicitaria (10,8 milioni)
    è cresciuta del 26,5% (+2,3 milioni sul 2008), in un
    mercato dei quotidiani che flette del 18,6% (dato
    Nielsen) e a fronte di un crollo di copie vendute (per
    mascherarlo, il bilancio 2009 di L i b e ro non riporta più i
    ricavi da vendita). Morale della favola: il Fatto vende 40
    mila copie più di L i b e ro e chiude il suo bilancio in largo
    attivo senza un euro di fondi pubblici e con appena
    400 mila euro di pubblicità. L i b e ro vende 40 mila copie
    in meno e sta in piedi, con un organico più del doppio
    del nostro (98 dipendenti contro 40), grazie ai 10
    milioni di pubblicità e ai 7 di fondi pubblici. Con quei
    soldi in più, noi potremmo creare un altro Fatto e
    assumere altri 100 giornalisti. Ma preferiamo restare
    così: piccoli e liberi.

  • borgotorto

    24 ott 2010 - 08:46 - #20
    0 punti
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    Questo presidente ha gia’ chiesto eventuale asilo per eventuale caduta dopo condanna alla Libia ebbene ha capito che da bravo arabo Gheddafi non avrebbe mai mantenuto le iniziali promesse.Putinlo ha indirizzato negli staterelli rimasti satelliti ma l’attrazione dell’europa unita e’ sempre palese potrebbe rimanere Antigua uno stato buffo senza pericoli rivoluzionari un presidente che gli e’ gemello e dal quale muovere ifili dell’imper finanziario in assoluta tranquillita’ gli amici di mrerende li farebbe arrivare in seguito ……… tutto vero!

  • Marlon Abbey

    27 ott 2010 - 10:10 - #21
    0 punti
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    Maurizio sat avrei solo una domanda da porLe…ma come fa a partorire così tante str@nz@te insieme?..e quando sento parlare gente come lei che mi rendo conto che il veor problema dell’Italia sono certi italiani…vada a leggere qualche libro di storia e un pochettino la nostra Costituzione così, anche se dubito che riuscirà a capirci q.sa data l’evidente limitazione del suo cervello, almeno starà lontano dal pc per un po’ evitandoci di leggere le sue enormi e clamorose idiozie!