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Anche Napolitano stronca il Lodo Alfano retroattivo

Pubblicato: 23 ott 2010 da paganini

Commenti dei lettori


Il mostro giuridico messo insieme, come il mitico Golem, con una bella montagna di fango, inizia a trovare una doverosa opposizione anche nelle istituzioni. L’ipotesi di rendere retroattivo il Lodo Alfano, per mettere definitivamente in salvo, si direbbe per scudare, il premier Berlusconi da qualsiasi forma di giustizia, anche la più blanda, ha fatto scendere dal Colle anche il presidente Napolitano.

Non che ci fosse bisogno di particolari e raffinate doti da giuristi o di una carica tanto autorevole per capire che si tratta dell’ennesima porcata ad personam, ma lo stop che viene dal Quirinale potrebbe avere degli effetti piuttosto importanti. Oltre a dimostrare la sudditanza psicologica e politica dei futuristi di Fini verso il Pdl (con buona pace dei sogni di chi pensava di coinvolgerli in un cartello delle opposizioni), il Lodo Alfano rinforzato proposto da Vizzini mette in luce ancora una volta l’assoluta spudoratezza di un cricca politica che non conosce le regole e che tenta di cambiarle per piegarle alle proprie necessità.

Ed allora è toccato a Napolitano spiegare che il Lodo contrasta la Costituzione e appare viziato da palese irragionevolezza nella parte in cui consente al Parlamento in seduta comune di far valere asserite responsabilità penali del presidente della Repubblica a maggioranza semplice. Insomma il presidente della Repubblica non accetta che le sue, di prerogative, siano sminuite o modificate solo per consentire al Pdl di mettere in salvo il Capo. Va registrato che Fini ha definito sagge le le valutazioni del capo dello Stato, dimenticandosi forse che è col voto dei futuristi libertari che questa norma è stata approvata in commissione.

Foto | Flickr

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10 commenti

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  • Profilo di a1

    a1

    23 ott 2010 - 11:05 - #1
    -1 punto
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    Il CERINO è rimasto nelle mani del NANO, infatti ad un giornale tedesco ha dichiarato non aver mai chiesto (infatti lo PRETENDE) il lodo e quindi una volta sentito questo anche Napolitano ha detto che non serve, alla fine il NANO ha fatto l’ennesima figura di popò ed è rimasto pure col CERINO IN MANO, :-)))))))

  • Profilo di SmoQ

    SmoQ

    23 ott 2010 - 11:10 - #2
    1 punto
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    Il cerino rimane sempre a noi e ci rimane tra le chiappe…infatti è “retro” attivo…

  • Profilo di marchettone73

    marchettone73

    23 ott 2010 - 11:44 - #3
    0 punti
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    Sul Fatto Quotidiano spunta fuori l’ex direttore della Popolare di Palermo: “Negli anni ‘80″, dice, “Dell’Utri venne da me insieme a Ciancimino con una proposta di finanziamento per le aziende del biscione”.

    “Vito Ciancimino e Marcello Dell’Utri nel 1986 chiesero insieme 20 miliardi di vecchie lire in prestito per le aziende di Silvio Berlusconi alla Banca Popolare di Palermo”: ad affermarlo, sul Fatto Quotidiano, è Giovanni Scilabra, già direttore generale dell’istituto palermitano. I due siciliani, con fare da grandi amiconi, si sarebbero recati in quell’anno nella sede dell’istituto di credito con una richiesta di finanziamento tutta a favore della Fininvest che in quel periodo, secondo Scilabra, navigava in cattivissime acque: e anche per questo, il finanziamento non fu concesso.

    POPOLARE DI PALERMO – La Banca Popolare di Palermo era guidata, al tempo, dal (falso) conte Arturo Cassina, “il re degli appalti stradali” palermitani, “culo e camicia” con don Vito nel periodo in cui quest’ultimo era sulla poltrona più alta del capoluogo siciliano. “Nel 1985 era stata inaugurata la nuova sede della Banca Popolare di Palermo di fianco al Teatro Massimo”, spiega l’ex dirigente dell’istituto di credito; “ricordo che l’incontro avvenne in quella sede”. Un giorno si presentano in filiale, dunque, Vito Ciancimino e Marcello dell’Utri. Precedentemente, una telefonata aveva raggiunto l’apparecchio di Scilabra: dall’altra parte del filo, il capo della banca, appunto Cassina: “Dottore Scilabra, vengo sollecitato da Vito Ciancimino per un finanziamento a un grandegruppo del Nord. Io vorrei che lei lo riceva e ascolti le sue richieste”. Come rifiutarsi? E d’altronde, è questo il lavoro che fa una banca: ascolta proposte di investimento, e, se del caso, le concede. Ma con il cliente Berlusconi Silvio, non va così: troppo rischioso il finanziamento al biscione. “Abbiamo problemi al Nord con il sistema bancario e allora abbiamo tentato con l’amico Ciancimino di sentire cosa si può ottenere dalle piccole banche siciliane”, affermava dell’Utri, che stava cercando evidentemente di dare una mano all’amico Silvio che, in quel momento, versava in cattive situazioni finanziarie: 20 miliardi di lire è l’ammontare dell’importo richiesto.”Marcello Dell’Utri disse che il gruppo Fininvest avrebbe ripagato con congrui interessi l’operazione. Voleva restituire tutto dopo 3 anni, in un’unica soluzione. Solo gli interessi sarebbero stati pagati durante i 36 mesi”, racconta Scilabra.

    MA ANCHE NO – Che, al tempo, rispose picche: “Visto che lei è venuto accompagnato da Vito Ciancimino ne parlerò con le altre banche” del circuito popolare isolano, ma già preannunciando che un tale importo era fuori dalla portata dei piccoli istituti di credito. “Dall’indomani io mi misi all’opera”, continua il racconto Scilabra; “Contattai i presidenti e i direttori generali delle banche popolari più rappresentative per sentire il parere di colleghi più anziani di me. Tutti dissero che l’operazione non era fattibile. Era troppo rischiosa per le nostre piccole banche.” E infatti, il finanziamento non verrà concesso: “La centrale rischi bancari indicava per il gruppo Berlusconi un’esposizione per migliaia di miliardi. Era troppo rischioso e avremmo rischiato seriamente di perdere tutti i soldi.” Secondo Scilabra, Ciancimino la prese “molto male. Nell’operazione secondo me lui si sarebbe certamente ritagliato una mediazione, perché secondo me per lui questo oramai era un mestiere. Fu sgradevole come suo solito. Mi disse che eravamo una bancarella, che eravamo tirchi, che avevamo fatto male e che dovevamo dare questi soldi a Berlusconi, un grosso imprenditore che avrebbe pagato interessi congrui.” Insomma, neanche la banca degli amici degli amici riesce ad aiutare la Fininvest, in grossa difficoltà finanziaria in quegli anni – si va verso il profondo rosso degli anni ‘90, in cui il debito arriverà ad ammontare ad oltre 6.000 miliardi di lire complessive. Amici degli amici, dicevamo, e che amici: il Banco Popolare di Palermo era una banca ottimamente frequentata. Si fa per dire ovviamente: “Prima che io diventassi direttore”, spiega Scilabra, come correntista “c’era il papa della mafia, Michele Greco. Era amico del vicepresidente Giuseppe Guttadauro, ex deputato monarchico legato alla mafia di Ciaculli, che fu cacciato dalla banca.” Normale, tutto questo, nella sicilia di Ciancimino; normale, tutto questo, se a capo della banca c’è il conte Cassina, imprenditore attivo nel ramo appalti che, quando Ciancimino era al Comune, contribuì a fare della città carne di porco. “Quando Ciancimino era assessore, tutte le strade, gli acquedotti e le fognature erano appaltate alle ditte di Cassina. Al punto che tutte le mappe delle reti non erano in comune ma in mano a Cassina, anzi nella casa di un capomastro. Se il comune voleva riparare una strada doveva chiedere le mappe a lui”: insomma, un luogo sicuro.

  • Profilo di pass

    pass

    23 ott 2010 - 12:34 - #4
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    Doveva contestare il merito, non l’aspetto tecnico.

  • Profilo di pass

    pass

    23 ott 2010 - 12:35 - #5
    0 punti
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    Ah, visitate l’oblio.

  • Profilo di avorio

    avorio

    23 ott 2010 - 12:57 - #6
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    Uffa, ma perchè a questi articoli ziopaperone non risponde mai? Che peccato…

  • Andrea S.

    23 ott 2010 - 14:27 - #7
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    A mio parere i Futuristi hanno votato a questo lodo ben consapevoli che sarebbe stato fortemente improbabile una reale applicazione dello stesso.
    Ma in questo modo rimangono in maggioranza, cercando di allontanare le ventilate votazioni, che sappiamo al momento non li favorirebbe al meglio, e placando gli animi di Belusconiani che gli potrebbero mettere i bastoni fra le ruote.

    Voglio ancora credere che sia possibile cambiare.

  • Profilo di valevale46

    valevale46

    24 ott 2010 - 00:35 - #8
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    Ma quali futuristi!! I’unico futuro è silvio , ciò colui che gli italiani amano e stimano sopra ogni altro e che son pronti a difendere con la propria vita. Silvio è i leader che abbiamo scelto è il garante della democrazia ,della libertà e della giustizia. Senza di lui non vi è che l’arbitrio dei malvagi.

  • Profilo di mikness360

    mikness360

    24 ott 2010 - 09:50 - #9
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    essendo lui stesso la malvagita in persona,non puo mica scacciarsi da solo,non ti pare? :D

  • Profilo di marchettone73

    marchettone73

    24 ott 2010 - 10:33 - #10
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    @valevale46

    Cúrati.